Gian Pio Mattogno: Le radici rabbinico-talmudiche della politica genocida a Gaza e dell’aggressione imperialistica israelo-americana all’Iran

Gian Pio Mattogno 

LE RADICI RABBINICO-TALMUDICHE DELLA POLITICA GENOCIDA A GAZA

E DELL’AGGRESSIONE IMPERIALISTICA ISRAELO-AMERICANA ALL’IRAN

 

Uno scritto apparso su SUNNA FILES WEBSITE (Tuesday, March 3, sunnafiles.com) spiega magistralmente quali siano le cause remote della politica genocida messa in atto a Gaza dall’accoppiata criminale giudeo-plutocratica Trump/Netanyahu e dell’aggressione imperialistica israelo-americana all’Iran.

(Cfr. L’ombra di Kissinger dietro l’accoppiata criminale giudeo-plutocratica Trump/Netanyahu, andreacarancini.it).

Quando Netanyahu – esordisce l’autore – si vantava: «Voglio che tutti sappiano cosa è scritto nei nostri libri … Inseguirò i miei nemici e non tornerò fino a che non li avrò annientati», non si esprimeva in metafore. Egli stava riecheggiando il codice di guerra presente nella Torah e sancito nel Talmud – testi che santificano lo sterminio, la colonizzazione e il terrore come comandamenti divini.

(Riguardo a questo e a ciò che segue, va rilevato che le vicende bibliche ricordate dall’autore – da leggere unicamente nel contesto di determinati remoti eventi storici ‒ nell’esegesi rabbinico-talmudica della Torah divengono dei prototipi storico-simbolici di eventi da “riattualizzare” di volta in volta in nuovi e diversi contesti storici. Cfr. Sorgente di morte. L’omicidio del non-ebreo nel Talmud e nella tradizione rabbinica, Effepi, Genova, 2019 n.d.r.).

La dottrina giudaica del herem (= sterminio votivo, annientamento. Cfr. Sorgente di morte, pp. 86 sgg.) non lascia alcun dubbio.

«Non lascerai in vita nulla che respiri; voterai allo sterminio gli Hittiti, gli Amorrei, i Cananei, i Perizziti, gli Evei e i Gebusei, come il Signore tuo Dio ti ha comandato di fare» (Deut. 20, 16-18).

«Quando il Signore tuo Dio ti avrà introdotto nel paese … li dovrai distruggere completamente. Non farai alcun patto con loro e non userai loro misericordia» (Deut. 7, 1-2).

«Consacrarono la città al Signore e votarono allo sterminio con la spada ogni essere vivente che era in essa: uomini e donne, giovani e vecchi, buoi, pecore e asini» (Giosuè 6,21).

«Ora va’, attacca Amalek e vota allo sterminio tutto ciò che gli appartiene. Non li risparmiare. Uccidi uomini e donne, bambini e lattanti, buoi e pecore, cammelli e asini» (1 Samuele 15,3).

«Ora uccidete tutti i fanciulli, e uccidete ogni donna che ha dormito con un uomo, ma risparmiate per voi ogni fanciulla che non ha mai dormito con un uomo» (Numeri 31,17-18).

L’autore chiosa che queste non sono parabole simboliche; sono istruzioni di guerra esplicite: genocidio, massacri di massa, schiavitù sessuale. Questi passi sono un vero e proprio manuale di istruzioni per il genocidio, a cui oggi si attiene scrupolosamente Netanyahu. Sono Deuteronomio, Giosuè, Samuele, Numeri rivisitati con i Jet F-35.

Il Talmud e le successive autorità rabbiniche non cancellarono questi comandamenti, ma al contrario li ribadirono e li sistematizzarono.

Sanhedrin 20b elenca tre obblighi comandati al popolo ebraico una volta entrato in Eretz Israel: nominare un re, annientare Amalek, costruire il tempio.

Il Talmud non attenua il colpo, ma anzi lo cristallizza in legge. Guerra, sterminio e potere statale sono elencati non come opzioni, ma come doveri.

Quando oggi il Gran Rabbinato di Israele benedice le campagne militari, non fa una cosa nuova, ma sta solo applicando Sanhedrin 20b.

Il cosiddetto “Stato ebraico” «è un campo di guerra talmudico rivestito di istituzioni moderne».

Maimonide (Mishneh Torah, Leggi dei re e delle guerre, 5,1) distingue tra guerra obbligatoria (milhemet mitzvah), che include l’annientamento di Amalek, e guerra discrezionale di espansione (milhemet reshut).

«Ciò che in altre tradizioni verrebbe sepolto come una vergognosa reliquia – scrive l’autore – qui viene custodito come eterno».

Questa è la ragione per cui oggi i rabbini estremisti possono parlare negli insediamenti illegali e chiamare i palestinesi Amalek senza essere rimproverati.

La legge rabbinico-talmudica ha preparato il terreno per un perpetuo spargimento di sangue, santificato dalla fredda burocrazia della Halacha.

“Sterminare Amalek” non è solo un versetto; è un obbligo halachico preservato nella legge rabbinica.

Quando i coloni gridano “Amalek!” mentre incendiano le case dei palestinesi, questa non è una metafora; è un’istigazione. Essi non stanno improvvisando nulla; stanno solo obbedendo a certe scritture strumentalizzate da rabbini pagati dallo Stato.

«Il progetto sionista prospera su questo riciclo di antichi ordini di sterminio, trasformando Amalek in un moderno codice per i palestinesi, una via libera all’omicidio».

Nella moderna narrazione sionista Amalek è l’archetipo biblico più pericoloso. Per secoli i rabbini hanno dibattuto su chi fossero i discendenti di Amalek.

Oggi fra i rabbini (ad es. Shmuel Eliyahu, rabbino capo di Safed) e i coloni questa etichetta viene applicata senz’altro a palestinesi ed arabi.

Durante il genocidio di Gaza i politici israeliani e i rabbini militari hanno distribuito opuscoli ai soldati, citando Amalek come giustificazione dei massacri della popolazione perpetrati senza alcuna pietà.

Quando Netanyahu afferma che inseguirà i nemici e li annienterà, non sta inventando retorica. Sta ancorando i massacri odierni a testi antichi e violenti, ancora oggi citati, insegnati e santificati.

Egli non sta facendo altro che mettere in pratica l’antico copione dello sterminio.

Gaza è Gerico.

I palestinesi sono Amalek.

Le capitali arabe sono “città cananee”.

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