P. Calvino: Gesù e Hillel di Franz Delitzsch

P. CALVINO: GESÙ E HILLEL DI FRANZ DELITZSCH

 

(«La Rivista Cristiana», Anno XIII, Agosto 1885, pp. 253-258)

 

L’occasione di questo opuscolo fu la seguente: Il Renan nel famoso suo romanzo sulla vita di Gesù era venuto fuori con questa peregrina invenzione: «il vero maestro di Gesù è stato propriamente Hillel, se tuttavia si può parlar di maestro laddove si tratta di sì sublime originalità».

L’ora defunto Dr. Abr. Geiger, uno dei più dotti rappresentanti della tendenza riformista del giudaismo moderno in Germania, nelle sue celebri lezioni sul giudaismo e la sua storia, rincara la dose e giunge ad affermare: «Gesù fu un Fariseo che camminò sulla via battuta da Hillel. Gesù non ha mai espresso un pensiero nuovo, il vero riformatore fu Hillel … il quale è una individualità perfettamente storica».

Altri scrittori di minor fama e di poca dottrina vanno ripetendo pappagallescamente ora il detto di Renan ora quello del dott. Geiger, senza averne mai esaminata la verità o meno.

In risposta a simili asserzioni o meglio invenzioni, il chiaro Fr. Delitzsch, pur ammettendo che Hillel è degno per più riguardi della simpatia dei posteri, prende ad esaminare con somma imparzialità la vita di quel grande in Israele ed a confrontarla con quella di Gesù, e non dura fatica a dimostrare che Hillel sebbene sia stato uomo di grande ingegno e di profonda dottrina, tuttavia non ha innovato, né riformato niente, mentre il vero, il grande, il solo riformatore del giudaismo e dell’umanità fu ed è Gesù.

Chi era Hillel?

Il Talmud è ricco di notizie sul suo conto, quasi tutte attendibili o almeno verosimili. Nacque in Babilonia tra l’anno 100-75 prima di Cristo da una famiglia di esigliati che, sebbene poverissimi, potevano vantare fra i loro antenati i re d’Israele. Spinto dal desiderio irresistibile d’istruirsi, si recò a Gerusalemme nella intenzione di seguir le lezioni dei celeberrimi dottori di quell’epoca Schemaja e Absalion; ma siccome era sprovvisto di mezzi di fortuna, doveva lavorar dimolto per mantenere la sua famiglia (aveva moglie e figli) e per pagare l’ingresso alle lezioni.

Una volta non avendo potuto effettuare il pagamento, né volendo perdere l’istruzione, si arrampicò di notte sull’abbaino o finestra della scuola, donde avrebbe potuto sentire gratis. Era verso il solstizio d’inverno e nevicava tanto che il povero Hillel rimase addirittura sepolto sotto la neve ed assiderato dal freddo. Allo spuntar del dì (che allora incominciava per tempo la scuola!), Schemaja s’accorge che un corpo strano impedisce il libero ingresso della luce dalla finestra, apre e trova … sotto la neve il povero Hillel più morto che vivo. Gli vengono usate le cure più affettuose finché riavutosi, viene ammesso gratuitamente alla scuola.

Pare guarisse per benino, poiché in breve seppe acquistarsi fama di dotto e campò, se la tradizione non erra, 120 anni. Fu per molti anni capo del sinedrio ed è possibile che abbia presieduto, precisamente lui, quella solenne seduta in cui venne significata ad Erode la risposta che il Messia dovrebbe nascere in Bethelehem Ephrata. Fu padre di Simone e nonno di Gamaliele.

Di Gesù non ci vien riferito ch’egli abbia avuto alcun maestro se non la natura, l’Antico Testamento e la comunione non interrotta col Padre celeste. Il segreto della sua educazione e della sua missione egli lo rivela nella sinagoga di Nazaret quel giorno in cui egli legge ai suoi concittadini stupiti ed applica a se stesso quelle parole del profeta Isaia 61: Lo Spirito del Signore è sopra di me perciocché «Egli mi ha unto … Egli mi ha mandato»; e soggiunge: «oggi si è adempiuta questa scrittura agli orecchi vostri» (Luc. 4,16-22); per cui narra Matteo cap. 6, v. 1-4 che molti uditori «stupirono dicendo: onde mai a costui queste cose? e qual è la sapienza che gli è data? … Non è costui il falegname, il figlio della Maria ed il fratello di Jacobo, di Jose, di Giuda e di Simone e le sue sorelle non sono esse qui presso di noi? E si scandolezzavano in lui».

Perché mai? Appunto perché gli mancavano le lettere di nobiltà intellettuale acquistate in qualche celebre scuola del tempo.

Né Schemaja, né Absalion, né Hillel gli furono maestri. Egli fu autodidactos, maestro nel senso più profondo e vero della parola. Indi l’ira, l’odio degli Scribi e dei Farisei, dei dottori e degli avvocati suoi coetanei.

Ma in che consisteva l’insegnamento di Hillel? Ce lo diranno alcuni esempi.

Uno straniere viene a far visita a Schammai. Puoi far di me unproselita, gli dice, se m’insegni tutta quanta la legge mentre io sto sur un sol piede. Schammai va in collera e dato di piglio ad un bastone mette in fuga l’irriverente; il quale si reca da Hillel che subito accetta il patto e vince la prova con poche parole: «Quello che non vuoi venga fatto a te, non farlo al tuo prossimo, questo è tutta la legge, tutto il resto n’è il commento: va e quello impara».

Da quella risposta Renan e Geiger deducono che Gesù è stato un imitatore di Hillel. E davvero quella risposta è bella, nobile e dà prova di una mente illuminata. Ma ben più completo e profondo è l’insegnamento di Cristo in proposito. Egli dice è vero Mat. 7:12: «Tutte le cose che volete gli uomini vi facciano fatele voi altresì a loro; perché questa è la legge dei profeti» ma quel detto non va disgiunto dal contesto cioè da quel che precede e da quel che segue.

Egli deduce dall’amore misericordioso di Dio verso gli uomini il dovere dell’amor del prossimo. Interrogato da uno Scriba qual fosse il comandamento primo fra tutti, Gesù risponde (Mar. 12:29): «Il primo è: Ascolta Israele, il Signore Iddio nostro è l’unico Signore; ama dunque il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore, e con tutta l’anima tua, e con tutta la tua forza (Deut. 6:4). Questo è il primo comandamento. Il secondo che gli è simile, è questo: Ama il tuo prossimo come te stesso (Lev. 19:18). Non v’è altro comandamento maggiore di questi».

Si osservi che nella Thora (Legge) i due comandamenti non si trovano mai riuniti e come per l’Israelita la parola prossimo[1] si riferisca sempre al correligionario e mai al forestiero, salvo in Esodo 12:2. La legge permette di fare al non israelita quello che proibisce di fare all’israelita (Deut.23:21; 24:7), e Gesù è stato il primo che abbia insegnato la filantropia universale, cioè il vero amor del simile uomo, senza riguardi a nazionalità, ceto o casta sociale, merito personale o simpatie. Il mio prossimo è chiunque abbia bisogno di me (v. la parabola del buon Samaritano) e di cui io possa aver bisogno, perfino il mio nemico (Mat. 5:44). Tutti gli uomini devono stimarsi fratelli, poiché tutti hanno il medesimo padre celeste.

Occorre esser cieco per dire che Gesù non ebbe un pensiero nuovo.

Hillel non fu davvero un riformatore nel modo d’interpretare la legge e di applicarla, come p. es. nella celebre controversia dell’uovo raccontata per filo e per segno nel trattato talmudico Beza (l’uovo). Si trattava di sapere se avendo una gallina fatto l’uovo, in giorno di sabato, lo si potesse levare e mangiare senza profanare il santo giorno del riposo.

Naturalmente possono presentarsi due casi: quello di una gallina che sia solita a far l’uovo e quella d’una gallina che si tenga nella stia per ingrassarla e che contrariamente ad ogni aspettazione della padrona di casa faccia un uovo precisamente in giorno di sabato.

Nel primo caso, i gravi dottori del sinedrio sono unanimi per la negativa; ma nel secondo caso (un caso che non è caso), Schammai, più liberale, ritiene non sia opera illecita toglier l’uovo e mangiarlo, mentre Hillel «il Riformatore», «il vero maestro di Gesù» secondo Geiger, Renan e C.ia, riesce a furia di considerandi, di distinzioni e di deduzioni a dimostrar luminosamente che si commetterebbe grave trasgressione della legge, non solo nel mangiar l’uovo, ma ben anco nel levarlo dal nido e perfino nel guardarlo; poiché quell’aspetto potrebbe destare in cuore concupiscenza ecc. ecc.

Il parere di Hillel riportò splendida vittoria.

Ora figuriamoci un po’ che un Fariseo si fosse accostato a Gesù per interrogarlo su cosa di sì grave momento: già sentiamo la risposta ben vibrata che si sarebbe buscata: Marco 7:5-15. «Ben profetò Isaia di voi, ipocriti, siccome è scritto: Cotesto popolo mi onora colle labbra, ma il loro cuore è lontano da me; ed invano mi venerano insegnando dottrine che son comandamenti d’uomini … annullando la parola di Dio colla vostra tradizione … Egli è dal di dentro, dal cuore degli uomini che vengon fuori i pensieri malvagi».

Sulla quistione del divorzio, Shammai interpreta Deut. 24:1-4 nel senso più naturale e ovvio: quando qualcuno avrà scoperto nelle proprie mogli qualcosa di vergognoso scrivale il libello del ripudio. Hillel più profondo leguleio trova che la parola vergognoso può applicarsi benissimo al caso in cui la moglie nel preparare il pranzo al marito gli abbia lasciato prendere l’abbruciaticcio …

Ciascuno conosce in proposito l’insegnamento di Gesù, Mar. 10: 5 e Mat. 5:31. «Egli è per la durezza del cuor vostro che Mosè vi ha scritto quel comandamento ma … quello che Dio ha congiunto l’uomo nol separi».

Ma si pretende che Gesù abbia preso a modello Hillel inquanto alla pazienza si adduce la storiella del Talmud, Schabbath 30 [30b-31a].

Un uomo scommette 400 sus (denari) che nessuno riuscirà a fare andare in collera Hillel, un altro accetta la scommessa e si reca da Hillel ad ora indebita, mentre il presidente del sinedrio sta lavandosi e pettinandosi, egli entra in casa e senza domandar permesso si mette a gridare a squarciagola: Dov’è Hillel? dov’è Hillel? Hillel si presenta ravvolto nel suo mantello: Che desideri, figliuol mio? Ho una domanda da farti. Parla pure, figliuol mio! ‒ Perché i Babilonesi hanno essi la testa così sconciamente rotonda? ‒ Figliuol mio, la quistione è importante; egli è perché mancan loro levatrici sperimentate. Il villano senza ringraziare né salutare, volta le spalle e se ne va.

Ma di lì a un’ora torna a gridare come un disperato: Dov’è Hillel? dov’è Hillel? ‒ Hillel si ripresenta ravvolto nel suo mantello: Figliuol mio, che desideri? ‒ Ho una domanda da farti! ‒ Parla pure, figlio mio! ‒ Perché mai i Termudi hanno essi gli occhi così piccini? ‒ Figlio mio, la quistione è importante: egli è perché abitano immense pianure sabbiose. L’interlocutore si allontana, ma di lì a un’ora si torna a sentir lo schiamazzo di prima: Dov’è Hillel? dov’è Hillel? ‒ e per la terza volta Hillel accorre ravvolto nel suo mantello e trova il solito interlocutore: figliuol mio, che desideri? ‒ Ho una domanda da farti! ‒ Parla pure, figlio mio! ‒ Perché gli africani hanno essi i piedi così goffamente larghi e piatti? Figlio mio, la tua quistione è importante: egli è perché vivono in luoghi paludosi. ‒ E l’altro: Avrei molte altre quistioni da farti, ma temo di metterti in collera. ‒ Hillel: parla pure e domanda tutto quello che vuoi domandare. ‒ Allora l’altro disarmato esclama: Tu sei adunque Hillel, che vieni chiamato principe in Israele. ‒ Sì! ‒ Ebbene io desidero che uomini simili a te ve ne sieno pochi. ‒ Perché, figlio? ‒ Perché, per cagion tua ho perduto 400 danari. Non dartene pensiero, figlio mio! egli è meglio assai che tu per cagion di Hillel perda 400 e poi ancora 400 denari che non che Hillel avesse a perdere la pazienza.

Era tanta la bonarietà di Hillel che rasentava qualche volta la ipocrisia. Così egli raccomanda a chi tesse le lodi di una promessa sposa, per brutta che sia, di chiamarla sempre oh! Bellina, oh! carina. Una volta si permise perfino, per amor di pace, di far credere ch’egli avesse sacrificato una vacca sull’altare mentre invece aveva offerto un bue.

La mansuetudine unita all’umiltà ed alla pazienza costituiva altresì una parte fondamentale del carattere di Gesù «il Figliol dell’uomo è venuto (Marc. 10:45) … per dar la vita sua in riscatto per molti». Parole che esprimono chiaramente la sua missione ch’era di espiare i peccati del suo popolo.

Ma egli si manifesta con divina certezza qual re messia nel senso dei tipi e delle profezie dell’Antico Testamento, e mentre tutti i profeti dell’Antico Testamento si sottopongono alla legge, Gesù si presenta qual perfetto adempitor del voler divino, superiore alla legge di cui egli è scopo e fine. A questa sua dignità egli non rinunzia né dinanzi al sinedrio di Gerusalemme di cui Simone figlio di Hillel era presidente, né dinanzi ad Erode, né dinanzi a Pilato né quando viene confitto in croce talché il centurione romano è costretto ad esclamare (Mat. 27:54): Veramente costui era Figliuol di Dio.

In presenza di Gesù, vedesi impallidire la scienza di Hillel e la legge mosaica come il lume di candela allo splendor del sole. Il mansueto, il dotto, il pio Hillel è morto ed appartiene in un col suo sistema ad un passato che non torna più, ma Gesù vive ed ogni progresso della cultura umana, segna una vittoria della luce che da lui proviene.

E se uno scrittore qualunque ardisce asserire che «Gesù non produsse alcun pensiero nuovo», resta però un fatto storico universale che nella persona di Gesù di Nazaret una nuova luce è spuntata per l’umanità, luce di conoscenza di Dio e di vita da Dio.

In lui va adempiendosi la parola profetica: «Io ti ho dato per luce delle genti, per esser la mia salute infino alla estremità della terra» (Isaia 49).

 

 

[1] Cfr. Luzzatto, Lezioni di teologia morale israelitica, 1862.

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