L’apertura degli archivi russi: il punto di svolta del revisionismo olocaustico

L’apertura degli archivi russi: il punto di svolta del revisionismo olocaustico

Jürgen Graf
LAVORARE NEGLI ARCHIVI DI MOSCA
Di Jürgen Graf, 1996[1]
Per gentile concessione di Russell Granata
PER LA RETE MONDIALE DI INTERNET
QUESTA RICERCA NEGLI ARCHIVI DI MOSCA RIGUARDANTE I CAMPI DI CONCENTRAMENTO TEDESCHI DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE SI È SVOLTA IN DUE FASI:
FASE I, LUGLIO-AGOSTO 1995, DA MATTOGNO-GRAF-GRANATA
FASE II, NOVEMBRE-DICEMBRE 1995, DA MATTOGNO E GRAF
ARGOMENTO: IL LAVORO NEGLI ARCHIVI DI MOSCA
Sono stato a Mosca dal 17 novembre al 16 dicembre 1995. Carlo Mattogno è arrivato il 18 novembre. Scopo del nostro soggiorno era la continuazione della ricerca, riguardante Auschwitz e altri campi di concentramento dell’era nazionalsocialista, che avevamo iniziato nel luglio-agosto del 1995 negli archivi di Mosca.
Siamo stati ospitati in buone condizioni presso privati. A causa delle condizioni all’aperto non molto piacevoli, come strade fangose o ghiacciate, l’arrivo quotidiano precoce dell’oscurità, gli interminabili viaggi in una metropolitana sovraffollata, e la mancanza di adeguato esercizio fisico, quando il nostro periodo di ricerca si è concluso siamo stati felici di tornare nelle nostre rispettive case e famiglie. A Mosca, vi sono mesi più piacevoli di novembre e dicembre!      
1)      IL LAVORO NELL’ARCHIVIO DELLA FEDERAZIONE RUSSA
In questo archivio sono conservati molti documenti riguardanti i campi liberati dai sovietici: rapporti  delle commissioni sovietiche; deposizioni di testimoni; un certo numero di documenti tedeschi confiscati da vari campi, ma non di Auschwitz. Poiché la parte principale del nostro lavoro era stata portata a termine durante l’estate, abbiamo avuto bisogno questa volta di trascorrere lì solo un’ora e mezza. La valutazione di questo materiale richiederà molto tempo, poiché la maggior parte di esso è stampata in russo. A causa del pesante programma di lavoro, ho personalmente un limitato periodo di tempo per tradurre tutto questo materiale, e Mattogno ha messo il veto al coinvolgimento di una terza persona; lui adesso preferisce acquisire da sé una conoscenza operativa del russo. Nel mio rapporto di agosto, avevo chiesto se qualcuno poteva consigliare un adeguato collaboratore di lingua russa, e sebbene abbia ricevuto due risposte amichevoli, per cui sono grato, a questo punto non posso utilizzare queste offerte a causa del motivo suddetto.
2)   Negli “ARCHIVI SPECIALI DI STATO” abbiamo lavorato ogni giorno, a parte i fine-settimana e le vacanze. I membri del personale dell’archivio sono stati tutti molto collaborativi, amichevoli e gentili; riguardo a ciò, il motivo può essere stato il fatto che i loro introiti sono in qualche modo legati al prezzo, di un dollaro per pagina fotocopiata, dei documenti! Il sostegno finanziario dello Stato è minimo, e da quello che il direttore ha detto, c’è la preoccupazione che l’archivio possa dover chiudere. Con il sostegno degli amici alla nostra Causa, siamo stati in grado di ottenere una copia di tutti i documenti più importanti.
3)   LE RISORSE DOCUMENTARIE DEGLI “ARCHIVI SPECIALI CENTRALI DI STATO”
In questo archivio, vi sono circa 90.000 pagine di documenti originali riguardanti Auschwitz. Poiché di alcuni di essi sono stati fatti moltissimi duplicati e copie carbone, vi possono essere lì in realtà circa 70.000 pagine. Avevamo progettato di esaminare tutte queste 70.000 pagine, e ci siamo riusciti, prima che il nostro tempo scadesse. Qualcuno potrebbe ridere e sostenere che in realtà abbiamo speso solo pochi secondi per pagina, ma considerando che un fascicolo consiste di un centinaio di pagine riguardanti la costruzione di stalle per cavalli, o che un altro fascicolo consiste di trecento pagine riguardanti il libro paga dei giardinieri, allora è sicuramente bastevole una rapida scorsa per scoprire se, oppure no, in mezzo a quei documenti c’è qualche altro tipo di documento. I documenti sono suddivisi in 650 fascicoli. Ogni pagina è stata numerata due volte, il che dimostra che l’intero inventario è stato esaminato almeno due volte dai sovietici. Il materiale interessante corrisponde a meno del 5% dei documenti. Da questo archivio, abbiamo portato via poco più di 3.000 fotocopie (oltre a circa 1.000 fotocopie dal precedente archivio). Tra queste, vi sono mappe e piani di costruzione, compresi quelli dei crematori, alcuni dei quali sono stati presentati da Pressac, mentre altri non lo sono stati.
Pressac e Fleming hanno esaminato solo una piccola parte dei fascicoli, come mostra la mancanza delle firme richieste sui registri di controllo. Pressac può aver ispezionato 50 dei 650 fascicoli; tra questi, tuttavia, ha ispezionato i più importanti.
4)   IL VALORE DEI DOCUMENTI
Sin dall’inizio, bisognava presumere che i documenti assolutamente sensazionali non sarebbero stati trovati. Di sicuro, se ci fossero stati documenti che avrebbero confermato le tesi sulle camere a gas e sullo sterminio sarebbero stati trionfalmente mostrati molto tempo fa, e quelli che avessero contraddetto la leggenda in modo troppo patente sarebbero stati indubbiamente selezionati per poi essere o distrutti o conservati in un archivio speciale. Comunque, i censori in questo caso hanno fatto un lavoro incompleto, perché troppi documenti imbarazzanti per la tesi ufficiale sono sfuggiti alla loro attenzione. Ecco alcuni esempi:
Abbiamo copiato un documento che si riferisce ad una “Camera di Disinfestazione per un Crematorio”. Alla luce di tutto ciò, la misteriosa lettera sul “Vergasungskeller”, che è stata spesso menzionata dagli sterminazionisti, diventerebbe molto chiara; e anche qualcuna delle cosiddette “tracce criminali” di Pressac. Che all’epoca questa camera di disinfestazione fosse realizzata e in funzione non è dimostrabile. Nel successivo incontro di Ottobrunn del febbraio 1994, Walter Lüftl ha ripreso l’ipotesi di Carlo Mattogno del 1989, secondo cui tale camera, relativa al Crematorio II, avrebbe almeno potuto essere stata progettata, perché nel 1943 c’era un numero insufficiente di attrezzature di disinfestazione, e questa stanza o camera, provvista di impianto di ventilazione, avrebbe potuto fungere allo scopo. Noi supponiamo che, riguardo a un tale piano di installazione di una camera di disinfestazione nel Crematorio II, sarebbe dovuta risultare tutta una serie di lettere e di documenti, che furono poi eliminate dai censori. In tal caso, il documento caduto nelle nostre mani è sfuggito alla loro attenzione.
Abbiamo a nostra disposizione dati per molti periodi di tempo riguardanti i prigionieri malati, anche cronici, di Birkenau. Secondo la leggenda, queste persone avrebbero dovuto essere immediatamente sterminate, perché erano inabili al lavoro! Abbiamo altri documenti che provano che c’erano regole molto rigide che proibivano alle SS di maltrattare i prigionieri. Ci fu un numero di rilasci [di prigionieri] straordinariamente alto. Nel lasso di pochi giorni, nel giugno e nel luglio 1944, vi furono 186 rilasci, documentati, di prigionieri [che avevano scontato una condanna] a breve termine: in proiezione, si arriva a molte migliaia. La maggior parte di questi rilasci riguardano polacchi che erano stati inviati a Birkenau a scontare condanne di “rieducazione tramite lavoro” che andavano da 4 a 10 settimane, a causa di reati relativi all’inosservanza dei contratti di lavoro, e che venivano rimandati alle fabbriche dopo aver scontato la condanna. Finora, non avevamo saputo nulla di questi rilasci; per il 1944, Laqueur e il Kalendarium[2] danno conto solo del rilascio degli “ebrei di Schindler”. Immaginate solo se a tutti questi prigionieri fosse stato presuntamente permesso di essere testimoni viventi dello sterminio degli ebrei ungheresi, e di tornare quindi in libertà per raccontare dappertutto ciò che avevano visto!
Mattogno ritiene di aver trovato una gran quantità di materiale valido per il suo campo specifico: i crematori. Li sta attualmente valutando.
5)   DOCUMENTI CERCATI MA NON TROVATI
Auschwitz venne probabilmente fotografata dalle forze aeree sovietiche. Abbiamo cercato invano queste foto, tra i vari luoghi, negli archivi militari ubicati nella piccola, desolata città di Podolsk, a est di Mosca. Se queste foto esistono, devono stare in qualche luogo sconosciuto. Abbiamo anche cercato invano le ordinazioni del 1944 delle forniture di coke per i crematori. Sarebbero state particolarmente importanti perché ci avrebbero permesso di calcolare il più alto numero possibile di cremazioni. Forse questi documenti sono conservati in uno dei dieci o dodici altri archivi d’Europa dove vengono tenuti gli sparpagliati documenti di Auschwitz.
6)   UTILIZZO DEI DOCUMENTI
La grande opera di Carlo Mattogno sui crematori dovrà essere pubblicata dapprima in Italia, nel 1996[3]. La pubblicazione della sua opera sulle “Camere a Gas” è prevista per il 1997[4]. Una sintesi di entrambi questi lavori verrà pubblicata in tedesco, e consterà di 250 pagine, inclusa un’appendice. I documenti di Mosca verranno integrati in questi studi, che ora richiedono delle modifiche. Oltre all’utilizzo, da parte mia, di una dozzina di documenti nella versione popolare di un’opera scientifica che ho scritto insieme a un amico francese, e che sarà pubblicata nell’estate del 1996, Mattogno non fornirà a nessuno documenti in anteprima. La ragione di ciò è che in diverse occasioni certi revisionisti si sono fatti belli con gli allori altrui, e hanno utilizzato come propri documenti dati loro da Mattogno, per poi omettere di citarlo in modo adeguato o di riconoscere la loro fonte. A proposito, riguardo a ciò, anche Robert Faurisson può attestare questa pratica riprovevole. Tutto ciò deve finire, e prima sarà meglio sarà.
A coloro che sono seriamente interessati all’argomento, Mattogno fornirà l’opportunità di vedere i documenti in Italia.
7)      ALTRE OSSERVAZIONI
L’”Archivio Speciale Centrale di Stato” contiene un numero enorme di documenti tedeschi sequestrati da varie zone; ad esempio, vi sono circa 900 pagine archiviate del Ministero dei Territori Orientali Occupati. A causa dei nostri limiti di tempo, non abbiamo potuto esaminare tutti questi argomenti. Vi sarebbe una gran quantità di altre aree di ricerca. Ai ricercatori interessati va ricordato che il futuro degli archivi è incerto. Attualmente, l’accessibilità è possibile, ma bisogna presentarsi come ricercatore ufficiale, o come associato ad una organizzazione accademica. Sono disponibile per informazioni particolareggiate al riguardo.
Senza il sostegno finanziario di molti amici generosi, il nostro primo soggiorno a Mosca (luglio-agosto 1995), che è stato essenziale per la nostra seconda visita, non avrebbe potuto essere compiuto. Ancora una volta, sentiti ringraziamenti a tutti i donatori!
Per quanto ci concerne, non solo sappiamo che genere di documenti si trovano negli archivi, ma sappiamo anche quelli che NON ci sono. Anche questo è importante!
Questa lettera circolare può essere trasmessa alle parti interessate.
Jürgen Graf
GUIDEON BURG VERLAG
POSTFACH 52
CH – 4009 BASEL
SVIZZERA[5]
  

[1] Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale è disponibile all’indirizzo: http://www.codoh.com/incon/incongrafarch.html
[3] In realtà, per vari motivi, l’opera in questione non uscì più. È in corso la correzione di bozze presso le Edizioni EFFEPI.
[4] In realtà, l’opera è uscita solo nel 2009, sempre presso EFFEPI: http://www.hoepli.it/libro/le-camere-a-gas-di-auschwitz/9786009959921.asp
[5] Ormai da molti anni Graf si è rifugiato a Mosca.

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