La Piovra

LA MASSONERIA DEL B’NAI B’RITH

di Andrea Carancini (2007)

Ho comprato oggi, 14 Dicembre 2007, il nuovo libro del giornalista investigativo Ferruccio Pinotti: Fratelli d’Italia, un tomo di ben 751 pagine (edito dalla BUR) dedicato alla massoneria italiana. Pur non avendolo ancora letto mi sembra, di primo acchito, un libro di grosso impegno e, soprattutto di una certa serietà: dico questo perché ho notato con favore il fatto che nel capitolo dedicato ai prelati massoni – La massoneria alla conquista della Chiesa – Ferruccio Pinotti dà risalto alle posizioni di don Luigi Villa, parlandone se non altro con rispetto.

Per chi non lo sapesse don Villa è un anziano (e benemerito) sacerdote bresciano che da cinquant’anni dà la caccia ai massoni nella Chiesa e ha scritto libri e opuscoli coraggiosi su Giovanni XXIII e Paolo VI, documentando le deviazioni dottrinali provocate dal Concilio Vaticano II.Dare spazio a un personaggio impopolare (in ambito ecclesiastico) come don Villa e alle sue tesi tutt’altro che peregrine non è poco, di questi tempi, e di questo va dato atto a Pinotti: il suo libro merita almeno di essere letto per intero.

C’è però un altro punto del suo libro che ha suscitato la mia attenzione, e in senso meno positivo: si tratta della nota a piè della pagina 465. Il capitolo è quello degli Illuminati della finanza, e tratta della setta massonica messa in piedi nel 2002 dall’ex Gran Maestro della Gran Loggia Regolare d’Italia Giuliano Di Bernardo. In tale nota Pinotti definisce il B’nai B’rith quale “associazione fraterna ebraica fondata negli Stati Uniti nel 1843”.
Mi piacerebbe, a questo proposito, fare una domanda a Pinotti: se egli definisce i massoni come “fratelli” (che è in effetti la definizione classica degli appartenenti alla massoneria) in che senso, se non massonico, sarebbero fratelli i membri del B’nai B’rith? In realtà Pinotti sa benissimo che il B’nai B’rith è un ordine massonico (riservato appunto ai soli ebrei). Il fatto è risaputo non solo da chiunque abbia un minimo di conoscenze massoniche, ma dagli stessi ebrei non iscritti alla massoneria. Che le cose stiano così lo si intuisce, oltretutto, dal contesto del capitolo in questione.

In esso Pinotti riporta la seguente frase di Di Bernardo:
«La ricerca delle certezze lo porta [l’uomo] a vedere, sotto una luce nuova non più negativa, i poteri forti che, in modo più o meno occulto, hanno guidato le sorti dell’umanità. Si tratta di quei poteri secolari come, ad esempio, gli ordini preposti all’esercizio del potere temporale che esistono all’interno di alcune Chiese (l’Opus Dei nella Chiesa cattolica), la massoneria, certe organizzazioni ebraiche (l’Anti-Defamation League) e altre».
E qui, nella nota predetta, Pinotti precisa opportunamente che l’Anti-Defamation League [Lega Anti-Diffamazione] «è considerato un vero e proprio braccio operativo del B’nai B’rith». Dalle informazioni appena riportate abbiamo appreso quindi che il B’nai B’rith è un’«organizzazione fraterna», un «potere forte», ed opera in modo «più o meno occulto». Esattamente le definizioni che nel suo libro Pinotti utilizza in continuazione per parlare della massoneria propriamente detta: fuochino.

Se però qualcuno avesse ancora dei dubbi al riguardo può consultare l’ottimo libro di Emmanuel Ratier Misteri e segreti del B’nai B’rith, edito a suo tempo dal Centro Librario Sodalitium, dove a p. 74 si mette bene in chiaro che oltre a prevedere gioielli, mazze, collari e grembiuli, i membri dell’ordine in questione osservano un rituale propriamente detto consistente in una mescolanza del rito di York e del rito Odd Fellows.

Ma allora perché non dirlo, che anche gli ebrei hanno la loro massoneria? Perchè qui ci troviamo in presenza dei limiti del discorso “politicamente corretto”: tale discorso può in certi casi – come quello del libro di cui stiamo parlando – non essere privo di coraggio e tuttavia, quando si sfiorano certe realtà, ecco che scatta immancabile l’autocensura. La morale è che, se sei un giornalista o uno scrittore, puoi parlare male della massoneria quanto vuoi (se sei un politico o un magistrato il discorso cambia) ma guai ad associare gli ebrei alla massoneria: rischi di passare subito per antisemita.

Eppure non solo ebraismo e massoneria sono strettamente collegati (la dottrina massonica è essenzialmente ebraica) ma il B’nai B’rith è la piovra massonica per antonomasia: The Octopus (La Piovra) intitolava Elisabeth Dilling un pamphlet del 1940 dedicato appunto al B’nai B’rith e allo strapotere dei sionisti negli Stati Uniti. Abbiamo riferito come secondo Giuliano Di Bernardo il B’nai B’rith è un “potere forte”.

Ma quanto forte? Parecchio: quando il 31 Gennaio 1949 il presidente degli Stati Uniti Truman firmò i documenti ufficiali di riconoscimento dello Stato d’Israele i soli osservatori non appartenenti al governo americano furono tre dirigenti del B’nai B’rith (vedi link: http://www.bnaibrith.org.ar/website/contenido.asp?sys=1&id=54), da cui si estrae la seguente citazione:
“En la primavera de 1948. cuando el Gobierno de Estados Unidos no era demasiado favorable al establecimiento de un Estado Judío en Palestina, una delegación de B´nai Brith Internacional integrada por su Presidente Goldman, el Secretario Ejecutivo Bysgyer y Edward Jacobson, amigo personal de Presidente Truman entrevistó a éste y logró obtener una audiencia para Jaim Weitzman. El 31 de enero de 1949 el Presidente Truman firmó el reconocimiento del Estado de Israel y se encontraban presentes solamente los tres dirigentes de B´nai B´rith antes mencionados. La lapicera utilizada para la firma de tan trascendente documento fue obsequiada al Presidente de la Organización y se encuentra en el Museo de Washington”.

Naturalmente i Figli dell’Alleanza (questo il significato del termine ebraico originale) negano ufficialmente di essere massoni. Il perché è comprensibile: in questo modo l’attività dell’organizzazione è molto più efficace e comoda, in particolare nelle relazioni con i cattolici. E’ così, ad esempio, che il direttore europeo dell’organizzazione (recentemente defunto) Ernst Ehrlich è potuto passare inosservato come consulente del cardinale Bea nei frangenti decisivi che videro l’approvazione della costituzione conciliare Nostra Aetate durante il Vaticano II (vedi link: http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/article/2007/10/24/AR2007102402460_pf.html), un’approvazione che rivoluzionò la stessa dottrina cattolica.

Naturalmente delegazioni della detta organizzazione sono ricevute regolarmente dai pontefici, e nessuno (tranne qualche sparuto cattolico tradizionalista) trova nulla da ridire. Eppure i suoi membri, da bravi massoni, sono ferocemente anticristiani (come dimostra il capitolo del libro di Ratier intitolato “Il cristianesimo riveduto e corretto dal giudaismo): in America conducono da decenni una guerra continua (a base di denunce in tribunale) contro la presenza pubblica dei simboli cristiani (canti natalizi, inni religiosi, presepi). Non basta: la Corte Suprema degli Stati Uniti, su istanza dell’Anti-Defamation League, ha fatto bandire le preghiere, anche se volontarie e silenziose, sia nelle scuole che nei tribunali e in tutte le sedi locali, comunali, federali o statali (Ratier, p. 95).

Si capisce a questo punto il perché della supremazia del B’nai B’rith rispetto alle logge ordinarie: è l’unico ordine massonico ad avere il privilegio di non essere riconosciuto come tale! Prima di concludere vorrei però riferire un dettaglio inaspettato su queste brave personcine: come si sa il Ku Klux Klan è la più famosa (e famigerata) organizzazione razzista degli Stati Uniti. Meno conosciuto è il fatto che uno dei suoi fondatori fu Albert Pike, che non era solo un generale sudista durante la guerra civile americana ma anche Capo supremo del Rito scozzese antico e accettato della massoneria universale.
Ebbene, apprendiamo dal libro di Ratier che negli anni ’20 del novecento tra alcuni dignitari del Klan e del B’nai B’rith intercorse un dialogo; ecco cosa scrisse a suo tempo sul Klan il bollettino del B’nai B’rith Hamenora del Gennaio 1923: «Il Ku Klux Klan può diventare uno strumento di progresso e di beneficenza, utile sia al Paese che ai suoi cittadini, se incomincerà a eliminare dal suo seno qualche migliaia di fanatici che lo gettano nell’intolleranza, nella viltà e nel crimine» (Ratier, p. 57).
Dunque secondo costoro il Klan non era una congrega di razzisti da sciogliere in ogni caso ma era uno “strumento di progresso”, sia pure potenziale. Tra fratelli in fondo ci si capisce!

POST SCRIPTUM di oggi, 28 Luglio 2008

Proseguendo nella lettura del libro, di cui a Dicembre fornivo una prima impressione, devo correggere, in senso positivo, la mia riserva sul libro di Pinotti. Egli infatti, a p. 474, accenna alla “Israel lobby” e definisce l’Anti-Defamation League quale “figlia del B’nai B’rith, una sorta di potentissima massoneria in rapporti con molti gruppi di potere”. Sia pure con qualche cautela, dunque, la verità è venuta a galla. Complimenti quindi all’autore per il suo libro serio e approfondito.

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