Panagiotis Heliotis: recensione del libro “Fuga da Auschwitz” di Andrei Pogozhev

FUGA DA AUSCHWITZ[1]

Di Panagiotis Heliotis, 2018

Quando si tratta di sopravvissuti dell’Olocausto tendiamo quasi sempre a pensare agli ebrei. In effetti è inevitabile in quanto sono solo gli ebrei che compaiono sui media. Ma gli ebrei non furono i soli a essere inviati nei campi di concentramento. Ve ne furono anche altri. Oggi esamineremo la testimonianza di uno di loro: il prigioniero di guerra russo Andrei Pogozhev e il suo libro Escape from Auschwitz (Pen & Sword, 2007).

Pogozhev venne inviato ad Auschwitz nell’ottobre 1941 e poi trasferito a Birkenau. Nel novembre 1942 riuscì a fuggire insieme ad altri prigionieri e nel 1965 testimoniò al processo di Auschwitz. Vediamo cosa disse riguardo agli stermini.

È il maggio 1942 e Pogozhev scrive:

Fu in quei giorni della malattia di Olek, durante le visite dei suoi numerosi compagni, che scoprii per la prima volta che i fascisti avevano iniziato lo sterminio di massa – non solo dei prigionieri ma anche di interi trasporti di persone. A quanto pare lo sforzo principale dello sterminio era stato spostato a Birkenau. Avevano preparato un ‘bagno’ con tubi e una ‘doccia’ e li avevano trasformati in una camera a gas. Le persone venivano fatte entrare come per fare una doccia, poi venivano rinchiuse e gasate. […] I fuochi che cremavano i cadaveri dopo le gasazioni nel ‘bagno’ bruciavano giorno e notte a Birkenau. I fuochi e le camere a gas erano gestiti dai ‘Sonderkommandos’ [‘Unità speciali’], costituiti da prigionieri detenuti all’esterno del campo. Nessuno sapeva esattamente chi fossero” (p. 97).

Nel 1942 non c’erano crematori a Birkenau e le sole camere a gas secondo la storia ufficiale erano i Bunker 1 e 2, o la Piccola Casa Rossa e la Piccola Casa Bianca. Queste erano semplici case coloniche all’esterno del campo che erano state convertite in camere a gas. i cadaveri venivano poi seppelliti in fosse. Continua Pogozhev:

Primi di luglio del 1942. Birkenau è intessuta di filo spinato, che le dà la sembianza di un’enorme tela di ragno. Posso vedere che una strada centrale divide il campo in due. Sulla destra si estende una vasta area in costruzione – il terreno scavato pronto per nuovi scarichi e fondazioni. Nel mentre, baracche prefabbricate di legno sono quasi completate. Su ognuna di esse brilla un luminoso quadro smaltato con una grande scritta nera in tedesco: ‘Pferde Baracken’ – ‘Baracche dei cavalli’. Sulla sinistra della strada vedo l’ingresso al campo delle donne. Dietro di esso, separato con filo spinato, c’è quello degli uomini. In entrambi questi complessi sono state costruite nuove grandi strutture lungo le originali baracche di mattoni – sembrano proprio come le stalle di fronte. Ora guardo davanti a me: la sola strada che attraversa il campo da est a ovest finisce in un piccolo boschetto poco dopo il suo limitare – le camere a gas e il crematorio sono situati lì. Questa è la configurazione del campo di Birkenau – ‘Auschwitz II’ – mentre il nostro camion si avvicina. Faccio parte di un grande gruppo di prigionieri condotti dalla Auschwitz Centrale …” (p. 104).

A questo punto è necessario far vedere una mappa della realtà sul terreno (da nord a destra):


Quando si entrava nel campo, le baracche delle donne stavano sulla sinistra della strada ma quelle degli uomini stavano sulla destra e non dietro. Inoltre il boschetto non era visibile dalla strada principale poiché si trovava un poco più a nord. Riferendosi al Bunker 2, Pogozhev colloca lì anche un crematorio che distingue chiaramente dalle fosse. Per esempio:

Alla nostra sinistra, c’erano pire ardenti nel boschetto segreto. Ancora più in là, il crematorio sbuffava fumo nero” (p. 146).

Egli continua parlando dei Sonderkommandos e dei loro compiti (pp. 115-122):
Il primo Sonderkommando venne costituito alla fine del 1941. Scavava fosse ed effettuava sepolture di massa di corpi che, per qualche ragione, non erano stati portati nel crematorio. I seppellimenti venivano effettuati a Birkenau. Il secondo Sonderkommando venne costituito nel marzo 1942. Gli uomini dei Sonderkommando vivevano in isolamento nel campo principale, così nessuno poteva dire cosa stavano facendo nella foresta, che cresceva vicino ai terreni del campo sul suo lato nordoccidentale. Questa segretezza induceva le dicerie più incredibili – molte delle quali contraddittorie. Anche noi, che eravamo abituati alle atrocità, non potevamo credere a queste storie di orrore. Alcune dicerie raggiunsero le mie orecchie quando ero all’ospedale, e lì avevamo ancora meno idea di cosa succedesse a Birkenau”.

Ma nonostante la segretezza, egli sostiene che:

Velocemente entrammo in confidenza con i Sonderkommandos e stabilimmo buoni rapporti, non solo con i kapò delle squadre, Weiss e Goldberg, ma anche con molti membri ordinari, che conoscevano il polacco e il russo”.

Ora, ecco cosa sostiene di aver visto:

Al mio ritorno a Birkenau, venni assegnato alla squadra ‘Wascherei’ – nella lavanderia. Il mio compito era quello di appendere la biancheria dopo che era stata lavata. La lavanderia era situata nell’angolo sudoccidentale del campo degli uomini, e guardando oltre la biancheria che stava ad asciugare potevo vedere il boschetto vicino. Lì, nascoste dietro gli alberi, potevo vedere le sagome di persone e il profilo di un edificio. Sbuffi neri di fumo – qualche volta con luminose lingue di fuoco – emergevano da questa zona boschiva dietro il campo giorno e notte, disperdendosi nell’aria o posandosi sul terreno come uno strato grigio. Avevamo soprannominato questo luogo dove le pire bruciavano il ‘Villaggio Segreto’ o il ‘Boschetto Segreto’”.

Come abbiamo già visto nella mappa, il campo degli uomini era lontano dal boschetto. Il solo modo di osservare il sito del Bunker 2 era dalla Sauna, che stava dietro il settore Canada e vicino al recinto del campo.

Alla fine del luglio 1942 (o all’inizio di agosto) i Sonderkommandos vennero uniti e trasferiti definitivamente a Birkenau. Vennero collocati in un complesso di baracche separato vicino al recinto. Un’estremità del complesso era sbarrata, l’altra stava di fronte a una torretta di guardia con un guardiano delle SS. Vennero scelti due uomini tra i prigionieri di guerra sovietici per il servizio di guardia 24 ore su 24 alle baracche del Sonderkommando. Con mia grande sorpresa uno dei due prescelti ero io. […] Dopo pochi giorni, nonostante la rigorosa proibizione, noi – e non solo noi – apprendemmo di prima mano cosa stava succedendo nel ‘Boschetto Segreto’ dietro il campo; apprendemmo cosa faceva il Sonderkommando e chi era coinvolto. Le dicerie furono pienamente confermate. Un Sonderkommando – più numeroso degli altri – scavava fosse per sepolture di massa – seppellendo le prove dalle pire, dalle camere a gas e dai crematori. L’altro gestiva la prima camera a gas, che era stata predisposta come un bagno. I cadaveri venivano bruciati nei crematori e sulle pire. Ognuno nella squadra aveva i suoi compiti specifici. Ognuno sapeva quello che doveva fare. E nessun cadavere veniva bruciato (sia nel crematorio che sulle pire) prima di essere stato attentamente esaminato”.

Naturalmente lì non vi fu mai nessun crematorio, il che dimostra che le dicerie lungi dall’essere pienamente confermate erano invece pienamente irrilevanti. E un esempio ancora migliore di questo può essere trovato pochi paragrafi dopo:

Ecco un mistero sbalorditivo! Sentimmo storie dai membri del Sonderkommando su come il dosaggio del gas utilizzato per lo sterminio – fatale per gli adulti – qualche volta non riusciva a uccidere i bambini. In effetti, più erano piccoli, maggiori erano i segni di vita che mostravano: perdevano la voce e muovevano le braccia e le gambe silenziosamente. L’SS poteva finire con indifferenza quei bambini con la sua pistola. Vi furono casi in cui lui e un altro uomo delle SS presero i bambini per le gambe e li gettarono nelle fiamme di una pira. Pochi poterono testimoniare questo genere di sadismo e rimanere sani di mente”.

Riepilogo

Con una copertina del libro alquanto sensazionalistica Pogozhev ci dà un resoconto sensazionalistico delle sue esperienze ma con dettagli sorprendentemente scarsi sui crimini commessi. Mentre in altre parti del libro vi sono noiosi dettagli su ogni sorta di cose (anche interi lunghi dialoghi parola per parola tra prigionieri), la parte sullo sterminio è molto più breve nonostante i suoi pretesi contatti ravvicinati con i Sonderkommandos. Pogozhev non conosce il termine Bunker, il loro numero, la loro configurazione interna, il metodo di gasazione, o l’ubicazione o il numero delle fosse, per non parlare di un inesistente crematorio.

Infine nell’Epilogo egli conclude:

Auschwitz! Il mondo intero conosce questo nome: il luogo dove i fascisti sterminarono 4 milioni di persone da tutta Europa in quattro anni” (p. 167).

Con dicerie, contraddizioni, e storie di orrore, Andrei Pogozhev si dimostra un degno servitore della Madrepatria.        

[1] Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale è disponibile all’indirizzo: https://www.inconvenienthistory.com/10/2/5506

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