Libia: bombardamenti per ” proteggere i civili!”

Libia: bombardamenti per ” proteggere i civili!”

BOMBARDAMENTI PER “PROTEGGERE I CIVILI”![1]
Chi non ha sentito degli aerei solcare il cielo? Dapprima il suono intenso che sale e che si dissipa a poco a poco fino a sparire. Ma la sensazione è differente quando degli aerei da caccia militari ritornano incessantemente all’attacco, puntando un obbiettivo, vòlti a distruggere e a uccidere con una “precisione chirurgica”. Una nuova esplosione. Di nuovo la terra e i muri che risuonano. Qualcuno piange, un’altra vita si spegne. A Tripoli quest’esperienza è divenuta abituale, ma non meno terrificante. Esplosioni nella capitale libica. Due, almeno, hanno fatto tremare i vetri della nostra camera. È la NATO che viene a proteggere i civili; “come è possibile allora dormire tra soprassalti d’angoscia e d’orrore?”. Siamo andati nel quartiere di Dahman, nel centro della città. Arrivando ci raccontano, e noi osserviamo, la missione “salvatrice” degli ultimi missili in una zona piena di abitazioni civili. Dopo aver massacrato delle zone civili nelle ultime settimane, dopo aver bombardato e distrutto degli edifici universitari o della televisione pubblica, per la seconda volta i bombardamenti hanno scelto come bersaglio gli edifici della Corte Suprema libica, gli uffici del Pubblico Ministero, oltre che le istituzioni dei diritti dell’uomo, civili e di protezione delle donne e dei bambini, e di riabilitazione dei sordi e dei muti di Tripoli. La televisione pubblica libica ha reagito immediatamente: “è una nuova sfida alla coscienza del mondo, e una violazione flagrante di tutte le carte, i trattati e le convenzioni internazionali destinate a proteggere le istituzioni universitarie e di protezione delle madri, delle donne e dei bambini handicappati”. Al ritorno in albergo, nuove esplosioni. Ripartiamo verso il centro abitato di Tripoli e vediamo un immobile di cemento centrato da un missile. A pochi metri, un ospedale vive dei momenti di tensione, con delle persone ferite; vetri, tetti e lampade in frantumi. Questa non è una zona militare.    

[1] Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale è disponibile all’indirizzo: http://libyanow.ly/fr/news_details.php?id=273

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