
Gian Pio Mattogno
SIONISMO ARCOBALENO?
UN EDIFICANTE PASSO TRATTO DAL “DU MARIAGE” DEL «FIERO SIONISTA» LÉON BLUM
Alcuni anni or sono «The Times of Israel» ha pubblicato un articolo dal titolo: Prime Minister of France Léon Blum A Proud Zionist (Dec 31, 2022, blogs.timesofisrael.com).
Lo scritto era indirizzato specificamente contro la «sinistra globale» antisionista, «che nel suo odio contro Israele sfiora apertamente l’antisemitismo».
Tuttavia, soggiungeva il giornale ebraico, se guardiamo agli annali della storia politica francese, ci imbattiamo in un periodo nel quale la sinistra di quel paese ha sostenuto attivamente Israele.
E ciò grazie a un uomo che è stato più volte Primo Ministro di Francia, Léon Blum, fiero esponente della sinistra, ma al tempo stesso anche «fiero sionista» (proud Zionist).
Il sionismo – scrive il giornale ebraico propinandoci la solita vulgata sionista ufficiale– non è un’ideologia di affermazione etnocentrica per il dominio, ma bensì un’ideologia di autodifesa che apre la strada al progresso del popolo ebraico, a lungo oppresso ed esiliato dalla propria terra, e che si concretizza nella costituzione di uno Stato nazionale.
Capovolgendo impunemente i termini della questione, «The Times of Israel» ci assicura che il sionismo – che ha costruito la sua fortuna sul sangue di migliaia e migliaia di empi goyim palestinesi talmudicamente considerati alla stregua di animali da macello ‒ è «importante per il bene dell’umanità, in quanto permette agli ebrei di essere trattati come esseri umani, e non come creature subumane» (sic!).
Figure di spicco hanno creduto e lavorato lungo gli anni per la causa sionista, a partire da Theodore Herzl. Uno di questi è stato appunto Léon Blum, di cui il giornale ebraico ci offre questo significativo profilo.
Léon Blum nacque il 9 aprile 1872 in una famiglia ebrea con profonde radici in Alsazia. In casa si osservavano le regole della kasherut (le leggi dietetiche ebraiche), si accendevano le candele durante il Sabato, ogni sera si recitavano le preghiere in ebraico ed ogni anno la famiglia si riuniva per Yom Kippur, Rosh Hashanah e Pesach.
Naturalmente Léon e i suoi fratelli celebrarono tutti il loro bel bar mitzvah (cerimonia in occasione del raggiungimento della maggiore età).
Insomma, un ebreo a tutto tondo.
Una volta ebbe a scrivere:
«Sono nato per vivere in un paese luminoso e soleggiato, sotto un cielo azzurro e limpido. Questo dimostra quanto del mio sangue semita si sia conservato nella sua purezza. Onoratemi riconoscendo che esso scorre non inquinato nelle mie vene e che io sono il discendente immacolato di una razza incontaminata (untainded descendant of an unpolluted race)».
Fin da giovane era così orgoglioso della sua tradizione ebraica che era solito portare con sé al liceo cibo kosher.
Una ulteriore riprova della sua ebraicità si può riscontrare nei suoi tre matrimoni con donne ebree, il primo dei quali celebrato ufficialmente nella Grande Sinagoga di Parigi in Rue de la Victoire.
Un ebreo a tutto tondo, ma anche un sionista a tutto tondo.
«Léon Blum era un fervente sostenitore dell’ideologia sionista e, nel corso della sua carriera politica, incoraggiò la Francia a votare a favore della creazione dello Stato di Israele».
Il giornale ebraico riporta un passo del diario di André Gide:
«Ripensando stasera a Blum, al quale non posso negare le qualità di nobiltà, generosità e cavalleria, sebbene questi termini non possano essergli applicati senza distorcene il vero significato, mi è sembrato che la sua insistenza nel mettere gli ebrei sempre sotto i riflettori, nel concentrarsi principalmente su di loro, e la sua predisposizione a vedere in loro talento e persino genio, derivi innanzitutto dal fatto che un ebreo è particolarmente sensibile alle qualità ebraiche, e soprattutto dal fatto che Blum crede che la razza ebraica sia superiore, come se fosse destinata a dominare dopo essere stata dominata per così tanto tempo, e che sia suo dovere lavorare per il trionfo della sua razza, aiutandola con tutte le sue forze. Nell’ascesa di questa razza egli vede senza dubbio la soluzione a molti problemi sociali ed economici … Egli pensa che arriverà il tempo degli ebrei».
Sia come capo del Fronte Popolare dal 1936 al 1938 che dopo la guerra, Blum si adoperò attivamente per la creazione di uno Stato sionista. Nel maggio 1948 sollecitò il riconoscimento immediato del nuovo Stato e si oppose alla decisione delle Nazioni Unite di porre Gerusalemme sotto controllo internazionale.
«Il dottor Chaim Weizmann riuscì finalmente a coinvolgere i ricchi ebrei americani di origine tedesca e, con loro, alcuni dei più facoltosi ebrei di Francia, Inghilterra e persino Germania. Tra coloro che diedero il loro nome all’Agenzia ebraica figuravano Léon Blum e Albert Einstein».
Oggi, in una valle dell’Alta Galilea, non lontano dal fiume Giordano, ai piedi del monte Hermon, si erge una statua di Léon Blum con questa iscrizione in ebraico: «Léon Blum, capo del governo francese nel 1936-1937».
«Non è stato facile per Léon Blum – scrive in conclusione il giornale ebraico – essere il primo ebreo e il primo socialista a diventare Primo Ministro di Francia. Ha molto lottato per tutta la vita ed è diventato un esempio per molti ebrei. La Sinistra che oggi odia lo Stato di Israele e ne mette in discussione l’esistenza dovrebbe imparare qualcosa da Léon Blum, un socialista sionista. Se la Sinistra continua ad inveire contro Israele come sta facendo, potrebbe sembrare che non siano altro che antisemiti travestiti da eroi del proletariato, che usano un’ideologia per perseguire il loro obiettivo di combattere il popolo ebraico».
Un socialista ebreo a tutto tondo, un sionista a tutto tondo, ma anche un pervertito a tutto tondo.
Difatti a questa ricostruzione agiografica della figura dell’ebreo socialista e sionista Léon Blum manca qualcosa.
Nel suo saggio Du mariage, pubblicato per la prima volta nel 1907, e che successivamente ha conosciuto numerose altre edizioni, Blum ci regala questa perla di morale sessuale (Léon Blum, Du mariage, Albin Michel, Paris, 1990, p. 75):
«Je n’ai jamais discerné ce que l’inceste a de proprement repoussant, et, sans rechercher pour quelles raisons l’inceste, toléré ou prescrit dans certaines sociétés, est tenu pour un crime dans la nôtre, je note simplement qu’il est naturel et fréquent d’aimer d’amour son frère ou sa soeur. Mais, si cela est naturel, je conviens que ce n’est point nécessaire».
«Non ho mai capito che cosa ci sia di veramente ripugnante nell’incesto e, senza indagare sulle ragioni per cui l’incesto, tollerato o prescritto in certe società, nella nostra sia considerato un crimine, mi limito semplicemente ad osservare che è naturale e frequente amare il proprio fratello e la propria sorella. Tuttavia, se è vero che è naturale, concordo sul fatto che non sia necessario».
La comunità LGBTQIA+ dovrà aggiungere alla sfilza dei suoi “diritti sessuali” anche una nuova lettera ‒ la I ‒ cioè il diritto all’incesto invocato dal socialista ebreo e sionista Léon Blum?
Il sionismo si tinge di arcobaleno?
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