Demjanjuk: le truffe dell’Office of Special Investigations

Demjanjuk: le truffe dell’Office of Special Investigations

LA DEPORTAZIONE DI DEMJANJUK, 29 Giugno 2009[1]

Il professor Harry Reicher si sbaglia su John Demjanjuk e si sbaglia sullo U. S. Justice Department’s Office of Special Investigations [Ufficio per le Indagini Speciali del Ministero della Giustizia degli Stati Uniti] (che egli erroneamente chiama Office of Special Prosecutions).[2] In realtà, il governo americano ha dato la caccia a John Demjanjuk per più di trent’anni. Il vecchio adagio “bisogna provvedere che sia fatta giustizia” è un buon punto di partenza.

Per i primi quindici anni, la caccia si concretò nella truffa commessa dall’OSI nei tribunali degli Stati Uniti e di Israele. Tale truffa, documentata dalla sesta Corte d’Appello degli Stati Uniti, consistette nel fatto che l’OSI omise di rivelare i documenti che mostravano che Demjanjuk non era “Ivan il terribile”, un brutale guardiano di Treblinka. In base a queste manipolazioni fraudolente, Demjanjuk venne estradato in Israele e condannato a morte. La sua famiglia scoprì la verità, e la Corte Suprema israeliana lo prosciolse. Il procuratore generale d’Israele disse che il proscioglimento proibiva di procedere per altri crimini, inclusi quelli ora sollecitati in Germania. Ironicamente, all’epoca, l’Office of Special Investigations (OSI) permise a Jacob Tannenbaum, un kapò ebreo di 77 anni conosciuto per la sua brutalità, di vivere la sua vita a casa sua in America, a causa dell’età e del suo stato di salute.

Nonostante l’esito del processo israeliano, e nonostante la scoperta della truffa da parte di due tribunali americani indipendenti, l’OSI non si è mai scusato con nessuno, tantomeno con Demjanjuk e con la sua famiglia, né ha mai offerto dei risarcimenti. Né gli autori della truffa sono mai stati puniti, e neppure rimproverati. Oggi, chiudendo un occhio verso questi precedenti, il professor Reicher acclama questi truffatori come eroi.

Passando al processo tedesco, una delle ironie è che – nel processo precedente – uno degli atti fraudolenti del governo americano consistette nell’indurre un cittadino tedesco che aveva lavorato nei campi della morte a fornire una falsa testimonianza contro Demjanjuk. Nel frattempo, le accuse fatte ora a Demjanjuk sono state verificate in Polonia, dove si trovavano i campi della morte, e quel governo ha dichiarato che le prove sono insufficienti e ha chiuso il caso. Demjanjuk, che ha ora 89 anni, continua da sempre a sostenere la propria innocenza.

Il professor Reicher cita un giudizio civile contro Demjanjuk come qualcosa che dimostrerebbe la sua colpevolezza in Germania (egli si riferisce a Demjanjuk come “il perpetratore”). Quel giudizio non fornisce gli elementi di una violazione della legge tedesca, non ha fornito prove al di là di ogni ragionevole dubbio, e non ha rispettato la presunzione di innocenza. E’ comprensibile che i giornalisti possano fraintendere i principi basilari del diritto. Non è scusabile che lo facciano dei professori di diritto.

La magistratura tedesca è sotto pressione in Germania da parte di elementi politici e giornalistici che vogliono scaricare le colpe dell’Olocausto dal governo nazista agli ucraini, ai polacchi e ai cechi. Nel caso degli ucraini, si tratta di un popolo che, meno di un decennio prima, aveva sofferto il genocidio – inflitto da Stalin mediante carestia – di più di 10 milioni di vite innocenti. Questo fu il trauma dell’infanzia di Demjanjuk, solo otto anni prima che venisse arruolato nell’Armata Rossa e mandato in battaglia, dove venne colpito dal fuoco dell’artiglieria tedesca e quasi ucciso.

Così i suddetti elementi hanno deciso di affermare che i prigionieri di guerra di questi paesi, che vennero costretti a servire come guardiani sotto pena di morte, ebbero un ruolo significativo, se non addirittura principale, nello sterminio. Questi elementi politici, stanno sfornando questo genere di propaganda da decenni, mentre le rivelazioni su come la Germania non sia riuscita a intraprendere dei passi significativi contro i criminali nazisti sono diventate di dominio pubblico.

Questo vecchio apolide, sofferente di gravi malattie, peggiorate a causa della sua ingiusta detenzione, è – ancora una volta – più una vittima dei nazisti e un’altra opportuna pedina dei giochi in corso.

Michael E. Tigar

John H. Broadley

John Demjanjuk Jr.

Michael Tigar e John Broadley sono stati i difensori di Demjanjuk nella causa di estradizione intentata contro di lui dal governo americano. John Demjanjuk Jr. è suo figlio.

[1] Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale è disponibile all’indirizzo: http://www.law.com/jsp/nlj/PubArticleNLJ.jsp?id=1202431769282&The_Demjanjuk_deportation&slreturn=1
[2] http://www.law.com/jsp/article.jsp?id=1202431360012

2 Comments
    • Anonimo
    • 30 Giugno 2009

    mi sono posto questa domanda:

    come mai, di fronte ad una evidente non colpevolezza o perlomeno mancanza di prove, tutto questo accanimento verso il vegliardo?

    in effetti, che il suddetto sia o meno colpevole, sia o meno condannato, NULLA TOGLIE ALLA QUESTIONE DELL'OLOCAUSTO.

    di fatto, potrebbe essere innocente, e tutto vero quanto si afferma sullo sterminio degli Ebrei…

    oppure essere egli colpevole di varie malvagità, ma infondate, solo leggende, il genocidio e le camere a gas!

    una cosa non esclude, nè implica l'altra.

    e allora? a dove vogliono arrivare? a quale scopo? e da quale forza sono animati?

    riesco a darmi solo una risposta: NULLA DI UMANO, MA UNA FORZA DEMONIACA E' IN AZIONE!

    Mio Dio, mio Signore, allontana da noi l'amaro calice della Shoa…

    Vade retro, Satana!

    Rispondi
  1. Stalin colpevole di un genocidio?
    Non riesco a credere a cio' che leggo,STalin era un galantuomo,ma dove prendete le notizie al tg4?

    Rispondi

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