
Gian Pio Mattogno
I NATUREI KARTA SONO NOSTRI ALLEATI?
Ho scritto che provo una sincera ammirazione per antisionisti di origine ebraica come Israel Shahak e Moni Ovadia (sottolineo di origine ebraica, e non ebrei, il vero e unico ebraismo essendo quello rabbinico-talmudico, da cui grazie al cielo sono stati e sono entrambi immuni), ma ho sempre provato più che una certa diffidenza verso gli ebrei talmudisti che si professano antisionisti.
Il caso più clamoroso è quello dei Naturei Karta (Guardiani della città), un gruppo religioso ultra-ortodosso minoritario, avversato dal resto della comunità ebraica internazionale per via del suo atteggiamento critico nei confronti del sionismo e di Israele.
Dal loro sito ufficiale (NATUREI KARTA INTERNATIONAL, Mission Statement, nkusa.org) apprendiamo che NKI «è una comunità di attivisti che rappresenta molti ebrei in tutto il mondo, i quali sostengono e promuovono la tradizionale opposizione ebraica alla filosofia del sionismo, rifiutano la legittimità dello Stato di Israele, la sua occupazione della Palestina e condannano le guerre ed atrocità in corso dentro e fuori la Palestina».
Per migliaia di anni, leggiamo ancora, il popolo ebraico si è definito esclusivamente come una comunità religiosa. L’essenza dell’ebraismo è la fede incondizionata in Dio, sancita da un patto stretto con lui, e nella Torah.
Secondo Naturei Karta, uno dei princìpi fondamentali dell’ebraismo è che, sin dall’espulsione dalla Terra Santa, avvenuta per decreto divino, gli ebrei sono in esilio e sono tenuti ad essere cittadini leali in qualsiasi paese risiedano ed è proibito ribellarsi o fare guerre contro qualsiasi popolo, nazione o paese.
L’esilio avrà termine solo miracolosamente, per opera di Dio, senza alcun intervento umano.
«Allora tutta l’umanità si unirà nel servizio fraterno del Creatore».
Di conseguenza «l’ideologia sionista, un’innovazione recente che mira ad imporre la fine dell’esilio, è contraria alla fede ebraica e a millenni di tradizione ebraica largamente accettata».
Per raggiungere il proprio obiettivo politico i sionisti scelsero la Palestina, una terra con un proprio popolo, e «avviarono un brutale processo di acquisizione del territorio», espellendone i legittimi abitanti, i palestinesi.
«Fin dalla fondazione dell’entità sionista in Palestina, la popolazione indigena del paese ha subìto ogni forma di brutale oppressione, tra cui occupazione, uccisioni e furti, tutte palesi violazioni delle leggi della Torah».
Per i «veri seguaci della religione ebraica … ebraismo e sionismo sono diametralmente opposti».
Naturei Karta, che vuole essere, come dice, la voce della religione ebraica originaria e che combatte la sua battaglia partecipando anche ad eventi congiunti ebraico-musulmani, si adopera a chiarire al mondo la falsità e inautenticità del sionismo, condanna l’oppressione del popolo palestinese, invoca la liberazione della Palestina e diffonde messaggi di pace secondo le «autentiche visioni della Torah».
Ho sottolineato le espressioni che destano le maggiori perplessità.
Che giudizio dare su questa nobile dichiarazione d’intenti?
È proprio vero che, secondo i princìpi fondamentali del giudaismo, gli ebrei sono cittadini leali in qualsiasi paese risiedano e non fomentano ribellioni e guerre? La storia sembra dire esattamente il contrario.
È proprio vero che l’umanità si riunirà fraternamente nell’adorazione del Creatore? Il messianismo rabbinico-talmudico sembra dire esattamente il contrario.
È proprio vero che le “autentiche visioni della Torah” diffondano un messaggio di pace? L’esegesi rabbinico-talmudica della Torah, con i suoi corollari di odio antigentile e anticristiano, sembra dire esattamente il contrario.
Sembra che l’ebraismo di Naturei Karta vada da una parte e l’ebraismo reale, quello rabbinico-talmudico, vada dalla parte opposta.
Già Michael Hoffman aveva colto acutamente queste contraddizioni. Certo, affermava, si tratta di dissidenti che hanno il coraggio di criticare la società israeliana. Tuttavia, se torniamo indietro, prima ancora della fondazione dell’entità israeliana, tutti questi gruppi (tra cui Naturei Karta) e i loro progenitori detestano Gesù, ostacolano i cristiani, opprimono i loro seguaci, praticano le arti dell’inganno e del furto, ed alcuni sono sospettati di pratiche sessuali pedofile secondo i princìpi della Halacha (Sulle sette ebraiche anti-sioniste, 31 gennaio 2022, maurizioblondet.it).
Una recente intervista di Molly Lipson, scrittice britannica freelance, al rabbino Ahron Cohen, portavoce di Naturei Karta nel Regno Unito, fa un po’ più di luce sulla questione.
L’autrice sembra condividere le nostre medesime perplessità, come appare evidente dal titolo stesso dello scritto: Naturei Karta are not your allies, 29 Dec 2023, VASHTI, https://www.vashtimedia.com/neturei-karta-not-your-allies-anti-zionist-jews/.
Molly Lipson scrive che ha voluto parlare proprio con il rabbino Cohen perché chiaramente esperto nel rispondere ad un certo tipo di domande che voleva porgli. Tuttavia, aggiunge, le sue risposte si sono rivelate piuttosto prive di sostanza, riducendosi a poco più che a prediche teologiche basate su una lettura della Torah del tutto particolare.
Riporto qui di seguito le affermazioni del rabbino Cohen con le chiose tutt’altro che peregrine di Molly Lipson.
Nel corso della conversazione il rabbino Cohen ha illustrato la teologia che è alla base del gruppo. Quando la religione ebraica ebbe inizio circa 3.500 anni fa, Dio promise al popolo ebraico che sarebbe andato in Terra Santa, ma a determinate condizioni. Come è scritto nella Bibbia ebraica, sostiene il rabbino Cohen, la condizione principale era quella di mantenere un certo elevato livello di spiritualità e moralità. Se tali livelli non fossero stati raggiunti, il popolo ebraico sarebbe precipitato in un esilio decretato da Dio.
Ed ecco la prima acuta chiosa di Molly Lipson. Sotto la superficie di questa spiegazione si cela una scomoda verità: sebbene i Naturei Karta si oppongano all’attuale Stato di Israele, credono che un giorno questa terra sarà ugualmente in mani ebraiche. La differenza sostanziale con il sionismo politico risiede solo nei tempi, e forse anche nei metodi. Quando sarà giunto il momento, spiega il rabbino Cohen, il popolo ebraico diverrà inevitabilmente “padrone” della terra.
Nel frattempo, aggiunge, i palestinesi sono considerati i legittimi proprietari, ma il loro status è solo temporaneo. Per il momento possono continuare. Alla venuta del Messia, precisa il rabbino Cohen, la sovranità ebraica «sarà basata sulla pace e sulla fratellanza». Tutto ciò sarà raggiunto per vie pacifiche «e accettato dal mondo intero».
Questo, chiosa Molly Lipson, è il massimo che Naturei Karta riesce a fornire sulla questione del futuro destino della Palestina nell’èra messianica, e non a torto bolla l’antisionismo di Naturei Karta come un antisionismo condizionato, transitorio e ideologico, non realmente radicato in una qualche preoccupazione morale per i diritti umani e per un’autentica liberazione del popolo palestinese (aggiungerei che per Naturei Karta il sionismo è solo “intempestivo”).
Dubbio più che legittimo, poiché i Naturei Karta non possono non sapere che la “pace” invocata dal giudaismo rabbinico-talmudico è la “pax judaica”, e che il destino dei goyim palestinesi, come quello di tutti i popoli della terra, secondo la tradizione ortodossa rabbinico-talmudica è un destino di morte, annientamento e asservimento a Israele e al suo Dio.
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