
Gian Pio Mattogno
UN ANTIDOTO CATTOLICO CONTRO LE DERIVE GIUDEOFILE
DELLA NUOVA CHIESA CONCILIARE: IL TALMUD DI JUDA LE PRINCE
Fortunatamente, nonostante l’andazzo della nuova Chiesa, non tutti i cattolici sono inginocchiati ai piedi della Sinagoga, specie riguardo alla questione dell’odio rabbinico-talmudico anticristiano, su cui i chierici conciliari tacciono vilmente per compiacere i “fratelli maggiori”.
(Cfr. su questo stesso sito: Il Talmud in italiano. Genesi di un’operazione culturale truffaldina al servizio della Sinagoga; Le “schede per conoscere l’ebraismo” e il peccato di omissione della nuova Chiesa conciliare giudeofila, nonché altri scritti su Talmud, goyim e cristiani, con relativi riferimenti bibliografici).
Ne è un pregevole esempio un massiccio volume di quasi 500 pagine apparso in Francia nel 2020: Talmud. Voyage au bout de la nuit, Éditions Saint Agobard, il cui autore si firma con lo pseudonimo di Juda le Prince (il volume è liberamente disponibile su: archive.org).
Il punto di vista dell’autore è quello della tradizionale teologia cattolica del giudaismo e dell’antitalmudismo che ne è una diretta conseguenza.
Non è esagerato dire che si tratta di uno dei migliori lavori sull’argomento di questi ultimi tempi. Una piccola summa, o, se si vuole, una sorta di enciclopedia che prende in considerazione le voci e gli aspetti più problematici del Talmud e della letteratura rabbinica antigentile e anticristiana, ma non disdegna neppure di soffermarsi su taluni lati poco edificanti degli insegnamenti rabbinici, come ad es. quelli concernenti la morale sessuale.
Alcune di queste voci sono indicate nella copertina: protervia, esclusivismo razzista, disprezzo del non-ebreo, fanatismo, odio verso Gesù Cristo, spirito di vendetta, ossessione della purità, del denaro e del sesso, pedofilia etc.
Il testo è preceduto da un’ampia prefazione dell’ab. Olivier Rioult, autore peraltro di un volume dal titolo De la question Juive. Synthèse (2018).
(Questo libro dell’ab. Rioult, pubblicato dalla medesima casa editrice cattolica, è anch’esso liberamente disponibile su: archive.org. Il cap. II, pp. 59-85, con puntuali riferimenti alle fonti rabbiniche, è dedicato agli insegnamenti del Talmud).
Un pregio di non poco conto del volume è che Juda le Prince non riporta, come purtroppo accade sovente, citazioni di seconda o terza mano, ma attinge direttamente ai testi rabbinici utilizzando le edizioni curate da autorevoli specialisti ebrei, come ad es. quella del Talmud di Gerusalemme a cura di Moïse Schwab (1887- 1889), del Talmud babilonese (Soncino Press, Artscroll, Steinsaltz, ed. del Rabbinato francese etc.), dell’opera Mishneh Torah di Maimonide, disponibile integralmente in inglese e francese anche in rete (chabad.org), nonché vari commentari ebraici, Midrashim, Zohar, Kuzari etc. (Cfr. la Bibliographie, pp. 55-62), ed inoltre non trascura la letteratura scientifica più o meno recente.
Poiché questa non è una recensione, ma un semplice invito alla lettura, qui mi limito a segnalare solo alcuni dei temi trattati dall’autore, e segnatamente quelli concernenti più specificamente l’odio rabbinico-talmudico anticristiano.
L’autore riporta puntualmente i passi incriminati, in cui Gesù appare «ben nascosto nel Talmud» (p. 145), ma non tanto da non essere riconosciuto come un folle, figlio illegittimo, mago/stregone che traviò Israele, e per questo fu giustiziato, ed ora giace all’inferno immerso negli escrementi bollenti.
E ciò nonostante una parte della critica tenti ancora oggi di negarlo o minimizzarlo.
Juda le Prince ricorda due volumi importanti ‒ quello di Jean-Pierre Osier su Gesù raccontato dagli ebrei e quello di Peter Schäfer su Gesù nel Talmud, nonché gli studi altrettanto rilevanti di Dan Jaffe ‒ che ristabiliscono la verità sull’intera questione, ma non manca di confrontarsi anche con gli autori più critici, come ad es. Thierry Murcia (pp. 150-154).
Mi soffermo su quest’ultimo aspetto della questione, riportando gli appunti di Juda le Prince sulle considerazioni critiche di Murcia, autore di vari saggi su riviste scientifiche e di un voluminoso libro intitolato: Jésus dans le Talmud et la littérature rabbinique ancienne (2014), scritto chiaramente in risposta al libro di Schäfer su Gesù nel Talmud.
Schäfer sostiene che i rabbini avevano una conoscenza tale dei Vangeli che permetteva loro di parlare con cognizione di causa (anche se in senso negativo) di Gesù e dei minim (eretici) cristiani.
Murcia, il quale invece è convinto che i rabbini avessero una conoscenza limitata delle Scritture cristiane, adotta per contro un approccio minimalista, ma finisce anche lui per ammettere l’essenziale della questione.
Juda le Prince riporta a mo’ d’esempio 33 punti critici presi in considerazione da Murcia, cui fa seguire delle brevi annotazioni.
(1) «Gesù non è nominato esplicitamente se non una dozzina di volte nei due Talmud» (Murcia, p. 31). In verità, è chiamato anche Ben Pandera, il suo nome più antico.
(2) Sappiamo che nel Medioevo i commentatori talmudisti traducono nokhri [gentile straniero] e goy con cristiano, mentre nel Talmud questi nomi indicano semplicemente il non-ebreo (Murcia, p. 34). Questo è molto interessante!
(3) La maggior parte degli studiosi riconoscono che l’appellativo Ben Pandera/Panthera dato a Gesù è una deformazione del greco parthenos, vergine (Murcia, p. 59). Questa è un’ulteriore derisione di Gesù.
(4) Taluni esegeti dotati di immaginazione hanno visto in un certo Panther un antenato di Gesù (Murcia, p. 67).
(5) L’affermazione che Panthera potrebbe essere un soldato romano amante di Maria non si trova nel Talmud, ma negli scritti posteriori (Murcia, p. 81). In realtà, di questo Panthera si parla nel trattato Shabbath, anche se non si specifica che si tratta di un soldato.
(6) Murcia sostiene che in tutti gli scritti rabbinici Maria non è considerata una “femme de mauvaise vie”, ma tutt’al più un’adultera (Murcia, p. 86). Questa forse non sarà una calunnia intera, ma una mezza calunnia certamente sì! [Osservazione di Andrea Carancini: che Maria sia considerata un’adultera è comunque una calunnia, non una “mezza calunnia”].
(7) Riguardo alla storia di Jacob il guaritore, Murcia rimarca un «un estremo indurimento dell’atteggiamento rabbinico. Qui la morte viene rappresentata come una cosa da preferire rispetto all’aiuto da dare ad un cristiano» (Murcia, pp. 114, 126). Ma un rabbino non dal cuore duro non sarebbe un rabbino!
(8) Murcia riconosce «la terribile contrapposizione fra Vangelo e Torah, di cui i redattori del Talmud di Gerusalemme e dei Midrashim sono gli indegni testimoni» (Murcia, pp. 142-143).
(9) «Il pericolo oramai non ha più che un volto, la minut, cioè il cristianesimo, già allora assimilato ad una malattia sessuale contagiosa» (Murcia, p. 152).
(10) «Che si tratti di prostitute o di escrementi, Gesù affronta nel suo insegnamento tutti gli aspetti della vita quotidiana» (Murcia, p. 183). Murcia si riferisce a Matteo 15,17 e Marco 7, 18-19. È vero, ma non è niente in confronto a ciò che si legge nel Talmud, dove abbondano sesso e scatologia.
(11) I libri dei minim (eretici) non contaminano le mani, poiché non sono santi (Murcia, p. 214).
(12) Come abbiamo visto, «la casa di rovine» di cui si parla in Shabbath 116a non è altro che la Chiesa (Murcia, p. 222).
(13) «Il Vangelo diventa un avon gillayon (traslitterazione di Vangelo in greco), la rivelazione d’iniquità» (Murcia, p. 239).
(14) Murcia attacca violentemente Peter Schäfer, che accusa di rendere gli ebrei direttamente responsabili delle odiose calunnie che allora erano ricorrevano contro i cristiani (Murcia, p. 286). Sappiamo invece che questo non è mai successo!
(15) Murcia cita allora Tertulliano e Giustino, i quali, secondo lui, non hanno mai accusato gli ebrei di calunnia (Murcia, p. 289). Questo è un modo un po’ troppo frettoloso di vedere le cose. Murcia dimentica di citare fra gli altri S. Giovanni Crisostomo, Origene e soprattutto le decine di autori posteriori.
(16) Citando studi recentissimi, Murcia dimostra che il Talmud è stato completato nell’VIII secolo, e non nel V secolo (p. 311). Ma questa è un’ammissione importante, che spiega il torrente di ingiurie contro la Chiesa trionfante di quei tempi.
(17) «Sentenze capitali ordinate dai tribunali giudaici per crimini religiosi o ritenuti tali (Giacomo, Stefano etc.) hanno potuto essere eseguite fra il I e il III secolo senza suscitare reazioni da parte delle autorità romane» (Murcia, p. 361). E questa non è la prova di un potere segreto giudaico?
(18) «È solo all’epoca degli amoraim (la seconda generazione degli esegeti rabbinici della Legge) che questo personaggio Ben Stada, prima d’allora sconosciuto, è stato identificato dagli stessi rabbini con Gesù» (Murcia, p. 375). Dunque Murcia ammette che per i rabbini Ben Stada è uno stolto, e poco importa la data della sua assimilazione a Gesù!
(19) Riguardo al viaggio in Egitto attribuito a Gesù nel trattato Shabbath, Murcia ritiene che si tratti del Gesù delle Chiese di lingua siriaca (Murcia, p. 422). Non si vede dove l’autore voglia andare a parare. Gesù è sempre Gesù.
(20) I rabbini hanno affermato che al momento dell’esecuzione Gesù era vicino al potere. Murcia (p. 442) è dell’avviso che i rabbini, scrivendo in epoca più tarda, abbiano assimilato il cristianesimo alla romanità. Ma questo non cambia nulla rispetto al fatto che non sono stati i Romani a decidere di giustiziare il Cristo.
(21) Anche se «nessuna delle accuse mosse a Gesù nel trattato Sanhedrin è contemporanea agli eventi riferiti» (Murcia, p. 453), questo trattato è una confessione dell’omicidio di Gesù sponsorizzato dai giudei.
(22) Secondo Murcia, Haman (libro di Ester) è l’inventore dei pogrom. Ora, se è vero che nel Targun Sheni su Ester (Murcia, pp. 454-455) Haman è assimilato a Ben Pandera (cioè a Gesù), allora Gesù è simbolicamente il padre di tutti i pogrom!
(23) Murcia ritiene che il passo talmudico sull’esecuzione del Cristo è molto più tardo di quel che si pensi (Murcia, p. 473). Ma ciò non cambia assolutamente nulla, e questo vale anche per il presunto processo dei discepoli.
(24) Va notato che, quando si tratta della datazione degli scritti della Bibbia ebraica, Murcia ignora completamente la scuola di Thomas Römer (Murcia, p. 501 e bibliografia). Oggi sappiamo invece che tutti i testi del Tanakh siano molto più recenti di quanto affermano gli ebrei.
(25) Murcia riesamina la tradizione che fa di Balaam il Mosè dei gentili (Murcia, p. 523).
(26) Assimilato a Balaam, Gesù e con lui di conseguenza tutti i cristiani non hanno parte nel mondo a venire (Murcia, p. 567).
(27) Murcia sostiene che questa assimilazione di Gesù a Balaam non esiste nel Talmud di Gerusalemme (Murcia, p. 574). Poco importa, perché è l’autorità del Talmud babilonese che fa testo.
(28) Murcia riporta i passi scatologici riguardo al destino post-mortem di Gesù (Murcia, p. 581). È interessante rimarcare che siffatte preoccupazioni fecali, che all’autore appaiono del tutto normali, sono uno dei pilastri della psicanalisi freudiana.
(29) Sappiamo che Schäfer ha visto nel destino di Gesù condannato a bruciare fra gli escrementi bollenti (quelli dei suoi discepoli) un attacco derisorio all’Eucarestia. Sulla base di altri studi, tutti di autori ebrei, Murcia invece interpreta diversamente il passo in questione, cosa che non ci sorprende affatto (Murcia, p. 593).
(30) «È l’intera tradizione talmudica che mette sullo stesso piano l’idolatria e gli escrementi, e che assimila la prima ai secondi» (Murcia, p. 602). Bella confessione, ma già lo sapevamo!
(31) Citando un passo della Pesiqta Rabbati, opera non talmudica, Murcia ci mostra Gesù, «figlio di una prostituta», professare un bi-teismo del Figlio e del Padre (Murcia, p. 656). È difficile credere che i rabbini non conoscessero i Vangeli!
(32) Murcia conclude che i rabbini non avevano che una vaga conoscenza dei Vangeli (Murcia, p. 671). Ma tutto ciò che abbiamo letto nel Talmud e tutto ciò che l’autore stesso ci dice mostrano esattamente il contrario. E questo vale soprattutto per i rabbini che avevano portato a termine il Talmud babilonese nell’ VIII secolo! Essi conoscevano tutti Gesù ancor meglio dei Vangeli.
(33) E in fondo Murcia non dice altra cosa, quando afferma, e non si ha ragione di dubitarne, che al giorno d’oggi il Talmud è quello dell’VIII secolo, e non già quello del IV o V secolo (Murcia, p. 684).
Nondimeno il libro di Murcia, conclude Juda le Prince, «è un contributo importante alla conoscenza delle ignominie anticristiane del Talmud» (p. 154).
Come epilogo della sua ricerca, l’autore riporta la bolla Impia Judaeorum Perfidia inviata da Innocenzo IV a S. Luigi il 9 maggio 1244.
Se nella Chiesa, nonostante tutto, esistono sacche di resistenza come “Juda le Prince”, l’ab. Rioult, le Ed. Saint Agobard e, da noi, un don Curzio Nitoglia, allora, forse, non tutto è ancora perduto.
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