Il giudizio dell’AAARGH sulla controversia Gruner-Wiesel

Il giudizio dell’AAARGH sulla controversia Gruner-Wiesel

Miklos Gruner
La settimana scorsa ho ripubblicato, sul blog, un articolo
di Carlo Mattogno del 2010 su Elie
Wiesel:
Elie Wiesel: “Il
più autorevole testimone vivente della Shoah”?
L’articolo inizialmente era stato pubblicato qui:
In esso, si fa riferimento alla dichiarazioni di Miklós Grüner, ebreo ungherese già deportato a Auschwitz e a Buchenwald,
che da anni sostiene che Wiesel è un impostore, che si sarebbe appropriato
dell’identità di un altro deportato, Lázár
Wiesel.
Grüner ha espresso compiutamente la sua tesi in un libro, Stolen
Identity – The Search for Lázár Wiesel
A-7713
(“Identità rubata – In cerca di Lázár Wiesel A-7713”)
scaricabile anche sul sito dei revisionisti francesi dell’AAARGH:
Il libro in questione è senz’altro interessante, ma mi è
sembrata interessante anche la presentazione fattane dall’AAARGH (http://www.vho.org/aaargh/fran/fran.html):
C’est
l’histoire d’un autre ancien déporté qui affirme qu’Elie Wiesel,
l’homme-aux-180-doctorats-honoris-causa, prix Nobel du Mensonge et de
l’Imposture, recordman du saut en longueur, n’a jamais été déporté à Auschwitz
et a usurpé l’identité d’un sien cousin, Lazar Wiesel. On sait que le
révisionniste méticuleux Carlo Mattogno soutient également cette thèse. Pour
notre part, nous voudrions appeler nos amis lecteurs à une certaine réserve. Il
est absolument hors de doute que Wiesel ment comme un arracheur de dents et
profite de sa situation dans des proportions inouïes. C’est un escroc
international. Comme il y a une justice, il vient d’être dépouillé de son butin
par un juif encore plus crapuleux que lui, Bernard Madoff. Merci Madoff. Mais
pour autant ce Nikolaus Grüner, qui intervient bien tardivement, ne nous semble
pas devoir être cru non plus. Menteur, imposteur, il l’est lui aussi, à coup
sûr. Il raconte qu’il a voulu confondre Elie-le-clown au moment de la remise du
Nobel. Ce Grüner habite Malmö. Il situe la scène à Stockholm, en décembre 1986.
Or la remise du Nobel de la Paix, contrairement aux autres prix Nobel, se situe
toujours à Oslo. Et les révisionnistes peuvent en témoigner puisqu’étaient
présents sur place Robert Faurisson, Pierre Guillaume et Serge Thion, qui ont
pu remettre un tract dénonciateur en main propre au cerbère qui l’accompagnait,
Mme Danielle Mitterrand, qui se faisait passer pour l’épouse du président
français. Pourquoi Grüner parle-t’il de Stokholm ? Les spectacles qu’il décrit
à Auschwitz et ailleurs sont tous empruntés à des livres de baratinage
infernal. Bref, même s’il se révélait qu’il avait raison (et il s’en faut
encore d’un peu), il n’en resterait pas moins un faux-jeton et un imposteur
comme tant d’autres.

Traduzione:

È
la storia di un altro ex deportato che afferma che Elie Wiesel, l’uomo dalle
180 lauree honoris causa, Premio Nobel della Menzogna e dell’Impostura,
recordman del salto in lungo, non è mai stato deportato a Auschwitz e ha
usurpato l’identità di un suo cugino, Lazar Wiesel. Si sa che anche il
meticoloso revisionista Carlo Mattogno sostiene questa tesi. Da parte nostra,
vorremmo appellare i nostri amici lettori ad una certa riserva. È assolutamente
indubbio che Wiesel mente come un estirpatore di denti e approfitta della
situazione in modo incredibile. È un truffatore internazionale. Poiché vi è una
giustizia, è stato privato del bottino [dei suoi averi] da un ebreo persino più
famelico di lui: Bernard Madoff. Grazie, Madoff. Ma d’altronde questo Nikolaus
Grüner, che interviene assai tardivamente, non ci sembra molto più credibile.
Mentitore, impostore, lo è anche lui, a colpo sicuro. Racconta di aver voluto
mettere in imbarazzo Elie-il-buffone al momento della consegna del Nobel.
Questo Grüner abita a Malmö. Egli situa la scena a Stoccolma, nel dicembre
1986. Ora, la consegna del Nobel della Pace, contrariamente agli altri Premi
Nobel, avviene sempre a Oslo. E i revisionisti possono testimoniarlo poiché
erano presenti sul posto Robert Faurisson, Pierre Guillaume e Serge Thion, che
ebbero modo di consegnare un volantino denunciatore nelle mani del cerbero che
l’accompagnava, la signora Danielle Mitterand, che si faceva passare[1] per la
moglie del presidente francese. Perché Grüner parla di Stoccolma? Le scene che
descrive a Auschwitz e altrove sono tutte riprese da libri di gossip
dell’orrore. In breve, anche se venisse fuori che ha ragione (e ci manca ancora
un po’), nondimeno resterebbe una moneta falsa e un impostore come tanti altri.
Le osservazioni dell’AAARGH risalgono al 2010. In seguito,
come è noto, Miklos Grüner intentò presso un tribunale ungherese un’azione
legale indiretta contro Wiesel (a
causa della mancanza di giurisdizione su un cittadino americano da parte di un
tribunale ungherese)[2]
ma perse sia in primo grado[3]
che in appello[4].
Comunque, come ha rimarcato il prof. Faurisson, il Museo
di Stato di Auschwitz ha recentemente riconosciuto che il numero (di matricola)
A-7713 era davvero quello di Lazar Wiesel
, e quindi Grüner, almeno su un
punto di grande importanza, ha detto la verità.[5]

[1]
L’espressione sembra un riferimento ironico al particolare ménage familiare
della coppia presidenziale. Vedi l’articolo:
[2] Vedi il
post
L’azione legale
di Gruner contro il rabbino Koves respinta dal tribunale di Budapest
 
[3] ibidem.
[4] Vedi il
post di Robert Faurisson
The Elie Wiesel
Affair: in Hungary, the real meaning of Miklos Grüner’s lawsuit against rabbi
Shlomo Köves
(“L’affare Elie Wiesel: in Ungheria, il vero significato dell’azione
legale di Miklos Grüner contro il rabbino Shlomo Köves”)
[5] Ibidem.

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