I fallimenti di Clinton e Bush con la Russia

Sto ultimando la lettura di SFIDA ALL’ULTIMO BARILE – Russia e Stati Uniti per il dominio dell’energia[1] (con una dotta prefazione di Giulio Sapelli), di Stefano Casertano, di cui consiglio l’acquisto ai lettori di questo blog. Dal libro in questione vorrei trarre due citazioni significative per capire le radici della presente controversia sui gasdotti (South Stream versus Nabucco), controversia che nasce dall’incorregibile Hýbris[2] imperialista dell’amministrazione americana.
Le citazioni sono di Dimitri Simes[3], noto sovietologo americano e dello stesso Casertano:
Dimitri Simes: «Il maggior fallimento dell’amministrazione Clinton è stato quello di prendere vantaggio delle debolezze russe.Politicamente, economicamente e in termini di sicurezza in Europa e nell’ex Unione Sovietica, l’amministrazione ha preteso il più possibile per gli Stati Uniti prima che la Russia recuperasse dalla tumultuosa transizione. L’ex segretario di Stato Strobe Talbott ha anche rivelato che i rappresentanti americani sfruttavano perfino la propensione al bere di Eltsin durante le negoziazioni faccia a faccia. Molti russi credevano che l’amministrazione Clinton stesse facendo lo stesso con la Russia in generale. Il problema è stato che la Russia a un certo punto è tornata sobria, e si è ricordata con risentimento della notte prima»[4].  
Stefano Casertano: «Anche per l’amministrazione di Bush figlio, l’agenda è stata quella di creare uno spazio geopolitico nuovo e ridotto per la Russia, all’interno del quale essa si doveva adattare. Sono stati trascurati così tutti gli aspetti del nazionalismo russo: Mosca non si sentiva «sconfitta»; Mosca stava solo cambiando pelle. La Russia ha scelto lo statalismo nazionalista come reazione culturale alla democratizzazione imposta: il prezzo da pagare per la sconfitta nello scontro con l’America era troppo alto, e il paese è stato pronto ad accettare una guida forte per guadagnare peso politico. La situazione della Russia è paragonabile a quella dell’Europa al termine della Grande guerra, quando gli oneri imposti alla Germania sconfitta con il Trattato di Versailles contribuirono alla nascita del nazionalismo tedesco. La Russia ovviamente non è la Germania nazista; ma anche in Russia la «pace sbagliata», perseguita dai disegni energetici statunitensi, ha provocato comprensibili risentimenti nello spirito nazionale, e il dirigismo moscovita ne è la conseguenza. La pace sbagliata di Washington è una nuova Versailles»[5].

[1] FRANCESCO BRIOSCHI EDITORE, Milano 2009.
[4] Stefano Casertano, op. cit., p. 251.
[5] Ibidem.

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