
(Photo: AFP)
LE GUARDIE RIVOLUZIONARIE IRANIANE: TUTTE LE BASI STATUNITENSI NELLA REGIONE E I PUNTI DI RACCOLTA ISRAELIANI “SPALATI” NELLA 62ESIMA ONDATA DI RAPPRESAGLIA
mercoledì 18 marzo 2026
Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) ha annunciato il completamento con successo della 62ª ondata dell’Operazione True Promise 4, che ha preso di mira tutte le basi statunitensi nella regione, nonché i punti di raduno militari israeliani e i centri di supporto al combattimento, con un bombardamento di missili avanzati e droni di precisione.
Il dipartimento di pubbliche relazioni del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC) ha dichiarato in un comunicato che l’ondata 62 ha distrutto con successo obiettivi ad Acri, Haifa, Tel Aviv e Beersheba.
Gli attacchi sono stati effettuati senza l’attivazione delle sirene d’allarme, a dimostrazione della capacità di penetrazione dei missili iraniani.
Negli ultimi attacchi l’IRGC ha utilizzato una varietà di armi potenti, tra cui missili Qadr multi-testata, missili Kheibar Shekan, missili Emad e missili Haj Qassem.
Basi statunitensi “spalate” per la terza volta
Per la terza volta, tutte le basi statunitensi nella regione sono state prese di mira e “distrutte” dalle forze iraniane, si legge nella dichiarazione.
Il comunicato cita specificamente diverse installazioni colpite: la base aerea di Ali Al Salem in Kuwait, la Victory Base in Iraq, la base aerea di Al Kharj in Arabia Saudita, la base aerea di Al Udeid in Qatar, la base di Al Udeirah negli Emirati Arabi Uniti, la base aerea di Al Dhafra negli Emirati Arabi Uniti, la base aerea di Al Azraq in Giordania, la base navale della Quinta Flotta in Bahrein e la base di Arifjan in Kuwait.
Secondo le Guardie Rivoluzionarie, queste installazioni sono state colpite da potenti missili a testate multiple e da droni esplosivi di precisione.
Il comunicato delle Guardie Rivoluzionarie ha sottolineato la straordinaria e sorprendente presenza della nazione iraniana negli ambiti sociali e pubblici, in particolare alla vigilia dell’ultimo mercoledì dell’anno iraniano, quale fonte di rabbia, disperazione e follia per il nemico.
“Il nemico è intrappolato e imprigionato in un triangolo formato dalla coesione nazionale iraniana, dall’immensa potenza missilistica e dei droni e dal sostegno dell’opinione pubblica mondiale all’Iran”, si legge nella dichiarazione.
Riferendosi ai recenti attacchi terroristici “ciechi” che hanno causato la morte di diversi membri dei Basij, le Guardie Rivoluzionarie hanno affermato che tali crimini non hanno alcun impatto sulla vasta distesa delle forze Basij.
“Il terrore cieco di alcuni membri dei Basij non scalfisce minimamente l’immensa e milionaria schiera dei Basij, anzi rafforza la determinazione a proseguire sulla via della guerra fino alla vittoria e alla resa del nemico”, si legge nella dichiarazione.
L’ondata 62 rappresenta l’ultima fase della risposta prolungata dell’Iran alla guerra di aggressione israelo-americana iniziata il 28 febbraio.
Gli Stati Uniti e Israele hanno assassinato la Guida Suprema della Rivoluzione Islamica, l’Ayatollah Seyyed Ali Khamenei, e migliaia di civili, tra cui gli studenti della scuola di Minab, e recentemente il piccolo Mojtaba, di soli tre giorni, e la sua famiglia sono stati martirizzati vicino ad Arak.
Dall’inizio del conflitto, le Guardie Rivoluzionarie israeliane hanno riferito di aver lanciato circa 700 missili e 3.600 droni contro obiettivi statunitensi e israeliani, utilizzando un arsenale completo di armamenti avanzati, tra cui missili ipersonici Fattah, missili Khorramshahr con testate da una tonnellata e vari sistemi a guida di precisione.
L’Iran ha sempre sostenuto che le sue operazioni di rappresaglia costituiscono legittima autodifesa ai sensi del diritto internazionale, prendendo di mira esclusivamente obiettivi militari americani e israeliani ed evitando di danneggiare le infrastrutture civili.
I ripetuti attacchi contro le basi statunitensi in tutta la regione dimostrano la capacità dell’Iran di proiettare la propria influenza in Asia occidentale, nonostante gli sforzi nemici per indebolirne le capacità militari.
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