La lettera aperta di Paul Fromm a Ernst Zündel

La lettera aperta di Paul Fromm a Ernst Zündel

LETTERA APERTA AL PRIGIONIERO POLITICO APPENA RILASCIATO, ERNST ZÜNDEL[1]

Di Paul Fromm, Canadian Association of Free Expression[2]

Liebe Ernst,

Prima di tutto, congratulazioni sincere per essere stato rilasciato ieri come prigioniero politico incarcerato da quello che tu giustamente chiami lo “stato vassallo” di Germania. I discendenti senz’anima di uomini di cui non sono degni neppure di leccare le scarpe hanno ottenuto che scontassi interamente la condanna a 5 anni inflittati per essere un eretico.

Sono passati quasi cinque anni dal giorno in cui venni chiamato al Metro West Detention Center (in Canada) dove sei stato tenuto in isolamento per 25 mesi – isolamento riservato di solito ai criminali più pericolosi. Questo trattamento era quello che ci si poteva aspettare dal tristamente ipocrita stato canadese, che ama agitare il dito e predicare i diritti umani ma che si compiace, come i propri amici cinesi comunisti, di mettere in prigione i dissidenti o di imbavagliare internet. Eppure, Ernst, in qualche modo le tue idee, il tuo dissenso dalla nuova religione dell’olocausto, erano – per il nostro establishment e per la sua minoranza di burrattinai – più pericolose delle attività di un bandito, di uno stupratore, o di un rapinatore armato.

JB e io ci recammo in prigione per raccogliere le scatole della tua corrispondenza, che indicavano le centinaia di persone affezionate in tutto il mondo che ti avevano scritto per sostenerti e incoraggiarti in prigione.

Apprendemmo che eri stato portato di nascosto su un jet privato – quale governo aveva pagato per questo trattamento? – diretto in Germania per essere processato per testi su Internet da te legalmente pubblicati nell’America del Nord. Il carattere extraterritoriale della giurisdizione naturalmente non creò scrupoli a dei tribunali canadesi così politicizzati, ed essi ti consegnarono senza problemi in Germania ad un processo fittizio e ad una condanna certa.

Così, Ernst, riandiamo a molto tempo fa. La Canadian Association for Free Expression ha fatto la sua piccola parte per pubblicizzare i tuoi processi sin dal 1985, dalle ridicole accuse di aver diffuso “false notizie”, per le quali fosti processato due volte. In seguito, intervenimmo in tuo favore per le accuse di odio su Internet – formulate in base all’articolo 13 – davanti alla Canadian Human Rights Commission, un caso che andò avanti dal 1996 al 2002.

Sul Toronto Sun (2 Marzo 2010) Mark Bonokoski[3], incapace di comportarsi se non come un oltraggiatore per conto della lobby del suo gruppo etnico, ti ha definito un “ratto”. Il titolo fornito dal sito web del Canadian Jewish Congress accusava: “Rat let out of his cage”[4] [Ratto lasciato uscire dalla gabbia]. Anni fa, ti chiamavamo il “Galileo del revisionismo”. Un ratto è cattivo e furtivo. Tu sei sempre stato amichevole e aperto, negli anni ’70 e ’80, nella tua difesa dei diritti dei genitori tedeschi di non veder diffamato e calunniato il proprio popolo nelle scuole – e in seguito nella tua miscredenza rispetto alla nuova religione di stato dell’olocausto.

Alla fine, sei stato punito, e non perchè i fatti e le ricerche da te addotti per contestare le dicerie e le tesi della nuova religione fossero falsi, ma per il solo fatto di aver contestato. Molti, compreso probabilmente anche te, sentivano che le stravananti dicerie sulle malefatte dei tedeschi – la cui violenza è aumentata di anno in anno mentre la seconda guerra mondiale si allontanava nel tempo – riguardavano fatti storici o scientifici travisati o sbagliati. Hai cercato di gettare la luce della ricerca e della statistica su queste dicerie; non era ammissibile.

Non è consentito contestare o discutere quello che è chiamato l’”olocausto” perché non è un evento storico – è una religione – una religione che è diventata quasi una religione di stato nella maggior parte di quello che una volta veniva definito “il mondo libero”. Non sei stato punito perché i fatti da te portati fossero sbagliati. No. Sei stato punito perché eri un eretico, perché hai rifiutato di dire che Ooga Booga[5], lui e le sue tre corna viola, che viveva in cima alle montagne, era dio e che doveva essere adorato.

Così, come Galileo, hai rifiutato di approvare le superstizioni stupide o le credenze imposte dallo stato e hai cercato di vedere quello che i fatti, le testimonianze oculari e le prove forensi ci dovevano dire sugli eventi della seconda guerra mondiale.

Noi ti onoriamo e ci uniamo al tuo rilascio dalla prigione. Preghiamo e lottiamo per il giorno in cui godrai di una vera libertà e noi in Canada – e ancor più i tuoi compatrioti nella super-repressiva Germania – godremo della libertà di parola e della libertà di espressione, che costituiscono i nostri diritti immemorabili.

Nota di Michael Hoffman: Paul Fromm è un coraggioso e instancabile attivista della libertà di parola. La sua carriera come insegnante di storia in un liceo canadese è ingiustamente finita a causa del suo attivismo.

[1] Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale è disponibile all’indirizzo: http://revisionistreview.blogspot.com/2010/03/open-letter-to-just-released-political.html
[2] http://www.canadianfreespeech.com/cafe/index.php
[3] http://www.torontosun.com/news/columnists/mark_bonokoski/2010/03/01/13074806.html
[4] http://www.cjc.ca/2010/03/02/rat-let-out-of-his-cage/
[5] Ooga Booga è la dea polinesiana di un gioco virtuale: http://en.wikipedia.org/wiki/Ooga_Booga

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