Gian Pio Mattogno: Jeffrey Epstein: il volto malato e depravato del sistema giudeo-pedo-plutocratico americano

Gian Pio Mattogno 

JEFFREY EPSTEIN: IL VOLTO MALATO E DEPRAVATO DEL SISTEMA

GIUDEO-PEDO-PLUTOCRATICO AMERICANO

 

Riassumo i tratti salienti di un interessante articolo di Chloe Rafferty apparso sul sito RED FLAG (Epstein is the sick and depraved face of capitalism, February 15, 2026, redflag.org) relativo al pervertito e pedofilo ebreo Jeffrey Epstein.

Qui non ci troviamo di fronte ad una pura e semplice questione di etica. C’è molto di più. E l’autrice lo mette bene in evidenza.

L’Epstein Files Transparency Act ha permesso di prendere conoscenza di una parte dei files relativi alla vicenda Epstein. Com’era prevedibile, Trump viene menzionato circa 4.000 volte.

Ma lo scandalo Epstein fa molto di più che semplicemente smascherare individui odiosi. È un atto d’accusa contro l’intera sistema del capitalismo globale, contro coloro che detengono posizioni di comando all’interno di tale sistema: figure potenti della politica, dell’economia, della scienza, dell’arte, del mondo accademico, dei media – tutte collegate da accordi finanziari, favori reciproci, facile accesso al denaro e al sesso.

I documenti rilevano abusi su donne e bambini su scala industriale. Il Dipartimento di Giustizia stima che Epstein abbia abusato di oltre 1.000 donne.

Questo non era un segreto per i suoi amici e collaboratori. Nel 2008 Epstein si dichiarò colpevole di adescamento di minore per evitare un processo federale, e scontò solo 13 mesi di una condanna a 18 mesi, gran parte dei quali in regime di semilibertà presso i suoi uffici di Palm Beach.

Anche dopo la condanna, la cerchia dei suoi amici influenti continuò a crescere. Nella sua residenza di New York, nella sua villa in Florida o sulla sua isola privata i produttori di Hollywood potevano frequentare miliardari, spie, principi e professori di Harvard.

Fra gli amici di Epstein figuravano alcuni dei più ricchi capitalisti del mondo, da Elon Musk, il quale chiedeva nelle sue email quando si sarebbe tenuta la “festa più sfrenata” sull’isola di Little St. James di Epstein, a Richard Branson, ansioso di incontrare Epstein e di conoscere il suo “harem”, e a molti banchieri e uomini d’affari di Wall Street.

Queste frequentazioni di Epstein rivelano certi retroscena del sistema capitalistico. JP Morgan Chase prima e Deutsche Bank poi per anni hanno protetto Epstein da qualunque controllo normativo sulle società di comodo, sulle sue organizzazioni benefiche, sui suoi ingenti prelievi di contanti sospetti e sui pagamenti alle agenzie di modelle.

Epstein era una risorsa sia come cliente che come tramite per nuovi affari. L’ex CEO di JP Morgan Chase, Jes Staley, trascorreva regolarmente le vacanze sull’isola di Epstein e volava sul suo aereo privato “Lolita Express”.

Un aspetto sconvolgente dei documenti – scrive Chloe Rafferty – è la natura bipartisan del sistema Epstein. Al di là delle apparenti diversità, leélite sono sostanzialmente uguali. Ed ecco presidenti repubblicani o democratici come Trump e Clinton condividere lo stesso ambiente sociale. Ecco emergere dalle email tutto un mondo di solidarietà tra élite che andava oltre il sesso, di politica informale, di accordi sottobanco, di corruzioni accessibili ai soli ricchi. Questi documenti mettono a nudo tutta la disinvoltura con cui la classe dominante concludeva accordi diplomatici ed economici attraverso canali segreti, in un miscuglio di politica, affarismo e interessi personali. Lord Peter Mandelson ne è un esempio lampante.

Un elemento costante dell’agenda politica di Epstein era il suo sostegno a Israele e i suoi legami con l’establishment politico israeliano. È plausibile che sia stato una risorsa per i servizi segreti israeliani. Ebbe intime frequentazioni con l’ex Primo Ministro israeliano Ehud Barak, col quale collaborò nella vendita e nello sviluppo di armi israeliane. Le email scambiate con Steve Bannon rivelano alcuni retroscena della politica americana in funzione anticinese.

Anche accademici di alto profilo, rettori di prestigiose università, scienziati e professori sembrarono disposti ad umiliarsi, pur di ottenere il patrocinio di Epstein.

Perfino un Noam Chomsky, che costituisce l’esempio più vergognoso. Questo accademico di sinistra, proprio colui che pubblicamente scriveva di come l’imperialismo crei il consenso per la guerra, in privato era ben felice di tenere una corrispondenza simpatica e cordiale con Epstein.

«È un monito a diffidare sempre di coloro che criticano il potere dall’interno delle sue istituzioni, senza organizzarsi attivamente contro di esso».

Tutti gli abusi sessuali di cui si sono macchiati Epstein e la sua potente cerchia di amici, sottolinea a ragione Chloe Rafferty, dovrebbero essere considerati più che semplici eccessi della classe agiata.

Tali pratiche infatti sono profondamente radicate nelle strutture del sistema capitalistico, che considera le persone comuni come oggetti, meri fattori di produzione da parte di chi controlla le dinamiche del capitale (ed evidentemente anche meri oggetti di piacere)

Epstein è il volto malato e depravato del capitalismo. È un tramite per l’accumulo di profitto e potere, i cui interessi trascendono ogni divisione politica.

Insomma, tutto un sistema era con Epstein e alle spalle di Epstein.

Epstein è il volto autentico della classe dominante.

Tutto ciò è pienamente condivisibile.

Ma perché non specificare che Jeffrey Epstein era ebreo?

Perché non sottolineare che Epstein era il rappresentante più significativo non di una generica “classe agiata”, o, se si preferisce, del “capitalismo”, ma della giudeo-pedo-plutocrazia americana?

Perché arrestarsi sempre, nelle proprie critiche, sulla soglia della Sinagoga?

Non si rischia, come scrive l’autrice a proposito di Chomsky, di criticare il sistema senza organizzarsi attivamente contro di esso?

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