Soffiare sul fuoco della crisi: l’Italia al varco degli speculatori

Soffiare sul fuoco della crisi: l’Italia al varco degli speculatori

ANALISI: LA CRISI EUROPEA DEL DEBITO: L’ITALIA NON PER MOLTO COSÌ AL SICURO[1]

Di Gavin Jones, 30 Novembre 2010

L’Italia ha evitato finora in gran parte la crisi del debito che ha sommerso la Grecia e l’Irlanda, nonostante abbia il tasso di crescita più debole della regione, un enorme debito pubblico e una politica notoriamente instabile.

Tutto ciò sembra all’improvviso poter cambiare pericolosamente.

I governanti italiani hanno cercato martedì di rassicurare i mercati, perché è cresciuta la preoccupazione che la terza economia in ordine di grandezza dell’eurozona si stia impantanando nella pervasiva crisi del debito della regione, con conseguenze potenziali inimmaginabili.

Imperturbabili, gli investitori hanno spinto il differenziale tra il tasso di interesse dei titoli di stato italiani e quello – che funge da punto di riferimento – dei titoli tedeschi al massimo storico, poiché sono concentrati più sulle debolezze dell’Italia che sulla sua forza.

“Ora, sembra una crisi di liquidità nel mercato dei titoli di stato, che per l’Italia – con le sue enormi necessità di finanziamento – è critica”, dice l’analista di Citibank Giada Giani.

“I mercati stanno già dando per scontato che il Portogallo avrà bisogno di un pacchetto di salvataggio, e stanno prendendo di mira la Spagna e l’Italia. Ora solo l’ECB [la Banca Centrale Europea] può essere d’aiuto, comprando i titoli di stato.

L’analista di Unicredit Marco Valli ha detto che la situazione sta peggiorando ma che non è ancora fuori controllo. Anche lui chiede un intervento massiccio dell’ECB.

“Non ci dobbiamo abbattere, il rendimento dei titoli italiani a 10 anni è ancora sotto il 4.7%, che non è un problema in termini di costi di finanziamento”, ha detto.

L’Italia ha uno dei livelli di debito pubblico assoluto più alti dell’eurozona e assicurare le sue necessità di finanziamento per i prossimi tre anni costerà un’eccedenza di 800 miliardi di euro.

I fondi di salvataggio dell’Unione Europea, uniti al sostegno del Fondo Monetario Internazionale, possono arrivare a un totale di 750 miliardi di euro per le nazioni bisognose. La sostanziosa parte di 100 miliardi è stata già data all’Irlanda.

“È molto preoccupante, perché la Spagna è quasi troppo grande per essere salvata…mentre l’Italia è troppo grande per essere salvata”, ha detto Everett Brown, stratega dei titoli europei
presso IDEAglobal.

Per mesi, economisti e dirigenti hanno sostenuto che l’Italia, con i suoi fondamentali relativamente sani, dovrebbe essere immune dagli attacchi del mercato, eppure i mercati non sembrano ascoltare.

I punti di forza

A differenza di precedenti storie di successo di crescita elevata, come l’Irlanda e la Spagna, l’Italia, con tutti i suoi problemi, non sembra affatto differente da com’era prima della recessione del 2008 e del 2009.

Grazie ad una politica fiscale prudente le sue finanze pubbliche si sono indebolite molto meno della maggior parte dei paesi dell’eurozona, non ha sofferto nessun crollo immobiliare, e nessuna delle sue banche ha avuto bisogno di essere salvata con denaro pubblico.
Con circa il 118% del prodotto interno lordo, il debito pubblico italiano è il secondo più alto dell’eurozona, dopo la disastrata Grecia, ma è aumentato molto meno di quello dei suoi vicini e gode di proiezioni future più favorevoli.

“Gli sforzi di stabilizzazione richiesti all’Italia sono minori di quelli richiesti ad altri paesi”, ha detto martedì a Reuters Pier Carlo Padoan, l’economista capo dell’Organizzazione per la Cooperazione Economica e lo Sviluppo.

Anche le famiglie italiane e le ditte private sono meno indebitate rispetto alle loro omologhe di paesi come l’Irlanda e l’Inghilterra, dove le famiglie si sono pesantemente indebitate durante gli anni del boom.

Il debito aggregato delle famiglie e delle imprese in Italia è circa il 125% del prodotto interno lordo, rispetto al 210% della Spagna, al 240% del Portogallo e al 280% dell’Irlanda.

Con un basso debito ed elevati risparmi, la salute fina nziaria delle famiglie italiane vale il 200% del prodotto interno lordo, rispetto al 150% dell’Irlanda e della Spagna e a solo il 100% della Grecia.

Inoltre, solo circa il 50% del debito pubblico è detenuto da investitori stranieri, la proporzione più bassa dell’eurozona, che rende i titoli italiani meno vulnerabili agli improvvisi spostamenti di portafoglio degli investitori internazionali.

“È chiaro che in un momento di crisi le banche, le compagnie di assicurazione e i cittadini saranno più che disposti a fidarsi dell’Italia”, ha detto Luigi Speranza, di BNP Paribas.

L’Italia è anche molto meno in rosso dei suoi travagliati partner in fatto di flussi finanziari e commerciali. Il suo deficit di conto corrente è solo il 3% del prodotto interno lordo, rispetto ai deficit di circa il 10% della Spagna e del Portogallo.

Il deficit di bilancio annuale dell’Italia, a circa il 5% del prodotto interno lordo, è tra i più bassi dell’eurozona, grazie alla sua prudenza durante la recessione.

Ma tutto ciò potrebbe non bastare.

I punti deboli

I mercati sono ora decisamente concentrati sugli errori nell’eurozona e questi non hanno bisogno di essere gli stessi da un paese all’altro.

L’Italia è stata per più di un decennio una delle economie a più lenta crescita del mondo, una tendenza che si prevede continuerà nell’immediato futuro perché si è dimostrata incapace di aumentare la produttività o di varare cruciali riforme di stimolo alla crescita.

Il suo potenziale massimo, ovvero la crescita non inflazionistica, è ora valutato a solo circa l’1%. E se l’economia non cresce, il rapporto debito-prodotto interno lordo non diminuirà velocemente, se non altro.

La spesa nei consumi è cronicamente debole e gli analisti dicono che anche l’alto tasso dei risparmi delle famiglie riflette un insufficiente livello di benessere e una mancanza di fiducia nel sistema pensionistico.

Finora, i mercati hanno avuto un occhio benevolo verso questa economia stagnante, non competitiva e e gravata di debiti, con livelli di evasione fiscale secondi solo alla Grecia, esattamente come hanno ignorato finora la sua cronica instabilità politica.

Ma vi sono ora segni che stanno diventando meno indulgenti.

Il 14 Dicembre, il Primo Ministro Silvio Berlusconi affronterà in parlamento il voto di fiducia che potrebbe scatenare la caduta del suo governo conservatore a metà del suo mandato quinquennale.

Visto che anche l’opposizione di centro-sinistra è malmessa, la prospettiva di un governo forte e delle necessarie riforme economiche raramente è apparsa più debole.

Se cade il governo, i mercati guarderanno attentamente ogni segno di deviazione dalla stretta morsa imposta dal Ministro dell’Economia Giulio Tremonti.

E gli analisti dicono che il pericolo più grande per l’Italia potrebbe iniziare quando avrà finalmente luogo una ripresa stabile nell’area dell’euro.

“Non direi che l’Italia sarà colpita da un’accelerazione di vendite del mercato, ma solo quando i tassi d’interesse inizieranno a crescere”, ha detto Speranza di BNP Paribas.

“Quando la Banca Centrale inizierà ad aumentare i tassi il rendimento italiano potrebbe arrivare al 6%, spingendo i costi di pagamento del debito sempre più in alto e mettendo l’Italia nei guai”, ha detto. “Questo non succederà l’anno prossimo, ma potrebbe accadere l’anno successivo”.
[1] Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale è disponibile all’indirizzo: http://www.reuters.com/assets/print?aid=USTRE6AT3NA20101130

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