
Gian Pio Mattogno
DALLA PADELLA ALLA BRACE: JEFFREY EPSTEIN E … MAIMONIDE
Alcuni anni fa il rabbino Jeremy Rosen espresse tutta la sua virtuosa indignazione ebraica per le malefatte del pervertito e pedofilo ebreo Jeffrey Epstein (Jeffrey Epstein and Maimonides, THE ALGEMEINER, June 14, 2020, algemeiner.com).
Il rabbino Rosen prende spunto da una serie apparsa su Netflix dal titolo “Filthy Rich”, che – ricorda – ripercorre la vicenda di Jeffrey Epstein, un pedofilo finalmente condannato dopo che per così tanto tempo l’aveva fatta franca grazie alle complicità di politici, avvocati, poliziotti, uomini d’affari etc., e che è morto in prigione apparentemente suicida, anche se nessuno seriamente ci crede, essendoci in giro abbastanza gente che voleva assicurarsi che non divulgasse nulla di compromettente.
Il rabbino Rosen naturalmente prende subito le distanze dal suo correligionario Epstein.
Noi, dice, in quanto ebrei non dovremmo essere ritenuti responsabili per qualcuno con un nome ebraico o con un remoto background ebraico. Ed aggiunge che, grazie al cielo, il giudice che alla fine ha condannato Epstein aveva anche lui un cognome ebraico, Berman, «che sia benedetto!».
Tutto giusto, tutto in ordine, perché la responsabilità è sempre soggettiva.
Subito dopo il rabbino Rosen aggiunge che, dopo aver visto questo documentario, ha provato un profondo senso di imbarazzo. Ed allora si è rivolto ad una delle più grandi autorità della propria tradizione, Maimonide, ed in particolare alla sua opera Mishneh Torah, per trovare conforto e conferma dell’eccellenza dei fondamentali valori etici ebraici (ai quali evidentemente secondo lui Epstein aveva colpevolmente derogato).
Mai riferimento fu più infelice.
È vero che la prima sezione della Mishneh Torah è intitolata: I fondamenti della Torah, e che il primo fondamento è la santificazione del nome di Dio. Bisogna cioè, ci ricorda il rabbino Rosen, glorificare il nome di Dio comportandosi eticamente in modo tale da incoraggiare gli altri a comportarsi allo stesso modo. Ed è questa la ragione per cui si ha l’obbligo di prendere le distanze da chi profana il nome di Dio e getta discredito, come ha fatto Epstein, sulla religione e sul popolo ebraico. Una mela marcia, sottolinea, non deve rovinare tutto.
Peccato però che il rabbino Rosen non specifichi che per Maimonide, e per tutta la tradizione rabbinico-talmudica, i valori etici sono appannaggio esclusivo degli ebrei – i non-ebrei (e segnatamente i cristiani), in quanto idolatri, essendo esclusi da ogni privilegio giuridico ed etico.
Ma, soprattutto, quel che il rabbino Rosen tace pudicamente è che il Talmud incoraggia pratiche pedofile e che lo stesso Maimonide ribadisce la liceità (anche se tende a scoraggiarli: ma in giurisprudenza ciò che non viene espressamente vietato è permesso) di comportamenti sessuali abominevoli.
Ecco un breve ma illuminante florilegio.
«Se un uomo ha un rapporto sessuale con un altro uomo o lo ha subìto, dal momento in cui il glande è stato inserito [nell’ano], se tutti e due sono adulti, vengono entrambi lapidati, come è detto (Lev. 18,22): “Non giacere con un maschio, siano essi attivi o passivi”. Se l’uomo è un minore di nove anni e un giorno o più, chi ha un rapporto sessuale con lui o da lui lo subisce, è lapidato, e il minore non è passibile di pena. Ma se il minore ha meno di nove anni, nessuno dei due è passibile di punizione» (Mishneh Torah, Issurei Biah (Rapporti proibiti) 1,4).
«Se un uomo adulto ha un rapporto sessuale con una delle arayot [tutte le donne con cui è proibito fare sesso (madre, zia, nuora, cognata ecc. – Lev. 18,7 sgg.) n.d.r.] di tre anni e un giorno o più è passibile di esecuzione, keret o flagellazione, mentre lei non è passibile di punizione, a meno che non sia maggiorenne. Ma se lei ha un’età inferiore a tre anni e un giorno, nessuno dei due è passibile di punizione, poiché l’atto non è considerato un rapporto sessuale. Allo stesso modo, una donna adulta che ha un rapporto sessuale con un minore, se lui ha nove anni e un giorno [o più], è passibile di punizione, keret [“estirpazione”, morte prematura che impedisce all’anima di avere parte nel mondo a venire n.d.r.] o flagellazione, mentre lui non è passibile di punizione. Ma se lui ha un’età inferiore a nove anni e un giorno, nessuno dei due è passibile di punizione» (Mishneh Torah, Issurei Biah 1,13).
«Se un ebreo ha un rapporto sessuale con una donna non ebrea di tre anni e un giorno oppure adulta, nubile o sposata, anche se lui è un bambino di nove anni e un giorno, dato che ha consentito deliberatamente alla relazione con la donna non ebrea, costei deve essere condannata alla pena capitale [tramite lapidazione], perché è stata l’occasione del peccato dell’ebreo, esattamente come si farebbe con un animale [sic!!]. Ciò è affermato esplicitamente nella Torah, là dove si dice (Num. 31, 16-17): “Eppure esse furono contro i figli d‘Israele, per consiglio di Balaam (…) Uccidete ogni donna che ha conosciuto carnalmente uomo”» (Mishneh Torah, Issurei Biah 12,10).
«Colui che ha un rapporto sessuale con una delle arayot, sebbene non ne avesse l’intenzione [?], è passibile di punizione. Lo stesso vale per chi ha un rapporto sessuale (…) con una delle shniyot [altre donne con le quali sono proibiti i rapporti sessuali n..r.]. Tuttavia, colui che ha un rapporto sessuale con una delle arayot dopo che è morta, non è passibile di punizione, ed è inutile precisare che ciò si riferisce solo a quelle donne i rapporti con le quali sono vietati da un comandamento negativo. Se invece uno ha un rapporto sessuale con una persona che è malata o ferita o sta per morire, questi è passibile di punizione, poiché sono ancora vivi, anche se poi finiranno per morire a causa della loro malattia» (Mishneh Torah, Issurei Biah 1,12).
Insomma, dalla padella Epstein alla brace Maimonide!

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