
Michael Hoffman
LE BLASFEMIE CONTRO MARIA DI NAZARETH NEL TALMUD
(Blaspheming Mary and the Birth of Jesus in the Talmud, revisionistreview.blogspot.com)
Premessa di Gian Pio Mattogno
Nel corso del processo di Parigi del 1240 contro il Talmud, rabbi Yehiel, il primo dei grandi mentitori nella secolare storia truffaldina dell’apologetica rabbinico-talmudica, ebbe la spudoratezza di affermare che nel Talmud non vi è nulla contro la madre di Gesù, Maria di Nazareth, e che gli ebrei non hanno nulla contro Maria di Nazareth.
Rabbi Yehiel di Parigi mentiva sapendo di mentire, così come ai giorni nostri mente sapendo di mentire chi scrive che «non è affatto certo che i citati Maria e Gesù siano effettivamente Gesù di Nazareth e sua madre» (Le offese a Maria e a Gesù? Possono essere omonimi …, “Il Giornale”, 29/02/2008. Intervista al rabbino Laras, presidente dell’Assemblea dei rabbini d’Italia).
Come risulta inequivocabilmente dalla letteratura rabbinica e dal dibattito storiografico, le blasfemie giudaiche contro la madre di Gesù sono state tramandate di generazione in generazione, prima oralmente, poi messe per iscritto nel Talmud, ed infine per così dire cristallizzate nell’infame libercolo Toledoth Yeshu.
Per una introduzione alle fonti e al dibattito storiografico, oltre al testo menzionato di Peter Schäfer, del quale è oggi disponibile una versione italiana (Ed. Claudiana), cfr.: Gesù di Nazareth e i cristiani nella letteratura rabbinica antica (Talmud, Tosefta, Midrash). Repertorio delle fonti, Effepi, Genova, 2018; Il Talmud e i cristiani nella disputa di Parigi del 1240, ivi, 2015, pp. 135-168; D. Jaffé, The Virgin Birth of Jesus in the Talmudic Context. A Philological and Historical Analysis, «Laval théologique et philosophique» 68 (2012), pp. 577-592; O. Limor, The Virgin in the Christian-Jewish Debate, «Cismor» 5 (2011), pp. 206-219; T. Murcia, Qui est ben Stada?, «Revue des Études Juives» ( = REJ) 167 (2008), pp. 367-387; Id., Ben Stada (ou Ben Stara) n’est pas Jésus. Une réponse à David Rokéah, REJ 172 (2013), pp. 189-199, il quale nega l’equiparazione Gesù-Ben Stada e cui ha replicato D. Rokéah, Jesus Nonetheless. A Response to Thierry Murcia, REJ 170 (2011), pp. 279-284; Id., Yet Again: Who Was Ben Satada/Sotada?, REJ 174 (2015), pp. 193-198.
Cominciamo partendo dal primo Natale.
Il Talmud insegna che Gesù nacque come figlio illegittimo di un soldato romano e che sua madre Maria era una prostituta.
Si tratta di uno dei soliti “tropi antisemiti” che circolano su Internet?
Risponderemo sulla base dei documenti.
In yiddish Yoshke Pandre è un nome offensivo per designare Gesù. Quanto al significato del nome, in senso stretto esso indica Yoysif (Giuseppe), ma è anche un gioco di parole sul nome ebraico di Gesù, Yeshu (diminutivo di Yeshua, o, nella forma più estesa, Yehoshua).
Ciò che qui più ci interessa è il patronimico Pandre, che è l’abbreviazione yiddish di Pandera, ed è da questo che cominciamo la nostra narrazione.
Shabbath 104b:
«Viene insegnato: R. Eliezer disse ai Saggi: Ben Stada portò la stregoneria dall’Egitto nelle ferite della sua carne [tatuaggi]. Essi risposero: Era un folle, e non si possono trarre prove dai folli. Ben Stada? Era Ben Pandera. R. Hisda replicò: Il marito era Stada, l’amante era Pandera. Sua madre era Stada. No, il marito era Pappos ben Jehuda e sua madre era Stada. No, la madre era Mirjam, la parrucchiera delle donne. Come si dice a Pumbenitha: È stata infedele (setatah da) a suo marito».
In questo passo talmudico incontriamo: Ben Stada, Pandera (Pandeira), Mirjam la parrucchiera.
Nel Talmud babilonese Gesù è il mago/folle, chiamato “figlio di Stada” e “figlio di Pandera”.
Il Talmud si chiede per quale ragione la stessa persona venga chiamata con due nomi differenti. R. Hisda (un amora babilonese della terza generazione e importante insegnante presso l’accademia di Sura) afferma che la persona in questione aveva, per così dire, “due padri”, perché sua madre aveva un marito e, al tempo stesso, un partner sessuale, e che Gesù era chiamato “figlio di Stada” in riferimento al marito e “figlio di Pandera” in riferimento al partner sessuale.
Ma Shabbat 104 b sostiene anche che il marito della madre di Gesù non era questo Stada, bensì Pappos b. Yehuda (uno studioso giudeo palestinese della prima metà del II secolo d.C.), e che in realtà era la madre di Gesù ad essere chiamata Stada.
Dobbiamo decifrare questo nome in codice “Stada” impiegato per designare la madre di Gesù (un altro nome per lei nel Talmud è Mirjam).
“Stada” è un grave insulto. Peter Schäfer nel suo libro fondamentale Jesus in the Talmud (Princeton University, 2007), riporta che Stada deriva dalla radice ebraico-aramaica satah/seté (deviare dalla retta via, smarrirsi, essere infedele).
In altre parole, la madre di Gesù era chiamata Stada perché, agli occhi dei rabbini, era una sotah, un’adultera.
Sanhedrin 67a afferma:
«La madre di quell’istigatore era Mirjam, la parrucchiera (delle donne) … una donna promiscua, che si allontanò (setah da) dal marito» (Steinsaltz Talmud, Random House, 1998, vol. XVIII, p. 227).
Scrive il prof Schäfer:
«Se il Talmud dà per scontato che la madre di Gesù avesse rapporti sessuali con persone diverse dal marito, allora ne consegue che Gesù era un mamzer, un bastardo. Per essere classificato come mamzer non importava se il suo padre biologico fosse effettivamente il partner sessuale della madre, e non il marito legale. La sola presunzione che lei avesse commesso adulterio rendeva dubbio lo status legale di Gesù. Questa è la ragione per cui una volta Gesù è chiamato Ben Stada e un’altra volta Ben Pandera».
Il contesto di Shabbath 104b e Sanhedrin 67a suggerisce che i capelli presumibilmente lunghi e scoperti di Maria (megadla neshayya) fossero indicativi del suo presunto comportamento indecente. Nella mentalità misogina dei rabbini della Ghemara una donna che appare in pubblico a capo scoperto e con i capelli lunghi è incline ad ogni sorta di condotta oscena (Cfr. Gittin 90a).
Ovviamente non c’è alcuna prova che Maria, madre di Gesù, si sia mai comportata in questo modo, ma ciò è una dimostrazione del risentimento che i rabbini provavano di fronte alla libertà che Gesù concedeva alle sue seguaci donne. Descrivere sua madre come una che andava in giro senza velo ‒ cosa che ancora oggi rimane un requisito talmudico per molte seguaci donne frum (“osservanti”) delle tradizioni rabbiniche ‒ è un’espressione di tale risentimento.
Il rabbino Adin Steisaltz, ex nasi del risorto Sinedrio, cerca di negare i legami tra Gesù e Pandera:
«I censori cristiani, come pure la tradizione popolare, identificarono “ben Satada” e “ben Pandera” con Gesù di Nazareth a causa della somiglianza di diversi aspetti delle due storie. Tuttavia le tosafoth ritenevano questa identificazione cronologicamente impossibile» (Il pilpul di Steinsaltz è elaborato in una nota a margine di Shabbath 104b dell’ed. Koren del Talmud Steinsaltz: Koren Talmud Bavli, Jerusalem, 2012, vol. 3, p. 120).
Gli apologeti talmudisti sostengono che il termine Pandera del Talmud babilonese si riferisca al padre di un’altra persona di nome Gesù vissuta tempo addietro, e non a Gesù di Nazareth. Affermano inoltre che il nome Pandera è comune nelle iscrizioni latine, cioè “gentili” dell’epoca, e questo è vero.
Tuttavia, come afferma il prof. Schäfer, il nome Panthera/Pandera è estremamente raro nell’uso ebraico e aramaico, «e questo solo fatto rende evidente il collegamento col Panthera di Celso».
Il prof. Schäfer allude alle prove indipendenti circa l’insegnamento ebraico di Gesù/Pandera contenute negli scritti di Celso, l’oppositore pagano del cristianesimo del II sec. d.C., il quale lo attaccò riportando le calunnie dei rabbini che circolavano ai suoi tempi.
Il trattato di Celso Alethes Logos (Discorso di verità) reitera le calunnie contro Gesù e Maria ad opera del rabbinato proto-talmudico.
«Celso comincia il suo attacco ripetendo le provocazioni rivolte dagli ebrei ai cristiani: Gesù nacque nell’adulterio e fu nutrito dalla saggezza egizia» (Encyclopaedia Britannica, XI ed., 1910-1911, voce: Celso).
Le opere di Celso sono andate perdute, ma ne conosciamo l’esistenza grazie al suo antagonista cristiano del III sec., Origene, che lo citò ampiamente nel Contra Celsum.
Origene racconta che Celso, nella sua campagna contro il cristianesimo, utilizzò gli insegnamenti dei rabbini su Gesù, mettendo in scena un ebreo, al quale Celso chiede cosa questi sappia di Gesù.
E l’ebreo risponde:
«Egli (Gesù) proveniva da un villaggio giudaico e da una povera contadina che era stata cacciata dal marito, falegname di professione, perché era stata condannata per adulterio. Dopo essere stata cacciata dal marito e mentre vagava in modo disonorevole, diede alla luce Gesù di nascosto. Poiché (Gesù) era povero, si fece assumere come operaio in Egitto e lì si cimentò in certi poteri magici di cui gli Egizi menano vanto. Tornò pieno di orgoglio, e a causa di questi poteri si attribuì il titolo di Dio» (Origene, Contro Celso, I, cap. 28).
Scrivendo nel 178 d.C. Celso, l’antagonista pagano dei cristiani, aveva ribadito esattamente gli insulti contro Gesù e Maria che sarebbero stati messi per iscritto nel Talmud babilonese qualche centinaio di anni dopo.
Origene prende in esame quanto l’ebreo aveva riferito a Celso:
«Ritorniamo ora al punto in cui viene introdotto l’ebreo che parla della madre di Gesù. Egli afferma che “quando era incinta fu cacciata fuori di casa dal falegname cui era stata promessa sposa, perché colpevole di adulterio, e che diede alla luce un figlio da un certo soldato (romano) di nome Panthera … Sono loro che hanno ottusamente inventato queste favole sull’adulterio della Vergine con Panthera … a causa del carattere estremamente miracoloso (della nascita di Gesù)… Era sicuramente prevedibile che coloro i quali non credevano alla nascita miracolosa di Gesù avrebbero inventato qualche falsità» (Contro Celso, I, cap. 32).
Come riporta Origene, questo ebreo avrebbe potuto benissimo citare i passi talmudici Gittin 90a e Shabbath 104b. Ma, come detto, queste calunnie sarebbero state messe per iscritto solo qualche centinaio di anni dopo.
Tutto ciò dimostra che queste maligne menzogne su Gesù, su sua madre e sulla sua eredità spirituale, già nel 178 d.C. erano un dogma ben consolidato fra gli ebrei. Successivamente vennero formalmente istituzionalizzate nei testi più sacri del giudaismo.
«È in ogni caso certo che anche le fonti rabbiniche considerano Gesù come il “figlio di Pandera”» (Jewish Encyclopedia, 1912, vol. 6, p. 170. Cfr. altresì Hullin 2,22 e 2,24) (…).
https://revisionistreview.blogspot.com/2019/12/blaspheming-mary-and-birth-of-jesus-in.html
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