La Giudea dichiara guerra a Obama

La Giudea dichiara guerra a Obama

LA GIUDEA DICHIARA GUERRA A OBAMA

Di Gilad Atzmon, 25 Marzo 2010[1]

La settimana scorsa abbiamo letto dell’attacco dell’AIPAC contro il Presidente Obama. Era stato detto che in America la lobby ebraica si era tolta i guantoni. L’AIPAC ha deciso di mettere apertamente pressione sulla leadership americana e su Obama in particolare.

“Le recenti dichiarazioni dell’Amministrazione Obama sulle relazioni degli Stati Uniti con Israele sono fonte di seria preoccupazione”, ha detto l’AIPAC nella sua dichiarazione[2]. La reazione dell’AIPAC è arrivata dopo un fine-settimana di recriminazioni e richieste americane, in seguito al provocatorio annuncio di Israele di aver concesso l’approvazione preliminare alla costruzione di ulteriori 1.600 alloggi per coloni ebrei in un quartiere palestinese nella parte orientale occupata di Gerusalemme. A differenza del Presidente Obama, che sembra dare priorità a questioni come la riforma dell’assistenza sanitaria e alla ripresa economica degli Stati Unit, l’AIPAC afferma di sapere quali sono i “reali interessi” dell’America e come raggiungerli. “L’amministrazione dovrebbe fare uno sforzo consapevole per allontanarsi dalle richieste pubbliche e dagli ultimatum rivolti a Israele, con il quale gli Stati Uniti condividono interessi basilari, fondamentali e strategici”. L’AIPAC ha anche indicato che la leadership americana dovrebbe concentrarsi sullo scontro con l’Iran. “L’intensificarsi della retorica degli ultimi giorni serve solo a distrarre dal lavoro concreto che deve essere fatto riguardo all’urgente questione della rapida acquisizione di armi nucleari da parte dell’Iran”.

Le lobby ebraiche di certo non si tirano indietro quando si tratta di fare pressione sugli stati, sui leader internazionali e anche sulle super-potenze. Il comportamento dell’AIPAC dell’ultima settimana mi ha ricordato la dichiarazione ebraica di guerra del 1933 alla Germania nazista.

Non sono in molti a sapere che nel Marzo del 1933, molto prima che Hitler diventasse il leader indiscusso della Germania e incominciasse a minare i diritti degli ebrei tedeschi, l’American Jewish Congress annunciò una protesta massiccia al Madison Square Garden e fece appello per il boicottaggio americano delle merci tedesche.

Ovviamente, non penso che Obama abbia nulla in comune con Hitler. Non sono molte le cose che i due leader condividono: nella loro filosofia, nel loro atteggiamento verso l’umanesimo, nella loro visione della pace nel mondo[3]. Tuttavia, è difficile far finta di non vedere l’analogia tra il comportamento dell’AIPAC della scorsa settimana e quello dell’American Jewish Congress del 1933.

Il 24 Marzo del 1933, il Daily Express di Londra pubblicò un articolo che annunciava che gli ebrei avevano già iniziato il loro boicottaggio contro la Germania e che minacciavano una prossima “guerra santa”. Il Daily Express esortava gli ebrei di tutto il mondo a boicottare le merci tedesche e a manifestare attivamente contro gli interessi economici tedeschi.

Il Daily Express disse che la Germania doveva “adesso far fronte al boicottaggio internazionale del suo commercio, delle sue finanze e delle sue industrie…a Londra, a New York, a Parigi e a Varsavia, gli uomini d’affari ebrei sono uniti per portare avanti una crociata economica”.

I testi ebraici tendono a glissare sul fatto che l’ordine di Hitler del 28 Marzo 1933 di boicottare i negozi e le merci ebraiche fu la diretta risposta alla dichiarazione di guerra alla Germania da parte della leadership ebraica internazionale. In realtà, la sola elite ebraica disposta ad ammettere la successione storica degli eventi che condusse alla distruzione dell’ebraismo europeo, è la setta degli ebrei ortodossi antisionisti conosciuta come Torah Jews [gli ebrei della Torà][4]. Ritengo che, similmente, quando i rapporti si guasteranno tra l’America e le sue lobby ebraiche, gli ideologi del tribalismo ebraico saranno i primi a dimenticare che è stato l’establishment ebraico americano a lavorare duro per alimentare l’inevitabile ostilità.

Se vi chiedete perché i politici ebrei ripetono di volta in volta esattamente gli stessi errori, la risposta è facile. Gli ebrei non conoscono la loro storia ebraica perché non c’è nessuna storia ebraica[5].

Si dà il caso che la storia ebraica sia una serie di favole maldestramente collegate per dipingere la falsa immagine di una narrazione vittoriosa. La storia ebraica è una serie di punti ciechi raffazzonati con miti, fantasie e menzogne per presentare l’illusione narrativa di un passato coerente e di una vaga sembianza di cronologia. Il professore israeliano Shlomo Sand[6] ci ha insegnato che i sionisti – e, fino a un certo punto, anche i loro rivali del Bund[7] – furono tutt’altro che riluttanti a “inventare” la storia della loro nazione ebraica. Ma indagando oltre, anche l’olocausto, che poteva costituire una visuale illuminante per la riflessione ebraica, è stato trasformato in un capitolo immutabile, che ha perpetuato la cecità. Come visione del passato, sta lì per nascondere e camuffare invece di rivelare e informare. In un libro di storia ebraica, non troverete la “dichiarazione di guerra della Giudea contro la Germania nazista”. Nei testi di storia ebraica, la cronologia inizia sempre quando iniziano le sofferenze ebraiche. La storia ebraica va oltre il concetto di causalità. Ci persuade che la persecuzione degli ebrei viene fuori dal nulla. Il testo ebraico di storia evita le domande necessarie: perché l’ostilità si ripresenta di volta in volta, perché gli ebrei si fanno così tanti nemici e così facilmente?

I leader dell’AIPAC stanno chiaramente ripetendo gli errori dei loro predecessori: quelli dell’American Jewish Congress. Non imparano dalla storia, perché non c’è un solo testo di storia ebraica da cui imparare. Invece di un libro di storia, gli ebrei hanno l’Olocausto, un evento che è diventato una religione.

La religione dell’olocausto è essenzialmente giudeo-centrica. Essa definisce la Raison d’être ebraica. Per gli ebrei, essa significa il fardello assoluto della Diaspora, essa guarda al Goy [il non ebreo] come ad un potenziale assassino “irrazionale”. La nuova religione ebraica predica la vendetta. Essa fonda persino un nuovo Dio ebraico. Al posto del vecchio Yehova, il nuovo Dio ebraico è l’ebreo stesso: quell’essere coraggioso e intelligente, quello che è sopravvissuto al genocidio supremo e più funesto, quello che è rinato dalle ceneri e si è incamminato in un nuovo inizio.

In una certa misura, la religione dell’Olocausto segna il distacco ebraico dal monoteismo, perché ogni ebreo è un potenziale piccolo Dio o Dea. Gilad Shalit è il Dio dell’”innocenza”, Abe Foxman è il Dio dell’antisemitismo, Maddof è il Dio della truffa, Greenspan è il Dio della “good economy” [dell’economia virtuosa], Lord Goldsmith è il Dio della “luce verde”, Lord Levy è il Dio delle raccolte di fondi, Wolfowitz è il Dio del nuovo espansionismo americano e l’AIPAC è l’Olimpo dove gli esseri umani americani che vengono eletti vengono a chiedere misericordia e perdono per il loro essere Goyim [non ebrei] e per aver osato dire occasionalmente la verità su Israele.

La religione dell’olocausto è la fase finale della dialettica ebraica; è la fine della storia ebraica perché è la forma più profonda e più sincera di “amore di sé”. Invece di inventare un Dio astratto che sceglie gli ebrei come popolo eletto, nella religione dell’olocausto gli ebrei eliminano il fondamento divino. L’ebreo sceglie proprio sé stesso. Ecco perché l’identità ebraica va oltre il concetto di storia. Dio è il maestro di cerimonie. E il nuovo Dio ebraico non può essere soggetto alle contingenze umane. Il nuovo Dio ebraico – e cioè “l’ebreo” – si limita a riscrivere le favole di cui la tribù ha bisogno in ogni data epoca. Questo potrebbe spiegare perché la religione dell’Olocausto è protetta per legge, mentre ogni altro evento e narrazione storici possono essere apertamente discussi dagli storici, dagli intellettuali, e dalla gente comune.

Come si può arguire, con una visione del mondo così egocentrica e intensiva, non rimane molto spazio per l’umanità, la grazia e l’universalismo. È tutt’altro che chiaro se gli ebrei potranno guarire collettivamente dalla loro nuova religione. Tuttavia, è cruciale che tutti gli umanisti insorgano contro la religione dell’olocausto, che può diffondere solo desolazione, morte e massacri.
[1] Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale è disponibile all’indirizzo: http://www.gilad.co.uk/writings/judea-declares-war-on-obama-by-gilad-atzmon.html
[2] http://www.aipac.org/130.asp
[3] A differenza del Presidente Obama, che ha rimandato il suo viaggio in Estremo Oriente solo per incontrare il Primo Ministro israeliano, e che ha inviato il suo Segretario di Stato per calmare i suoi oppositori ebraici (http://www.youtube.com/watch?v=NP4S0iMpai8 ) promettendo più durezza con l’Iran, Hitler in realtà reagì furiosamente alle pressioni ebraiche.
[4] http://www.jewsagainstzionism.com/zionism/jewishwar.cfm
[5] http://www.gilad.co.uk/writings/truth-history-and-integrity-by-gilad-atzmon.html
[6] http://www.gilad.co.uk/writings/the-wandering-who-by-gilad-atzmon.html
[7] http://en.wikipedia.org/wiki/General_Jewish_Labour_Bund_in_Lithuania,_Poland_and_Russia

2 Comments
    • Anonimo
    • 29 Marzo 2010

    interessantissimi gli articoli di Gilad Atzmon.
    un grazie di cuore per la traduzione.

    Daltanius

    Rispondi
  1. grazie a te, affezionato lettore.

    Rispondi

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