Bilin, Cisgiordania: il terrorismo dell’esercito israeliano

Bilin, Cisgiordania: il terrorismo dell’esercito israeliano

INTERVISTA: VIVERE NELLA PAURA COSTANTE DI ESSERE ARRESTATI

Jody McIntyre scrive da Bilin, nella Cisgiordania occupata, Live from Palestine, 5 Novembre 2009[1]

Mohhamed Ahmed Issa Yassen, 20 anni, vive nel villaggio di Bilin, nella Cisgiordania occupata, dove lavora nel garage di famiglia come meccanico. E’ anche uno studente della al-Quds Open University, ma poiché è stato inserito dalla polizia israeliana nella lista dei “ricercati” del villaggio, studiare è diventato difficile. Il collaboratore di Electronic Intifada Jody McIntyre ha intervistato Mohammed su cosa significhi vivere nella costante minaccia di essere arrestati:

Jody McIntyre: Quante volte l’esercito israeliano è stato nella vostra casa?

Mohammed Ahmed Issa Yassen: Durante l’ultima ondata di arresti qui in paese [avvenuta negli ultimi quattro mesi] l’esercito è stato a casa mia 8 volte. La prima volta che sono venuti era il 3 Luglio; non ero in casa, così hanno iniziato a sfasciare la casa e a distruggere i mobili. Mia madre, che ha 52 anni, all’epoca si trovava in casa, così le dissero di portare suo figlio in prigione. Ogni volta che venivano, erano sempre più aggressivi con mia madre. Adesso, la notte non riesce più a dormire.

Sono andati anche in casa del mio fratello maggiore, Mazen, e gli hanno chiesto per iscritto di portarmi nel complesso militare di Ofer, per potermi arrestare. Non gli hanno detto perché mi volevano arrestare.

JM: In che modo i raid notturni hanno colpito la tua vita?

MY: Non posso vivere una vita normale. Di notte, non posso dormire in casa, per paura che l’esercito venga ad arrestarmi, e durante il giorno devo lavorare; mio padre è morto quest’anno in Gennaio, così devo guadagnare per la mia famiglia. Non abbiamo uno stile di vita lussuoso, per nulla, ma abbiamo bisogno di cibo per la tavola. I miei nipotini erano abituati a venire a casa mia per stare con la nonna, ma una volta l’esercito è venuto quando stavano lì, ed ora anche loro hanno paura di dormire. Ma la cosa non riguarda solo la mia famiglia, è un problema per tutto il paese – nessuno riesce più a dormire la notte.

JM: Che cosa mi dici dei tuoi studi e delle relazioni con i tuoi amici?

MY: Prima dei raid notturni era difficile continuare gli studi, a causa delle spese di viaggio per andare all’università e per le tasse semestrali, ma adesso studiare è diventato impossibile. I raid notturni hanno rovinato la mia istruzione.

Adesso, alcuni dei miei amici hanno paura di frequentarmi, perché temono di poter essere a loro volta arrestati. Non voglio più stare a casa dei miei amici, o invitarli a casa mia, perché non voglio coinvolgerli nei miei problemi.

JM: In passato, è stato mai arrestato qualche altro componente della tua famiglia?

MY: A Bilin, all’inizio della resistenza non-violenta – all’inizio del 2006 – usavano una tattica simile a quella di adesso, entrando in paese di notte e arrestando i partecipanti delle dimostrazioni. Arrestarono mio fratello maggiore Bassem, e lo tennero dentro per quattro mesi.

Durante lo stesso periodo, arrestarono mio fratello minore Abdullah. All’epoca, aveva appena 14 anni. Io ne avevo 16, e fu la prima volta che vidi i soldati così da vicino…la prima volta che ebbi la possibilità di guardarli negli occhi. Fu terribile.

La seconda o la terza volta dei raid più recenti a casa mia, hanno di nuovo arrestato Abdullah, che adesso ha 18 anni. Sta in galera da due mesi, e non verrà liberato prima di altri quattro mesi e mezzo. Abdullah mi manca così tanto…prima che venisse arrestato passavamo l’intera giornata a lavorare nel garage di famiglia, e dopo ci divertivamo. Vorrei dargli un po’ di denaro degli incassi dell’attività, senza dirlo a nostra madre…qualche volta ci manca il denaro per andare in giro, così glielo darei di tasca mia, per dargli l’illusione di una vita normale, Da quando è morto nostro padre, mi sento come un padre per Abdullah.

JM: Perché pensi che l’esercito israeliano voglia arrestarti?

MY: Non so perché mi abbiano coinvolto…Devo lavorare tutto il giorno per procurare il pane alla mia famiglia, così non ho neanche il tempo di andare alle dimostrazioni! I ragazzi del paese, con la pressione degli interrogatori, devono aver “confessato” che ho gettato pietre, in passato – non è vero, ma anche se fosse, che differenza fa per il quarto esercito più grande del mondo? Dopo tutto, sono loro che ci stanno rubando la terra!

Pare che ogni due anni l’esercito, a Bilin, forse sotto leadership differenti, provi una nuova tattica per fermare le nostre dimostrazioni non violente. Qualche volta arrestano persone del paese, come stanno facendo ora, qualche volta impongono il coprifuoco, e qualche volta uccidono le persone…come il mio amico Bassem Abu Rahme.

Pensano di poter fermare le dimostrazioni, a Bilin, ma non possono e così uccidono.

JM: Qual è il tuo messaggio al governo israeliano che vuole metterti in galera?

MY: Lasciatemi in pace, in modo che possa tornare ai miei studi, a giocare a calcio con i miei amici, e a continuare la mia vita normale. E liberate mio fratello Abdullah, così che possa rivederlo di nuovo.

Se gli israeliani vogliono incontrarmi, possiamo andare al playground e fare una partita di pallone, non in una prigione militare!

JM: Pensi che vi sarà mai una soluzione pacifica al conflitto israelo-palestinese?

MY: Vorrei almeno vedere una soluzione pacifica per casa mia e per il mio paese. Per ora, è difficile per me immaginare uno scenario più vasto.

Jody McIntyre è un giornalista inglese che vive attualmente nel villaggio di Bilin, nella Cisgiordania occupata. Jody ha una paralisi cerebrale, e viaggia su una sedia a rotelle. Scrive per un blog chiamato “Life on Wheels”, che può essere letto all’indirizzo www.ctrlaltshift.co.uk , dove è stata pubblicata la versione originale di questo articolo. Può essere contattato all’indirizzo jody.mcintyre@gmail.com
[1] Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale è consultabile all’indirizzo: http://electronicintifada.net/v2/article10872.shtml

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