Vincenzo Vinciguerra: Le trame atlantiche

LE TRAME ATLANTICHE

Di Vincenzo Vinciguerra

Benedetta Tobagi è una donna di grande onestà intellettuale, come prova anche l’articolo scritto su “La Repubblica” del 25 maggio scorso, “Le trame nere da recidere”, nel quale mette in evidenza il comportamento della destra nei confronti del passato che pure le appartiene: un passato intriso di violenza, attentati, omicidi e stragi indiscriminate.

Ma chiedere, come la Tobagi fa, alla destra oggi al governo di dire “una parola chiara al riguardo” è come chiedere all’Aisi o alla Cia di rendere pubblici i documenti su quel passato che ancora oggi è un segreto di Stato.

È un errore storico di tutta la sinistra quello di ritenere che, in questo Paese, dal dicembre del 1946 sia stato presente nello scenario politico un partito neofascista al quale si sono, poi, sommati gruppi extraparlamentari anch’essi “fascisti” o, addirittura, “nazisti”.

Un errore che non imputiamo, ovviamente, a Benedetta Tobagi ma che va, una volta per tutte, corretto affermando che il terrorismo di destra non è stato “nero”, bensì bianco, di Stato e atlantico.

Il fascismo non è stato rinnegato da Gianfranco Fini, con al seguito Giorgia Meloni, nel 1994 ma nel 1946 quando la Democrazia cristiana, la Confindustria, il Vaticano e i servizi segreti americani hanno fondato il Movimento sociale italiano facendone uno strumento politico di lotta al comunismo.

I dirigenti del Msi, consapevoli di rivolgersi ad un elettorato che non vedeva nel fascismo “il male assoluto” e non si riconosceva nella “liberazione”, lo ha abbagliato con parole e gesti esteriori che riconducevano al passato regime.

La politica del Msi non rifletteva alcuna idea fascista: al contrario, era finalizzata a sostenere la Democrazia cristiana che si proponeva come la “diga al comunismo”.

I dirigenti del Msi, nei primi anni Sessanta, erano pronti, come dichiarò Filippo Anfuso in Parlamento, a sciogliere il partito per confluire nella Democrazia cristiana.

Il Msi si è, quindi, posto come “polo occulto” nella politica italiana che, mentre si presentava ai suoi elettori come “alternativa al sistema”, operava dentro il sistema legandosi, in forma riservata e clandestina, con gli apparati di sicurezza dello Stato ai quali i governi democristiani avevano delegato la guerra contro il Partito comunista, guerra da condurre in quelle forme e con quei metodi che la lotta politica ufficiale non poteva consentire.

È il caso di ricordare come al convegno dell’Istituto “A. Pollio” del 3-5 maggio 1965, organizzato dall’ufficio di guerra psicologica del Sifar, diretto dal colonnello Adriano Magi Braschi, partecipò – insieme a Pino Rauti – anche Giorgio Pisanò e con quest’ultimo c’era pure Guido Giannettini, dirigente giovanile del Msi e giornalista dell’organo di stampa del partito, “Il Secolo d’Italia”.

Il Msi c’è sempre ed è proprio in questo partito che nel mese di ottobre del 1969 Pino Rauti decise di rientrare per “aprire l’ombrello” prima che si verificassero i sanguinosi eventi del dicembre dello stesso anno.

Il Movimento sociale italiano ha sempre tenuto aperto l’ombrello per tutti i cosiddetti extraparlamentari di destra difendendoli a spada tratta, nelle sedi parlamentari, giornalistiche e giudiziarie, a prescindere dalle imputazioni che a costoro venivano contestate.

Erano loro i figli apparentemente separati del partito-padre che di quanto facevano era il solo a poterlo sfruttare in sede parlamentare, comprese le stragi attribuite secondo copione alla sinistra e agli anarchici.

È stato Gianfranco Fini, ormai antifascista, a scendere in campo per opporsi allo scioglimento di “Forza Nuova”, nel 2000, e a difendere Roberto Fiore, sul conto del quale i parlamentari Mantica e Fragalà intervennero per dire che non era un “eversore” perché, in Gran Bretagna, aveva collaborato con i servizi segreti locali come infiltrato nel National Front.

Cambiano le denominazioni (Msi-Msi-Dn, Alleanza nazionale, Fratelli d’Italia) ma i loro figli i missini e i loro eredi non li abbandonano, non per ragioni affettive ma difensive: potrebbero, difatti, parlare.

Cosa potrebbe raccontare Gilberto Cavallini, figlio adottivo di Ignazio La Russa? E Fioravanti e Mambro, componenti della famiglia di Gianfranco Fini e parenti?

Perché missini sono Giancarlo Rognoni, Gilberto Cavallini, Valerio Fioravanti, Francesca Mambro, Edgardo Bonazzi e tanti altri che sono poi stati definiti “terroristi neri”, invece che di Stato.

È normale, pertanto, che Chiara Colosimo, imposta da Giorgia Maloni come presidente della Commissione parlamentare antimafia, sia amica di Luigi Ciavardini, che ha ammazzato dalla parte giusta, cioè dalla parte loro: estrema destra (Msi), servizi, massoneria, criminalità organizzata.

La Colosimo è solo una dei tanti che hanno omaggiato i massacratori di Bologna che, oggi, si sentono più forti che mai e lei, e nessuno dei missini e dei loro eredi, può recidere le “trame nere” perché sono il loro passato di sangue e di violenza.

La sinistra ha dimenticato che le stragi attribuite a Ordine Nuovo sono state tutte compiute dopo che l’organizzazione era rientrata nel Movimento sociale italiano e che Pino Rauti era componente della direzione nazionale del partito.

La verità sul terrorismo di destra e di Stato l’estrema destra italiana oggi al governo non se la può consentire perché ne finirebbe travolta.

L’estrema destra in tutte le sue componenti, tutte legate fra di loro, non ha agito contro lo Stato ma contro il popolo italiano, nella speranza che la destabilizzazione dell’ordine pubblico comportasse una stabilizzazione autoritaria che la premiasse, facendola entrare nell’area governativa.

Una politica omicidiaria contro i cittadini italiani, civili, uomini, donne, bambini, ritenuti sacrificabili per raggiungere un obbiettivo comune con politici di altri partiti, con le forze militari, con gli alleati internazionali.

I servi dei servi della potenza egemone (gli Stati Uniti) non hanno ammesso la verità ieri, non lo fanno oggi, non lo faranno mai contando sulla complicità dei servizi di sicurezza e dei politici corresponsabili della loro violenza.

Chiara Colosimo non è stata nominata presidente della Commissione antimafia per pensare ma per tacere e, se le sarà possibile, far tacere chi mai volesse parlare non solo sugli “anni di piombo” ma anche sulla stagione stragista che, non a caso, ha favorito la nascita di “Forza Italia” di Marcello Dell’Utri e di Silvio Berlusconi.

Se gli “anni di piombo” non sono finiti nei primi anni Ottanta ma nel mese di gennaio del 1994 e, come diretta e consapevole conseguenza, hanno portato al governo la destra, illudersi che la Colosimo, la Meloni, La Russa e amici e colleghi vogliano contribuire all’affermazione della verità è totalmente sbagliato.

Sono giunti al governo cavalcando la menzogna e sono decisi a restarci perpetuando la menzogna.

Oggi si sono scelti per nome quello di “Fratelli d’Italia”, ma è giusto ricordare che anche Caino era un fratello.

 

Opera, 27 maggio 2023

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