Il Führerbehfel secondo il World Jewish Congress nel 1945

Il Führerbehfel secondo il World Jewish Congress nel 1945

IL FÜHRERBEHFEL SECONDO IL WORLD JEWISH CONGRESS NEL 1945: “TUTTI GLI EBREI DEVONO MORIRE, MA NON PRIMA DI AVER SOFFERTO E AGONIZZATO

Di Thomas Kues[1]

Nel 1945, il World Jewish Congress (WJC) preparò, per le autorità incaricate della conduzione del Tribunale Militare Internazionale, un rapporto sul “Complotto Criminale” contro gli ebrei perpetrato dal Terzo Reich. Di questo rapporto, il capitolo intitolato: “Charge Eight: Mass Annihilation, part II”[2], è di particolare interesse. Il documento, che si trova nel fondo del WJC allo Jacob Rader Marcus Center degli American Jewish Archives, può essere consultato in rete, grazie al sito web della Harry S. Truman Library & Museum, al seguente indirizzo: http://www.trumanlibrary.org/whistlestop/study_collections/nuremberg/documents/index.php?documentdate=1945-00-00&documentid=C107-3-9&studycollectionid=&pagenumber=1

Cosa voleva il WJC che la “giustizia internazionale” credesse sul presunto complotto nazista dello sterminio? In che modo descrisse la sua origine e la sua attuazione sotto forma degli infami “campi della morte”? Quali erano le fonti che stavano dietro il rapporto? Qui presenterò un breve esame del testo.

A p. 109, leggiamo: “Nel Marzo del 1942, Heinrich Himmler visitò la Polonia. Durante la sua permanenza in Polonia impartì un ordine affinché il 50% degli ebrei polacchi venissero sterminati entro la fine di quell’anno. Nel Luglio del 1942, Himmler tornò in Polonia. Secondo le fonti clandestine polacche, egli dichiarò nel corso di una riunione dei nazisti a Varsavia che

1) Hitler gli aveva detto personalmente che gli ebrei avevano iniziato la guerra e per questo avrebbero dovuto essere puniti.
2) Gli ebrei sono la feccia della terra e devono essere ridotti in polvere.
3) Tutti gli ebrei devono morire, ma non prima di aver sofferto e agonizzato.

“Venne costituita una speciale Vernichtungkommission, con a capo il Commissario Fey, che aveva a sua disposizione un grande ufficio a Varsavia. Questa commissione doveva supervisionare l’opera di sterminio degli ebrei in Polonia; i suoi membri visitavano in continuazione differenti zone del paese e dirigevano il massacro di massa della popolazione ebraica. Il Presidente Fey ne rispondeva direttamente a Himmler”.

Se la prima della tre dichiarazioni attribuite a Hitler si basa chiaramente sui discorsi fatti dal Führer allo scoppio della guerra, le altre due dichiarazioni sono tipiche fantasie della propaganda di atrocità che assegnano a Hitler la parte del Diavolo incarnato. È sin troppo facile ritrarre Hitler mentre fa una scenata ad un servile ReichsführerSS impartendogli il famigerato, mai dimostrato, Führerbehfel (ignaro che un membro della resistenza polacca, nelle vesti di un cameriere che reca una Sachertorte, sta prendendo nota di quanto avviene). È sbalorditivo che il WJC abbia avuto la sfrontatezza di presentare qualcosa che suona come il cast di un film horror di serie Z come una reale dichiarazione di Hitler.

Inoltre, se il presunto sterminio degli ebrei faceva parte di un “complotto”, sarebbe stato davvero sensato ospitare una Vernichtungkommission (Commissione preposta allo sterminio) in “un grande ufficio di Varsavia”? Cosa ne era stato del presunto linguaggio in codice? Della Conferenza “top secret” di Wannsee? E chi era il “Commissario Fey”? È un errore che sta per Robert Ley, il capo del Deutsche Arbaitsfront (DAF)? Nell’”Elenco Preliminare dei Criminali di Guerra”, redatto quello stesso anno dal WJC, non compare nessun “Fey”. Ley, invece sì.

La vena biblica del rapporto appare nel modo più chiaro a p. 111:

“I tedeschi fuggitivi [dopo Stalingrado] hanno superato persino sé stessi e hanno raggiunto tali profondità di crudeltà e di furia distruttiva da superare ogni descrizione e ogni immaginazione. Gli ebrei non dovevano più godere della sconfitta dei loro peggiori nemici o, come disse Hitler, gli ebrei non dovevano più celebrare un altro Purim [la festa ebraica che commemora la sconfitta del complotto di Haman] a memoria d’uomo”.

Per quanto riguarda la citazione di Hitler, ciò che il Führer disse davvero nel suo discorso (secondo il New York Times del 31 Gennaio 1944, p. 5) fu che, a meno che la Germania avesse vinto, “L’ebraismo potrebbe allora celebrare la distruzione dell’Europa con un secondo trionfante Purim”. Le parole di Hitler (così riportate) erano quindi non una minaccia di sterminio fisico, ma un avvertimento sulle conseguenze di una sconfitta tedesca (Nel Libro di Ester, lo svelamento del complotto di Haman venne seguito dall’impiccagione dei dieci figli di Haman e dal massacro di 75.000 persiani).

Il “rapporto” entra nel vivo quando fornisce la descrizione delle “fabbriche della morte”. Ecco la descrizione dei presunti stermini di Belzec (pp. 115-116):
“Gli ebrei venivano stipati in speciali camere con sbarre metalliche sul pavimento e sui muri; poi le camere venivano riempite d’acqua e una potente corrente elettrica inviata per mezzo di queste sbarre. Inoltre, c’era a Belzec un edificio speciale con diverse camere a gas, e gli scienziati tedeschi sperimentavano con zelo sugli ebrei ogni genere di gas tossici da loro inventati o migliorati. I bambini, se erano sani, venivano usati come involontari donatori di sangue per l’esercito tedesco. La maggior parte di questi bambini venivano dissanguati a tal punto che morivano poco dopo. Fabbriche speciali producevano a Belzec sapone e scarpe fatti con grasso ebraico; ma questo business non fu mai davvero redditizio, probabilmente a causa del fatto che gli ebrei erano giunti al terzo anno di un’inedia acuta e non c’era rimasto molto grasso sui loro corpi.

“Il punto debole di Belzec era il modo in cui i corpi venivano eliminati…Essi, o i loro resti, venivano caricati su vagoni ferroviari e trasportati in un luogo dove un gruppo di ebrei avevano già preparato una fossa, dopo di che l’intero gruppo veniva giustiziato all’istante. Dopo qualche mese di ritmo elevato nelle operazioni, tutti i campi lungo la ferrovia furono pieni di fosse comuni. Grumi di sangue rappreso e resti decomposti di corpi umani si diffusero ovunque vicino alle fosse, e il puzzo divenne così acuto che i contadini dei villaggi vicini abbandonarono le loro fattorie e la loro terra, e l’intera popolazione di Belzec lasciò questa città sinistra”.

Qui gli autori del WJC cercano di includere tutte le assurde storie di atrocità diffuse su Belzec durante la guerra: camere di elettroesecuzione, camere a gas (utilizzando vari gas tossici, peraltro innominati), bambini svuotati del loro sangue, la fabbrica di sapone umano, e i treni della morte (la storia di Jan Karski, senza le uccisioni con la calce viva). L’idea che anche le scarpe venissero prodotte con la pelle delle vittime sembra un’inedita aggiunta (rapidamente dimenticata) al folklore olocaustico. Non c’è da stupirsi, incidentalmente, che il business sapone & scarpe di Belzec “non fu mai davvero redditizio”. Come potevano essere buone delle scarpe fatte di grasso umano? Ovviamente, non c’è nessuna indicazione che la città di Belzec rimase svuotata della sua popolazione – abbiamo invece abbondanti testimonianze oculari di frequenti contatti tra il “campo della morte” e la cittadinanza di Belzec (vedi gli scritti di Michael Tregenza) – ma a quanto pare le spie della resistenza polacca non si curarono di verificare questa affermazione, sebbene la città fosse e sia facilmente accessibile con il treno o l’automobile.

Poi, viene brevemente descritta Sobibór (p. 116):

“Nel campo della morte di Sobibur [sic] il processo di uccisione era ancora più perfezionato. Era stato costruito lì uno speciale edificio in mattoni, e quando erano entrate in tale edificio 800 persone, le pesanti porte venivano chiuse e un motore elettrico in un edificio adiacente pompava gas dentro di esso. Di regola, tutte le persone erano morte in quindici minuti; poi, il pavimento dell’edificio scorreva via automaticamente e i corpi cadevano nel seminterrato, dove venivano portati con speciali carretti nei boschi e sepolti lì”.

Questa descrizione è quasi certamente un riassunto di una testimonianza resa il 10 Agosto 1944 dall’ex detenuto di Sobibór Ber (Dov) Freiberg, che venne in seguito inclusa nel Libro Nero di Vassili Grossman e Ilya Ehrenburg (Holocaust Library, New York, 1981, p. 439). La bizzarra affermazione del pavimento pieghevole della camera a gas compare in un certo numero delle prime testimonianze di Sobibór.

Riguardo al terzo “campo della morte” dell’Aktion Reinhardt, il rapporto conclude che:

“Tremblinka [sic] aveva una ‘capacità produttiva’ molto più grande di Belzec o di Sobibor. All’inizio aveva tre camere a gas, poi ne vennero aggiunte [altre] due, e fu in grado di far fronte a 20.000 persone al giorno” (p. 117).

A parte il fatto che il numero delle camere a gas aggiunte in seguito è in contraddizione con quello sostenuto dall’attuale storiografia olocaustica (che afferma che il nuovo edificio conteneva o sei o dieci camere), qui noi ci imbattiamo in un significativo paradosso evidente già nella “confessione” di Höss, vale a dire che Auschwitz aveva una “capacità omicida” più piccola di Treblinka, nonostante che il primo campo fosse stato costruito in modo “più efficiente” del secondo. Alle pagine 118-119 del rapporto leggiamo su Auschwitz (chiamata con il suo nome polacco Oswiecim):
“Nel Luglio del 1942, Heinrich Himmler visitò il campo e lì redasse dei piani su come rendere Oswiecim la più grande fabbrica della morte che i tedeschi avessero mai messo a punto. Vennero costruiti quattro nuovi grandi crematori, ognuno connesso con una camera a gas, capaci di cremare 500 persone in un’ora, 12.000 in un ciclo continuato di 24 ore. E però, nonostante questa stupefacente produttività, in certi giorni a Oswiecim venivano uccise così tante persone che dovettero essere accese lì delle gigantesche pire. Ad Oswiecim morirono non meno di 4.000.000 milioni di persone: non meno di 1.800.000 di loro erano ebrei”.

Così, nonostante fosse attrezzata con quattro grandi crematori, ognuno con la sua camera a gas, la capacità omicida di Auschwitz fu presuntamente solo il 60% di quella di Treblinka! Vale la pena di osservare che la sola cifra delle vittime di un “campo di sterminio” presentata è quella di Auschwitz. Questo è probabilmente dovuto al fatto che le cifre delle vittime attribuite agli altri “campi della morte” polacchi all’epoca erano così alte – 1.5 milioni per Majdanek, 3 milioni per Treblinka (Wassili Grossman, 1946), altri 3 milioni per Belzec (il testimone ebreo Rudolf Reder) e fino a 2 milioni per Sobibor (Dokumenti i Materialy, 1946) – che, messe assieme, sarebbero apparse manifestamente esagerate.

Infine, notiamo la seguente dichiarazione riguardante Majdanek, trovata a p. 118:

“Il 3 Novembre del 1943, Majdanek ebbe una grande giornata: in questo solo giorno vennero uccise 18.400 persone. Nel rapporto ufficiale inviato quel giorno a Berlino, le autorità del campo scrissero:

“La differenza tra il numero dei prigionieri rinchiusi nel campo la mattina e quello della sera, è il risultato di uno speciale sterminio di 18.000 persone”.

Si tratta di un riferimento alla presunta cosiddetta “Operazione Festa del Raccolto” (Aktion Enterfest), un grande massacro di lavoratori ebrei nel distretto di Lublino. Per quanto ho potuto accertare, la citazione da un “rapporto ufficiale” riguardante lo “speciale sterminio” (nessun linguaggio in codice qui!) è una totale invenzione del WJC o (forse più probabilmente) dei propagandisti sovietici.

Il rapporto del WJC sullo “sterminio di massa” è privo di ogni riferimento alle fonti, mentre è evidente che i suoi autori hanno semplicemente preso le loro “informazioni”, più o meno arbitrariamente, da vari “rapporti” polacchi o sovietici sui presunti crimini di guerra tedeschi. Il suo valore primario consiste nella visione che fornisce della diffusione iniziale della propaganda dell’”Olocausto”. È inconcepibile che un’importante organizzazione internazionale come il WJC abbia prodotto – alla fine della guerra – un “rapporto” privo di fonti brulicante di evidenti assurdità e di contraddizioni interne, se in realtà il presunto sterminio di massa ebbe davvero luogo. È persino più sbalorditivo che i funzionari del WJC abbiano ritenuto tale rapporto meritevole di essere sottoposto alle autorità giudiziarie internazionali. Tutto ciò mostra a sua volta che gli uomini dietro la propaganda dell’”Olocausto” spesso non fecero neppure lo sforzo di produrre descrizioni verosimili o almeno realistiche del presunto crimine; in generale, un tale sforzo non fu affatto necessario, poiché le dicerie in realtà non vennero vagliate dal Tribunale Militare Internazionale, che conferì loro valore di prova, così come erano state trovate in qualche rapporto presentato dall’accusa.

[1] Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale è disponibile all’indirizzo: http://www.codoh.com/newsite/sr/online/sr_171.pdf
[2] Capo d’Imputazione Otto: lo Sterminio di Massa, parte II”.

2 Comments
    • Anonimo
    • 20 Aprile 2010

    Perdoni l'off topic.

    Lei ha letto le aberranti teorie di Fulvio Grimaldi sul massacro di Katyn?

    http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=Forums&file=viewtopic&t=24021

    Rispondi
  1. sì, le ho lette (e le considero infondate). 🙂

    Rispondi

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