Maria Poumier parla a Teheran dei revisionisti

Maria Poumier parla a Teheran dei revisionisti

Abbiamo trovato, sul sito di Alterinfo, il testo di un intervento di Maria Poumier (specialista di storia e letteratura latino-americana e traduttrice; professoressa all’università dell’Avana e in diverse università francesi, tra cui Paris VIII Saint-Denis fino al 2003) pronunciato durante la conferenza internazionale che si è tenuta a Teheran dal 3 al 5 Marzo 2009 sul tema: “Palestina, il simbolo della resistenza, Gaza, la vittima del crimine” (http://www.alterinfo.net/Apres-la-victoire-de-Gaza,-l-effondrement-du-DHOGME_a30713.html ).

Per conoscere un maggior numero di dettagli su questa conferenza, il lettore può consultare l’intervista televisiva di Maria Poumier a Zahra, il canale iraniano in lingua francese: http://www.centre-zahra.com/

Ecco qualche estratto dall’intervento di Maria Poumier:

DOPO LA VITTORIA DI GAZA, IL CROLLO DEL DOGMA

Di Maria Poumier

(…)
Capitolo II: Ora è l’Europa globale che alza la voce, a partire dalla tradizione culturale sua propria.
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D’altra parte il popolo scopre e ammira il lavoro di Robert Faurisson, lo storico che, con un lavoro pionieristico, affronta da oltre 40 anni il DOGMA sul terreno dei racconti della Seconda guerra mondiale. Questa curiosità nuova e generale si è manifestata negli applausi di 5.000 persone riunite intorno al comico antisionista Dieudonné, che aveva invitato Robert Faurisson al proprio spettacolo, e che l’aveva a sua volta fatto applaudire. I media occidentali riportano in modo sicuramente involontario le due dinamiche, quella che parte dall’universo religioso e quella che parte dal buon senso popolare, ogni volta che essi riferiscono della minima manifestazione della rivolta europea contro l’ideologia sionista. Il semplice enunciato dei fatti, della moltiplicazione dei fatti, anche quando è frammisto alle offese e agli insulti, è sufficiente a far progredire la presa di coscienza dell’imbroglio sionista.

Non mi esprimerò sulle conclusioni delle ricerche storiche di Robert Faurisson, perché la legge francese me lo proibisce. Robert Faurisson utilizza esclusivamente il metodo cartesiano per invalidare il DOGMA, lo applica con una minuziosità degna dei miniaturisti persiani, e mostra che i suoi avversari non lo rispettano. La legge francese che proibisce di discuterne è in profonda contraddizione con la tradizione cartesiana francese. Nel mondo occidentale si conosce, è lo stesso Robert Faurisson a sottolinearlo, un solo [altro] esempio di legge che proibisce il dibattito degli storici su un dato periodo storico, e si tratta della Repubblica dominicana, sotto la dittatura di un tiranno che ha lasciato solo dei cattivi ricordi al suo paese: il generale Trujillo, un fantoccio al servizio degli Stati Uniti. Gli iraniani hanno dunque il privilegio di essere meglio informati dei francesi sul tenore degli argomenti di Robert Faurisson e dei suoi discepoli, che a noi è per il momento proibito ripetere, cosa che è estremamente umiliante per i francesi! Essendo francese, il mio scopo è quello di aiutare la Francia a ritrovare il suo onore – e il rispetto delle altre nazioni – convincendo i francesi della necessità di cambiare la sua attuale, mostruosa, legislazione. Ringrazio le autorità iraniane di darmi qui, in occasione di questa conferenza internazionale sulla Palestina, una possibilità unica di proclamare precisamente quello che i padroni della stampa francese rifiutano di trasmettere. Mi accingo a mostrare che, anche rispettando una certa legge francese assurda, possiamo farla finita con l’usurpazione mortifera del discorso pubblico da parte dell’entità sionista.
(…)
Quello che è nuovo, è la persecuzione su vasta scala, da parte dei difensori dell’entità sionista, di tutti coloro che, come Roger Garaudy, attaccano il cuore del DOGMA. In effetti, assistiamo a dei tentativi disperati per fare applicare in ogni paese una direttiva, accettata senza fiatare dal parlamento europeo, che proibisce il dibattito sul DOGMA. Si tratta di instaurare dovunque delle leggi analoghe alla legge Gayssot del 1990. E’ in Germania, paese occupato militarmente ancora oggi, e che dal 1945 ha lo status dei vinti, che i giudici – interamente sottomessi allo Stato di Israele – esercitano la repressione più violenta e scoperta. Anche l’avvocato di una persona accusata di ribellione al DOGMA può ritrovarsi in prigione all’uscita da un’udienza (vedi il caso di Sylvia Stolz). I prigionieri politici in Germania per violazione del DOGMA si contano a centinaia, tra cui il chimico Germar Rudolf e lo storico e artista Ernst Zündel. La Germania si permette anche di far catturare all’estero degli stranieri, e di giudicarli per dei pretesi reati che non sono perseguiti nei loro paesi di appartenenza, come l’inglese David Irving (sono in corso dei tentativi contro lo spagnolo Pedro Varela, l’australiano Fredrick Töben, i francesi Vincent Reynouard e Robert Faurisson). La Germania non teme di far condannare più volte una persona per le stesse semplici parole: come l’avvocato Horst Mahler, condannato, a 73 anni, a 6+4 anni di prigione, e altri processi lo attendono ancora. In questo momento, il solo limite alla repressione è l’abolizione della pena di morte, che in Europa è generale. Ma anche quando non vengono comminate delle pene detentive, le sanzioni finanziarie sono enormi. In paesi dove tutte le attività sono inquadrate interamente dalla forza del denaro, si tratta di una efficace tecnica di soffocamento, perché dissuade in modo totale tutte le “cinghie di trasmissione” dall’esercitare il loro ruolo: giornalisti, editori, magistrati e avvocati, tutti imbavagliati dai processi rovinosi che incombono su di loro al minimo tentativo.
(…)

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