Qual’è lo scopo del caso Demjanjuk

Qual’è lo scopo del caso Demjanjuk

DARE LA CACCIA A DEMJANJUK: INGIUSTIZIE, DOPPI PESI E SCOPI NASCOSTI

Di Paul Grubach (2001)[1]

Nel 1993, la Corte Suprema israeliana decise che John Demjanjuk non era colpevole delle accuse secondo cui era lui il famigerato guardiano di Treblinka conosciuto come “Ivan il Terribile”. Poco dopo, la sua cittadinanza statunitense venne ripristinata.

Il Justice’s Department Office for Special Investigations [Ufficio per le Indagini Speciali del Ministero della Giustizia] (OSI) ha recentemente riaperto questo caso giudiziario, vecchio di 24 anni, formulando una nuova accusa contro Demjanjuk, un pensionato originario dell’Ucraina. Essi sostengono che Demjanjuk fu un guardiano in altri campi di concentramento nazisti e che, nella sua richiesta d’ingresso negli Stati Uniti del 1951, mentì sulle sue attività in tempo di guerra. Commentando la questione, un funzionario dell’AntiDefamation League [Lega Anti-Diffamazione] (ADL] ha definito la nuova iniziativa dell’OSI “una questione di giustizia e di integrità della cittadinanza americana”.[2] I funzionari del Ministero della Giustizia dicono che i criminali di guerra debbono essere perseguiti a prescindere dalla loro età.[3]

Il noto giornalista John Sack ha documentato nel suo libro An Eye for an Eye [Occhio per occhio] come certi ufficiali ebrei perseguitarono e uccisero in Polonia un gran numero di prigionieri tedeschi subito dopo la fine della seconda guerra mondiale. Dopo aver commesso delle azioni tanto ignobili, molti di questi ebrei vennero in America.[4] Se è giusto e legittimo che dei presunti criminali di guerra non ebrei debbano essere legalmente tormentati e deportati, allora ai criminali di guerra ebrei dovrebbe essere riservato lo stesso destino. Se il governo degli Stati Uniti destina delle risorse a estirpare i criminali di guerra non ebrei, dovrebbe destinare delle risorse a estirpare anche i criminali di guerra ebrei. Concentrarsi solo su criminali di guerra non ebrei è una giustizia selettiva. E la giustizia selettiva è in realtà ingiustizia. Perché questo doppiopesismo ipocrita? Cosa c’è davvero dietro questa campagna?

Il revisionismo dell’Olocausto, la teoria secondo cui il punto di vista tradizionale dell’Olocausto ebraico contiene menzogne, esagerazioni e altre falsità, costituisce una seria minaccia per il potere e l’influenza del sionismo. Vari governi, per combattere la sua crescita straordinaria, hanno deciso di ricorrere a “processi per crimini di guerra”. In realtà, l’ex Procuratore Generale di Israele, Yitzhak Zamir, ammise pubblicamente che questo fu uno degli scopi principali del processo israeliano contro Demjanjuk: “In un’epoca in cui vi sono quelli che negano persino che l’Olocausto abbia mai avuto luogo, è importante ricordare al mondo di cosa è capace un regime fascista…e a questo riguardo il processo Demjanjuk assolverà una funzione importante”.[5]

Nel 1993, mentre il processo contro Demjanjuk stava andando in pezzi, un pubblico ministero israeliano collegato al processo riconobbe il motivo politico per continuare il caso. “Così la cosa importante ora è provare almeno che Demjanjuk faceva parte della macchina di sterminio nazista…altrimenti…daremmo un grande contributo al nuovo movimento internazionale di quelli che negano che l’Olocausto abbia avuto luogo”.[6]

Il professore californiano di psicologia Kevin McDonald ha mostrato come i gruppi ebraici, cercando di ottenere l’approvazione dei non ebrei, hanno spesso formulato i propri interessi puramente egoistici in termini di principi universali che gioverebbero presuntamente a tutti.[7] Avendo in mente questo, credo, l’ADL e l’OSI hanno fatto apparire la nuova campagna contro Demjanjuk come conforme agli interessi di tutti gli americani. A rischio di essere ripetitivo citerò di nuovo il funzionario dell’ADL. L’attuale campagna contro Demjanjuk, ha detto, “è una questione di giustizia e di integrità della cittadinanza americana”. In breve, gli egoistici interessi del sionismo vengono ammantati con la retorica suadente della moralità e del patriottismo.

L’ulteriore perseguimento di John Demjanjuk prolungherà solo le immeritate sofferenze di un uomo anziano e di tutta la sua famiglia, e potrebbe esacerbare le tensioni già esistenti tra gli ebrei e i gruppi di immigrati dell’Europa orientale. Un altro processo del genere non è al servizio dell’ideale americano di giustizia. E’ invece un esempio di giustizia selettiva o piuttosto di ingiustizia; il governo degli Stati Uniti non cerca di estirpare i presunti criminali di guerra ebrei, ma solo i presunti criminali di guerra non ebrei come Demjanjuk. Un altro processo è in funzione degli scopi nascosti dell’ADL e dell’OSI volti a combattere il revisionismo dell’Olocausto, che è una tremenda minaccia per la potenza sionista.

La caccia a Demjanjuk e la sua messa in stato di accusa è solo un esempio della discriminazione che gli occidentali si trovano ad affrontare. Per quanto riguarda i processi per crimini di guerra, negli Stati Uniti il pregiudizio contro gli immigrati europei non ebrei è vivo e vegeto.

[1] Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale è disponibile all’indirizzo: http://www.codoh.com/revisionist/tr08demjanjuk.html
[2] The Plain Dealer, Cleveland, Ohio, 20 Maggio1999, p. 10-A.
[3] The Plain Dealer, 28 Maggio 2001, p. 8-A.
[4] An Eye for an Eye: The Untold Story of Jewish Revenge Against Germans in 1945 [Occhio per occhio: la storia non raccontata della vendetta ebraica contro I tedeschi nel 1945], Basic Books, 1993, p. 150.
[5] Vedi Cleveland Jewish News, 21 Marzo 1986, p. 16.
[6] Citato in Yoram Sheftel, DefendingIvan the Terrible”: The Conspirancy to Convict John Demjanjuk [Difendere “Ivan il Terribile”: il complotto per condannare John Demjanjuk], Regnery Publishing Inc, 1996, p. 402.
[7] Separation and its Discontents: Toward an Evolutionary Theory of AntiSemitism [La separazione e i suoi scontenti: verso una teoria evolutiva dell’antisemitismo], Praeger, 1998, p. 193, passim.

One Comment
  1. Caro Andrea, é molto interessante questo tuo post su Demjanjuk, anch’io mi sono posto spesso la domanda su quale sia il senso di punire un’vecchio per dei crimini commessi 60 anni fa. Ha passato la sua vita tranquilmente negli USA ed é stato riconosciuto come criminale di guerra solo negli anni 80. Condivido il fatto che una giustizia selettiva sia in effetti una forma di ingiustizia ma nutro la speranza che questo processo sia una spinta perché vi siano altri processi per tutti i crimini di guerra commessi dopo la seconda guerra mondiale. Credo che una ragione sia anche per ricordare

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