Thomas Kues: Sui termini “Sonderlager” e “SS-Sonderkommando”

Sui termini “Sonderlager” e “SS-Sonderkommando”

Di Thomas Kues, 2011

In una replica[1] al mio recente articolo[2] sulle menzogne e gli offuscamenti degli storici dell’Olocausto sui contenuti del documento di Norimberga NO-482, dove Sobibor è designato come un campo di transito (Durchgangslager), il blogger anti-revisionista Roberto Muehlenkamp si concentra sul fatto che nel rapporto del 17 marzo 1944 del SS-Untersturmführer Benda –  concernente la rivolta dei prigionieri e la fuga di massa da Sobibor – il campo di Sobibor è definito un “Sonderlager” (campo speciale o campo di eccezione). Secondo l’esegesi del Tarnsprache, adottata da Muehlenkamp e dai suoi congeneri quando fa loro comodo, questo significa che Sobibor era un campo della morte, poiché il prefisso Sonder– (che corrisponde ai termini italiani “speciale” o “eccezionale”), così sembra, nel gergo nazista denotava sempre le uccisioni! Muehlenkamp inoltre accusa me e i miei co-autori dello studio Sobibór. Holocaust Propaganda and Reality[3], Jürgen Graf e Carlo Mattogno, di aver nascosto l’uso da parte di Benda della parola Sonderlager ai nostri lettori.

Egli scrive:

M[attogno], G[raf] e K[ues] menzionano semplicemente che «Cinque mesi dopo questi eventi, il 17 marzo 1944, il SS-Untersturmführer Benda scrisse un resoconto sulla rivolta di Sobibor – che egli erroneamente datò al 15 ottobre 1943 – e sulla susseguente ricerca dei fuggitivi, affermando che i ribelli avevano ‘sparato ad un ufficiale delle SS come pure a 10 sottufficiali’» (MGK, Sobibor, p. 22)”.

La citazione presentata da Muehlenkamp è corretta. La non menzione del termine usato da Benda, tuttavia, è in effetti un errore editoriale, che purtroppo è perdurato nell’edizione tedesca del nostro libro[4]. Se Muehlenkamp si fosse preso la briga di leggere la condensata (e in una certa misura “divulgativa”) versione tedesca del nostro libro, Die Akte Sobibor, che è disponibile in rete[5], egli avrebbe trovato la seguente osservazione nella sezione corrispondente:

In diesem Bericht wurde Sobibor also als ‘Sonderlager’ bezeichnet. Was dieses Wort bedeutete, lässt sich dem Dokument selbst nicht entnehmen.”

Traduzione:

In questo rapporto Sobibor venne così designato quale ‘Sonderlager’ [campo speciale]. Il significato di questo termine non può essere determinato dal documento stesso”.

Il che in effetti è vero. Non esiste un solo documento tedesco contemporaneo che affermi che Sobibor (o del resto qualunque altro campo tedesco) funzionò come un centro di sterminio.

Quanto al termine Sonderlager, Muehlenkamp omette di menzionare che esso è usato altrove senza denotare nulla di omicida/genocida. Per esempio, lo storico tedesco Ulrich Herbert scrive quanto segue riguardo all’istituzione di “campi di rieducazione al lavoro” (Arbeitserziehungslager) in connessione con impianti industriali:

La RSHA aveva suggerito l’istituzione di campi penali di tal fatta alla fine del 1942:

‘In fabbriche più grandi con una grande forza lavoro straniera, con nessun campo di rieducazione al lavoro nelle vicinanze, sembra essere possibile sotto certe circostanze, e su una base sperimentale, istituire dipartimenti rieducativi. Come nei campi di rieducazione al lavoro, i lavoratori stranieri saranno messi a lavorare sotto sorveglianza come punizione per aver bighellonato in modo non grave… La fabbrica dovrebbe fornire alloggiamenti separati e l’assegnazione dei lavori dopo un accordo con l’Ufficio della Polizia di Stato’.

Sulla base di questo decreto, tali campi vennero istituiti nei mesi seguenti in molte grandi fabbriche. I campi avevano differenti denominazioni, quali campo penale (Straflager), campo speciale (Sonderlager) o campo di rieducazione al lavoro (Arbeitserziehungslager)”[6].

Herbert fornisce ai suoi lettori il seguente riferimento:

“‘Lagerordnung der Gestapo für Ostarbeiter-Sonderlager’ (Gestapo Camp Regulations for Special Camps for Eastern Workers), December 13, 1943, Doc. NIK 15510; ‘Lagerordnung für das Sonderlager Dechenschule (Camp Regulations, Dechenschule Special Camp) December 16, 1943, Doc. NIK 15506″[7].

Il termine “OstarbeiterSonderlager” naturalmente implica che esistevano dei Sonderlager che alloggiavano detenuti di altro genere rispetto ai “lavoratori orientali”.

Nella Renania-Palatinato vi fu tra l’ottobre 1939 e il marzo 1945 il SS-Sonderlager Hinzert. Dal 7 febbraio 1942 questo campo venne amministrato dalla SS-WVHA. La popolazione dei detenuti consisteva per la maggior parte di prigionieri politici provenienti dalla Francia e dal Lussemburgo, da lavoratori forzati provenienti dalla Polonia e da prigionieri di guerra. Durante il suo periodo di operatività, circa 13-14.000 uomini vennero tenuti prigionieri nel Sonderlager Hinzert; 321 morti sono documentati per questo campo[8].

A Metz, in Lorena, venne ubicato tra l’ottobre 1943 e l’agosto 1944 il “Sonderlager Feste Goeben” (chiamato anche “Sonderlager der Sicherheitspolitzei in Metz” e “SS-Sonderlager Fort Queuleu”), un campo di lavori forzati che ospitava per la maggior parte prigionieri di guerra francesi e prigionieri politici[9].

Nell’Austria orientale esistettero nel periodo 1944-1945 un gran numero di Sonderlager per lavoratori forzati ebrei ungheresi. Questi furono campi di lavoro temporaneo dove i prigionieri lavoravano principalmente a costruire fortificazioni[10]. C’era anche un “SS-Sonderlager Innsbruck” per prigionieri eminenti[11].

Tra l’ottobre 1941 e il gennaio 1942 Stutthof venne annoverato come un Sonderlager appartenente alla Gestapo di Danzica[12]. Va sottolineato che questo fu molto tempo prima che le gasazioni dei prigionieri ebrei vennero presuntivamente effettuate in questo campo (dall’agosto al dicembre del 1944)[13].

Nell’Alta Slesia era ubicato il “SD-Sonderlager Sandberge”, a quanto pare un campo di lavori forzati che utilizzava principalmente “lavoratori orientali” e prigionieri di guerra sovietici[14].

Il campo di lavoro e di addestramento di Trawniki nel distretto di Lublino conteneva parimenti o fu denominato come “Sonderlager”[15].

Il “Sonderlager Watenstedt” vicino Braunschweig funse da campo di lavoro e da campo penale per “renitenti al lavoro”[16].

Vi fu anche un certo numero di campi di internamento più o meno temporaneo per rom e sinti (zingari) che vennero qualche volta denominati Sonderlager. In questo contesto la storica Sybil H. Milton definisce il termine “SS-Sonderlager” come “campi di internamento speciale che combinavano elementi dei campi di concentramento di custodia protettiva e di ghetti embrionali”[17].

Sonderlager venne qualche volta usato anche come termine che denotava semplicemente qualunque sotto-campo o parte di un campo ospitante una speciale categoria di prigionieri (spesso prigionieri che portavano con sé “documenti speciali”), o separati dalla normale infrastruttura del campo. Così esistette un “Sonderlager für Juden aus Polen” (Campo speciale per ebrei polacchi) nello Stammlager di Bergen-Belsen[18]. A Buchenwald gli ebrei di nazionalità straniera vennero tenuti in un Sonderlager dalla fine del 1939 in avanti[19]. Una baracca isolata a Buchenwald in cui venivano tenuti membri della romena Guardia di Ferro venne denominata “Sonderlager Fichtenhain”[20]. D’altro canto il “SS-Sonderlager Ammerwald” venne utilizzato per “prigionieri importanti” (Ehrenhäftlinge)[21].

A Moringen vicino Gottinga esistette dal 1940 in poi un “SS-Sonderlager” per adolescenti maschi “asociali”[22]. Il “SS-Sonderlager Uckermark” imprigionò “asociali” e criminali incalliti; venne in seguito annesso al KL Ravensbrück[23].

Si ritiene che nessuno dei campi summenzionati abbiano funto da centri di sterminio (con l’eccezione di Stutthof, ma come abbiamo già osservato il suo presunto utilizzo come “campo di sterminio ausiliario” non coincise con il periodo durante il quale il campo era conosciuto come un Sonderlager).

Ora, vi sono prove a parte il rapporto Benda che Sobibor venne denominato come Sonderlager? Il solo genere di indicazione che ho trovato finora è un’affermazione, presumibilmente basata su testimonianze oculari, in un articolo dello storico olandese Louis De Jong, secondo cui la sezione Vorlager (campo anteriore) di Sobibor venne adornata con una grande insegna su cui c’era scritto “SS-Sonderlager Sobibor[24]. Il testimone Thomas Blatt scrive nelle sue memorie delle “lettere gotiche in cima al portone che conduceva all’interno: ‘SS-Sonderkommando Sobibor’”[25]. Il testimone Dov Freiberg, tuttavia, testimoniò al processo Eichmann che egli aveva osservato in ripetute occasioni, quando lavorava all’esterno del campo, “un’insegna all’ingresso del campo” che recava il testo “SS Sonderkommando Umsiedlungslager” (Commando Speciale delle SS del Campo di Reinsediamento); l’ex comandante del campo Franz Stangl testimoniò parimenti sull’uso di questo termine[26]. Il più importante esperto sterminazionista di questo campo, Jules Schelvis, crede che Umsiedlungslager fosse la parola utilizzata nell’insegna del campo[27]. Non sembra impossibile che “SS Sonderkommando Umsiedlungslager” fosse il nome integrale scritto sull’insegna e che qualche testimone abbia ricordato solamente una parte di esso. Sappiamo da certi documenti che i membri del personale nei campi di Belzec, Sobibor e Treblinka (con la possibile esclusione delle guardie addestrate a Trawniki) erano collettivamente conosciuti come SS-Sonderkommando “Einsatz Reinhard(t)”[28]. La corrispondenza del dr. Irmfried Eberl, il primo comandante di Treblinka, recava l’indirizzo del mittente come “SS-Untersturmführer Dr. Eberl, Treblinka b/ Malkinia, SS-Sonderkommando[29]. Così molto probabilmente il personale del campo di Sobibor era conosciuto come “SS-Sonderkommando Sobibor”. Il personale di Chelmno era denominato “SS-Sonderkommando Kulmhof”[30].

Gli antirevisionisti possono sostenere, in accordo con l’esegesi sterminazionista, che l’uso del termine Sonderkommando, “Commando Speciale” deve denotare un commando specializzato nelle uccisioni di massa degli ebrei. Ma ancora una volta l’argomento fa cilecca, perché siamo a conoscenza di numerosi “SS-Sonderkommandos” non connessi in alcun modo con le azioni del presunto sterminio. Elenchiamone solo alcune:

  • “SS-Sonderkommando Zossen” e “SS-Sonderkommando Jüterbog”, che vennero a formare il Leibstandarte Adolf Hitler[31].
  • “SS-Sonderkommando Grüppe-Künsberg”, affiliato con l’Einsatzstab Rosenberg, che si impossessava di biblioteche e archivi nei territori occupati[32].
  • Il “Sonderkommando ‘Dr. Dirlewanger’” (ri-denominato “SS-Sonderbatallion ‘Dirlewanger’” e “SS-Sonderregiment ‘Dirlewanger’”), che, sebbene famigerato per il curriculum criminale dei suoi membri e per le numerose atrocità da esso perpetrate (contro i polacchi e i russi), non venne impiegato in azioni contro gli ebrei, ma funse principalmente da unità contro i partigiani[33].
  • Il “SS-Sonderkommando K”, un’unità che conduceva ricerche “razziali” sui prigionieri di guerra sovietici, di guarnigione a Mittersill, vicino Salisburgo[34].
  • Il “SS-Sonderkommando Schloss Itter”, impiegato in un campo di internamento per “prigionieri illustri”[35].
  • Il “SS-Sonderkommando ‘Sachsen’” venne impiegato nel campo di concentramento di Sachsenburg[36].
  • Il “SS-Sonderkommando Künsberg, un’unità utilizzata per l’appropriazione di archivi e beni culturali in Jugoslavia[37].
  • Il “SS-Sonderkommando ‘Jankuhn’” effettuava l’appropriazione di beni culturali nella Russia meridionale occupata[38].
  • Il “SS-Sonderkommando Sosnowitz”, responsabile di un campo di internamento e di transito per ebrei a Sosnowiec, nell’Alta Slesia[39].
  • Il “SS-Sonderkommando Trautenau”, responsabile di sette campi per donne nel Sudetenland[40].
  • Il “SS-Sonderkommando Zeppelin”, di guarnigione a Breslau (Wroclaw), responsabile, inter alia, dell’addestramento dei prigionieri di guerra sovietici filo-tedeschi come spie da impiegare oltre le prime linee russe[41].

L’equazione del termine “SS-Sonderkommando” con le uccisioni di massa degli ebrei è perciò parimenti erroneo.

Perché mai allora Sobibor venne denominato come Sonderlager – almeno dall’Untersturmführer Benda? Vi sono, per quanto posso vedere, tre possibilità principali:

  1. Sobibor venne ri-denominato come Sonderlager in seguito all’installazione dell’unità di smantellamento delle munizioni nell’agosto-settembre 1943, in cui venne impiegata una larga parte dei detenuti del campo[42]. D’altro canto, se il riassunto fornito dal sito web ARC è corretto, un messaggio decodificato del 27 ottobre 1943 menziona il “SS-Durchgangslager Sobibor” (Campo di Transito SS di Sobibor)[43], un dato che sembra contraddire questa ipotesi.
  2. Sobibor venne alternativamente denominato Durchgangslager e Sonderlager, questo secondo termine perché il personale dei campi Reinhardt veniva chiamato SS-Sonderkommando. Vi sono a loro volta almeno due spiegazioni possibili del perché questo commando veniva considerato “speciale”. Una è che il personale non era composto da SS regolari ma aveva la propria origine nel programma di eutanasia T4 e che, molto probabilmente, costoro continuavano ad applicare l’”eutanasia” a quei deportati ebrei mentalmente malati e/o portatori di malattie che erano stati destinati ai campi Reinhardt. L’altra possibilità è che almeno una parte delle unità delle SS coinvolte nell’evacuazione e nel transito e quindi connesse alla sistematica spoliazione dei deportati ebrei erano per qualche ragione (forse puramente militare-amministrativa) considerate irregolari o “speciali”. Quello che potrebbe puntare in questa direzione è il fatto che il piccolo staff personale di Eichmann, responsabile dell’amministrazione della deportazione degli ebrei da, tra gli altri paesi, la Grecia nel 1943 e dall’Ungheria nel 1944, venne chiamato “SS-Sondereinsatzkommando Eichmann”[44] o semplicemente “SS-Sonderkommando Eichmann”[45]. Come abbiamo visto in precedenza c’era anche il “SS-Sonderkommando Sosnowitz” responsabile di un campo di internamento e di transito nell’Alta Slesia. Si potrebbe anche osservare in questo contesto che il SS-Sonderlager Hinzert nell’autunno del 1941 funse da campo di transito nella deportazione degli ebrei lussemburghesi, belgi e francesi nel ghetto di Lodz[46].
  3. Infine, non si può escludere che Benda, nello scrivere il suo rapporto quasi sei mesi dopo la rivolta, fece semplicemente un errore, specialmente considerando che egli datò in modo erroneo la rivolta al 15 ottobre 1943 (invece che al 14 ottobre).

Quello che si può tranquillamente escludere è la possibilità che Sobibor venne chiamato Sonderlager perché funzionava come centro di sterminio dove centinaia di migliaia di ebrei venivano uccisi nelle camere a gas omicide. Non esiste la minima prova documentaria o tecnica a sostegno di questa idea, e oltre alle lettere del documento NO-482, che definiscono Sobibor un campo di transito, le prove sostanziali disponibili, portate alla luce dagli archeologi, contraddicono la versione sterminazionista degli eventi[47].

Per concludere: la comparsa dei termini Sonderlager o Sonderkommando nei documenti relativi a Sobibor (o a qualunque altro dei presunti campi della morte) non può essere usata come prova a sostegno dell’idea che il detto campo funse da centro di sterminio degli ebrei[48].

 

Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale è disponibile all’indirizzo: https://web.archive.org/web/20110808211702/http://www.revblog.codoh.com/2011/05/on-the-terms-sonderlager-and-ss-sonderkommando/

 

 

 

  

    

[1] http://holocaustcontroversies.blogspot.com/2011/05/thomas-kues-on-lies-and-obfuscations.html

[2] Vedi il capitolo precedente del presente volume.

[3] http://holocausthandbooks.com/index.php?page_id=19

[4] Jürgen Graf, Thomas Kues, Carlo Mattogno, Sobibór: Holocaust-Propaganda und Wirklichkeit, Castle Hill Publishers, Uckfield 2010.

[5] http://juergen-graf.vho.org/pdf/graf-kues-mattogno-die-akte-sobibor.pdf

[6] Ulrich Herbert, Hitler’s foreign workers: enforced foreign labor in Germany under the Third Reich, Cambridge University Press, 1997, p. 338

[7] Ivi, p. 468, nota 116.

[8] Hedwig Brüchert, Michael Matheus, Zwangsarbeit in Rheinland-Pfalz während des Zweiten Weltkriegs, Franz Steiner Verlag, Stuttgart 2004, pp. 21-22.

[9] Wolfgang Benz, Barbara Distel, Der Ort des Terrors: Geschichte der nationalsozialistischen Konzentrationslager, vol. 9, C.H. Beck, Munich 2009, pp. 534-537.

[10] Eleonore Lappin-Eppel, “Sonderlager für ungarisch-jüdische Zwangsarbeiter”, in: ivi, pp. 218ss.

[11] Hans-Günter Richardi, Caroline M. Heiss, Hans Heiss, SS-Geiseln in der Alpenfestung, Raetia 2005, p. 153, 158.

[12] Ivi, p. 613.

[13] Per la presunta camera a gas omicida del KL Stutthof cf. Jürgen Graf, Carlo Mattogno, KL Stutthof: il campo di concentramento di Stutthof e la sua funzione nella politica ebraica nazionalsocialista, Effepi, Genova 2002.

[14] Wolfgang Benz, Barbara Distel (eds.), Der Ort des Terrors: Geschichte der nationalsozialistischen Konzentrationslager, vol. 3, C.H. Beck, Munich 2006, p. 175.

[15] Timm C. Richter (ed.), Krieg und Verbrechen. Situation und Intention: Fallbeispiele, Martin Meidenbauer, Munich 2006, p. 248 note 15.

[16] Gabriele Lotfi, KZ der Gestapo, Deutsche Verlags-Anstalt, 2000, pp. 75-77, 340.

[17] Sybil H. Milton, “‘Gypsies’ as Social Outsiders in Nazi Germany”, in: Robert Gellately, Nathan Stoltzfus (eds.), Social outsiders in Nazi Germany, Princeton University Press, Princeton 2001, p. 219.

[18] Wolfgang Benz, Barbara Distel, Angelika Königseder (eds.), Der Ort des Terrors: Geschichte der nationalsozialistischen Konzentrationslager, vol. 7, C.H. Beck, Munich 2008, pp. 192-193.

[19] Gedenkstätte Buchenwald, Konzentrationslager Buchenwald 1937-1945, Wallstein Verlag 2007, pp. 115-118.

[20] Wolfgang Benz, Barbara Distel (eds.), Der Ort des Terrors: Geschichte der nationalsozialistischen Konzentrationslager, vol. 3, C.H. Beck, Munich 2006, p. 304.

[21] Volker Koop, In Hitlers Hand: die Sonder- und Ehrenhäftlinge der SS, Böhlau Verlag, Cologne/Weimar 2010, p. 78.

[22] Titus Simon, Raufhändel und Randale, Juventa, Winheim/Munich 1996, p. 284.

[23] Angelika Ebbinghaus, Opfer und Täterinnen, F. Greno, 1987, p. 212.

[24] Louis De Jong, “Sobibor”, Encounter, December 1978, p. 22.

[25] Thomas (Toivi) Blatt, Sobibór. The Forgotten Revolt, HEP, Issaquah 1998, p. 38.

[26] J. Graf, T. Kues, C. Mattogno, Sobibór. Holocaust Propaganda and Reality, op.cit., p. 285.

[27] Jules Schelvis, Sobibór. A History of a Nazi Death Camp, Berg, Oxford/New York 2007, p. 36.

[28] Cf. Archives of the Holocaust, vol. 11, part 2, Document 430 on pp. 335-357.

[29] Michael Grabher, Irmfried Eberl. ‘Euthanasie’-Arzt und Kommandant von Treblinka, Peter Lang/Europäischer Verlag der Wissenschaft, Frankfurt am Main 2006, p. 70. Per ulteriori particolari su questa corrispondenza vedi: https://web.archive.org/web/20110809000728/http://www.revblog.codoh.com/2009/07/review-michael-grabher-irmfried-eberl-euthanasie-arzt-und-kommandant-von-treblinka-peter-lang-europaischer-verlag-der-wissenschaft-frankfurt-am-main-2006/

[30] Sascha Feuchert, Erwin Leibfried, Jörg Riecke (eds.), Die Chronik des Gettos Lodz/Litzmannstadt: 1942, Wallstein, Göttingen 2007, p. 7.

[31] Christopher Ailsby, Hell on the Eastern Front. the Waffen-SS War in Russia 1941-1945, MBI Publishing, Osceola (WI) 1998, p. 12.

[32] Michael Burleigh, Germany turns eastwards. A study of Ostforschung in the Third Reich, Cambridge University Press, Cambridge 1988, p. 227ss.

[33] https://en.wikipedia.org/wiki/Dirlewanger_Brigade

[34] Peter Mierau, Nationalsozialistische Expeditionspolitik: deutsche Asien-Expeditionen 1933-1945, Herbert Utz Verlag, Munich 2006, p. 500.

[35] Volker Koop, In Hitlers Hand, op.cit., p. 33.

[36] Carsten Schreiber, Elite im Verborgenen: Ideologie und regionale Herrschaftspraxis des Sicherheitsdienstes der SS und seines Netzwerks am Beispiel Sachsens, Institut für Zeitgechichte/Oldenbourg, Munich 2008, p. 274.

[37] Patrick Lehn, Deutschlandbilder: historische Schulatlanten zwischen 1871 und 1990, Böhlau, Cologne/Weimar/Vienna 2008, p. 407; Bettina Thorn, Internationaler Kulturgüterschutz nach der UNIDROIT-Konvention, De Gruyter Rechtswissenschaften Verlags, Berlin 2005, p. 32.

[38] Ludwig Jäger, Seitenwechsel: der Fall Schneider/Schwerte und die Diskretion der Germanistik, W. Fink 1998, p. 244.

[39] Wacław Długoborski, Franciszek Piper (eds.), Auschwitz, 1940-1945: Studien zur Geschichte des Konzentrations- und Vernichtungslagers Auschwitz, Volume 1, Verlag des Staatlichen Museums Auschwitz-Birkenau, Oswiecim 1999, p. 62; Belah Gutterman, A narrow bridge to life: Jewish forced labor and survival in the Gross-Rosen Camp System, 1940-1945, Berghahn Books/Yad Vashem, Jerusalem 2008, p. 43.

[40] Dachauer Hefte, vol. 8-9, Verlag Dachauer Hefte, Munich 1999, p. 7.

[41] C. F. Rüter, Dirk Welmoed de Mildt, Justiz und NS-Verbrechen: Sammlung deutscher Strafurteile wegen nationalsozialistischer Tötungsverbrechen 1945-1999. Register zu den Bänden I-XXII, APA/Holland University Press, Amsterdam 1998, p. 494.

[42] Vedi il capitolo precedente di questo volume.

[43] PRO: HW 16/39 (ZIP/GPD 2041 DD-FF, message DD 14, transmitted 27 October 1943), come riassunto in rete: http://www.deathcamps.org/reinhard/prodecodes.html

[44] Peter Krause, Der Eichmann-Prozeß in der deutschen Presse, Campus, Frankfurt am Main 2002, p. 29. Vedi anche: https://de.wikipedia.org/wiki/Eichmann-Kommando

[45] Gerald Fleming, Hitler and the Final Solution, University of California Press, Berkeley/Los Angeles 1984, p. 160.

[46] Karin Orth, Das System der nationalsozialistischen Konzentrationslager. Eine politische Organisationsgeschichte, Hamburger Edition, Hamburg 1999, p. 94.

[47] Cf. J. Graf, T. Kues, C. Mattogno, Sobibór. Holocaust Propaganda and Reality, op.cit., pp. 107-167.

[48] Un’osservazione finale: in un rapporto su un convoglio ebraico da Vienna a Sobibor datato 20 giugno 1942 (riprodotto in rete a http://www.holocaustresearchproject.org/ar/sobibor/docs/transport%20wien%20-%20sobibor.jpg) si afferma che gli ebrei all’arrivo venivano consegnati al comandante del “campo di lavoro ubicato adiacente alla stazione ferroviaria” (“das neben dem Bahnhof gelegene Arbeitslager“). Questa è la sola fonte documentaria nella quale Sobibor viene chiamato “campo di lavoro”. Molto probabilmente questa denominazione fu semplicemente un errore da parte di un funzionario della polizia viennese che non era stato ragguagliato nei dettagli sul reinsediamento degli ebrei. Da un punto di vista sterminazionista non ha alcun senso che le SS avrebbero impiegato tre differenti denominazioni di camuffamento – Durchgangslager, Sonderlager and Arbeitslager – per lo stesso campo della morte.

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