Inghilterra: prove tecniche di islamofobia

Inghilterra: prove tecniche di islamofobia

LA CRIMINALIZZAZIONE DEL DISSENSO IN INGHILTERRA

Di Sarah Irving, The Electronic Intifada, 13 Aprile 2010[1]

“Siamo molto arrabbiati, molto spaventati, molto tristi, molto delusi. Mia moglie è depressa. Quando vede la polizia per strada si spaventa. Hanno distrutto la nostra vita”, dice Badi Tebani.

Nel Gennaio del 2009, il figlio adolescente di Tebani, Yahia, era una delle decine di migliaia di persone che presero parte a Londra alle dimostrazioni contro il bombardamento israeliano di Gaza. In una di queste dimostrazioni Yahia e molti altri vennero “imbottigliati” – circondati da un cordone di polizia e lentamente fatti uscire dopo aver fornito i loro nomi e indirizzi ed essere stati filmati.

Questa fu l’ultima volta che Yahia seppe dell’accaduto fino all’Aprile seguente, quando la casa della sua famiglia subì l’incursione di 20 o 30 poliziotti alle 5 della mattina. La porta di casa venne forzata e a Badi Tebani e alla sua famiglia venne ordinato di sdraiarsi sul pavimento. I suoi quattro figli vennero tutti ammanettati. Tre funzionari di polizia puntarono le loro ginocchia sulla schiena di Hamza, 23 anni. Stava dormendo con gli shorts, ma essi non gli permisero neanche di vestirsi, anche se avevano aperto le finestre, lasciandolo al freddo. I computer, i cellulari e i vestiti vennero tutti sequestrati e l’automobile di famiglia venne forzata. Badi e Hamza hanno parlato di come la polizia giocasse con gli iPhones dei ragazzi e si preparasse da sé il caffè in cucina.

Secondo Badi, fu un’esperienza peggiore di tutte quelle da lui vissute in Algeria. Badi è un algerino che venne in Inghilterra chiedendo asilo politico per salvarsi dalla violenza tra il governo e l’esercito, e l’opposizione politica, che lasciò sul terreno 200.000 morti negli anni ’90. Da allora, egli ha insegnato qui.

L’intera famiglia rimase scioccata quando seppe che era Yahia quello che la polizia cercava. “Lui è studente all’università, non è mai stato in prigione o nei guai con la polizia”, dice Badi Tebani. “Ha sempre avuto un buon carattere, un buon comportamento”.

Yahia è stato in seguito accusato di aver commesso disordini violenti, un reato che comporta una pena di prigione fino a cinque anni. Dice che durante la dimostrazione aveva preso una sedia da un vicino Starbucks[2] per sedersi, ma la polizia sostiene che la caffetteria venne devastata e le suppellettili usate come armi. A Yahia venne suggerito che se si fosse dichiarato colpevole avrebbe ottenuto l’affido in comunità, così ha seguito il consiglio dell’avvocato. Non sapeva che la maggior parte dei contestatori che avevano fatto lo stesso erano finiti diretti in prigione, così rimase scioccato quando un suo amico venne condannato a due anni. Yahia sta ora scontando la pena di un anno.

“È un grande shock”, dice Badi Tebani. “Sono stato da Yahia durante la settimana. Lui è il genere di persona che non sai cosa sta pensando, ma so che è molto, molto triste, molto deluso. Perderà un anno all’università. Il suo amico è stato condannato a due anni: ha solo tenuto un bastone in mano per pochi minuti, non lo ha usato, non ha fatto nulla. Un altro è stato condannato a un anno solo perché è andato alla dimostrazione – ha 16 anni, sta al college per fare i suoi A level[3]. Temono tutti per il proprio futuro perché con dei precedenti penali è difficile trovare lavoro”.

“Loro non possono dire che i nostri ragazzi sono dei criminali”, continua Tebani. “Sono scesi in piazza per sostenere il popolo di Gaza. Tutto il mondo sa cosa è successo lì, quante persone sono state uccise, quante case distrutte. Penso che il vero criminale è Israele. Se c’è un giudice al mondo che deve giudicare qualcuno, deve giudicare i responsabili che stanno in Israele. La gente ha cercato di dare un aiuto, di fermare la catastrofe di Gaza, di chiedere al governo inglese di fermare la guerra. Ma il governo li manda in galera”.

Secondo le cifre raccolte da Joanna Gilmore, della Manchester University, Yahia Tebani è uno dei 119 individui arrestati durante o dopo le dimostrazioni. L’arrestato più giovane aveva 12 anni, l’età media era di 18 o 19. Quasi tutti i dimostranti accusati di disordini violenti erano musulmani, nonostante la natura mista delle proteste, sostenute da organizzazioni in maggioranza bianche come la Campaign for Nuclear Disarmament, come pure da gruppi islamici.

Almeno 22 persone hanno ricevuto condanne al carcere, con sentenze fino a 30 mesi. La maggior parte di tali sentenze sono state emesse dal giudice Dennis, del tribunale di Isleworth, West London, che ha detto chiaramente di aver emesso sentenze “deterrenti”. Ad un ragazzo di 15 anni è stata imposta una sentenza non detentiva che prevede un coprifuoco e un braccialetto elettronico, mentre ad un palestinese che solo qualche giorno prima aveva visto le immagini sui giornali dei suoi parenti morti a Gaza è stata inflitta una condanna a due anni.

Secondo Gilmore, il numero di arresti e di sentenze dovuti alle proteste per Gaza è molto più grande di quelli derivanti dalle dimostrazioni, molto più grandi e più violente, contro la guerra e contro il capitalismo che hanno avuto luogo a Londra.

L’avvocato Matt Foot, che rappresenta diversi contestatori, concorda. “I raid all’alba [una volta] erano una misura estrema”, dice. “È la prima volta, in epoca recente, che li ho visti eseguiti su vasta scala per questo tipo di reato. Vennero usati negli anni ’80 per lo sciopero dei minatori, e in misura minore per una dimostrazione anti-Bush”.

Foot dice anche di ritenere che, in primo luogo, siano state arrestate troppe persone, e che poi i dimostranti siano stati tartassati rispetto alle loro azioni effettive. “Alla dimostrazione anti-Bush, molte poche persone sono state condannate per disordini violenti e anche in quel caso non hanno ricevuto pene detentive: certo il giudice allora non parlò di pene “deterrenti””. Riconosce che l’islamofobia può aver avuto un ruolo nella decisione di arrestare e incriminare così tante persone con imputazioni così gravi.

“Questa è una delle differenze con le proteste anti-Bush”, aggiunge Foot. “Alla fine, molte poche persone di pelle bianca vennero incriminate. Non è necessariamente colpa del giudice – penso che siano stati tartassati: ne sono stati perseguiti troppi e penso che i tribunali in quel momento abbiano visto 60 persone giunte lì per disordini violenti e hanno reagito in un certo modo. Penso che il guaio sia dovuto a troppe persone arrestate e poi tartassate”.

Joanna Berridge, della Gaza Demonstrators Support Campaign[4], teme che le autorità inglesi stiano usando le proteste per Gaza come un “facile bersaglio” per mettere a tacere più estesamente le dimostrazioni politiche, facendo leva sulla diffusa islamofobia per stabilire dei precedenti legali che possano poi essere usati contro altri manifestanti. “Si tratta soprattutto di sorvegliare politicamente le proteste, inserendovi l’islamofobia”, ella afferma.

Foot indica anche la mancanza di coordinamento tra i vari procedimenti, da cui le ammissioni di colpevolezza frutto di cattivi consigli. Secondo Joanna Berridge, la Islamic Human Rights Commission e pochi attivisti singoli hanno diffuso, durante le manifestazioni, informazioni sui diritti legali degli avvocati e dei contestatori, ma sembra che molte delle organizzazioni che hanno promosso le proteste non abbiano seguito i processi. Tutto ciò, insieme al fatto che molti degli arresti sono stati eseguiti fino a otto mesi dopo i fatti, ha significato che molti degli imputati hanno finito per avvalersi dei consulenti legali[5] in servizio presso i posti di polizia, piuttosto che di avvocati di fiducia.

“Rispetto alle proteste del G20, il profilo dei manifestanti è molto diverso”, dice Berridge. “Le persone di movimenti come Climate Camp sapevano come proteggersi, mentre per i ragazzi delle dimostrazioni per Gaza, è stata una cosa spontanea. Per molti di loro era la prima manifestazione, così non conoscevano i loro diritti. Le sentenze di deterrenza sono state inflitte principalmente a persone dichiaratesi colpevoli, mentre la maggioranza di quelli con maggiori conoscenze legali, già coinvolti in proteste in precedenza, hanno visto le loro incolpazioni bocciate prima ancora di presentarsi in tribunale, o sono stati giudicati non colpevoli”.

La Gaza Demonstrators Support Campaign ha corrisposto al bisogno di migliori conoscenze legali tra gli attivisti pro-palestinesi organizzando corsi per osservatori legali. Stanno anche fornendo un sostegno pratico – traduzioni, cibo – agli imputati e alle loro famiglie in tribunale, e raccolgono somme per le famiglie in cui chi guadagna è finito dentro.

Una seconda campagna, condotta dalla Stop the War Coalition, ha raccolto più di 1.500 firme per una petizione contro le condanne. Jeremy Corbyn, il deputato laburista del distretto di Islington North, ha definito alcune di queste sentenze come “inusitate e del tutto sproporzionate ai reati commessi”. La campagna ha anche presentato un’interrogazione parlamentare sull’operato della polizia durante le proteste, che ha anche attirato 55 reclami alla Metropolitan Police e alla Independent Police Complaints Commission[6]. Un certo numero di questi ultimi sono stati scartati perché i numeri di identificazione sulle uniformi dei funzionari erano stati nascosti.

Come dice Matt Foot, “I giudici lasciano in eredità queste sentenze di deterrenza: si tratta della vita di persone reali. Dicono: “’queste sono persone di buon carattere’ e poi iniziano a rinchiudere dei giovani che hanno solo a cuore quello che sta succedendo in Palestina: l’intera faccenda diventa odiosa”.

“Penso che l’effetto di questi procedimenti su una scala più vasta colpirà pesantemente i diritti futuri alla protesta”, sottolinea Joanna Berridge. “È molto importante che questi ragazzi non vengano usati come un monito, perché tutto ciò rimarrà sulla loro fedina per anni. Stavano protestando per qualcosa come i crimini di guerra a Gaza largamente riconosciuti come tali. Questo non è stato preso in considerazione ma è su questo che bisognerebbe concentrare l’attenzione: che questi giovani coraggiosi e consapevoli sono usciti allo scoperto e hanno preso posizione e, come risultato, hanno avuto la propria vita rovinata”.

[1] Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale è disponibile all’indirizzo: http://electronicintifada.net/v2/article11199.shtml
[2] http://it.wikipedia.org/wiki/Starbucks
[3] Esami che permettono di accedere agli studi universitari.
[4] Campagna di Sostegno per i Dimostranti per Gaza.
[5] http://en.wikipedia.org/wiki/Duty_solicitor
[6] Commissione Indipendente per i Reclami alla Polizia: http://en.wikipedia.org/wiki/Independent_Police_Complaints_Commission

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