Andrea Carancini-don Ennio Innocenti: scambio di corrispondenza sullo “sterminio” ebraico

Andrea Carancini-don Ennio Innocenti: scambio di corrispondenza sullo “sterminio” ebraico

Caro don Ennio,

apprendo dalla stampa che il Papa, nell’ultimo libro intervista, afferma d’aver fatto due errori. L’errore del discorso sull’islamismo (mi dispiace molto per coloro che hanno difeso il Papa sostenendo che aveva proprio ragione) e l’errore di aver riammesso il vescovo lefevrista reo di non credere alla dimensione dello “sterminio” ebraico operato dai nazisti (e questo mi sorprende, perché credevo che tale questione non riguardasse la scomunica dei lefevristi e neppure la Chiesa).
Vorrei sapere da lei se la discussione su tale questione è lecita per un cattolico, oppure se sia imposto il silenzio.

Con molta stima,
Andrea Carancini

Caro Carancini,

sulla questione dei lefevristi, è chiaro che essi sono riammessi alla comunione ecclesiale per ragioni canoniche ed ecclesiologiche che non hanno nulla da spartire con la questione della strage ebraica. Tuttavia proprio quelle ragioni non dovevano essere oscurate da dichiarazioni che per il modo e le circostanze potessero apparire offensive: se il Papa fosse stato adeguatamente informato, avrebbe ritardato per ottenere espressioni pastoralmente accettabili.
Difatti, a quel tempo, io chiesi “in alto loco” se la questione storica fosse lecito discuterla e mi fu risposto che la discussione era lecita, purchè fatta con la doverosa sensibilità del caso, con la pacatezza in uso presso gli storici di professione e con la oggettiva documentazione che si usa nelle aule dei tribunali.
Devo dire che io non avevo alcuna riserva sulla versione comune di quella strage, finché non visitai il più famoso campo di sterminio in Polonia dove morì anche Kolbe.
Fu allora, a causa delle cifre sparate dalla guida ufficiale del campo e delle immediate sommarie verifiche, che io cominciai a dubitare della versione comune, quasi che la strage fosse stata compiuta principalmente con il gas e i forni crematori.
Infatti, si afferma che alla fine della guerra mancano all’appello circa sei milioni di ebrei prima residenti nell’area occupata dai tedeschi, ma non tutti questi ebrei erano caduti nelle mani dei tedeschi; inoltre, una notevole parte erano stati uccisi direttamente dalle truppe speciali nell’avanzata in Ucraina e zone limitrofe, un’altra parte era morta per i disumani viaggi e la disumana prigionia e – a quanto pare – per la denutrizione e le malattie dell’ultimo periodo di detenzione. È opinabile la dimensione della strage avvenuta per il gas e i forni crematori[1] (che viene messa in dubbio da ex prigionieri nei campi incriminati).
Qualche tempo fa si disse che erano stati ritrovati gli elenchi dei prigionieri nei famosi campi, poi il silenzio.
Per concludere: la questione storica va trattata sapendo che c’è gente che ne soffre e – soprattutto – con pacatezza scientifica e oggettività documentaria.

Con molti auguri per l’anno nuovo.
Don Ennio Innocenti

[1] Nota di Andrea Carancini: su questo vedi, tra l’altro, la truffa di qualche anno fa della foto “ritoccata” sul fumo di Auschwitz da parte del sito web del Simon Wiesenthal Center: http://www.fpp.co.uk/Auschwitz/docs/fake/SWCsmokeFake.html

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