Il generale Soleimani ha combattuto il terrorismo e ha smascherato la fallacia della “guerra al terrore” dell’Occidente

IL GENERALE SOLEIMANI HA COMBATTUTO IL TERRORISMO E HA SMASCHERATO LA FALLACIA DELLA “GUERRA AL TERRORE” DELL’OCCIDENTE

sabato 3 gennaio 2026

di Dina Y. Sulaeman

Questa settimana ricorre il sesto anniversario del martirio del generale Qassem Soleimani, figura fondamentale dell’Asia occidentale contemporanea (Medio Oriente) e fermo difensore della sicurezza e della sovranità della regione.

Più che un celebre comandante militare, il generale Soleimani era un brillante stratega, determinante nel frenare la diffusione del caos, in particolare nel contrastare l’ascesa dei gruppi terroristici ed estremisti takfiri.

Il suo assassinio non ha rappresentato solo la perdita di una figura chiave nella lotta al terrorismo, ma ha anche messo in luce un sorprendente paradosso al centro della narrazione occidentale sulla cosiddetta “guerra al terrore”.

Per l’Iran e i suoi alleati, il coinvolgimento in Siria non è mai stato un progetto di espansione territoriale o ideologica, ma uno sforzo strategico per impedire la disintegrazione regionale alimentata dall’ascesa dei gruppi terroristici takfiri.

Questi gruppi di milizie estremiste operavano con il sostegno e nell’interesse degli Stati Uniti e del regime israeliano.

Il generale Soleimani ha sempre sottolineato che la Siria rappresenta la “prima linea di resistenza” contro le forze capaci di minare la pace e la stabilità regionale.

A suo avviso, la caduta della Siria non solo avrebbe devastato il Paese arabo stesso, ma avrebbe anche aperto le porte a un caos di vasta portata in tutta l’Asia occidentale. Fu in questo contesto che il generale Soleimani contribuì a costruire quello che oggi è noto come l’Asse della Resistenza, una rete politica, militare e sociale che collega Iran, Iraq, Siria, Libano e Palestina.

L’obiettivo non è mai stato l’espansione dell’influenza politica o ideologica iraniana, bensì l’istituzione di una linea difensiva contro i gruppi terroristici che sfruttano le divisioni settarie per ampliare il loro raggio d’azione, agendo per conto di potenze esterne che prosperano sulla destabilizzazione regionale.

Attraverso questo approccio, mirava a contenere la diffusione del terrorismo e dell’estremismo che avrebbero potuto oltrepassare i confini e indebolire il più ampio movimento per la difesa della Palestina.

L’assassinio del comandante supremo delle forze antiterrorismo nel gennaio 2020 ha segnato una svolta decisiva. Dopo la sua morte, le dinamiche della regione sono cambiate radicalmente. Negli anni successivi, i gruppi che operavano sotto le insegne di Daesh e al-Qaeda sono stati rafforzati per servire gli interessi delle potenze occidentali e del regime israeliano.

Alla fine del 2024, Hay’at Tahrir al-Sham (HTS), da tempo definita un’organizzazione terroristica, è riuscita a prendere il potere e a rovesciare il governo di Bashar al-Assad, con l’aiuto di alcuni attori regionali e internazionali che da tempo avevano tramato per la caduta di Assad.

Ironicamente, HTS, un tempo considerata una minaccia globale, è ora considerata un partner politico legittimo dagli Stati Uniti e da molti paesi europei. È stata accolta con favore nei consessi internazionali, ospitata da importanti nazioni e gradualmente legittimata come attore politico “razionale” e “collaborativo”.

Questa “normalizzazione del terrorismo” dimostra quanto siano diventati fluidi gli standard per definire il terrorismo. Etichette un tempo applicate con certezza possono ora essere revocate in qualsiasi momento, a seconda dei mutevoli interessi geopolitici delle potenze occidentali.

La Siria, un tempo pietra angolare della resistenza contro l’illegittimo regime israeliano, è ora diventata uno degli stati vassalli dell’Occidente, non disposto o incapace di agire contro l’occupazione illegale da parte di Israele delle alture del Golan e delle regioni meridionali della Siria, tra cui il monte Hermon, di importanza strategica.

Il nuovo regime siriano, dopo essersi guadagnato il favore del presidente statunitense Donald Trump, appare in gran parte passivo di fronte al genocidio in corso a Gaza, che finora ha causato più di 71.000 vittime.

Questo cambiamento di atteggiamento ha eroso la legittimità morale. La narrazione che un tempo ispirava sostegno da tutto il mondo, comprese decine di migliaia di combattenti stranieri provenienti da paesi come il mio, l’Indonesia, ha gradualmente perso il suo fascino, mentre la realtà rivela una volontà di compromesso con forze che in precedenza aveva denunciato.

La comunità globale sta riconoscendo sempre più che il termine “terrorismo” spesso riflette una posizione politica piuttosto che un’azione.

La prova più evidente risiede nella continua etichettatura da parte dell’Occidente dei gruppi di resistenza palestinese, come Hamas e la Jihad islamica, così come di Hezbollah in Libano e di Ansarallah in Yemen, come “organizzazioni terroristiche”.

Fin dall’inizio, l’assassinio del generale Soleimani ha messo in luce l’assurdità della retorica statunitense sul terrorismo e sulla cosiddetta “guerra al terrore”. Perché prendere di mira una figura che ha dedicato la sua vita alla lotta al terrorismo nella regione, da parte di un Paese che afferma di essere leader nella lotta globale contro di esso?

I doppi standard dell’Occidente sono diventati così evidenti che la consapevolezza pubblica sta crescendo, creando spazio per una lettura più critica del discorso sulla sicurezza globale.

È in questo contesto che il martirio del generale Soleimani assume un significato più profondo. Ha dato la vita come parte di un movimento di resistenza contro un ordine globale disposto a sacrificare milioni di persone nella regione per proteggere i veri responsabili del terrorismo: il regime sionista.

Il suo assassinio ha messo a nudo i veri criminali e ha smascherato il progetto occidentale di una “guerra al terrore” per quello che è veramente: una “guerra per il terrore”.

(Dina Y. Sulaeman è professoressa assistente presso il Dipartimento di Relazioni Internazionali dell’Universitas Padjadjaran, Indonesia)

(Le opinioni espresse in questo articolo non riflettono necessariamente quelle di Press TV.)

https://www.presstv.ir/Detail/2026/01/03/761784/General-Soleimani-fight-terror-fallacy-West

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