
ANCORA SULL’ODIO RABBINICO-TALMUDICO CONTRO I CRISTIANI:
DUE RECENSIONI
(Talmud Anti-Christian. Uncensored Attacks on Jesus Christ. Birkat haMinim Jewish Curses. Teppler. Birkat haMinim, by Yaacov Teppler, Susan Weingarten (Editor), 2007. The Talmud Uncensored: Condemning and Cursing Jesus-Christ-Witch Started Long Before Christian Started to Persecute Jews, jewsandpolesdatabase.org .‒ Yaacov Teppler ha insegnato presso il Dipartimento di Storia al Beit Berl College (Israele), di cui è stato preside).
Sulla Birkat haMinim cfr. L’odio rabbinico-talmudico contro i cristiani nella liturgia: la Birkat haMinim, andreacarancini.it).
Il nucleo centrale della Birkat haMinim [= Benedizione (in realtà una maledizione) degli eretici] deriva dal Talmud babilonese (Berakhoth 28b-29a) (p. 2).
La Birkat haMinim venne redatta nel periodo di Yavneh, dopo il Secondo Tempio, e fu presentata come una Baraita [= una tradizione tannaita non incorporata nella Mishnah], con l’obbligo di recitarla integralmente e senza errori. Questo implicava a sua volta che essa avesse uno status speciale (p. 3).
Il testo completo del rito babilonese (Birkat haMinim)
Così Teppler riporta questa benedizione/maledizione:
«Per gli apostati non vi sia speranza e i Notzrim [Nazareni] e i Minim periscano all’istante. Che siano cancellati dal Libro della Vita e non siano iscritti fra i giusti. Benedetto sei tu, o Signore, [che] umilia gli arroganti» (p. 23).
Il carattere anticristiano della Birkat haMinim
Così Teppler introduce questo tema:
«Dal testo possiamo arguire che, quando fu scritta, la Birkat haMinim fosse una maledizione indirizzata verso un determinato gruppo … Come già notato, c’è un ampio consenso fra gli studiosi sul fatto che la Birkat haMinim si riferisca alla fase in cui il cristianesimo si separò dall’ebraismo» (p. 4).
«Giustino Martire di Flavia Neapolis ‒ continua l’autore ‒ scrisse un’opera polemica contro il giudaismo verso la metà del II secolo, dove afferma che più volte i giudei maledicono i cristiani nelle loro sinagoghe. Si tratta della prima testimonianza di questo tipo da parte cristiana, e possiamo presumere che sia una menzione o un’allusione indiretta alla Birkat haMinim» (p. 5).
«Anche se Giustino – aggiunge – non si riferiva esplicitamente alla Birkat haMinim, la benedizione veniva effettivamente recitata ai suoi tempi» (p. 163).
È chiaro perciò che la Birkat haMinim non era una qualche espressione del dolore e della rabbia giudaica di fronte alla persecuzione cristiana. Essa ha avuto origine molto prima che il cristianesimo fosse in grado di perseguitare gli ebrei!
I cristiani come Notzrim e Minim
Teppler commenta:
«L’opinione prevalente fra gli studiosi circa l’identità dei Minim nei primi secoli d.C. è che si tratti di sètte ebraico-cristiane» (p. 29).
Tuttavia, «in generale, i rabbini attribuivano la qualifica di Minim più ai cristiani che non ad un fenomeno settario esoterico come quello giudeo-cristiano» (p. 280).
Ed aggiunge:
«Nel IV secolo, Girolamo è ancora più vicino alle nostre conclusioni in relazione al suo tempo. Girolamo afferma che tre volte al giorno gli ebrei maledicono i cristiani col nome di Notzrim. Per contro, in un’altra fonte, sostiene che nelle sinagoghe d’Oriente esiste una sètta chiamata dagli ebrei Minim. Questa sètta è respinta dai farisei ed è chiamata anche Notzrim dai giudei. Questo diverso uso dei termini da parte di Girolamo nelle sue varie opere non significa necessariamente che egli stesse confondendo i termini e si contraddicesse. Nel contesto del IV secolo, le due cose avrebbero potuto coesistere, come abbiamo visto nelle fonti ebraiche» (p. 163).
Teppler così conclude:
«Non c’è dubbio che Giustino conoscesse la Birkat haMinim e la considerasse una maledizione contro il cristianesimo in generale. I tannaiti redassero la Birkat haMinim contro i Minim e, come abbiamo visto, ciò includeva tutte le espressioni del cristianesimo, compreso il cristianesimo ebraico, il cristianesimo pagano e ogni altra forma di cristianesimo (…) Inoltre, la testimonianza di Epifanio e di Girolamo circa una maledizione che viene pronunciata tre volte al giorno contro i Notzrim/Nazareni è una descrizione esatta della Birkat haMinim nel IV secolo, quando il significato del termine Minim acquisì una più ampia portata, mentre il termine Notzrim nella Birkat haMinim fu usato specificatamente per maledire il cristianesimo per ragioni politiche e religiose» (p. 359).
Intorno al 1000 d.C., con le sètte giudeo-cristiane oramai praticamente estinte, il termine Notzrim venne utilizzato in modo ancor più indiscutibile dagli ebrei per designare il cristianesimo in generale (p. 28).
Menzioni censurate di Gesù nel Talmud babilonese
Alludendo ad alcuni passaggi dei trattati Berakhoth e Sanhedrin, e nel contesto di una discussione su ben Pandera/Pantira, Teppler osserva: «Nella fonte in questione del Talmud babilonese, troviamo l’espressione Gesù di Nazareth (haNotzri)» (p. 288).
Teppler riporta i passaggi di Berakhoth 17b («come Gesù haNotzri»); Sanhedrin 43a («La vigilia di Pasqua impiccarono Gesù haNotzri»); Sanhedrin 103a («Non dovresti avere un figlio o uno studente che cuoce troppo il cibo in pubblico [= che pecca in pubblico e induce gli altri a peccare] come fece Gesù haNotzri»); Sanhedrin 107b («E non come Joshua ben Perahyah che andò da Gesù haNotzri a braccia tese»).
Come sono stati mascherati gli elementi anticristiani nel Talmud, nella Birkat haMinim, etc.
Chiosa Teppler:
«La Birkat haMinim era riconosciuta in stretta connessione col cristianesimo da commentatori rabbinici ebrei medioevali come Rav Sa’adiah Gaon, Rashi e Maimonide (Rambam). Furono così gettate le basi che hanno guidato la maggior parte degli studiosi che si sono occupati dell’identità dei Minim, nonostante l’apologetica giudaica del tardo medioevo abbia tentato, per motivi comprensibili, di nascondere la polemica anticristiana presente sia nella letteratura rabbinica che nel Siddur/Libro di preghiere» (p. 2: Cfr. anche p. 231).
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(Talmudic Maledictions Against Christians. Birkat haMinim Jewish Curses. Noahide Laws Did Not Make Judaism Universel. Langer. Cursing the Christians? A History of the Birkat haMinim, by Ruth Langer, 2011. The Long History of Jewish Malediction Against Christianity – Even Before Christians Were in Position to Persecute Jews, jewsandpolesdatabase.org. ‒ Ruth Langer, ordinata rabbina presso l’Hebrew Union College, è docente di studi ebraici presso il Dipartimento di teologia al Boston College e Associate Director del Center for Christian-Jewish Learning).
Questo è un libro affascinante e specialistico.
L’autrice ripercorre la storia della Birkat haMinim dall’antichità, attraverso il medioevo, fino ai giorni nostri.
In tempi recenti questa preghiera è stata attenuata, eliminando il riferimento ai nemici e sostituendo la condanna dei peccatori con la condanna del male, concepito in senso astratto (pp. 156 sgg.).
I due volti degli antagonismi giudeo-cristiani. Affrontare l’antigoysmo
Ruth Langer afferma con franchezza:
«Per gli ebrei impegnati nel dialogo è stato molto più facile identificare i problemi interni al cristianesimo che non rivolgere lo stesso esame alla nostra stessa eredità. Dopo tutto, gli ebrei sono stati largamente vittime non solo dell’Olocausto, ma anche di secoli di veleno e oppressione antiebraica cristiana. Di conseguenza, le tradizioni si sono sviluppate fra coloro che studiavano secondo la metodologia “wissenschaftlich” [scientifica, con allusione alla scienza dell’ebraismo sviluppatasi in Germania nel XIX secolo] per tenere nascosti gli elementi imbarazzanti della tradizione piuttosto che affrontarli.
«Un vero dialogo, tuttavia, richiede collaborazione, reciprocità e spirito di adattamento negli atteggiamenti di entrambe le parti … Pertanto, la piena partecipazione ebraica alla riconciliazione coi cristiani esige che gli ebrei esaminino le loro proprie tradizioni e se ne assumano la responsabilità, soprattutto quando, come nel caso della liturgia, queste tradizioni influenzano la vita quotidiana e non sono semplicemente libri impolverati sullo scaffale» (p. 12).
«Affrontando testi ebraici che appaiono xenofobi e razzisti … nel mio plenary talk alla loro conferenza di questa estate, affrontando questo punto ho affermato che, sebbene gli ebrei debbano effettivamente essere autocritici riguardo alle loro tradizioni anticristiane, i possibili metodi per attuare il cambiamento dipendono in realtà da dove ci si colloca all’interno dello spettro degli approcci contemporanei all’ebraismo … Non c’è dubbio che la Birkat haMinim, per gran parte della sua storia, sia un testo che per coloro i quali oggi sono impegnati nella riconciliazione e nel dialogo si rivela “problematico” o “difficile”» (pp. 184-185).
Fin dalle origini la Birkat haMinim è diretta storicamente contro i cristiani
Nei decenni successivi alla distruzione del Tempio (70 d.C.), Rabban Gamliel richiese l’istituzione della Birkat haMinim.
Langer commenta:
«Tutte le testimonianze successive attestano che la Birkat haMinim, [Min = lett.“specie”], la “benedizione dei settari/eretici”, fosse una sorta di maledizione che domandava a Dio di eliminare le “specie” di persone che cagionavano problemi ai rabbini … Il termine Minim … può essere attribuito ai cristiani, ma anche a varie specie di eretici ebrei che non sono cristiani» (p. 4. Vedi anche pp. 24, 39, 354).
«Questa preghiera, nella sua versione medievale, era in gran parte una maledizione contro i cristiani» (p. 12. Vedi anche pp. 66, 184).
Inoltre gli ebrei attribuivano il termine Minim sia agli ebrei convertiti al cristianesimo, sia ai cristiani di nascita (p. 83).
Contrariamente alla non specificità del termine Minim, il termine Notzrim [= Nazareni] si riferiva specificatamente ai cristiani (pp. 66, 198-199. Vedi anche p. 189).
E che dire delle parole in codice in uso fra gli ebrei?
Si noti che il biblico Esaù/Edom venne identificato con Roma e con la Roma bizantina (p. 82).
Langer afferma che nel Talmud babilonese “Yeshu ben Pandira/Pandera” si riferisce chiaramente a Gesù Cristo (p. 287).
Chiarimenti sulle leggi noachide
Alcuni ebrei oggi vorrebbero farci credere che l’ebraismo sia stato sempre universalista in quanto, a differenza del cristianesimo, non ha mai escluso nessuno, poiché l’obbedienza alle leggi noachide consentiva al goy di essere uguale all’ebreo di fronte a Dio.
La verità è decisamente diversa.
Alcuni fra i rabbini medievali, in particolare Rashi, interpretavano il termine Minim come riferito ai gentili cristiani (p. 78).
- Tov ben Avraham Ashvili (Ritva) affermava altresì che sia i cristiani che i musulmani sono Minim e non possono essere considerati giusti fra i gentili anche se obbediscono alle leggi noachide (p. 79).
Ma le parole sono parole … o che altro?
Al giorno d’oggi noi pensiamo partendo dal presupposto che, essendo un gruppo minoritario, gli ebrei potessero solo pronunciare parole offensive contro i cristiani, mentre i cristiani potevano pronunciare parole offensive e poi compiere azioni offensive contro gli ebrei.
Tuttavia nel pensiero antico e medievale la parola era in sé stessa una cosa grave e poteva essere di per sé un’arma di aggressione.
Ruth Langer chiarisce ciò in questi termini:
«Perché dovrebbe importare se gli ebrei maledicono i cristiani? Viviamo in un mondo dove i fatti e non le parole sono reali. Ma non era questo il modo di comprendere premoderno. Come nell’antichità, gli europei medievali concepiscono le maledizioni come mezzi efficaci di invocare il male (e, di conseguenza, di rimuovere una benedizione). Nell’Europa cristiano-medievale la Chiesa acquisisce un significativo potere politico concedendo benedizioni, ritenute in grado di proteggere il destinatario in questo e nell’altro mondo, e rimuovendo tale protezione attraverso maledizioni di vario genere» (p. 67).
L’autrice aggiunge che «le imprecazioni facevano parte anche del vocabolario di realtà più ampie di quelle in cui vivevano gli ebrei. Come sottolinea Anderson, parti significative dei documenti dei trattati del Vicino Oriente antico consistevano in imprecazioni concepite con lo scopo di imporre il rispetto dei trattati» (p. 38).
I moderni Haredim israeliani e il persistente anticristianesimo
Infine, Ruth Langer accenna alla persistenza di un pensiero antico fra alcuni ebrei ancora al giorno d’oggi:
«In alcuni casi, come quello del verso censurato della preghiera Aleinu, ora ampiamente stampato nei libri di preghiere ortodossi, la comunità ebraica oggi ignora largamente il motivo per cui avrebbe potuto urtato la sensibilità dei cristiani, e molti trovano altre interpretazioni per le sue parole.
«La maggior parte degli ebrei non avrà mai a che fare con le versioni restaurate dei testi talmudici, ma coloro i quali, fra la comunità ultra-ortodossa, hanno maggiore probabilità di avere a che fare con esse, sono proprio quelli che hanno meno probabilità di farlo con sensibilità storica e spirito critico. Ci si interroga sulla relazione fra questo e i recenti episodi di sputi contro i cristiani e di profanazione di siti cristiani in alcune zone di Gerusalemme, cui la leadership della comunità ebraica ha dovuto rispondere» (p. 259).

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