Il giudizio di Ernst Nolte sulla geopolitica di Hitler

Il giudizio di Ernst Nolte sulla geopolitica di Hitler

Da Ernst Nolte, NAZIONALSOCIALISMO E BOLSCEVISMOLa guerra civile europea 19171945, Sansoni Editore, Firenze, 1988, pp. 125-126:

“Si trattava del conflitto fra nazionalsocialisti di destra e di sinistra che cominciò subito dopo la rifondazione del partito e si trascinò fino al 1930. Veniva considerata di sinistra l’organizzazione del partito del nord della Germania, la cui messa a punto era stata affidata da Hitler nel marzo del 1925 a Gregor Strasser, un farmacista ed ex ufficiale pluridecorato di Landshut. Accanto a lui agiva suo fratello Otto, che era stato membro del partito socialdemocratico e aveva guidato una compagnia di studenti contro le truppe di Kapp. Il potenziale da cui quest’ala del partito doveva attingere era in grande misura nazionalprotestante. D’altra parte, per conquistare a un socialismo nazionalista le masse proletarie nella regione della Ruhr e a Berlino, bisognava combattere il capitalismo e perlomeno i piccoloborghesi.

“In entrambi i casi era potenzialmente presente un conflitto con Monaco poiché non senza motivo si pensava che Hitler avesse fatto la sua pace con Roma e cercasse contatti con i circoli economici dirigenti. Nel settembre del 1925 venne comunque costituita una « Arbeitsgemeinschaft der nord- und westdeutschen Gaue » il cui organo dal 1° ottobre divennero i « Nationalsozialistische briefe », editi da Gregor Strasser e redatti dal dottor Josef Goebbels, il Geschäftsführer del distretto della Renania a Elberfeld. Un primo abbozzo di programma prevedeva il passaggio della grande industria in proprietà parziale dello Stato e dei comuni e la trasformazione di tutti i proprietari terrieri in enfiteuti. A Monaco questo programma non trovò alcun consenso, come non lo aveva avuto una prima concreta risoluzione di espropriazione dei prìncipi, e a Bamberg il 14 febbraio 1926 in un congresso di dirigenti del partito Hitler si impose con un discorso di varie ore, riuscendo a far passare dalla sua in particolare Goebbels che fu da lui nominato alla fine dell’anno Gauleiter di Berlino.

“Ciò nonostante, l’ala del partito del nord della Germania mantenne le sue peculiari caratteristiche prevalentemente di sinistra e si creò nel KampfVerlag una base di potere. Nei suoi giornali e nei « Nationalsozialistische Briefe » poteva così essere proclamata la lotta d’annientamento contro il capitalismo (internazionale) e si manifestava molta comprensione per la dottrina marxista della lotta di classe che, a differenza di quanto pensava Hitler, non veniva affatto considerata un’invenzione ebraica. Veniva poi in luce soprattutto un orientamento marcato verso Oriente poiché si pensava che non fosse possibile stracciare i diktat di Versailles e di Saint-Germain senza l’aiuto dell’Unione Sovietica e senza un’alleanza con tutti i popoli oppressi del mondo.

“Certamente il bolscevismo come tale veniva accantonato risolutamente, per lo più con argomentazioni antisemite, ma nel discorso « Lenin oder Hitler? » tenuto da Goebbels per la prima volta a Königsberg nel febbraio 1926, il bolscevismo e il nazionalsocialismo, visti come i due movimenti rivoluzionari del XX secolo, erano posti in così ampia misura su piani paralleli che il loro contrasto risultava esclusivamente nel fatto che Lenin avrebbe voluto con il mondo redimere anche la Germania, mentre Hitler avrebbe voluto invece redimere il mondo attraverso la Germania. Alcuni nazionalsocialisti di sinistra giunsero persino a fare offerte d’alleanza in piena regola alla KPD[1] poiché pensavano che la KPD e l’Unione Sovietica fossero « nella situazione attuale, finché le cose stanno così, i nostri alleati contro Weimar, Versailles e Wall Street », sebbene perseguissero in ultima analisi altri scopi. Ancora una volta i socialdemocratici si fondarono su dichiarazioni di questo tipo per dimostrare la stretta parentela tra comunisti e nazionalsocialisti.

“Possiamo supporre che Adolf Hitler pensasse non da ultimo ai nazionalsocialisti di sinistra quando nel 1925 e nel 1926 scrisse il secondo volume di Mein Kampf che apparve nel dicembre 1926. In questo testo egli chiarì ancora una volta che la sua polemica antiborghese non implicava il benché minimo indebolimento dell’antibolscevismo radicale e soprattutto rielaborò in modo tale la sua dottrina dello spazio vitale, che fino ad allora era stata solo abbozzata, da rendere impossibile ogni compromesso con il progetto di un’espansione verso est.

“In questo contesto è opportuno considerare anche il forte rilievo dato alla dottrina della razza. Bisogna escludere completamente un’alleanza con le nazioni oppresse poiché la loro situazione deriva dall’inferiorità razziale. Il secondo volume è quindi percorso in modo molto più intenso del primo da quell’« europeismo » esasperato e intransigente che considera il primato del dominatore popolo inglese e dei tedeschi loro futuri alleati come una legge di natura « razziale » e ne deduce quindi il diritto di trasferire all’est la « politica territoriale del futuro ».

“Ciò significherà la fine dello Stato russo, giacché dopo il tramonto dei bolscevichi, quei « criminali comuni macchiati di sangue », non vi sarà più nessuna classe dirigente che potrà tenere insieme lo Stato. Tuttavia il « testamento politico » con cui si chiude il XIV capitolo, intitolato « Ostorientierung oder Ostpolitik », ci dimostra quanto Hitler fosse ancora orientato sulla situazione della guerra civile russa: « Non permettete mai la nascita in Europa di due potenze continentali. In ogni tentativo di organizzare ai confini tedeschi una seconda potenza militare dovete vedere…un attacco contro la Germania…Fate in modo che la forza del nostro popolo trovi le sue basi non nelle colonie ma sul suolo della patria in Europa…».

“Hitler vuole da una parte legittimare mediante una dottrina della razza la predominanza inglese nel mondo durante la seconda metà del XIX secolo e con ciò includere anche la Germania; dall’altra vuole a questo punto mantenere la situazione del 1917-18, quando la seconda potenza militare, quella russa, non era più una minaccia ai confini della Germania e che tuttavia aveva costituito per uttto il XVIII e XIX secolo un ovvio fatto fondamentale. L’angoscia del proprio annientamento che aveva improntato i primi discorsi e anche il primo volume del Mein Kampf, si manifesta ora in una volontà d’annientamento nella politica estera e statale che era del tutto estranea ai nazionalsocialisti di sinistra nei confronti della Russia”.
[1] Il partito comunista tedesco.

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