Vescovo Williamson: l’articolo di Der Spiegel

Vescovo Williamson: l’articolo di Der Spiegel

L’IMPENITENTE WILLIAMSON E’DI IMBARAZZO PER LA CHIESA CATTOLICA[1]

Nota di Michael Hoffman: Vi sono diverse vergognose menzogne nell’articolo a seguire di Der Spiegel. Il Vescovo Williamson non è malato. Non usa la Neolingua orwelliana dell’”Olocausto”, e perciò non “nega l’Olocausto”: nega invece l’accusa delle camere a gas omicide e la cabalistica cifra dei sei milioni. Egli non ha definito, né in Quebec né in nessun altro luogo, la stessa Auschwitz un’invenzione, e non ha concesso la recente intervista ad una televisione francese in una stanza della sede londinese della Fraternità San Pio X.

Nondimeno, diamo diffusione a questo articolo perché Der Spiegel è in Germania una rivista di massa ed è in Germania che il Vescovo Williamson verrà processato (presumibilmente in contumacia) in Aprile per i suoi reati d’opinione. Di conseguenza, è importante valutare quello che i media siono-tedeschi dicono alle masse.

In tutto il mondo, per milioni di persone, il Vescovo Williamson è una figura di riferimento e di prestigio, non “un imbarazzo”. L’imbarazzo dei cattolici è il Papa Benedetto XVI – che propala ai farisei della sinagoga suadenti fandonie[2], mentre permette alla loro teologia della Shoah[3] di acquisire una solida presa all’interno della Chiesa – e certi capi della Fraternità San Pio X, che hanno tradito il Vescovo Williamson e il loro stesso fondatore, il defunto Arcivescovo Lefebvre[4], facendo diventare l’opinione dissenziente di Williamson sulla storia secolare della seconda guerra mondiale un motivo per annullare il ruolo episcopale per il quale Lefebvre lo aveva consacrato.

La trasgressione del Vescovo Williamson è quella di essersi rifiutato di ossequiare l’idolo della “Olocaustianità”, che ha superato il Calvario in sacralità e in proporzioni cosmiche. Se soltanto si piegasse a tale vitello d’oro, riacquisterebbe le sue decadute prerogative. Poiché rifiuta questa tentazione, la sua utilità – per la Fraternità – è “compromessa”, secondo il superiore dell’ordine.

L’IMBARAZZO DELLA CHIESA CATTOLICA
Il Vescovo Williamson impenitente nel negazionismo della Shoah

Di Peter Wensierski e Steffen Winter, 1 Febbraio 2010

Il controverso Vescovo Richard Williamson persiste nel suo negazionismo dell’Olocausto, imbarazzando sia la Fraternità San Pio X, a cui appartiene, che il Vaticano. Ma la Fraternità diventa sempre più potente, nonostante la controversia, e attrae sempre più sostenitori.

Le lamentele di Richard Williamson incominciano quando guarda fuori della finestra del suo ufficio in Saint George’s House, la sede londinese della Fraternità San Pio X (FSSPX). Subito dopo il giardino, ai piedi di una piccola collina nel verdeggiante Wimbledon Park, vi sono un laghetto, un campo da golf, un club per il croquet e, soprattutto, i campi da tennis.

Al vecchio signore alla finestra piace il tennis, che definisce con ammirazione “lo spettacolo più grande”, un gioco che coinvolge “un unico spirito, un’unica volontà”. Nel tennis, dice, è come se due gladiatori stessero combattendo l’uno contro l’altro, “ma senza spargimento di sangue”.

Ma Williamson non sarebbe lui se non sentisse l’odore della dannazione anche nel più nobile degli spettacoli. Le tenute indossate dalle tenniste, dice il vescovo con indignazione, “oltrepassano a malapena la metà delle loro cosce”. Williamson ha notato delle fan che indossano gonne anche più corte. “Non c’è più nessun uomo che dica alle proprie figlie, sorelle, mogli o madri, che questo tipo di abbigliamento dovrebbe essere visto solo dai loro mariti?”.

Il mondo è diventato più piccolo per il famigerato vescovo. Da quando ha negato l’esistenza dell’Olocausto in televisione, più di un anno fa, causando seri problemi a Papa Benedetto XVI e suscitando quasi una rivolta contro Roma da parte dei cattolici fedeli, l’ultra-conservatrice FSSPX lo ha tenuto in una virtuale quarantena nella sua sede di Wimbledon. Il vescovo Bernard Fellay, il superiore generale della FSSPX, paragona Williamson all’uranio: “È pericoloso quando lo hai con te”, dice, “ma non puoi semplicemente mollarlo per strada”.

Una gigantesca menzogna

Fellay sa di chi sta parlando. Williamson non ha intenzione di rivedere le sue opinioni sulle camere a gas. Quando la cacciatrice di nazisti Beate Klarsfeld gli mandò un libro sulla storia dell’Olocausto, l’anno scorso, lo mise da parte senza leggerlo. “Il fatto è che i 6 milioni di persone presuntamente gasate sono una menzogna gigantesca”, ha scritto di recente ai suoi colleghi della FSSPX, osservando che su questo “fatto” è stato costruito “un ordine mondiale completamente nuovo”. Gli ebrei, ha aggiunto, “sono diventati dei salvatori sostituti grazie ai campi di concentramento”.

Williamson, dopo aver rifiutato di pagare un’ammenda di 12.000 euro, è incolpato di istigazione all’odio razziale in un processo – con sede a Ratisbona, nella Germania del sud – il cui inizio è fissato per il 16 Aprile. Sebbene non è chiaro se comparirà di persona al processo, il vescovo ha già formato una squadra di avvocati che include il difensore tedesco Matthias Lossmann e il legale che a suo tempo rappresentò il defunto dittatore cileno Augusto Pinochet nella sua battaglia contro l’estradizione.

Sia l’ostinato rifiuto del vescovo di abbandonare le sue assurde teorie sull’Olocausto che lo stesso processo a Ratisbona costituiscono motivo di imbarazzo tanto per la FSSPX che per il Vaticano, che attualmente intrattiene colloqui diretti con i fondamentalisti. Durante gli incontri mensili, tre teologi della FSSPX siedono, quasi come se stessero partecipando ad un altro concilio vaticano, di fronte a tre teologi papali nel Palazzo del Sant’Uffizio, che è la sede della Congregazione per la Dottrina della Fede e che è adiacente alla Basilica di San Pietro. Questa è vicina al Vaticano come più non si potrebbe. I teologi di sinistra e liberali come Hans Küng hanno passato la vita sognando invano un tale incontro.

Il secondo Concilio Vaticano del 1962-65, conosciuto anche come Vaticano II, le cui riforme hanno contribuito a modernizzare la Chiesa cattolica, è molto in alto nell’agenda dei membri della FSSPX, che vorrebbero vederlo annullato il più possibile. Per loro, l’ecumenismo è roba del diavolo, il riconoscimento del giudaismo è fonte di controversia e la forma attuale della liturgia è un inaccettabile atto di assimilazione allo “zeitgeist”[5].

Il loro obbiettivo è quello di venire nuovamente riconosciuti a Roma dopo 22 anni. Il Vaticano vuole anche porre termine alle divisioni dentro la chiesa. Ma Williamson, che è stato una spina nel fianco di quelli che cercano l’accordo, non se n’è andato.

Se un vescovo fondamentalista come Williamson se ne andasse, avrebbe la capacità di dividere la chiesa un’altra volta. Potrebbe consacrare nuovi sacerdoti in qualsiasi momento o costituire un suo movimento, ancora più radicale. Tutto ciò sarebbe scomodo sia per Benedetto che per la FSSPX: ecco il motivo per cui Williamson viene tollerato.

Questi uomini sono ratti

Il rifugio di Williamson è una piccola camera per gli ospiti in Arthur Road, nella Londra sud, dove ha una vista sul Campo Centrale di Wimbledon. La camera si trova in un edificio più recente, dall’apparenza ordinaria, adornato solo con due colonne che fiancheggiano il portone d’ingresso. Un’insegna all’entrata di una cappella nel giardino chiede al fedele di pregare durante l’imminente “Crociata del Rosario” della FSSPX. Padre Lindström, un magro svedese, assicura che solo alle persone giuste è permesso di visitare Williamson.

Il vescovo ha la reputazione di essere imprevedibile. Qualche volta, dà istruzioni al suo staff di dire ai visitatori che non è in casa, ma una volta si è seduto vicino a un albero di Natale per un’intervista con un video-blogger. L’intervista con DER SPIEGEL, che era stata fissata da qualche tempo, è capitata in un giorno poco propizio. Williamson voleva apparire soltanto su una scalinata, e anche in quell’occasione, tutto quello che si vedeva di lui era una delle sue braccia, con la mano che indossava l’anello vescovile. La sua voce si riconosceva facilmente, ma si rifiutò di parlare direttamente con i suoi intervistatori, lasciando Lindström a correre su e giù per le scale, a porgere le domande e le risposte.

Successivamente, Williamson decise di continuare l’intervista con DER SPIEGEL per email – sebbene si trovasse solamente nella stanza accanto. La visita lo fece molto arrabbiare. “Siamo in guerra”, inveì, “e voi state dalla parte sbagliata”. Gli intellettuali liberali tedeschi gli ripugnano come le minigonne sui campi da tennis. “Costoro sono, almeno oggettivamente, dei ratti”, scrisse riferendosi ai giornalisti dello SPIEGEL.

Eresie ed errori

C’è una regola rigida nella sede londinese della Fraternitas Sacerdotalis Sancti Pii X, come la FSSPX viene chiamata in latino: sveglia alle 6, prime preghiere alle 6:30, messa alle 7:15, pranzo alle 12:45, rosario alle 18:30, preghiere della sera alle 21.

A destra dell’ingresso c’è la biblioteca, che ha un armadio a parte per i libri all’indice. Sorvegliata da due statue, una di Gesù e una di Maria Vergine, un’insegna identifica con chiarezza le pubblicazioni pericolose nell’armadietto come “Eresie/errori”. Sullo scaffale in cima c’è un libro del teologo liberale tedesco Karl Rahner, che esercitò un’influenza determinante sul Concilio Vaticano II, e accanto c’è un libro che, sebbene sia considerato un’autorità da più di un miliardo di cattolici, è fin troppo moderno per la FSSPX: il “Catechismo della Chiesa cattolica”.

Williamson vive al secondo piano. Qui è dove il vescovo, cui piace suonare lieder di Robert Schumann, si toglie il suo pesante anello vescovile e suona al piano opere di compositori tedeschi. “La musica”, dice, “è espressione dell’armonia o della disarmonia dell’animo umano”.

Trascorre anche molto tempo a navigare su Internet, dove ha dei fan fedeli. Vi sono 520 persone registrate come amiche sulla sua pagina Facebook, e centinaia leggono i suoi editoriali sul web, che scrive con lo pseudonimo di “Dinoscopus” – una parola inventata derivata da dinosaur e episcopus (il termine che in latino indica “vescovo”). Coltiva la sua immagine di reazionario e di protettore della fede pura. Vivere in una grande città è dannoso, ha recentemente pontificato mentre osservava i campi da tennis. Rende sazi e distrugge i matrimoni, ha detto, trasformando i giovani in “guanti di spugna” che vengono “risciacquati dal liberalismo”, in modo tale che “il loro buon senso si annacqua”.

Williamson è un uomo raffinato che pronuncia potenti sermoni. È un dotto studioso con una laurea a Cambridge che parla perfettamente francese, tedesco e spagnolo. Ha anche modi vanitosi e raffinati da intenditore e abiti costosi, e dimentica il mondo intorno a sé quando suona Beethoven. Ed è uno che crede che nessun ebreo venne ucciso nelle camere a gas del terzo Reich.

Abbiamo perso uno dei nostri quattro vescovi

Il vescovo Fellay, il superiore di Williamson, appare angosciato mentre sta seduto nel suo ufficio nel palazzo Schwandegg a Menzingen, in Svizzera. Spera ardentemente “che Williamson non esploda”. Il palazzo offre un’ampia vista delle colline pedemontane alpine del cantone di Zug, dove la vecchia città termale giace in cima a una montagna di 900 metri. Le voci delle oblate, pie donne laiche che aiutano i sacerdoti a condurre la casa, si possono sentire nei corridoi.

“Abbiamo perso uno dei nostri quattro vescovi”, dice Fellay. “Non possiamo fargli fare più nulla”. Egli [Fellay] sta lottando con sé stesso e con la storia, cercando di trovare le parole giuste e la giusta dose di distacco dalla questione. Considera l’intera faccenda “incredibilmente incresciosa”, e dice che aveva creduto che il vescovo “avesse nel frattempo capito meglio le cose”. Ma sfortunatamente Williamson non ha capito. Fellay dice che la sua personale convinzione è che l’Olocausto sia ovviamente “un fatto”.

Ma non tutti i suoi confratelli concordano. Poco dopo che lo scandalo Williamson era scoppiato all’inizio del 2009, un prete italiano, padre Floriano Abrahamowicz, congetturò che le camere a gas potrebbero essere state usate semplicemente “per disinfezione”, e che Erich Priebke, un ex capitano delle SS che fu coinvolto – e in seguito condannato – nella fucilazione di centinaia di civili in Italia, non era in realtà un carnefice. Anche questo è stato “increscioso” per i capi della FSSPX.

D’altro lato, l’intero dibattito ha avuto i suoi vantaggi. A causa di Williamson, la FSSPX ha acquistato un livello di notorietà senza precedenti dal tempo della sua fondazione nel 1969 da parte del rinnegato Arcivescovo francese Marcel Lefebvre. Gli ultra conservatori hanno sempre amato i Fratelli di Pio, e adesso questi stanno diventando gli eroi dell’estrema destra antimodernista. Cosa dovrebbe fare di tutto ciò un superiore generale come Fellay?

Un appello agli estremisti

“Abbiamo un appello per gli estremisti: non li vogliamo”, dice Fellay, per il quale le questioni di fede sono in definitiva le questioni più importanti. Una di queste questioni di fede riguarda chi dovrebbe avere, in Svizzera, voce in capitolo in fatto di religione: la chiesa, con le sue belle chiese e le torri campanarie, o le moschee, con i loro minareti? Ecco perché Fellay ha alimentato il recente dibattito in Svizzera sulla messa al bando dei minareti. In realtà, egli gradisce il dibattito perché, come dice, l’Islam “è aggressivo in generale”.

D’altro lato, i discepoli di Pio sono perfettamente tranquilli e indulgenti quando si tratta dei discorsi menzogneri e pieni di odio che provengono dalle proprie fila. Nessuno dei colleghi di Williamson rimane turbato quando il vescovo scrive con disprezzo delle donne sul suo blog, definendole “meno di zero”, e sostenendo che devono sottostare al “potere dell’uomo”. “Lui deve essere il vostro padrone”, scrive.

Una febbre nel corpo della chiesa

Per evitare equivoci, gli ultra-conservatori hanno perfino ingaggiato il loro specialista in PR [pubbliche relazioni], Rudolph Lobmeyr, che a suo tempo lavorò per l’emittente pubblica nazionale ORF a Vienna, per spiegare al pubblico i benefici della Fraternità. “Non si vuole più una fede addolcita”, dice. Sostiene che le persone cercano una leadership determinante e vogliono poter dividere il mondo in buoni e cattivi – proprio quello che fa la FSSPX quando inveisce contro i gay , le donne e i giornalisti. “Riflette l’opinione di molte persone, ed è il segreto dell’aumento di popolarità della confraternita”, dice Lobmeyr.

“Noi siamo semplicemente il termometro che indica la febbre nel corpo della chiesa”, dice il capo della FSSPX, il vescovo Fellay. La fraternità afferma di avere 600.000 sostenitori. Mantiene sei seminari, 14 distretti, 161 priorati e 725 centri di messa, ed è attiva in 1.000 località in tutto il mondo. La fraternità è in crescita negli Stati Uniti, in Asia e in Africa.

È questo potenziale che il papa aveva in mente quando l’anno scorso ha tolto la scomunica ai quattro vescovi della FSSPX. Benedetto è un tradizionalista e, come i Fratelli di Pio, ama la messa in latino, condivide le loro idee sulla morale e qualche volta nutre poche speranze sulla società moderna, quella società che potrebbe trasformare una frase pronunciata da Williamson in una trasmissione televisiva svedese in uno scandalo globale.

Fellay riferisce trionfante che il papa stesso – in armonia con le richieste della FSSPX – a quanto pare non mette più le particole della comunione nelle mani dei fedeli ma direttamente nella loro bocca. Per Fellay, tutto ciò rappresenta un altro successo nella battaglia contro la chiesa moderna.

Fedeli in crescita

È mezzogiorno, nella chiesa di Saint-Nicolas-du-Chardonnet a Parigi, vecchia più di 700 anni, che è occupata dalla FSSPX sin dal 1977. Qui, tutte le messe vengono officiate secondo il rituale latino, accompagnato dai canti gregoriani, con il prete che volta le spalle ai fedeli – tutte norme praticate per secoli, fino a quando il secondo Concilio Vaticano non ha distrutto le tradizioni. Un gran numero di giovani si inginocchia sul pavimento di fredda pietra, e l’aria è satura d’incenso.

Il ramo parigino della FSSPX ha notato una notevole crescita di presenze in chiesa dall’inizio dell’anno. I preti hanno dovuto aumentare il loro rifornimento settimanale di particole, di 300 particole, affinché ve ne siano a sufficienza da porre sulla lingua dei fedeli. Forse è lo scandalo dell’Olocausto ad essere responsabile della crescita delle presenze, o forse i nuovi arrivati del gregge sono stati incoraggiati dalla rimozione papale della scomunica ai quattro vescovi – o forse entrambi i fattori hanno avuto un ruolo.La Francia è la roccaforte dell’associazione. Essa ha ora lì 100.000 sostenitori, e 4.000 bambini frequentano le sue scuole. I tradizionalisti vedono il movimento come il futuro del cattolicesimo.

Strane idee

Niklaus Pfluger è appena tornato dalla messa a Saint-Nicolas-du-Chardonnet. Nella gerarchia dell’ordine, questo prete svizzero è secondo solo al Vescovo Fellay. Quando Williamson traumatizzò la chiesa, un anno fa, negando l’Olocausto in un’intervista, Fellay inviò immediatamente Pfluger in Argentina, dove Williamson all’epoca risiedeva, per impedire al vescovo rinnegato di parlare con i media.

Pfluger è ancora sconcertato sui motivi del suo collega della FSSPX. Sedendo nel bistrot Saint Honoré di Parigi, davanti a un piatto di cozze e a un bicchiere di Ladoix 1er Cru del 2002, tenta di assemblare una spiegazione. Williamson, dice, è un provocatore di prima categoria e ha sempre avuto idee strane. Subito dopo l’11 Settembre del 2001, affermò che il governo americano aveva orchestrato gli attacchi al World Trade Center di New York. Dice anche che non fu il Giappone ma la Casa Bianca che ordinò l’attacco su Pearl Harbor, per trascinare gli americani nella seconda guerra mondiale.

Durante un’omelia nella provincia canadese del Quebec, nell’Aprile del 1989, Williamson disse che gli ebrei avevano inventato Auschwitz per trarne determinati vantaggi. Qualcuno sporse denuncia contro di lui e Williamson, da quella volta, ha fatto del suo meglio per evitare il Quebec.

“In realtà, lui è un artista, non uno studioso”, dice Pfluger. “Gli viene in mente un’idea, ci si fissa sopra, ed esagera. Ma non studia i documenti”. Definisce Williamson “una bomba ad orologeria”, per la sua fraternità, ma fa anche notare che il vescovo ha molti meriti, e che non dovrebbe essere “esiliato sulla luna”.

Un comportamento imprevedibile

Pfluger è anche preoccupato della salute del sessantanovenne vescovo, che ha a quanto pare ha avuto il morbo di Parkinson per molti anni. Questo potrebbe spiegare il suo comportamento lunatico, imprevedibile? Pfluger e i suoi confratelli sono stati spesso irritati dalle email che ricevono regolarmente da Londra. In una recente email, Williamson ha scritto che “1.3 milioni di deportati” non vennero gasati nei campi di concentramento di Treblinka, Majdanek, Belzec e Sobibor, ma vennero semplicemente trasferiti nei territori sovietici occupati dai tedeschi. Le ridicole dicerie che sostengono il contrario, ha aggiunto Williamson, vanno ignorate.

La fraternità conosce anche i contatti di Williamson con Ingrid Rimland, la moglie di Ernst Zündel, il quale si trova attualmente in una prigione tedesca dopo essere stato condannato per istigazione al negazionismo dell’Olocausto. Rimland continua a diffondere le teorie del marito.

Il vescovo è anche in contatto tramite email con il negazionista svizzero Jürgen Graf, che è ricercato dalle autorità tedesche, francesi e svizzere. Graf ritiene che l’idea dei campi di sterminio sia un’invenzione ebraica. Prevede di pubblicare un nuovo libro sul campo di sterminio di Sobibor, dove vennero uccisi circa 250.000 ebrei nelle camere a gas, intitolato “Sobibor. Mito e realtà”. Graf dice di sperare che Williamson “scriva la prefazione” del suo libro.

I preti hanno prestato particolare attenzione quando Williamson, all’inizio dell’anno, ha descritto il suo soggiorno londinese come “un anno sabbatico imprevisto ma piacevole”. Sembrava come se ne avesse avuto abbastanza delle gonne da tennis di Wimbledon e fosse pronto a iniziare di nuovo a parlare in pubblico.

Tradotto dal tedesco da Christopher Sultan
http://www.spiegel.de/international/germany/0,1518,675163-3,00.html

[1] Traduzione di Andrea Carancini. Fonte: http://revisionistreview.blogspot.com/2010/02/unrepentant-williamson-is-embarrassment.html
[2] http://revisionistreview.blogspot.com/2010/01/more-on-popes-betrayal-of-gospel-at.html
[3] http://www.revisionisthistory.org/cgi-bin/store/agora.cgi?p_id=1043
[4] http://www.amazon.com/Marcel-Lefebvre-Bernard-Tissier-Mallerais/dp/1892331241/ref=sr_1_1?ie=UTF8&s=books&qid=1265063094&sr=1-1
[5] Spirito dell’epoca.

4 Comments
    • Anonimo
    • 3 Febbraio 2010

    Diciamocela pure: l'attuale pontefice è un apostata. Con la sua ignavia sta provocando danni enormi alla Chiesa.

    Rispondi
    • Anonimo
    • 3 Febbraio 2010

    Ma chi sono quei due stronzi, autori di un articolo così platealmente menzognero? Per il loro sporco lavoro sicuramente sono pagati dalle note lobbies.

    Rispondi
    • Anonimo
    • 4 Febbraio 2010

    Williamson si spara le seghette sulle gonnelline delle tenniste.
    Segaiolo oltre che negazionista.
    Altro che Parkinson così rischia di diventare cieco.
    Preghiamo per lui.

    Rispondi
    • Anonimo
    • 5 Febbraio 2010

    Mai che buttino in galera un naziskin o un ultras,io mi offenderei perche' vuol dire che non valgo niente se non sono un emerito professore,studioso di storia o alto prelato.L'abito fa il monaco.

    Rispondi

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