Paul Rassinier recensito da Harry Elmer Barnes

Paul Rassinier recensito da Harry Elmer Barnes

La recensione di Barnes all’edizione originale de Il dramma degli ebrei europei, di Paul Rassinier [foto] (Les Sept Couleurs, 1964)[1], pubblicata postuma in The American Mercury, autunno 1968, n°17, venne in seguito inserita nell’appendice a The Myth of the Six Million, curato da David Hoggan[2]. […] Una nota editoriale supplementare, tratta probabilmente dal volume di Hoggan, recita: “In una revisione delle sue statistiche del 1966, Rassinier afferma che le cifre adeguatamente rettificate fornite dal “Centro Mondiale di Documentazione Ebraica Contemporanea” indicano che tra il 1939 e il 1945 morirono, per ogni tipo di causa circa 1.593.292 ebrei. La revisione delle cifre fornite da Hilberg indica che i dati rivelano la morte di 1.003.392 ebrei per ogni tipo di causa durante questo periodo”. La calunnia di Goldhagen che i tedeschi furono i “volenterosi carnefici di Hitler” ha un lungo pedigree.

Anthony Flood

LA TRUFFA SIONISTA

Di Harry Elmer Barnes[3]

Questo è un libro importante dello studioso, professore e scrittore francese, che venne deportato dai tedeschi e che trascorse dei mesi tremendi nei campi di concentramento del Terzo Reich. A questa esperienza ha consacrato un’opera di importanza mondiale: La menzogna di Ulisse. Rassinier è, in realtà, uno storico unico. Per lui, contano solo i fatti, le cifre e i documenti scrupolosamente verificati. Ma, come autore, non vive in una torre d’avorio. Egli è un attento osservatore dei cambiamenti dello scenario internazionale. E quali sono le sue principali conclusioni sulla situazione in Europa dal 1950 in poi? Precisamente, che sta guadagnando terreno un progetto politico: la Germania Occidentale deve essere reintegrata nell’Europa Occidentale e pienamente restituita allo schieramento delle nazioni democratiche.

Questa tesi agita profondamente due paesi: l’Unione Sovietica e Israele. I russi temono un’Europa Occidentale forte e unita. Essi hanno subito una serie di rovesci: il ponte aereo degli Alleati ha reso inefficace il blocco di Berlino; i comunisti greci hanno fallito nelle loro attività sovversive; la NATO è stata costituita e ha garantito una maggiore sicurezza militare all’Occidente. Gli israeliani hanno altri seri motivi di preoccupazione. Il più importante di tutti è il seguente: la Germania occidentale, una volta che sarà “ripulita” e sollevata dalla pressione imposta dai nemici dell’ex Terzo Reich, continuerà a versare i suoi enormi risarcimenti allo Stato di Ben Gurion?

La controffensiva della Russia e di Israele, secondo Rassinier, non ha tardato a concretizzarsi. Due fonti di attacco, tanto sincronizzate che potrebbero benissimo essere state congegnate e abbinate assieme, hanno condotto le operazioni volte alla fabbricazione e alla falsificazione di documenti. Una di esse recava la speciale dicitura “Commissione per l’Indagine dei Crimini e dei Criminali di Guerra”, costituita dietro la Cortina di Ferro, a Varsavia, su impulso dei russi. L’altra era chiamata Centro Mondiale di Documentazione Ebraica Contemporanea[4], con sede principalmente a Parigi e a Tel Aviv.

Paul Rassinier, analizzando le campagne propagandistiche portate avanti da queste due organizzazioni, ritiene che il loro obbiettivo principale sia la Germania, e il loro tema dominante comune quello degli orrori e delle atrocità commessi dal nazismo durante la seconda guerra mondiale, presentati come la vocazione naturale della Germania, inclusa la tesi che il governo di Bonn avesse accettato i capi nazionalisti e militaristi del Terzo Reich. Tutto ciò significa che i tedeschi sono un popolo che deve essere tenuto sotto rigido controllo, e isolato.

Contemporaneamente, una valanga di libri iniziò a inondare il mondo: innanzitutto, Medico ad Auschwitz, del dr. Miklos Nyiszli, a quanto pare una figura mitica e inventata, e poi Il breviario dell’odio, di Leon Poliakov, entrambi nel 1951. Da allora, il diluvio di questi libri non si è fermato. Rassinier fa notare che ogni volta che c’era il minimo segno di riavvicinamento tra la Germania e le altre nazioni europee – con la Comunità europea del carbone e dell’acciaio, il Mercato Comune, il Trattato franco-tedesco ecc. – comparivano intere biblioteche di libri germanofobi con il timbro della “Commissione di Varsavia” o di un’importante sezione del Centro Mondiale di Documentazione Ebraica Contemporanea, o dell’”Institute of Contemporary History” (Londra), che è un affiliato del precedente. Tra i primi esempi del montare di queste accuse, sempre più raccapriccianti, e tutte abilmente concepite per rendere odiosa la Germania Occidentale al mondo intero, possiamo citare Il Terzo Reich e gli ebrei (1953) di Leon Poliakov, Le memorie di Rudolf Hess (1958) e così via.

Prima di parlare della voluminosa documentazione di Rassinier, esponiamo la sua conclusione riguardante questo vasto disegno propagandistico internazionale portato avanti dall’Unione Sovietica e da Israele. Quando il movimento sionista internazionale dichiarò che sei milioni di ebrei erano stati sterminati dai tedeschi nelle camere a gas, esso fornì a Krusciov il suo argomento principale. Di questo egli usò e abusò associandolo ad una ipotetica rinascita del nazismo e del militarismo nella Germania Occidentale, il tutto per dire che il popolo tedesco è una nazione di barbari che sarebbe pericoloso integrare nell’Europa. Egli perciò voleva uccidere sul nascere questo concetto di Europa, che è impensabile senza la Germania.

D’altro lato, presentando un conto per le riparazioni basato sulla cifra di sei milioni di ebrei sterminati, ognuno dei quali rappresentava un indennizzo di 5.000 marchi, il movimento sionista internazionale puntava soprattutto ad alleggerire il deficit che pesava sui banchieri della diaspora; in realtà, lo scopo era addirittura di cancellarlo e di trasformarlo in un congruo profitto.

Ho riassunto la tesi di Rassinier nel modo più obbiettivo possibile. Ma, prevedendo che certi difensori della “coscienza universale” non perderanno tempo a distorcere il profilo e l’importanza del suo libro, e quello di questa recensione, sottolineo fermamente che l’autore di questo volume non cerca, neppure per un istante, di scusare o di nascondere le indescrivibili atrocità commesse da certi bruti nei campi di concentramento del Terzo Reich, molti dei quali erano comunisti, che erano riusciti ad assumere la posizione di guardiani.

Al contrario, Rassinier non lascia nulla nell’ombra. Già il titolo del suo libro è eloquente. Ma il coraggioso autore attribuisce la colpa principale delle distorsioni a quelli che dobbiamo chiamare gli imbroglioni dei crematori, i politici israeliani che ricavano miliardi di marchi da cadaveri inesistenti, mitici e immaginari, il cui numero è stato calcolato in modo straordinariamente distorto e disonesto.

Con l’aiuto di un centinaio di pagine di statistiche, incrociate e verificate con documenti attendibili, in un’analisi difficile ma densa e dettagliata, Rassinier ci offre due conclusioni, tra le quali si astiene dal fare una scelta.

La prima è che, secondo i dati disponibili, e correggendo le inevitabili duplicazioni ed esagerazioni, presentate dal Centro Mondiale di Documentazione Ebraica Contemporanea, nel 1962 erano vivi 17.583.057 ebrei. Si ritiene che durante la guerra abbiano perso la vita per varie cause circa 1.485.292 ebrei. La seconda [conclusione], desunta da altre fonti, anch’esse controllate, e fornita da Raul Hilberg nel suo La distruzione degli ebrei europei, è che sopravvissero circa 18.265.601 ebrei, mentre durante la guerra ne morirono 896.892.

Qualunque di queste conclusioni si accetti, e sebbene siamo inorriditi di fronte a questo milione o più di vittime, deve essere sottolineato che siamo lontani dalla cifra dei sei milioni che propagandisti spudorati, testimoni dubbi e altri disinformati hanno accettato.

È istruttivo che nonostante le cifre citate, basate sui dati rettificati, entrambe queste fonti ebraiche accettino la leggenda che sei milioni di ebrei vennero sterminati durante la seconda guerra mondiale.

È già abbastanza orribile che tra il 1940 e il 1945 morirono tra il milione e il milione e mezzo di ebrei, senza dover aggiungere un enorme massacro immaginario. Si indebolisce solo la causa quando, con l’uso di falsi documenti, le testimonianze più improbabili e con statistiche vergognosamente gonfiate, lo Stato di Israele rivendica indennizzi per sei milioni di morti.Questa cifra totalmente inesatta fa solo il gioco della causa comunista e di altre cause politiche in Europa, e totalmente gli scopi finanziari di Tel Aviv.

C’è un limite alla pazienza e alla credulità di ciascuno. Leggete invece Il dramma degli ebrei europei di Paul Rassinier e sarete edificati, cari lettori, come lo sono stato io.

[1] http://www.aaargh.codoh.com/fran/livres/PRdje.pdf
[2] L’indice di quest’ultimo volume è disponibile qui: http://www.vho.org/GB/Books/tmotsm/index.html#toc , mentre il testo della recensione di Barnes è disponibile qui: http://www.vho.org/GB/Books/tmotsm/A5.html .
[3] Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale è disponibile all’indirizzo: http://www.anthonyflood.com/barnesrassinier.htm
[4] In realtà la dicitura esatta è: Centre de Documentation Juive Contemporaine (CDJC), di cui è disponibile un prospetto informativo qui: http://www.lootedart.com/MFEU4B37218_print;Y

2 Comments
    • pippo
    • 22 dicembre 2018

    c’è in italiano?

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      • a.carancini
      • 22 dicembre 2018

      Forse lei non ha capito che in italiano l’ho tradotto io e che fa parte del post che lei ha letto.

      Rispondi

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