Gian Pio Mattogno: Le schede per conoscere l’ebraismo e il peccato di omissione della nuova Chiesa conciliare giudeofila

Gian Pio Mattogno 

LE SCHEDE PER CONOSCERE L’EBRAISMO E IL PECCATO DI OMISSIONE

DELLA NUOVA CHIESA CONCILIARE GIUDEOFILA

 

All’inizio del Confiteor il fedele confessa a Dio di avere molto peccato «in pensieri, parole, opere e omissioni». Già, anche in omissioni.

Se poi a peccare di omissione non è il semplice fedele, ma la stessa Chiesa in prima persona, allora la cosa si fa molto più seria.

Proprio a questo pensavo quando ho letto l’ultima trovata della nuova Chiesa conciliare giudeofila: le Schede per conoscere l’ebraismo.

Nel giugno 2015 l’OSSERVATORIO ANTISEMITISMO riprende da mosaico-cem.it la notizia di un “progetto educativo, presentato presso il Ministero dell’Istruzione e del Merito, per promuovere la conoscenza e combattere i pregiudizi”, un progetto partorito dalla CEI (Conferenza Episcopale Italiana) e dall’UCEI (Unione delle Comunità Ebraiche Italiane). (Progetto educativo CEI e UCEI contro l’antisemitismo. Cei e Ucei insieme contro l’antisemitismo: sedici schede per riscoprire l’ebraismo nelle scuole. E non solo, 6 giugno 2025, osservatorioantisemitismo.it).

All’incontro, che ci dicono «riservato, ma significativo», hanno partecipato il ministro Valditara, il card. Zuppi, il rabbino capo di Roma Di Segni, il vescovo Giuliodori e l’arcivescovo Baturi, segretario generale della CEI.

Come ha evidenziato Noemi Di Segni, presidente dell’UCEI, il progetto, che nasce con la finalità di «contrastare l’antisemitismo attraverso la conoscenza», è stato un lavoro congiunto che ha permesso di ragionare insieme sulle criticità di conoscenza presenti nell’editoria scolastica.

Un modo elegante per dire che d’ora in poi tutti gli editori scolastici dovranno allinearsi alle narrazioni ufficiali della Sinagoga?

«Il lavoro che abbiamo fatto è un punto di partenza». Una minaccia?

Sicuramente no, poiché gli eletti e i loro Shabbath Goyim ci assicurano che la strada intrapresa, a volte faticosa, ma essenziale, è quella della «costruzione condivisa della verità».

Questo progetto, definito «un gesto di responsabilità condivisa, un’alleanza educativa tra religioni, un segnale forte rivolto alle giovani generazioni», prevede l’elaborazione di «sedici schede tematiche sull’ebraismo, da integrare nei libri di testo destinati all’insegnamento della religione cattolica nelle scuole».

All’inizio di novembre 2025 «L’Osservatore Romano» comunica che è stata messa in atto la nuova iniziativa basata su «cultura, dialogo e conoscenza per contrastare e vincere l’antisemitismo, la falsa informazione, l’odio e i pregiudizi verso chi professa una fede differente» (R. Paglialonga, Educazione e dialogo per contrastare l’antisemitismo, O.R., 06 Novembre 2025).

Il sottotitolo suona: Presentato a Palazzo Borromeo il volume di Cei e Ucei “Sedici schede per conoscere l’ebraismo”.

Mons. Derio Olivero, vescovo di Pinerolo e presidente della Commissione episcopale per l’ecumenismo e il dialogo della Conferenza episcopale italiana, intervenuto all’ambasciata d’Italia presso la Santa Sede per la presentazione del volume Sedici schede per conoscere l’ebraismo, così saluta l’evento:

«Il progetto delle schede per conoscere l’ebraismo è imbevuto dello spirito della Nostra Aetate: un documento che, nell’aprire al dialogo con le altre religioni, ci ha insegnato che la prima grande cosa è conoscere, e conoscere per ri-conoscere».

Il percorso è partito con sedici voci (ma nell’ultimo periodo si è arricchito con altre otto).

Cfr. Schede per conoscere l’ebraismo. A cura di Conferenza Episcopale Italiana – Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, 2025 (unedi.chiesacattolica.it).

Questo progetto ha tutta l’aria di essere l’ennesima operazione culturale truffaldina ad usum Judaei, stavolta con la complicità diretta della Chiesa.

Le varie voci vanno dalla Bibbia ebraica alla Torah orale (Talmud), dai precetti, valori, riti giudaici etc. alla storia degli ebrei italiani e al dialogo ebraico-cristiano dal Concilio Vaticano II fino ad oggi.

Le schede n. 2 e 12 suonano rispettivamente: La Torah scritta e la Torah orale (pp. 13-18) e Gesù/Yeshua ebreo (pp. 73-75).

Poiché sono le voci centrali per la «costruzione condivisa della verità», per ora mi soffermo brevemente solo su di esse.

La prima voce ricostruisce succintamente la storia della formazione del Talmud e della più antica letteratura rabbinica.

Vi apprendiamo tra l’altro che «la Torah regola tutti gli ambiti dell’esistenza, pertanto un ebreo che desidera vivere secondo i precetti di Dio, deriva la propria condotta dalla halakhah, ovvero da tutto ciò che è stato tramandato dai Saggi e che è giunto fino a noi principalmente attraverso il Talmud» (p. 18).

Assolutamente nulla, non una parola sull’odio radicale e sull’atteggiamento discriminatorio dell’ebreo talmudista verso il non-ebreo in generale e il cristiano in particolare.

Assolutamente nulla, non una parola sulle polemiche che questo atteggiamento ha provocato nei secoli, con la Chiesa cattolica in primo piano nella battaglia antitalmudica.

Un bel modo di «costruzione condivisa della verità»!

Ma la voce dedicata a Gesù (con la complicità, ripetiamo, della Conferenza Episcopale Italiana) è ancora più gravemente significativa.

Non tanto per le corbellerie che ci tocca leggere, come quella secondo cui l’annuncio cristiano di salvezza esteso alle genti avverrebbe «in piena linea con la fede ebraica» (sic!!), o per le vere e proprie eresie che vi compaiono, come quella secondo cui «la Chiesa non intende sostituire Israele» e «non ci sarà una conversione finale d’Israele», quanto piuttosto per le gravi omissioni relative alle blasfemie rabbinico-talmudiche contro Gesù, Maria e i cristiani.

Assolutamente nulla, non una parola sul fatto che nel Talmud Gesù è descritto come un folle, uno stolto, un eretico e idolatra, istigatore all’eresia e all’idolatria, bestemmiatore, mago/stregone, figlio adulterino di una meretrice di nome Maria e di Pandera, un seduttore del popolo che trascinò Israele all’apostasia e che per i suoi peccati fu giustiziato la vigilia di Pasqua e condannato nel Gehinnom fra gli escrementi bollenti.

Assolutamente nulla, non una parola sui cristiani considerati idolatri ed eretici, coi quali era proibito intrattenere relazioni d’affari durante le loro feste religiose.

Assolutamente nulla, non una parola sui cristiani condannati alle pene eterne del Gehinnom a causa della loro fede in Cristo.

Assolutamente nulla, non una parola sui Vangeli considerati libri eretici da gettare nel fuoco.

Assolutamente nulla, non una parola sulla Birkat ha-minim (la “benedizione” degli eretici), recitata ancora al giorno d’oggi, nella quale gli ebrei maledicono quotidianamente i cristiani e invocano la loro distruzione e perdizione.

Se tutto questo non è un peccato di omissione, allora il peccato di omissione non esiste.

 

One Comment
    • a.carancini
    • 10 Gennaio 2026

    Su questo articolo di Gian Pio Mattogno, peraltro pregevole come al solito, avrei un’osservazione da fare: ad un certo punto, Mattogno qualifica di corbelleria l’affermazione secondo cui “l’annuncio cristiano di salvezza esteso alle genti avverrebbe «in piena linea con la fede ebraica» (sic!!)”. L’affermazione in sé non è sbagliata: l’annuncio della fede proclamato da Gesù avvenne in linea con la “fede ebraica”, se intendiamo per fede ebraica quella dell’antica sinagoga mosaica. La predetta affermazione diventa sbagliata se intendiamo per fede ebraica quella professata al tempo di Gesù dai farisei e dai sadducei. Qualcuno mi corregga se sbaglio.

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