
Ho ripensato ieri alla (plurisecolare) controversia tra i cattolici e gli “ortodossi” a proposito del Filioque leggendo questo significativo articolo di Romano Amerio:
L’amore è preceduto dal Verbo e non può essere un assoluto. Quando Romano Amerio spiegò perché la questione del “Filioque” è così importante
Ecco come Amerio introduce il suo argomento:
La celebrazione indiscreta che la Chiesa e la teologia ammodernata fanno dell’amore è una perversione del dogma trinitario, perché la nostra fede porta che in principio sia il Padre, il Padre genera il Figlio, che è il Verbo, e, dal Padre e dal Figlio, si genera lo Spirito Santo, che è l’amore (Concilio di Firenze, bolla “Lætantur cœli et exultet terra”). L’amore è preceduto dal Verbo, è preceduto dalla cognizione, e non si può fare dell’amore un assoluto: facendone un assoluto si cade nell’errore degli Orientali, che non accettano il Filioque del nostro Credo.
Quindi, secondo Amerio, gli Orientali (i cosiddetti “ortodossi”) hanno commesso un grave errore nel non aver adottato il Filioque nel Credo.
Dell’articolo di Amerio mi ha quindi colpito il seguente passaggio:
Io credo che nella fede cattolica lo Spirito Santo abbia sempre “proceduto”: difatti, nell’Evangelo, è il Verbo che dice «Vi manderò lo Spirito Santo». È il Cristo, è il Verbo, è la Seconda Persona che annuncia: «Vi manderò lo Spirito Santo, il quale vi insegnerà ogni vero». E, dopo la resurrezione del Signore, gli Apostoli aspettano lo Spirito Santo che è stato promesso dal Cristo e che è nato dal Cristo. Non è che lo Spirito Santo venga, proceda, dal Padre. No: lo Spirito Santo è mandato alla Chiesa dal Verbo.
Romano Amerio non ha ragione quando nega che lo Spirito Santo proceda dal Padre (che lo Spirito proceda dal Padre è affermato proprio dal Credo) ma ha decisamente ragione quando sostiene che la processione dello Spirito anche dal Figlio ha un preciso fondamento scritturale.
Leggiamo, a questo proposito, nel Vangelo di Luca, cosa Gesù dice ai discepoli dopo la sua resurrezione:
“Ed ecco, io mando su di voi quello che il Padre mio ha promesso; e voi rimanete in città, finché non siate investiti di forza dall’alto” (Luca 24, 49).
Chiosa a questo proposito Mons. Salvatore Garofalo nella Bibbia da lui curata (Marietti 1966):
“Il promesso dal Padre è lo Spirito Santo che verrà nella Pentecoste”.
Quindi, lo Spirito Santo promesso dal Padre, viene mandato dal Figlio.
Questo concetto viene ribadito da San Pietro nel grande discorso della Pentecoste:
“Questo Gesù, Dio lo ha risuscitato. E di ciò siamo testimoni noi tutti. Poi, elevato al cielo mediante la destra di Dio e ricevuto da lui lo Spirito Santo promesso, egli lo ha effuso, come voi state vedendo e ascoltando” (Atti 2 32-33).
Quella del Filioque è una di quelle questioni che dimostrano che la retta dottrina si trova solo all’interno della Chiesa Cattolica. In questa fase storica, di fronte ai guasti provocati dal Concilio Vaticano II, talvolta i cattolici sono tentati di abbandonare il cattolicesimo in favore della cosiddetta “ortodossia”: gli scismatici orientali, infatti, hanno conservato religiosamente la loro liturgia. Non l’hanno “aggiornata” (demolita), a differenza della gerarchia cattolica postconciliare. E questo è un indubbio punto di forza a loro favore. Ma la navicella di San Pietro, anche quando sembra soccombere di fronte ai marosi, rimane l’unica arca di Verità. Questo dobbiamo ricordarcelo sempre.

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