
Gian Pio Mattogno
UNO SPROVVEDUTO CHIERICO DELLA SINAGOGA E DUE «FALSE CITAZIONI TALMUDICHE»
Un chierico della Sinagoga, l’ebreo sionista Nathan Greppi ‒ che ha avuto il suo quarto d’ora di notorietà per essere stato vittima di un «attacco squadrista», come lui stesso lo ha definito, in occasione della presentazione di un suo parto letterario al Salone del Libro di Torino, nel quale racconta «le origini e la presenza dell’odio nei confronti d’Israele nel mondo della cultura prima e dopo il 7 ottobre» (ma quante altre decine di migliaia di empi goyim dovranno ancora essere massacrati dall’entità criminale sionista per giustificare finalmente uno straccio di legittimo “odio” palestinese contro i propri carnefici?) ‒ nel febbraio 2024 ha pubblicato un articolo sul bollettino della comunità ebraica di Milano («Bet Magazine», N. 02, febbraio 2024, pp. 4-7).
Il titolo è tutto un programma: Complotta, complotta qualcosa resterà …Va in scena un’ossessione malata.
In realtà in quest’articolo, tanto mediocre quanto pretenzioso, ad andare in scena è la consueta sceneggiata truffaldina per nascondere le vere cause dello scarso amore – diciamo così ‒ che la maggior parte del mondo nutre per gli “eletti”.
Così, ecco frammischiati in confusionario calderone UFO, falsi sbarchi sulla luna, terrapiattisti, l’abate Barruel, il piano Kalergi, il movimento No-Vax, Visione TV e, naturalmente, gli immancabili “Protocolli dei Savi Anziani di Sion”.
Non mancano incauti riferimenti al movimento ebraico Chabad e alla pedofilia (che è come parlare di corda in casa dell’impiccato).
Lascio a chi ha il palato di bocca buona la degustazione completa dell’articolo, disponibile su mosaico-cem.it.
Qui voglio limitarmi ad un paio di osservazioni critiche riguardo al «contesto italiano»:
«Il complottismo ‒ ci assicura il nostro chierico della Sinagoga ‒ non è un’entità monolitica. È una galassia. Non è omogeneo, ma ne esistono tanti filoni diversi tra loro. Quello principale è il filone politico, di chi vede cospirazioni ebraico-sioniste dietro i maggiori eventi internazionali. Un altro invece, che spesso si lega al primo, è quello religioso, di quei cattolici tradizionalisti che non si riconoscono nei cambiamenti avvenuti nella Chiesa dopo il Concilio Vaticano II, perché ancora convinti che gli ebrei abbiano ucciso Gesù».
E certo, a quel tempo i giudei erano in gita di piacere in terra d’Israele ed hanno assistito da semplici spettatori alla crocifissione di Gesù come ad un evento folcloristico del luogo!
Veterano di questi filoni, continua il nostro chierico della Sinagoga, è il giornalista Maurizio Blondet, tra i primi in Italia a sostenere che l’attentato alle Torri Gemelle fosse il frutto di un complotto sionista, ed aggiunge:
«E nel dicembre 2020, ha pubblicato delle false citazioni del Talmud, in cui attribuiva agli ebrei frasi come “Chi versa il sangue dei Goyim (chi uccide i Goyim), offre un sacrificio a Dio” o “I Giudei sono esseri umani; le altre persone del mondo non sono esseri umani, ma bestie”».
«False citazioni»?
La seconda citazione (tralascio gli altri testi rabbinici analoghi e paralleli: cfr. La non-umanità dei gojim nel Talmud e nella letteratura rabbinica, Edizioni all’Insegna del Veltro, Parma, 2011) compare nell’edizione del Talmud a cura del rabbino Lazarus Goldschmidt (testo ebraico e traduzione tedesca), basata sul ms. di Monaco, dove in Baba Mezia 114b leggiamo esattamente che «gli ebrei sono chiamati uomini, i popoli del mondo non sono chiamati uomini, ma bestie (aber Tiere)».
È bensì vero che nella seconda edizione, senza il testo ebraico, lo stesso Goldschmidt tende a precisare in nota che l’espressione «ma bestie» è probabilmente una glossa. Ma ciò non cambia assolutamente nulla, in quanto in tal caso il glossatore (egli stesso ebreo) non avrebbe fatto altro che rendere più esplicito ciò che in questo come in altri passi è solo implicito.
Riguardo all’altra citazione, in due midrashim (Bamidbar R. 21,3 e Yalkut Shimoni 772) leggiamo testualmente:
«Chi versa il sangue dei malvagi è come se offrisse un sacrificio a Dio».
Il termine ebraico tradotto con «malvagi» (o «empi») è reshaim (sing. rasha).
È vero, come obiettano gli apologeti giudei e i loro ausiliari, che reshaim è riferito abitualmente agli Israeliti empi e malvagi che profanano la legge di Jahvè, ma è altrettanto vero che, come attestato dalla letteratura rabbinica, con questo termine si indicano anche i non-ebrei, in quanto empi e malvagi per via della loro intrinseca natura idolatrica (Cfr. Sorgente di morte. L’omicidio del non-ebreo nel Talmud e nella tradizione rabbinica, Effepi, Genova, 2019).
Se questo è il livello di certi chierici della Sinagoga, tutti noi “complottisti” possiamo dormire sonni tranquilli.
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