La voce Talmud del “Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica” di Gaetano Moroni

LA VOCE TALMUD DEL “DIZIONARIO DI ERUDIZIONE STORICO-ECCLESIASTICA”

DI GAETANO MORONI

 

(Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da S. Pietro sino ai giorni nostri … Compilazione del cavaliere GAETANO MORONI ROMANO Secondo Aiutante di Camera di Sua Santità Pio IX. Vol. LXXII, Venezia, MDCCCLV, pp. 232-234. ‒ Ancorché datata, specie alla luce delle successive acquisizioni della scienza talmudistica, questa breve voce redatta da Gaetano Moroni (1802-1883) sulla base della letteratura ebraistica cristiana e delle bolle pontificie antitalmudiche dei secoli precedenti, rimane ancora oggi una testimonianza significativa, che compendia quella che è stata tradizionalmente la posizione ufficiale della Chiesa cattolica nei confronti del Talmud e del giudaismo rabbinico).

 

TALMUD o THALMUD. Libro che contiene il diritto civile e canonico degli Ebrei (V.), significando il suo vocabolo rituale o cerimoniale. Altri spiegano l’etimologia della parola Talmud, per dottrina o studio, poiché pretendono gli ebrei che contenga tutta la loro scienza e dottrina, con tutto quello che appartiene alla legge divina ed umana.

Stimano inoltre gli ebrei, che quanto si contiene in questo libro sia una 2ª legge data da Dio a bocca a Mosè, allorquando gli die’ la legge scritta, per cui lo chiamano Torà Scebebalpè, o legge data a bocca. Dicono che da Mosè fu insegnata a Giosuè, e da questi a’ 70 vecchi o anziani d’Israele, i quali la comunicarono a’ profeti, e successivamente fu rivelata a’ rabbini con gran segretezza, acciò i misteri che contiene non fossero penetrati e conosciuti dal volgo.

Affermano gli ebrei, che la cagione per la quale non fu scritta questa 2ª legge, fu acciò non venisse a notizia degli altri popoli; ma vedendosi espulsi dal loro paese e dispersi per tutto il mondo, non potendosi conservare tale legge con tradizione orale, si scrisse in libri per tenerla a memoria.

A tale effetto il rabbino Giuda detto Rabbenuacadosc, amico dell’imperatore Antonino Pio, compilò nel libro Misnà in 6 trattati tutte le tradizioni, pareri e ordini de’ rabbini sino a lui. La Sinagoga (V.) ricevé il libro verso l’anno 219 della corrente era. Indi nel 230 il rabbino Iochanan, che per quasi 80 anni era stato capo della sinagoga di Gerusalemme, commentò il Misnà e fu chiamato Talmud Gerosolimitano, comeché compilato in Gerusalemme. Ma non meritò credito, per essere oscuro e difficile da capirsi.

Finalmente i due rabbini Rabbinà e Rab-Asé, in Babilonia raccolte tutte l’esposizioni, dispute giunte fatte al Misnà, unendovi molti racconti, sentenze e detti, nel 500 circa ne formarono come un commento al testo del Misnà, chiamandolo Talmud Babilonico o Ghemarà o Gemarà o Ghemarot. Altre appendici vi aggiunsero Salomone e altri rabbini, che denominarono Tosafot o accrescimenti.

Tale è la stima che fanno gli ebrei in tutto il contenuto dal Talmud, che lo ritengono per fondamento della religione giudaica, insegnando i loro rabbini, che deesi prestare maggiore fede alla dottrina che racchiude, che all’istessa s. Scrittura, onde dopo lo studio della Bibbia i giovani passano a quello del Talmud.

Questo infelicemente famoso libro si compone principalmente di due parti, delle quali la 1ª o testo si chiama Misnà o Mishnà, e l’altra che n’è come la glossa, il ripeto, si dice Ghemarà o Gemarà o Ghemarot. La Misnà è scritta in ebraico rabbinico abbastanza puro, ma con istile sì conciso ch’è difficile intenderlo, a meno che non si conosca la materia di cui tratta la Ghemarà, scritta in cattivo caldaico in istile assai confuso e poco inteso dagli stessi ebrei, i quali preferiscono al Talmud di Gerusalemme quello di Babilonia più voluminoso e che meglio comprendono, laonde è più divulgato.

Del solo testo o Misnà vi sono diverse edizioni, ritenendosi la più bella e comoda quella fatta dagli ebrei in Olanda. Si conoscono altresì diverse edizioni dell’intero Talmud; la più ricercata e rarissima, perché gli ebrei di Levante ne comprarono la maggior parte degli esemplari, è l’edizione di Venezia cominciata nel 1520 da Bomberg in 12 volumi. Non vi ha scrittore israelita che l’abbia ancora volto in alcuna lingua europea, bensì Coen ne pubblicò alcuni squarci in francese.

Altri qualificano il Talmud, collezione di dialoghi, controversie, tradizioni, discettazioni sulla religione e la morale giudaica: dividendolo in due parti distinte, chiamano la 1ª Alacha, precetti e insegnamenti, riguardando questioni di diritto, di polizia, di cerimonie e di rito; chiamano la 2ª Agada, narrazioni e racconti, ed è una raccolta di massime, fra le quali vi sono delle buone e delle cattive. I soli giudei di Polonia e di Russia considerano ancora il Talmud come codice.

Il Talmud inoltre contiene, non solo meschine stravaganze, favole ridicole e falsità manifeste riguardanti la storia e la cronologia, ma anche dell’empietà e orribili bestemmie contro la legge divina, la religione di Gesù Cristo, la B. Vergine Maria, e di odio contro i cristiani.

Si ponno leggere in Sisto di Siena, Bibliotheca Patrum, t. 15 lib. 2; in Genebrardo, Biblioth. lib. 2 e 3; in Bartolocci, Bibliot. Rabbinica; nel p. Cherubino di s. Giuseppe, Bibliot. della critica sagra, t. 3; in Buxtorf, Bibliot. Rabbinica; in Medici, Riti e costumi degli ebrei confutati, cap. 6, Del Talmud degli ebrei.

R. Maimonide nel suo Compendio del Talmud, è stimato più del Talmud stesso, per essere fatto con molto discernimento, e perché risparmia la pena di leggere una quantità d’impertinenti narrazioni, delle quali ridondano le tradizioni de’ rabbini compilate nel Talmud.

Sono chiamati Talmudisti coloro tra gli ebrei che insegnano le tradizioni contenute nel Talmud.

Pel complesso dell’empietà contenute in questo riprovevole e pestilenziale libro, fu condannato severamente da molti Papi, vietata la ritensione e la lettura sotto gravi pene, anche agli ebrei sudditi pontificii, e lo fecero divampare colle fiamme e ardere.

Il primo a condannarlo e riprovarlo fu Gregorio IX nel 1230; indi Innocenzo IV, esortando colla bolla Impia Judaeorum, de’ 9 maggio 1244, Bull. Rom. t. 3, p. 298, il re di Francia s. Luigi IX a fare abbruciare nel suo regno il Talmud, dà la nozione di questo libro, dicendo che gli ebrei, omissis seu contemptis lege Mosaica et Prophetis, quasdam traditiones suorum seniorum sequuntur … Quae Thalmud hebraice nuncupantur, et magnus liber est apud eos, excedens Textum Bibliae in immensum, in quo sunt blasphemiae in Deum, et Christum ejus, ac B. Virginem manifestae, intricabiles fabulae, abusionis erroneae, ac stultitiae inauditae.

Il cardinal Ottone (V.) di Castelridolfo legato d’Innocenzo IV a s. Luigi IX, terminò l’esame del Talmud, che venne formalmente condannato.

Egualmente inveirono contro il Talmud i Papi Clemente IV del 1265, ed Onorio IV del 1285. L’annalista Rinaldi all’anno 1320, n. 24, racconta come Papa Giovanni XXII prese la protezione degli ebrei, nella Guascogna perseguitati da’ pastorelli eretici, e concesse loro diversi benefizi, ma insieme fece bruciare il Talmud.

Nel 1554 Giulio III col breve Cum sicut, dei 29 maggio, Bull. cit. t. 4, par. 1, p. 309, diretto all’episcopato di tutto il mondo, vietò severamente agli ebrei di conservare presso di loro il Talmud, contro il quale si scagliò pure Paolo IV nel 1559. Poco dopo s. Pio V fece bruciarne 20,000 esemplari. Anche Gregorio XIII lo detestò, incaricando il dotto agostiniano Adamanzio a tradurre e correggere il Talmud, ma egli morì prima di compiere il lavoro.

Clemente VIII finalmente, non solamente fece bruciare il Talmud in Cremona, ma colla bolla Cum hebraeorum, de’ 28 febbraio 1592, Bull. cit. t. 5, par. 1, p. 428, confermò tutto il decretato dai predecessori contro il sagrilego libro, nuovamente proibendo agli ebrei di ritenere e leggere il Talmud e altri simili libri contaminati da iniquità, rivocando tutte le licenze accordate.

Leave a comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Recent Posts
Sponsor