
I PADRONI DELLA DEMOCRAZIA AMERICANA
ALLA VIGILIA DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE
(Georges Ollivier, Les maîtres de la démocratie américaine, «Les Documents Maçonniques», N. 8, Mai 1943, pp. 236-241).
È stato spesso scritto che Roosevelt ha un così grande numero di consiglieri ed amici ebrei che la sua libertà rischia di esserne compromessa, ma, fino ad oggi, non sono stati altrettanto spesso menzionati i nomi dei suoi principali consiglieri, né sono state date molte informazioni intorno ad essi. La maggior parte, diciamolo subito, appartiene alla Massoneria, come del resto lo stesso Roosevelt.
Il massone Franklin Roosevelt
Sappiamo che quest’ultimo è stato iniziato il 28 novembre 1911 alla Holland Lodge N. 8, frequentata dai membri dell’Union Club, che sono in genere noti diplomatici ed uomini d’affari che hanno avuto l’onore di essere presentati alla Corte d’Inghilterra. Il 28 febbraio 1929 ha ottenuto il 32° grado del Rito Scozzese. Inoltre fa parte di parecchi ordini pseudo-religiosi e cavallereschi, tanto numerosi nella Massoneria americana: il 25 marzo 1930 è stato eletto membro del Cyprus Shrine Temple di Albany; il 25 aprile dello stesso anno la Greenwood Forest N. 81, dei Grandi Cedri del Libano di Warwick (N.Y.), l’ha nominato “Gran Cedro” e, il 25 maggio 1914, è divenuto membro onorario dell’Almas Shrine Temple di Washington.
È una tradizione nella famiglia Roosevelt di essere massoni. Theodore Roosevelt, che fu il 26° presidente degli Stati Uniti, fu maestro della Matinecock Lodge N. 806 di Oyster Bay (N.Y.), e il figlio di Franklin, Delano Roosevelt Elliot, è stato iniziato alla Architect Lodge N. 519 di New York il 17 febbraio 1933, poche settimane prima della presa del potere di suo padre.
Non citeremo tutti i politici massoni di Washington. Sarebbe fastidioso. Diciamo tuttavia che:
Henry Wallace, vice-presidente degli Stati Uniti, ex ministro dell’Agricoltura, è stato iniziato alla Capital Lodge N. 110 di De Moines (Iowa) il 4 ottobre 1927;
Harry Woodring, ex ministro della Guerra, è stato iniziato alla Harmony Lodge N. 94 di Neodesha (Kansas) il 23 giugno 1911;
Fiorello La Guardia, sindaco di New-York (mezzo ebreo) dal 17 ottobre 1933 è membro a vita della Garibaldi Lodge N. 542 di New York;
Georges W. Norriss, senatore del Nebraska, uno dei più pericolosi propagandisti del marxismo, è membro del Sesostris Shrine Temple di Lincoln.
Vogliamo tuttavia soffermarci più a lungo su personaggi spesso meno conosciuti, ma la cui influenza sui destini della politica americana è molto rilevante.
Herbert Lehman (ebreo)
Cominciamo con l’ebreo Herbert Lehman, del quale in questi ultimi giorni la stampa straniera parlava come candidato per il posto di amministratore dell’Africa del Nord francese.
Herbert Lehman è nato a New York il 28 marzo 1878. Suo padre era fuggito dalla Germania, come tanti altri israeliti, dopo il fallimento della rivoluzione massonico-marxista del 1848. Dopo aver compiuto i suoi studi al College del dr. Sachs, il giovane Herbert fece il suo apprendistato commerciale presso l’azienda tessile J. Spencer Turner, di cui divenne tesoriere e vice-presidente dopo uno stage di meno di nove anni, e successivamente fu associato ai fruttuosi affari della Banca Lehman Brothers, che appartiene alla sua famiglia.
Quando gli Stati Uniti entrarono nell’altra guerra mondiale, si presentò ad una scuola di allievi ufficiali, ma dovette essere molto soddisfatto di venire riformato, poiché The America Hebrew lascia intendere che ci voleva molto eroismo ad un uomo sposato come lui per impegnarsi in una unità combattente. E senza dubbio fu molto contento di trovare un impiego nel gabinetto di Franklin Roosevelt, allora sottosegretario di Stato alla Marina. Ma poiché voleva portare l’uniforme a tutti i costi, poco dopo entrò nell’Intendenza, divenne rapidamente comandante, tenente colonnello e infine colonnello senza abbandonare Washington. Nel 1919 aveva reso servizi così eminenti all’esercito che ricevette la “Distinguished service medal” !
Terminata la guerra, riprese il corso interrotto delle sue operazioni finanziarie e fu, dal 1926 al 1928, presidente della Commissione del Budget di New York.
Ma la politica cominciava ad appassionarlo. Nel 1900 s’era iscritto al Partito democratico, che è, ricordiamolo, il partito di Roosevelt. Nel 1922 e 1926 fu l’agente elettorale di Alfred Smith è riuscì, entrambe le volte, a farlo nominare governatore dello stato di New York. In seguito tentò invano di spingerlo alla presidenza. Aveva mostrato la sua abilità nel manipolare le folle: Roosevelt ne fece il suo vice allorché nel 1928 divenne governatore dello stato di New York, ed ovviamente Lehman succedette a Roosevelt quando questi nel 1932 sostituì Hoover alla presidenza. Lehman rimase in questo posto fino al 1940.
Herbert Lehman è un massone e il 15 ottobre 1929 ha tenuto una conferenza alla Paul Revere Lodge N. 929 di New York. Inoltre è un ebreo molto attivo. Fa parte del Joint Distribution Committee, che in questi ultimi venti anni ha molto difeso e materialmente soccorso gli ebrei dell’Europa centrale e orientale. È vice-presidente della Palestine Economic Corporation e amministratore della Jewish Colonization Association, che organizzava l’emigrazione degli ebrei e forniva loro i mezzi materiali per stabilirsi nel Nuovo Mondo. È inoltre membro dei B’nai B’rith e a più riprese è intervenuto nei loro congressi.
Di tendenze marxiste, Herbert Lehman fa parte del comitato direttivo di una associazione fondata dai comunisti allo scopo di reclutare i negri: la National Association for the advancement of Coulored People. Gli ebrei erano molto interessati a questo gruppo, poiché Lehman nel comitato direttivo prese il posto di Louis Marshall ( il presidente dell’American Jewish Committee, che aveva obbligato Ford, sotto minaccia di rovina, a rinunciare all’antisemitismo). Il prof. Frankfurter, di cui parleremo fra breve, faceva parte del comitato giuridico di questa associazione.
Nel mese di marzo 1938 il governatore Lehman festeggiò i suoi 60 anni. La rivista American Hebrew dedicò un numero speciale con numerose illustrazioni a questo evento, dove Lehman veniva rappresentato col vestito da marinaretto nella sua prima adolescenza, in giacca al fianco di Roosevelt, assiso in mezzo allo stato maggiore gallonato nella sua famiglia. Gli annunci meno curiosi di questa pubblicazione non sono certamente gli indirizzi di felicitazioni che gli inviavano per la circostanza i capi delle organizzazioni sindacali: United Hatters, New York Clothing Culters Union, Amalgamated Clothing Workers of America, Cloakmakers Union. Tutti a gara lo ringraziavano dei servigi inestimabili che aveva reso loro sin dall’inizio della sua carriera politica. Quanti Weinstein, Katz, Levy, Hollander, Zartitsky, Zuckerman e Langer tra i firmatari di questi messaggi!
Gli Stati Uniti erano allora appena usciti dagli scioperi che li avevano devastati, come in Francia, da due anni, e l’inchiesta condotta da Martin Dies alla Camera dei Rappresentanti aveva rivelato il ruolo giuocato in questo tentativo di bolscevizzazione da parte degli agitatori ebrei del Partito comunista e dei sindacati operai. Si indovina facilmente la natura dei servigi resi da Herbert Lehman al sindacalismo. Allo stesso modo non vedremmo senza inquietudine questo pericoloso personaggio «amministrare» a qualunque titolo la nostra Africa del Nord.
Sam Rosenman (ebreo)
Rooselvelt incontrò Sam Rosenman poco prima di presentarsi alle elezioni al governatorato di New York. Rosenman faceva parte della Commissione legislativa dello stato. Era scaltro, suadente, pieno di risorse e ben introdotto nei circoli più influenti: Massoneria, Phi Beta Kappa, American Jewish Committee. Roosevelt lo prese con sé e gli affidò numerose missioni confidenziali. Così, quando lo nominò alla Corte Suprema, disse ridendo che si privava del suo braccio destro. Non era adulazione, poiché Rosenman possiede una fotografia del sottosegretario di Stato, Raymond Moley, dedicata: “A Sam Rosenman, fondatore e capo del trust dei cervelli”.
Potremmo ironizzare su come Roosevelt chiami “bracci destri” i suoi più preziosi collaboratori, perché così sappiamo che ha due “bracci destri”, Sam Rosenman e il governatore Lehman, ma riconosciamo che Roosevelt non saprebbe troppo lodare i servigi di Rosenman. “Samy the Rose”, come viene chiamato a Washington, ed Harry Hopkins gli hanno suggerito di ricorrere a certi professori dell’Università di Columbia (la più giudaizzata di tutte le università americane) per la preparazione dei suoi discorsi elettorali. Rosenman ha accettato ed ha invitato molte persone a venire la sera a casa sua, per rivelargli i princìpi della scuola della filosofia sociale di cui erano maestri, e con essi ha ricevuto i loro amici dell’Università di Harvard. È in questo modo che l’Intelligentsia ebraica ha fornito al presidente le idee e gli uomini del suo regno.
La nomina di Rosenman alla Corte Suprema non gli fece perdere il contatto con la Casa Bianca e con l’Università di Columbia. Roosevelt lo ha incaricato di mantenere i rapporti con le due istituzioni. Gli ha sempre riservato il proprio favore quando ha usato molti uomini nel corso delle peripezie della politica sociale del New Deal.
Bernard Baruch (ebreo)
Del tutto diverso è Bernard Baruch. Questi è un vecchio marpione della finanza politica. Ha fatto molto parlare di sé dopo l’uscita di Wilson dalla Casa Bianca. Sino ad allora il grande pubblico non ne sospettava neppure il nome. Glielo fece conoscere una Commissione d’inchiesta parlamentare e il Dearborn Independant di Ford.
Nato nella Carolina del Sud, Bernard Baruch ha studiato al College di New York City. Questa istituzione godeva d’un grande favore presso gli ebrei, essendo il suo direttore il dr. Mezes, cognato del colonnello House. A ventisei o ventisette anni Baruch aveva un bel posto nella casa Housman and Cie. Subito dopo lavorò alla Borsa ed fu incaricato di importanti missioni finanziarie: l’acquisto della Ligged and Myers Tobacco Company, della Selby Smelter e numerosi affari relativi al rame, al tungsteno e al caucciù. Divenne il padrone del mercato del caucciù in Messico e successivamente concentrò tutta la sua attività nella produzione di acciaio.
Nel 1814 era immensamente ricco e sognava di godere in pace il frutto delle sue speculazioni, ma i suoi amici avevano bisogno di lui. Lo spinsero al Comitato delle industrie di guerra, organo essenziale della Advisory Commission, che preparava i lavori del Consiglio della Difesa nazionale. La Advisory Commission era composta da sette membri. Tre erano ebrei e Baruch era uno di loro. A quel tempo era all’apice della potenza: nessun credito poteva essere ottenuto per le fabbriche di guerra senza il suo assenso o quello del suo vice: Eugene Meyer. Egli distribuiva gli ordinativi agli agenti che i suoi amici avevano cura di piazzare negli uffici governativi come consiglieri tecnici o rappresentanti della camera di Commercio.
È lui che si consultava in ultima analisi, e durante i mesi cupi della guerra, quando le forniture degli alleati venivano soprattutto dall’America, egli aveva la facoltà di decidere se l’esercito francese, l’esercito russo o il corpo di spedizione inglese del Levante dovessero ricevere per primi le munizioni e le locomotive di cui avevano bisogno. I benefici di tutte queste operazioni sono stati incalcolabili. Quelli dei fornitori di rame, Guggenheim e Lewison, hanno attirato in un modo tutto speciale l’attenzione della commissione d’inchiesta parlamentare.
La ricchezza aveva aperto ai finanzieri le porte di tutte le commissioni interalleate. Dopo la firma dell’armistizio, Baruch entrava, dietro il presidente Wilson, nei vari comitati della Conferenza della Pace. Aveva anche accesso al Comitato dei Cinque. I Cinque avevano talmente tanti consiglieri israeliti che le loro riunioni venivano chiamate il “Comitato Kasher”.
Questo è il personaggio che nel 1933 il presidente Roosevelt ha nominato consigliere senza portafoglio al momento della partenza di Morgenthau, sottosegretario di Stato, per la conferenza economica di Londra. Alla vista di questo ebreo che incarnava ai loro occhi la potenza occulta, gli americani non ebbero che un grido: “Ecco il presidente ufficioso”! Questo forse non corrispondeva alla realtà, poiché Bernard Baruch sembrava aver giuocato un ruolo meno importante sotto Roosevelt che non sotto Wilson. La sua influenza è condivisa con quella di Rosenman e di Frankfurter. Egli rimane tuttavia uno dei personaggi che Roosevelt consulta con maggiore sollecitudine quando ha bisogno di trovare un uomo di fiducia per un posto delicato. Così Bernard Baruch ha fatto nominare il generale Johnson, suo antico collega al Comitato delle Industrie di guerra, alla testa dell’Amministrazione della N.I.R.A. quando prese l’avvio la politica del New Deal.
Pochi anni prima della seconda guerra mondiale, Bernard Baruch fu tra coloro che spinsero Roosevelt al bellicismo. Questo ben si comprese, nell’aprile 1939, quando una commissione d’inchiesta parlamentare volle modificare la legge di neutralità che, nella sua prima forma, era un grosso ostacolo alla politica d’intervento degli Stati Uniti in Europa.
Occorre ricordare che l’80% degli americani era allora contrario a qualunque intervento. Per non urtare la pubblica opinione, Bernard Baruch fece un discorso pieno di contraddizioni per arrivare a fare accettare l’idea di una guerra economica contro i dittatori. Gli Stati Uniti non gli sembravano in pericolo di essere trascinati in un conflitto, né soprattutto di essere invasi. Essi potevano dunque accettare tranquillamente la clausola “cash and carry”. Per gli Stati Uniti il rischio era altrove, e precisamente nelle rappresaglie economiche che l’Inghilterra poteva infliggere loro tagliando i rifornimenti in caso di dichiarazione di guerra. Era un modo astuto di falsare i dati del problema, ma che non ingannò nessuno.
Il senatore Pittman si rivolse a Bernard Baruch sostenendo che c’erano dei rapporti i quali stabilivano che il suo bellicismo era dettato dai suoi immensi interessi nell’industria di guerra. Colto sul vivo, Baruch si alzò, assunse un’aria teatrale e rispose con aplomb che lui non era mai stato un banchiere internazionale e non intratteneva alcuna relazione coi fabbricanti di munizioni.
Nel corso dell’estate 1940 il presidente Roosevelt creò diversi uffici per coordinare la produzione di guerra. A chi fece ricorso quando delimitò le attribuzioni di tali servizi e scelse i loro capi? A Bernard Baruch il quale, dal 1916, resta l’agente di collegamento indispensabile tra i finanzieri e i politici. Auguriamoci che non sia chiamato ad alcuna funzione nell’Africa del Nord, poiché il furto dei titoli delle nostre grandi imprese, già cominciato con la banca Morgan, non potrebbe che prendere una cadenza singolarmente accelerata.
Sol Bloom (ebreo)
Se Bernard Baruch ad un certo momento mise la sua influenza al servizio della revisione della legge di neutralità, egli giuocò in questa faccenda un ruolo di gran lunga inferiore a quello di Sol Bloom.
Sol Bloom è il rappresentante dello stato di New York. Nel 1939 ha presieduto la Commissione degli Affari esteri della Camera. È uno dei parlamentari più in vista di Washington. Il suo ingresso nella vita è stato tuttavia poco appariscente.
Nato a Pekin, Illinois, il 9 marzo 1870, da una povera famiglia di immigrati ebrei polacchi, seguì i genitori a San Francisco e cominciò a lavorare a nove anni in una fabbrica di pennelli per la modesta somma di un dollaro e venticinque a settimana. Ma era un ragazzo intraprendente, e a diciannove anni già si vantava di guadagnare più denaro di quanto potesse spenderne. Decise allora di fare il giro del mondo e partì in direzione di Chicago. Qui si fermò. In questa città nel 1893 veniva inaugurata l’Esposizione Universale. Egli fece venire mangiatori di scorpioni e di vetro frantumato, li presentò al pubblico e trasse sostanziosi benefici da queste attrazioni e da altre più o meno inedite.
In seguito si interessò ad affari d’ogni genere, e specialmente allo smaltimento del materiale abbandonato dalla Compagnia francese di Panama, compose canzoni, fece costruire un teatro, divenne ricchissimo e si lanciò nella politica. Entrò nel Partito repubblicano e lo rappresentò in uno dei distretti di New York. Successivamente, ritenne più sicuro per la sua rielezione passare al Partito democratico, e lo fece senza scrupoli. Al giorno d’oggi dispone di una maggioranza stabile.
Fra una combinazione ed un intrigo politico e l’altro Sol Bloom non dimentica mai i suoi doveri verso la tradizione ebraica: prende la parola al congresso dei B’nai B’rith, rifiuta di fumare il giorno di sabato. Il suo ufficio è ornato da una grande immagine del Kol Nidre (cerimonia religiosa che segue il giorno dell’Espiazione).
Nella Massoneria (egli è 32° del Rito Scozzese) questo pio ebreo fa come tanti altri israeliti: si associa alle campagne anticlericali contro la libera scuola per distruggere le tradizioni del suo paese d’adozione. Ma questo non gli impedisce di mettersi, per vanità, alla testa degli adulatori delle teste coronate: quando il re e la regina d’Inghilterra fanno visita al presidente Roosevelt, egli fa di tutto per essere nominato maestro delle cerimonie della ricezione al Campidoglio.
Il Senato invitò a pranzo le Loro Maestà, ma all’ultimo momento ci si accorse che mancava un tappeto appropriato alla toilette della regina. Il presidente stava per aprire un credito di 150 dollari quando Sol Bloom offrì il magnifico tappeto verde della sua biblioteca, che fu accettato con entusiasmo. The American Hebrew annunciò la notizia con quel tono di vanità infantile che caratterizza i giornali ebraici: «Il re e la regina hanno camminato sul suo tappeto … egli ha risparmiato allo Stato 150 dollari».
Contrariamente a ciò che si è detto e scritto, questo ebreo glorioso, ridicolo nel fisico e nel vestire, non è un clown. È un maestro dell’intrigo che si prende sul serio e sa con esattezza ciò che ci si può aspettare da una pubblicità ben fatta. Egli varia i suoi effetti a seconda che si indirizzi ai suoi correligionari o agli americani. Così, quando brigò per la presidenza dei comitati delle feste repubblicane (secondo centenario di Washington, centocinquantesimo anniversario della riunione del primo Congresso, centocinquantesimo anniversario della Corte Suprema), egli fece vantare dalla stampa l’ardore dei sentimenti patriottici che lo spingevano ad organizzare queste commemorazioni.
Naturalmente i giornali ebraici erano alla testa di questo concerto di lodi. L’American Hebrew scrisse: «Sol Bloom è l’uomo grazie al quale tutti sanno chi è Washington». Forse era troppo, ed infatti le note inviate ai grandi giornali di New York non contenevano complimenti così sperticati: nella loro sobrietà non rischiavano di spaventare i democratici e i puritani della città. Così l’attenzione del pubblico era stata attirata sulla sua persona quando, d’accordo con Roosevelt, depose il suo progetto di legge di neutralità.
L’ardore eccessivo col quale ingaggiò la lotta all’inizio dell’estate 1939 gli fece subire un cocente smacco, a dispetto delle numerose complicità di cui disponeva alla Camera dei Rappresentanti, ma questo infortunio è stato poi superato, e Sol Bloom rimane uno degli uomini politici coi quali rischiamo di avere a che fare il giorno della pace.
Felix Frankfurter (ebreo)
Felix Frankfurter è di gran lunga il più potente di questi personaggi. È nato a Vienna (Austria) nel 1882 da una famiglia di rabbini. Nel 1905 è stato ammesso all’avvocatura americana. Appena naturalizzato, è entrato nel gabinetto di Stimson, procuratore dello stato di New York, e successivamente a quello di Newton Baker, ministro della Guerra.
Nel 1916 un comunista di nome Tom Mooney gettò una bomba sulla strada un giorno di festa ufficiale: uccise dieci persone e ne ferì cinquanta. Era un attentato politico, all’epoca cosa poco corrente negli Stati Uniti. L’emozione fu considerevole, ma i comunisti provocarono un’agitazione tale che Wilson cedette alla paura e nominò un “Comitato di mediazione” per ottenere la liberazione dell’assassino. Felix Frankfurter fu invitato a farne parte. Cercò subito di interessare le personalità più eminenti della Repubblica al caso del suo miserabile cliente e a tal fine scrisse a Theodore Roosevelt. Quest’ultimo, che non aveva l’abitudine di dissimulare il suo pensiero, gli indirizzò una lettera, oggi celebre, dove gli dice a due riprese che il suo atteggiamento assomigliava stranamente a quello di Trotzky e dei capi bolscevichi della Russia : « … Voi vi date da fare per scusare uomini simili ai bolscevichi della Russia, che sono omicidi o istigatori all’omicidio, traditori dei loro alleati, della democrazia, della civiltà, come pure degli Stati Uniti».
Lo scandalo non impedì a Frankfurter di rimanere all’Università di Harvard, dove era entrato da un paio di anni, di insegnarvi diritto amministrativo, grazie all’appoggio del suo vecchio maestro e fratello di razza Brandeis, e di divenire, nel 1917, segretario aggiunto al ministero della Guerra.
Nondimeno continuava a militare in numerosi gruppi comunisti: American Civil Liberties Union, National Popular Government League, National Save our Souls Committee, National Association for the advancement of coulored People. Il ministero della Giustizia era preoccupato per la sua attività e apriva dei dossier a suo nome. Uno dei più interessanti è indubbiamente quello dell’affare Sacco-Vanzetti, dove Frankfurter ha giuocato un ruolo di primo piano, ma non lo si è mai aperto, in quanto, anche all’epoca in cui Frankfurter non ricopriva incarichi politici ufficiali, si diceva dominasse lo stato dall’alto.
Di lui si è detto: «È l’uomo che sa nascondersi dietro quelli che si nascondono dietro il presidente degli Stati Uniti». La formula può sembrare melodrammatica. Ma non apparirà esagerata se è vero che il generale Johnson ha detto di lui, come riportato da Tompkins al New York American: «È il personaggio più potente degli Stati Uniti». La sua forza deriva dalla maniera magistrale con cui ha piazzato le sue creature nell’amministrazione americana. È lui che nel 1936 prese la direzione del nuovo trust dei cervelli. Sam Rosenman, che lo aveva fondato per primo, non aveva che un ruolo, del resto importante, di consigliere ufficiale e di agente di collegamento.
Da lungo tempo Frankfurter era pronto per il suo compito. Quando era stato nominato professore all’Università di Harvard, nel 1914 aveva cominciato a piazzare alcuni suoi allievi in posti ufficiali. Nel 1917 era riuscito ad introdurne parecchi al ministero della Guerra, quando era stato segretario di Stato aggiunto, ma, siccome era rimasto colpito dall’insufficienza dell’amministrazione americana, ridotta dai partigiani del “laissez-faire” ai bisogni elementari di polizia di uno stato semi-coloniale, aveva studiato l’organizzazione dell’amministrazione inglese con un professore ebreo assai influente a Londra: Harold Laski. Ne aveva tratto conclusioni molto preziose sul modo in cui le “cento famiglie” dell’alta nobiltà inglese detenevano il potere politico e sull’influenza quasi illimitata che avrebbe acquisita chi alla stessa maniera avesse piazzato le sue creature nei posti chiave dell’amministrazione americana.
Passando dalla teoria alla pratica, aveva fatto dell’Università di Harvard un vivaio di funzionari ed aveva cominciato a fornire segretari alla Corte Suprema, e successivamente alla Reconstruction Finance Corporation. Naturalmente erano quasi tutti israeliti. Ed erano stati ben ricevuti, giacché avevano trovato ad accoglierli due israeliti molto potenti: Brandeis, il vecchio professore di Frankfurter ad Harvard, ed Eugene Meyer.
Dopo la trionfale elezione di Roosevelt nel 1936, Frankfurter pensò che era venuto il momento di lavorare in grande ed assunse presso Roosevelt il duplice ruolo di consigliere e direttore segreto del personale per il New Deal. In questo compito fu aiutato da due giovani che aveva piazzato dopo Moley in occasione della costituzione del primo trust dei cervelli. Il primo era un irlandese molto focoso, Tom Corcoran; il secondo, un ebreo più taciturno, Ben Cohen. Per quattro anni avevano redatto i discorsi di Roosevelt e, con uno sforzo costante, avevano guadagnato la sua fiducia. Con Harry Hopkins, capo dei servizi della Disoccupazione; Morgenthau, ministro delle Finanze; Harold Ickes, ministro dell’Interno e l’avvocato generale Jackson formarono il consiglio segreto utilizzato da Frankfurter e Rosenman per l’esecuzione delle loro gravi decisioni.
Grazie alla loro abilità e alla vastità delle loro relazioni riuscirono a piazzare tre o quattrocento allievi di Frankfurter nelle differenti branche del New Deal. Fu ai ministeri del Lavoro, dell’Agricoltura e alla Public Works Administration che riuscirono ad entrare più facilmente. All’inizio le porte del ministero degli Affari esteri furono meno aperte, essendo Cordell Hull uno spirito abbastanza conservatore (benché sia sposato con una donna di origine ebraica, Rose Frantzes Witz), ma il trust dei cervelli riuscì a far aggregare Berle, che s’era rivelato una delle teste forti della finanza marxista e, poco tempo dopo, a far nominare John Winant ambasciatore a Londra. Il varco era stato aperto e Cordell Hull si mostrò tanto più morbido in quanto temeva di esser soppiantato da Sumner Welles, amico d’infanzia di Roosevelt, che come lui apparteneva ad una delle famiglie patrizie degli Stati Uniti, ma che era divorato da una insanabile ambizione e pronto a sbarazzarsi di ogni principio pur di soddisfarla.
Una volta nominato sottosegretario aggiunto al ministero degli Affari esteri, Berle, su consiglio di Frankfurter, giuocò un ruolo simile a quello che avevano Corcoran e Ben Cohen nella politica interna. In particolare redasse quasi tutte le dichiarazioni del presidente ai fini della politica estera.
Verso la Federazione Massonica dei democratici
Dal momento che il conflitto europeo cedeva decisamente il passo alle preoccupazioni di politica estera ed incitava il trust dei cervelli a rimandare l’esecuzione dei progetti marxisti del New Deal, Ben Cohen fu inviato presso l’ambasciata di Londra, dove curò i rapporti tra Winant, Harold Laski e Frankfurter. Come abbiamo visto, Laski è un laburista, amico di Felix Frankfurter. Lo ha conosciuto dal giudice Brandeis, che andava a trovare ogni volta che partecipava alle conferenze sioniste negli Stati Uniti. Egli condivide tutte le idee di Frankfurter sulla internazionalizzazione del mondo e gli ha dato preziosi consigli per raggiungere questo scopo.
Nel gabinetto di guerra di Churchill, Harold Laski s’è fatto attribuire una funzione di consigliere analoga a quella di cui gode Frankfurter presso Roosevelt. Così, i campioni dell’internazionale ebraica occupano le posizioni più essenziali a Londra come a Washington, e si apprestano a metter in pratica nella veste di una variegata terminologia diplomatica un progetto di Federazione dei democratici simile a quello che nel marzo 1939 aveva presentato Clarence Streit[1].
Questi progetti muovono tutti dalle idee lanciate dalle assemblee generali massoniche. Checché ne pensino i francesi male informati, essi non possono che condurre alla distruzione della nostra patria.
[1] Cfr. G. Ollivier, La Franc-Maçonnerie et la Société des Nations, «Les Documents Maçonniques», Octobre 1941.
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