
(Photo by JAAFAR ASHTIYEH / AFP)
I PICCOLI PALESTINESI E I SICARI DI NETANYAHU
di Gian Pio Mattogno
«The Time of Israel» di lunedì 24 marzo pubblica la foto di un bambino palestinese, Mustafa, rimasto ferito il 15 marzo nel corso di una vera e propria esecuzione da parte di poliziotti di frontiera israeliani che hanno aperto il fuoco proditoriamente contro il veicolo che trasportava i suoi genitori ed altri due fratelli, uccidendoli sul colpo.
E questa è la cronaca del giornale ebraico.
«Sono trascorsi nove giorni da quando le forze di sicurezza israeliane hanno ucciso a colpi d’arma da fuoco una coppia palestinese e due loro figli piccoli nel villaggio di Tammun, in Cisgiordania, ma nessuno dei due agenti della polizia di frontiera coinvolti è stato convocato per essere interrogato, riferisce Haaretz.
«La polizia di frontiera ha affermato che gli agenti credevano che l’auto su cui viaggiava la famiglia si fosse diretta a forte velocità verso di loro, sebbene sia stata avviata un’indagine sull’incidente.
«L’altro bambino sopravvissuto, Kaled Bani Awda, di 11 anni, ha dichiarato ai media palestinesi dopo l’incidente che i colpi s’arma da fuoco erano stati sparati direttamente contro l’auto. “È arrivato l’esercito. Mi hanno tirato fuori dall’auto. C’erano persone sedute sul mio petto. Mi hanno detto: ‘Raccontaci tutto quello che è successo o ti uccideremo.’ Ho detto loro che eravamo andati a fare shopping a Nablus e poi eravamo tornati a casa, e che in macchina c’erano mio padre, mia madre e i miei tre fratelli. [L’ufficiale] mi ha dato del bugiardo e poi mi ha colpito in faccia”, ha raccontato”».
Evidentemente per i sicari del macellaio di Tel Aviv, questi degni rappresentanti dell’ “unica democrazia del Medio Oriente”, la vita di un empio goy, per giunta palestinese, assassinato deliberatamente, non vale neppure lo straccio di una misera inchiesta.
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