Processo di Teramo: quarta udienza

Presento a seguire il resoconto, da parte di una nostra preziosa corrispondente, della quarta udienza, tenutasi a Teramo lo scorso 13 Febbraio, del processo contro gli squadristi romani (ebrei) che il 18 Maggio del 2007 aggredirono nella cittadina abruzzese i professori Moffa e Faurisson. Su questo blog c’è già, a cura del sottoscritto, il resoconto dell’udienza di apertura (https://www.andreacarancini.it/2008/06/processo-di-teramo-udienza-di-apertura/ ). Nei prossimi giorni verrà fornito adeguato ragguaglio anche delle udienze seconda e terza. Buona lettura.

QUARTA UDIENZA AL PROCESSO CONTRO GLI SQUADRISTI ROMANI DEL 18 MAGGIO: LA DEPOSIZIONE DI SERGE THION AL TRIBUNALE DI TERAMO

Teramo non ricorda più, rimuove chissà perché i fatti, ma quel 18 maggio 2007 venne investita da una specie di miniciclone accuratamente programmato: è il processo in corso nel Palazzo delle Cupole di piazza Madonna delle Grazie a mantenerne viva la memoria. Venerdì 13 scorso l’aula del Tribunale cittadino che vede sul banco degli imputati sei ebrei romani protagonisti dell’aggressione in Piazza Duomo, ha ospitato la quarta udienza, pubblico ministero Laura Colica sostituita da una giovane onoraria. Quattro le deposizioni, tutte a loro modo interessanti: la prima è quella di un agente di polizia ingannato da uno degli aggressori romani che, fingendo di essere un suo collega, ha prima trattenuto e poi lasciato scappare un suo complice, che aveva assalito un vicequestore: “mi occupo io di questo qui – gli aveva detto – vai pure”. Invece, appena è stato possibile, il millantatore romano l’ha lasciato scappare beffando la polizia di Stato intervenuta per sedare i disordini provocati dagli squadristi.
Secondo testimone, un maresciallo che era stato invitato da Rabbuffo [segretario provinciale della Fiamma Tricolore, anche lui rinviato a giudizio per “rissa” anche se non ha aggredito nessuno, n. d. r.] a bloccare gli aggressori: “sono arrivati alla fine della conferenza stampa” ha detto, hanno colpito qualcuno dei partecipanti, uno “molto alto”, da lui riconosciuto dopo che gli era stata mostrata una foto del professor Claudio Moffa. E’ a quel punto che i “romani” sono stati avvicinati da Rabbuffo, intenzionato a parlar loro e a dirgli che non potevano fare quello che stavano facendo. Rabuffo calmo, dice il maresciallo, loro esagitati: dopo pochi attimi il volto del giovane Agostino era sanguinante. Ma quanti erano i romani? Il loro avvocato Gai, cerca di fargli dire che erano un sessantina, ma il maresciallo smentisce e dice di averne visti solo una quindicina.
Infine, dopo la deposizione di un agente del Pronto soccorso sul ricovero di Rabbuffo, è la volta del professor Serge Thion: una testimonianza importante la sua, perché Thion, amico di Faurisson, è colui che aveva accompagnato il professore francese fino a Teramo, ed era rimasto accanto a lui nel momento in cui è scattato l’assalto al tavolino del bar dove stavano Moffa e il suo ospite. “Ho visto arrivare questa gente alla fine della conferenza”, ha detto lo studioso, ricercatore per quarantanni al prestigioso CNRS francese, e specialista di movimenti di liberazione del terzo mondo degli anni Sessanta e Settanta: “qualcuno ha urlato ‘ma allora quel che mi ha raccontato mio nonno sui campi di concentramento era falso”. Sono arrivati in prossimità del tavolino del Caffè italia e uno di loro si è avventato su Moffa per colpirlo con un colpo diatemi”, un colpo molto conosciuto nelle arti marziali, potenzialmente mortale, dato con l’avambraccio sul collo”. “Ma Moffa – ha aggiunto Thion – ha girato un po’ la testa e lo ha schivato. Io ho cercato di bloccare il romano, l’ho preso per un braccio ed ho sentito che aveva una muscolatura d’acciaio”. L’avvocato Gai, a questo punto si innervosisce visibilmente e passa al contrattacco: fra le tante sue domande, due vengono bloccate dal Giudice e dal Pubblico ministero, perché non attinenti all’oggetto del dibattimento: nella prima il difensore dei romani chiede a Thion “quanti chilometri” aveva fatto per difendere Faurisson. Domanda respinta. La seconda è ancora più “cattiva”: “ma lei che accompagna spesso Faurisson, mi dice di cosa parla nelle sue conferenze”? L’avvocato Dionisi, difensore del giovane Rabbuffo, si oppone. Intervengono di nuovo giudice e PM invitando di nuovo Gai ad attenersi ai fatti, evitando di discutere il merito delle posizioni di Faurisson, che evidentemente non sono sotto processo.

Il match finisce così: dovrebbe riprendere alla prossima udienza il 24 aprile, con il prof. Claudio Moffa che non è potuto venire a deporre a Teramo come previsto, perché impegnato a Roma in un altro processo, lui parte lesa, imputato il giornalista de l’Unita’ Massimo Franchi. Colui che il 18 mattina sul quotidiano romano aveva annunciato (e provocato?) il certo arrivo nel fino allora tranquillo capoluogo teramano, di numerosi esponenti della comunità romana “indignatissimi” per la lezione del 78enne studioso francese, ex professore in gioventù alla Sorbona e all’Università di Lione.

C.S.

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