Luigi Villari: I profittatori di guerra americani

LUIGI VILLARI: I PROFITTATORI DI GUERRA AMERICANI

 

(La Vita Italiana, A. 31 – Fasc. 360 – Marzo 1943 – XXI, pp. 228-234. Un illuminante spaccato di storia dell’oligarchia giudeo-plutocratica statunitense nel primo Novecento)

 

In tutti i tempi e in tutti i paesi le guerre hanno offerto ampie possibilità ai profittatori di arricchirsi rapidamente e illecitamente.

Ma in nessuna parte gli scandali di questo genere si sono verificati su scala così vasta e in modo così vergognoso come negli Stati Uniti, paese in cui tutto è supremamente colossale.

La guerra di Secessione dette origine a molti fatti del genere, di cui ci parlano le storie del tempo, specialmente nel campo delle pensioni agli ex-combattenti; queste, elevatissime fin da principio, hanno continuato ad aumentare di numero e di entità, anche dopo che quasi tutti coloro che vi avevano partecipato erano morti. Dal 1866 al 1917 esse hanno costato allo Stato 4.917.000.000 di dollari, e includendovi le pensioni per alcune altre guerre si arriva alla cifra di 5.250.000.000 dollari.

Oggi già si parla dei gravi scandali relativi alle fabbricazioni di guerra per il presente conflitto, ma finora non se ne conoscono i dettagli. Quello che è successo nella guerra 1914-18, sia prima che dopo l’intervento degli Stati Uniti, serve a darci un’idea di quello di cui sono capaci gli industriali, i banchieri, gli uomini politici e i funzionari americani quando si tratta di svaligiare lo Stato e la massa dei cittadini.

È interessante intanto constatare che il genio ispiratore di tutto il groviglio di corruzione e di truffa nella prima guerra mondiale fu Bernard M. Baruch, che era stato scelto dal Presidente Wilson come capo del Consiglio di difesa nazionale e incaricato di tutti gli acquisti e appalti relativi alla guerra, e che oggi lo stesso Baruch è il braccio destro del Presidente Roosevelt in tutti gli aspetti industriali del conflitto attuale.

Egli debuttò come agente di cambio per conto, a diverse epoche, di J.P. Morgan, la National City Bank, i Guggenheim, T.F. Ryan e Henry Rogers, in affari di losche manipolazioni di titoli; il suo patrimonio, prima della presente guerra che lo avrà certamente aumentato, era calcolato a 37.000.000 di dollari. Senza dubbio non fu lui l’unico profittatore della guerra 1914-18, come non è il solo neanche oggi; ma è la figura più cospicua del sistema, onde è interessante dare uno sguardo alle sue attività e a quelle di alcuni suoi associati e amici nel precedente conflitto sul quale abbiamo ora una buona mole di dati e elementi.

In generale si può dire che tutte le grandi dinastie finanziarie e industriali che dominano da molti decenni la vita americana furono coinvolte nelle truffe del 1914-18 e tutte, già ricchissime prima del 1914, si fecero ancora più ricche con la guerra. Inchieste ce ne furono durante e dopo il conflitto, ma non portarono al alcun resultato, eccetto la pubblicazione di ampie relazioni. Salvo qualche figura molto secondaria, nessuno fu condannato e punito. Il senatore George W. Norris, dopo che fu assolto Edward L. Doheny per la sua parte negli scandali per la cessione a vile prezzo di ricchi giacimenti di petrolio riservati per la marina (lo scandalo detto del «Teapot Dome») disse sarcasticamente: «Dovremmo emanare una legge per cui nessun individuo che abbia un patrimonio di cento milioni di dollari debba essere processato per qualsiasi delitto». Sembra infatti che negli Stati Uniti basta avere un vistoso patrimonio per poter sfidare tutti i rigori della legge.

Sebbene alcune indagini furono fatte durante la passata guerra, fu dopo la fine di essa che il Governo di Washington decise di ordinare una inchiesta in grande e la affidò ad una commissione del Congresso presieduta dal membro della Camera dei Rappresentanti William J. Graham, la quale investigò un gran numero di casi e pubblicò una relazione di ben 21 volumi che rivela uno spettacolo di corruzione, estorsione, incompetenza e infamia se non addirittura di tradimento verso la patria, senza pari perfino nella storia degli Stati Uniti ‒ ed è tutto dire. Non dubitiamo che una futura inchiesta sul presente conflitto, se sarà fatta, rivelerà malefatte ancora più colossali.

Le prime risultanze dell’inchiesta Graham rivelarono che individui di speciale competenza in certi rami della produzione bellica erano stati sostituiti da altri del tutto incompetenti, individui onesti e disinteressati da altri che erano disonesti e interessati alle decisioni che si dovevano prendere, ufficiali che protestavano contro gli abusi e gli imbrogli che vedevano, trasferiti e anche screditati, a favore di altri che accettavano offerte di prodotti scadenti ad alto prezzo scartandosi invece quelle di prodotti di buona qualità a prezzi inferiori. Tutto ciò veniva fatto a vantaggio di imprenditori politicamente influenti e di gente che dominava nei circoli di Wall Street.

Il Baruch, ispiratore, come ho detto, di tutte queste faccende, era appoggiato al momento della guerra soprattutto dalla National City Bank di New York, la seconda per importanza di tutti gli Stati Uniti, e da personalità dell’industria del rame che erano alla loro volta in relazione col Presidente Wilson a mezzo di Cleveland H. Dodge, socio della National City Bank. Questi era amico intimo del Presidente dai tempi in cui Wilson era rettore dell’Università di Princeton, quando il Dodge e altri pezzi grossi finanziari gli avevano fatto avere un grosso aumento di stipendio pagato da enti bancari. Il Dodge poi era stato l’animatore della campagna che portò il Wilson alla Presidenza.

Tutta l’industria del rame venne concentrata, agli effetti della guerra, nel Consiglio di difesa nazionale presieduto dal Baruch. Due settimane prima che Wilson lanciasse il suo messaggio di guerra del 2 aprile 1917 al Congresso, Baruch e John D, Ryan, presidente della Anaconda Copper Mining Company, organizzarono una combinazione dei produttori di rame per vendere 45 milioni di libbre di quel prodotto al Governo al prezzo di 16 ¾ cents la libbra. Baruch creò un comitato governativo per l’acquisto del rame composto dei consiglieri e direttori delle maggiori imprese ramifere, ossia degli stessi venditori di rame.

La cosa si venne a sapere e suscitò scandalo perfino in quegli ambienti bacati, onde il Governo fece sciogliere il comitato; ma fu subito sostituito da un altro egualmente controllato dal Baruch e che funzionò nello stesso modo del primo, assicurando ai produttori di rame immensi guadagni.

Un altro grave scandalo fu quello degli aeroplani. Da una inchiesta fatta dopo la guerra risultò che il Governo aveva speso dollari 1.051.000.000 per l’acquisto di apparecchi dei quali nessuno fu consegnato. Charles Evans Hughes era stato incaricato dal Presidente di questa inchiesta e trovò innumerevoli casi di incompetenza, ignoranza, spreco e corruzione.

Era stato nominato capo del servizio allestimento dell’aeronautica il Colonnello Edward A. Deeds. Questi era allora vicepresidente della National Cash Register Company di Dayton, Ohio, ed era in relazione di affari colla solita National City bank. I suoi precedenti erano tutt’altro che puliti, e nel 1912 era stato processato per corruzione e per aver commesso atti delittuosi per liberarsi dai concorrenti nella sua industria, e condannato a un anno di carcere. La sentenza però fu cassata e non si rinnovò il processo, per interventi poco chiari, come tanto spesso avviene negli Stati Uniti. Non aveva alcuna esperienza di aviazione, e l’importante incarico in quel campo gli era stato affidato nell’agosto 1917 solo su raccomandazione del presidente della Hudson Motor Car Company e del direttore del consiglio per la produzione aeronautica.

Dopo aver indagato sulle malefatte del Deeds nell’espletamento del suo incarico aeronautico il Hughes propose che fosse sottoposto al tribunale di guerra. Il Segretario per la Guerra Newton Baker approvò la proposta, ma poi fece interrompere il processo per sentire le deposizioni di due soci di affari del Deeds. Questi fu quindi sottoposto ad una commissione speciale militare, che lo prosciolse da ogni accusa. I varii associati del Deeds avevano intanto potuto conseguire grossi benefici contro l’investimento di soli modesti capitali, e per di più ricevevano elevati stipendi pagati loro dal Governo e che figuravano come parte delle spese di produzione.

Nel gennaio del 1918 il Deeds fu sostituito dall’agente di borsa R.L. Montgomery, ma il Deeds continuò a dirigere il servizio come prima e a ricavarne, direttamente o indirettamente, vistosi lucri. Si venne poi a sapere che il Deeds era vicepresidente e grosso azionista della United Motors Company, interessata ai contratti per l’aviazione; quando divenne capo del servizio predetto trasferì tutte le sue azioni della United Motors al nome della moglie.

Per l’acquisto del legname necessario per gli aeroplani si ricorse al Ryan, consigliere d’amministrazione della ferrovia Chicago, Milwaukee and St. Paul; egli fece dare i contratti ad appaltatori che lo procuravano nei terreni della predetta società ferroviaria, anticipando sei milioni di dollari di denaro del Governo e altri 12 milioni per la costruzione di un raccordo ferroviario conducente ai terreni forestali in questione. Risultò che il lavoro aveva costato il doppio di quanto avrebbe dovuto. Alcuni ufficiali del Dipartimento della Guerra che avevano eseguito indagini sulla faccenda riferirono di aver scoperto casi di colossale corruzione, ma affermarono di non considerare la cosa ancora matura per un procedimento legale. Bastò questo accenno alla corruzione perché gli ufficiali fossero subito trasferiti ad altro servizio e rimproverati.

Al solito non si vollero ascoltare gli esperti in materia di legname, si preferì dar retta a gente del tutto incompetente e per di più interessata pecuniariamente ai contratti. In questo modo fu acquistato legname di qualità scadente a prezzi elevati mentre sarebbe stato facilissimo acquistarne di ottima qualità a prezzi inferiori.

Si venne così a spendere dollari 48.762.826 per il legname della Chicago, Milwaukee and St. Paul e di altre aziende collegate colla National City Bank, a beneficio del solito gruppo di affaristi bacati.

Nel reparto acciai una Commissione d’inchiesta del Senato constatò tra l’altro che mentre il costo di una tonnellata di acciaio era di dollari 262, il Governo lo aveva pagato da 401 a 604. I profitti della United States Steel Corporation durante la guerra salirono quindi a dollari 888.931.000, somma superiore al valore capitale dell’azienda alla pari.

I profitti di guerra delle varie aziende industriali fornitrici oscillarono fra un minimo del 25 per cento e un massimo del 7856 per cento.

Il Baruch concepì quindi un altro grosso e lucroso affare – quello dei nitrati. Non vi era alcuna necessità di creare impianti appositi per la produzione di quel minerale negli Stati Uniti, perché ve n’era grande abbondanza disponibile nel Cile. Ma il Baruch vide nella costruzione di nuovi impianti la possibilità di grossi appalti e ricchi benefici per sé e pei suoi associati nella fornitura di cemento, macchinari, rame, ecc. ed elaborò un vasto programma di lavori. Fra le altre ditte la società Du Pont, fabbricante materiale bellico, ricevette dal Governo americano la somma di 90 milioni di dollari per la costruzione di un impianto per la produzione del nitrato a Old Hickory, Tenn. Dopo la guerra questo fu venduto dal Governo per 3.500.000 dollari. I denari versati alla Du Pont erano presi dai profitti che gli Stati Uniti incassarono mediante i contratti fatti coi Governi dell’Intesa prima che gli Stati Uniti entrassero in guerra. Ma … non una libbra di nitrato fu fornita al Governo prima dell’armistizio.

Il Baruch aveva affidato tutto il programma per gli esplosivi di nitrati a certo D.C. Jackling, consigliere della Utah Copper Company (affiliata alla Banca J.P. Morgan e alla ditta ramifera Guggenheim), e alla Nevada Consolidated Copper Company. Il Jackling non aveva alcuna competenza in fatto di esplosivi e prodotti chimici; ma era un uomo utile come strumento per procurare grossi guadagni al Baruch e ai suoi amici.

Somme colossali furono spese per la fabbricazione di proiettili e pezzi di artiglieria, sempre in base alle ordinazioni collocate dal Baruch fra le varie ditte produttrici. Ecco alcune cifre:

 

Proiettili da 37 mm.        dollari       9.134.592

“    da 75 mm.        dollari       301.941.459

“    da   3 pollici      dollari       44.841.844

“    da  4,7 pollici    dollari       41.716.052

“    da  6  pollici      dollari       24.189.075

“    da  8  pollici      dollari       51.371.207

“    da  240 mm.      dollari       24.136.867

“    da  9,2  pollici    dollari       54.389.377

“    da  12  pollici     dollari       9.507.878

“    da  14  pollici     dollari       1.266.477

Artiglierie (pezzi di vario calibro)   dollari 478.828.345

—————————————————————————-

Totale dollari 1.041.423.172

 

Di tutto questo materiale solo 6.000 proiettili da 75 mm. e 14.000 da 4,7 pollici furono sparati; degli altri neanche una granata giunse mai alle linee di fuoco. Dell’altro materiale bellico, furono utilizzati in combattimento 39 autocarri per artiglieria antiaerea, 48 pezzi da 4,7 pollici, modello 1906, coi relativi affusti, e 24 obici da 8 pollici coi loro affusti. Prima dell’armistizio furono consegnati all’autorità militare 17.689.406 proiettili, e 10.211.389, ossia il 37% del totale, dopo di esso.

Ma le ordinazioni belliche servirono a procurare anticipi per far ingrandire costosi impianti a spese del governo e moltissimo materiale non affatto necessario fu ordinato alle varie ditte. Per i soli prodotti sussidiari dei forni di coke il Dipartimento della Guerra versò dollari 28.641.943,18. Il Governo però non ricevette neanche una libbra di prodotti sussidiari.

Fino al 1° settembre 1919 il Dipartimento della Guerra aveva speso dollari 18.501.117.999, di cui almeno un terzo fu sprecato per scopi che nulla avevano a che fare colla condotta della guerra.

Tutte queste malefatte avvennero sotto la direzione di uomini scelti dal Presidente Wilson fra i grandi banchieri e industriali, i quali, professando il più completo disinteresse, non vollero accettare che un dollaro all’anno di stipendio (erano i così detti «dollar-a-year men»). Ma avevano mille modi di approfittare della situazione a proprio beneficio e di promuovere gli interessi finanziari delle loro aziende e di quelle dei loro parenti, soci e amici, onde i lucri che ricavarono dalla guerra furono colossali.

La commissione Graham gettò le basi per una serie di procedimenti penali contro questi profittatori e molte figure secondarie furono processate; ma anche di queste nessuna fu condannata, mentre i maggiori responsabili non furono neanche messi in istato di accusa. Col novembre del 1935 l’ultimo dei procedimenti fu messo a tacere. Ma restarono molte complicate vertenze da liquidare fra il Governo e le grandi aziende, e furono quasi sempre decise a favore di queste ultime.

Il Governo si trovò alla fine del conflitto con enormi quantitativi di prodotti in mano, di cui non aveva più bisogno; cercò di smerciarli, ma in modo da non dar fastidio alle grandi aziende. Per citare un esempio, esso aveva 10 milioni di libbre di rame a disposizione; si intese colle società ramifere per venderlo a poco per volta ai prezzi di mercato. Siccome questi stavano calando esso liquidò in perdita, ma le aziende private smerciarono il loro rame (ne avevano 750 milioni di libbre) a prezzi molto al di sopra di quelli del mercato.

Nel 1919 il Senatore John W. Weeks, del Massachussetts, aveva cominciato a protestare contro la corruzione verificatasi nell’aeronautica. In seguito egli divenne Segretario per la Guerra sotto il Presidente Harding, e poco dopo tale nomina ricevette una richiesta del suo vecchio collega allo Stock Exchange Charles Hayden, associato alla Banca Morgan, perché prendesse in benevola considerazione la società di aeronautica Wright-Martin, di cui il Heyden era consigliere. Questa ditta aveva percepito 5.267.467 dollari in più di quanto le spettasse, e il Governo assicurava che essa aveva fatto un profitto del 27%. Il Weeks subito dimenticò le sue proteste, il Dipartimento della Giustizia mise in tacere la vertenza, e non se ne parlò più.

Oltre agli imbrogli già citati della Du Pont, questa azienda si era fatta pagare dal Governo 75 dollari per i funerali di ogni operaio morto durante l’epidemia di influenza ai suoi impianti di Old Hickory, e poi aveva venduto le salme per 11 dollari l’una! Essa aveva anche ritirato illegalmente l’alcool industriale dallo stesso impianto, rivendendolo per 30 cents il gallone a un agente di Daugherty, che fu Procuratore Generale sotto Harding; l’agente lo rivendette per 10 dollari il gallone, conseguendone così un lucro di 9 dollari e 70 cents.

Il Daugherty fece sospendere tutti i procedimenti contri i pezzi grossi della finanza e dell’industria, e la sua casa a Washington divenne, durante la presidenza di Harding, un centro di distribuzione di favori illeciti di ogni genere.

Una ditta tedesca ramifera, la American Metal Company, era stata messa sotto sequestro durante la guerra e affidata dall’Alien Property Custodiam a un consiglio di Americani, fra cui Andrew Mellon (che fu poi Segretario al Tesoro) e Henry Morgenthau (che ricopre oggi tale carica). Il consiglio ricedette l’impresa mediante asta a un sindacato che comprendeva alcuni funzionari tedeschi della ditta stessa. Il Governo versò il denaro a Richard Merton, membro della famiglia tedesca già proprietaria dell’azienda, ed egli ammise all’inchiesta che per ottenere questo favore aveva regalato 224.000 dollari al Daugherty e a un certo Jess Smith, 112.000 al King, grande elettore di Harding, e 50.000 all’Alien Property Custodiam stesso Miller, nominato da Harding.

Tutti furono processati, ma King e Smith morirono prima che la causa fosse discussa, lo Smith in circostanze misteriose: il King lasciò un patrimonio di 1.200.000 dollari, che comprendeva tra l’altro 50.000 dollari di azioni della American Metal Company. Nel caso Daugherty i giurati non poterono mettersi d’accordo, ed egli fu quindi prosciolto. Il solo Miller fu condotto al carcere.

Questi non sono che alcuni esempi della incredibile e scandalosa corruzione da cui è inquinata tutta la vita politica degli Stati Uniti.

In altri paesi si sente dire di tanto in tanto che il tale uomo politico o funzionario è corrotto. Negli Stati Uniti si sente dire, molto raramente invero, che il tale uomo politico o funzionario non è corrotto!

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