Per la revoca della “occupazione israeliana” di piazza Duomo a Milano (12-23 giugno 2011)

Per la revoca della “occupazione israeliana” di piazza Duomo a Milano (12-23 giugno 2011)

Geoffrey Alderman
Dalla newsletter di ISM-Italia ricevo e volentieri pubblico il seguente comunicato. Ricordiamo che è anche in considerazione dell’appartenenza all’ISM (International Solidarity Movement) di Vittorio Arrigoni che il terrorista giudeo Geoffrey Alderman ha pubblicamente gioito per la morte[1] del pacifista italiano.

Per aderire a questo appello inviare una email di adesione a perlarevoca@gmail.com indicando:

  • per le associazioni/organizzazioni: nome dell’associazione e un suo referente
  • 

    

  • per le persone: nome, cognome, città di residenza, eventuale associazione/organizzazione di appartenenza

Formigoni con l’ambasciatore israeliano Meir

Lettera aperta per la revoca della “occupazione israeliana” di piazza del Duomo di Milano (12–23 giugno 2011)
A quanti hanno patrocinato “l’occupazione israeliana” di Milano, dal Presidente della Repubblica, al Presidente della Regione Lombardia, al Presidente della Giunta Provinciale di Milano, al Sindaco del Comune di Milano, a tutte le autorità e le associazioni locali coinvolte.

Alle organizzazioni, alle associazioni, ai cittadini/e, che intendono chiedere la revoca e opporsi alla “occupazione israeliana” di Milano.

Ai media
Oggetto: Per la revoca della “l’occupazione israeliana” di piazza del Duomo di Milano (12–23 giugno 2011)
Il primo dicembre 2010, il Presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, insieme a Gideon Meir, ambasciatore di Israele in Italia, aveva annunciato che un padiglione di circa 900 mq sarebbe stato installato, nel corso del 2011, in piazza del Duomo di Milano. Il progetto, che prevede un investimento di 2,5 milioni di euro, ha l’obiettivo – avevano sottolineato gli organizzatori – “di dare un’immagine di Israele diversa da quella di uno Stato interessato da una situazione di conflitto”. Al primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, noto “uomo di pace”, il compito di aprire la manifestazione.
All’inizio di maggio, Gideon Meir, durante il ricevimento per il 63° anniversario dell’indipendenza dello Stato ebraico, ha dichiarato: “nel mese di giugno si terra’ a Roma un vertice intergovernativo tra il governo italiano e quello israeliano, mentre nello stesso periodo, dal 12 al 23 giugno, l’ambasciata israeliana portera’ nella citta’ di Milano un grande progetto dal titolo Israele che non ti aspetti!”
Questa iniziativa è una offesa alla città di Milano, medaglia d’oro della Resistenza, e a quel che rimane della coscienza civile e democratica di questo paese.
I responsabili della pulizia etnica della Palestina, del politicidio e del sociocidio del popolo palestinese, del genocidio in corso nella Striscia di Gaza, i criminali di guerra responsabili dei continui massacri a danno del popolo palestinese, si apprestano ad essere ricevuti, con tutti gli onori, dal Presidente della Repubblica, dal governo, dalle autorità locali e da numerose associazioni di categoria, che si riconfermano complici di questa politica disgustosa e immorale.
Impedire questo scempio è compito delle minoranze etiche di questo paese. Impedire che i criminali di guerra israeliani, con il loro codazzo di “intellettuali” razzisti, “occupino” la piazza del Duomo di Milano è un imperativo morale e politico.
Siamo di fronte alla solita iniziativa di propaganda del governo italiano. Nel 2008 l’ambasciatore Gideon Meir ebbe a ripetere una simile litania in occasione della presenza israeliana alla Fiera del Libro di Torino, “Scopriamo l’altro volto di Israele”, con accenti di un inequivocabile razzismo1. Ora siamo passati allo slogan “Israele che non ti aspetti!”

Non c’è nulla da scoprire, non c’è nulla da aspettarsi da Israele, ad eccezione degli esiti inevitabili delle sue politiche di esclusione/espulsione/massacro, direttamente legate alla natura razzista del sionismo.

Israele e i suoi complici si aspettino una azione determinata e decisa per impedire questo scempio.

Invitiamo tutte le organizzazioni, tutte le associazioni, tutti/e i cittadini/e, che hanno a cuore la difesa dei popoli oppressi e la difesa dei diritti umani, a unirsi nella richiesta di revoca del progetto e nelle iniziative tese a impedire questo evento israelo-milanese.
Torino, 25 maggio 2011

Primi firmatari:
International Solidarity Movement Italia (ISM-Italia)
Circolo Internazionalista di Torino
………………………………………………..
Verrà il tempo in cui i responsabili dei crimini contro l’umanità che hanno accompagnato il conflitto israelo-palestinese e altri conflitti in questo passaggio d’epoca, saranno chiamati a rispondere davanti ai tribunali degli uomini o della storia, accompagnati dai loro complici e da quanti in Occidente hanno scelto il silenzio, la viltà e l’opportunismo.” 1. Intervista all’ambasciatore israeliano Ghideon Meir alla vigilia delle celebrazioni per il sessantesimo anniversario della fondazione dello Stato ebraico, rilasciata a Shalom nel marzo 2008 a cura di Paola Abbina
Shalom. Quale’è l’importanza di questo 60° anniversario?Meir. La stampa europea presenta Israele sotto una luce molto negativa, ignorandone completamente il contesto (sic!). Il pubblico europeo conosce Israele solo attraverso il conflitto mediorientale. Non si sa che Israele è anche un Paese democratico, con valori democratici, con libertà di parola e diritti civili universali, di cultura meravigliosa, con una fioritura economica notevolissima rispetto all’occidente. Tutto ciò è ignorato. Credo che il sessantesimo anniversario sia per noi l’occasione per portare alla luce e a conoscenza degli italiani l’altro volto di Israele, il contesto. Il conflitto è contro un paese sovrano, ebraico, democratico, che ha valori universali: è molto importante che il pubblico italiano capisca questo. Noi faremo in modo che tutto ciò venga compreso attraverso una lingua che è sicuramente condivisa dagli italiani, la lingua della cultura: musica, arte figurativa, scultura. Organizzeremo seminari su Israele e sul Medio Oriente ascoltando professori che parleranno anche di tecnologia, campo nel quale siamo uno dei Paesi più avanzati. Ma prima di ogni altra cosa, tramite la musica. A questo aggiungo che in Italia gli scrittori israeliani, dell’importanza di Oz, Shalev, Grossman, Yeoshua, Appelfeld (sperando di non aver dimenticato nessuno), sono tra i più letti: anche attraverso la letteratura noi dobbiamo rappresentare e mostrare l’altra faccia di Israele. So che in Italia molti si sentono legittimati a criticare Israele per il fatto che questi scrittori criticano proprio la politica. Questa settimana, ho avuto una conversazione interessante con David Grossman: egli è uno dei più grandi rappresentanti della letteratura israeliana. Lo dico sempre a lui come agli autori israeliani: nel momento in cui i palestinesi avranno scrittori del loro calibro, che criticheranno anche loro apertamente le azioni dei loro governi e parleranno di pace con Israele, allora saprò che siamo sulla strada per la pace.

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