
(Photo by AFP)
LE COMPAGNIE PETROLIFERE STATUNITENSI SONO RILUTTANTI A TORNARE IN VENEZUELA NONOSTANTE L’AVIDITÀ DI TRUMP: ARTICOLO
martedì 6 gennaio 2026
Le principali aziende energetiche americane mostrano scarsa propensione a tornare in Venezuela, riporta la CNN, mettendo in luce quella che i critici descrivono come la vacuità della retorica aggressiva del presidente Donald Trump e la sua ambizione dichiarata di controllare il petrolio venezuelano.
Nonostante le ripetute affermazioni di Trump secondo cui le compagnie petrolifere statunitensi sono ansiose di impossessarsi delle vaste risorse energetiche del Venezuela, l’emittente americana ha citato dirigenti del settore che hanno affermato che la realtà sul campo rende tali ambizioni economicamente sconsiderate e politicamente tossiche.
La riluttanza, affermano, evidenzia il divario tra la politica estera coercitiva di Washington e i rigidi limiti imposti dai mercati, dal rischio e dalla legge.
La rinnovata spinta di Trump segue anni di pressioni da parte degli Stati Uniti sul Venezuela, che i critici descrivono come una guerra economica, tra cui sanzioni generalizzate, congelamento dei beni, riconoscimento di autorità parallele e sequestro di beni statali venezuelani all’estero.
L’entusiasmo pubblico di Trump nei confronti delle aziende statunitensi che vogliono acquisire il controllo del settore petrolifero venezuelano ha allarmato gli addetti ai lavori anziché ispirarli.
Un’importante fonte in ambito energetico ha dichiarato senza mezzi termini alla CNN che “la propensione a intervenire in Venezuela in questo momento è piuttosto bassa”, aggiungendo che le aziende non hanno fiducia nell’ambiente politico destabilizzato dalla stessa Washington.
Dirigenti hanno citato l’incertezza in materia di governance, sicurezza e tutela legale: le condizioni sono peggiorate, non migliorate, a causa degli anni di intervento degli Stati Uniti.
Un’altra fonte del settore ha affermato che l’amministrazione Trump ha anteposto “la retorica alla realtà” e ha sottolineato che la stabilità politica è “fondamentale” quando le aziende valutano di investire all’estero.
“Il fatto che ci siano riserve di petrolio, anche le più grandi al mondo, non significa necessariamente che si debba produrne lì. Non è come avviare un’attività di food truck[1]“, ha aggiunto la fonte.
Mentre la portavoce della Casa Bianca Taylor Rogers ha dichiarato alla CNN che le aziende americane sono “pronte e disposte” a ricostruire le infrastrutture petrolifere del Venezuela, diverse fonti hanno contraddetto tale narrazione.
La CNN ha riferito che i precedenti contatti dei funzionari di Trump hanno rivelato una profonda riluttanza da parte delle aziende energetiche a impegnare capitali, nonostante le pressioni di Washington.
Anni di sanzioni, isolamento finanziario e scarsi investimenti, in gran parte dovuti alle pressioni degli Stati Uniti, hanno lasciato il settore petrolifero venezuelano in rovina.
“Il Venezuela è al verde”, ha detto alla CNN Luisa Palacios, ex presidente della Citgo. “La compagnia petrolifera nazionale è nel caos”.
Secondo le stime di Rystad Energy citate dalla CNN, il solo mantenimento della produzione attuale richiederebbe circa 53 miliardi di dollari in 15 anni. Riportare la produzione ai livelli storici richiederebbe la strabiliante cifra di 183 miliardi di dollari entro il 2040.
Questo onere di investimento è aggravato dal fatto che gran parte del petrolio venezuelano è greggio pesante, molto più costoso da lavorare rispetto al petrolio di scisto statunitense.
Allo stesso tempo, i prezzi del petrolio rimangono relativamente bassi, rendendo i progetti ad alto rischio ancora meno attraenti. “L’idea che l’industria petrolifera venezuelana possa ripartire da un giorno all’altro è semplicemente irrealistica”, ha dichiarato alla CNN Doug Leggate, analista di Wolfe Research.
Chevron è l’unica grande azienda statunitense con una presenza significativa in Venezuela, e produce grazie a una licenza rispetto alle sanzioni prorogata dall’amministrazione Trump. Gli analisti hanno dichiarato alla CNN che la sua posizione è unica, ma persino Chevron ha rifiutato di annunciare un’espansione delle operazioni.
Ad altre aziende, come ExxonMobil e ConocoPhillips, sono stati confiscati beni durante precedenti nazionalizzazioni. Palacios ha sottolineato la sfiducia radicata da anni di confronto con gli Stati Uniti, che rende il Paese un territorio poco gradito anche sotto un regime subordinato.
https://www.presstv.ir/Detail/2026/01/06/761963/Venezuela-oil-United-States-Trump
[1] Nota del traduttore: il Food Truck è un’attività di ristorazione itinerante. Si può tradurre come “chiosco furgone” o “camion ristorante”.
Leave a comment