I paesi socialisti più solidali dei paesi capitalisti verso l’Italia

I paesi socialisti o ex socialisti sono stati finora più solidali con l’Italia dei paesi capitalisti. Questo è quanto sta emergendo dalla crisi indotta dal coronavirus.

In particolare, sono proprio i paesi dell’Unione Europea ad aver dato prova di una (quasi) totale mancanza di solidarietà nei nostri confronti.

Questo fatto veniva notato il 14 marzo scorso da Foreign Policy, autorevole rivista americana, che ha definito come “vergognosa” l’abdicazione di responsabilità nei confronti dell’Italia da parte degli altri stati membri dell’Unione.

L’organismo della UE che si occupa delle situazioni di crisi degli stati membri si chiama Centro di Coordinamento di Risposta all’Emergenza.

Ebbene, come riferisce Foreign Policy, il mese scorso l’Italia ha chiesto aiuto proprio a questo organismo:

Abbiamo chiesto rifornimenti di materiale sanitario, e la Commissione Europea ha inoltrato la richiesta agli stati membri”, ha detto il rappresentante permanente dell’Italia nella UE, Maurizio Massari, ma non ha funzionato”.

Scriveva Foreign Policy che, alla data del 14 marzo, neppure un singolo stato membro aveva inviato in Italia i rifornimenti richiesti.

Poi la Germania e la Francia qualcosina hanno fatto. La Germania  ha messo a disposizione un carico di attrezzature per l’assistenza respiratoria.

Ma non c’è da commuoversi: la Germania è pur sempre uno di quei paesi, insieme all’Olanda, che frenano sulla dimensione degli aiuti finanziari da concedere all’Italia colpita dalla crisi e che li vorrebbero gravati di pesanti condizionalità e restrizioni.

Tutto ciò è stato ribadito il 23 marzo dai ministri di Berlino e dell’Aja: niente aiuti finanziari all’Italia (e alla Spagna) senza misure “lacrime e sangue”. 

Il premier olandese Rutte, il cancelliere austriaco Kurz e la cancelliera Merkel

E non dimentichiamo una cosa: è stata sempre la Germania ad aver bloccato per più di due settimane un carico di 830.000 mascherine regolarmente acquistate dall’Italia.

La Germania ha peraltro annunciato, di fronte all’emergenza pandemia, liquidità interna per almeno 550 miliardi. La Francia ha previsto 300 miliardi. A fronte di tutto ciò, la quota di aiuti europei promessi all’Italia è ferma a 11 miliardi!

In questo quadro vergognoso, sono inoltre da segnalare i comportamenti fraudolenti messi in atto contro l’Italia da parte di Francia, Cecoslovacchia e Polonia. Anche questi paesi hanno provato a negarci le mascherine!

“È vergognoso che la Francia che dovrebbe essere uno dei nostri più importanti alleati, blocchi alla frontiera migliaia di protezioni che, in questo momento, sono di fondamentale importanza per il Piemonte e per il Biellese”, ha dichiarato l’assessore regionale al Lavoro del Piemonte.

E dopo il carico di 110.000 mascherine (e migliaia di respiratori) destinate dalla Cina alla Croce Rossa italiana e sequestrate abusivamente dalla Repubblica Ceca, c’è stato il caso della Polonia, che ha bloccato alla frontiera 23 mila mascherine destinate alla Regione Lazio.

A fronte di tutto ciò, spiccano per contrasto gli aiuti giunti all’Italia dai paesi socialisti ed ex socialisti.

Aiuti dalla Cina:

“31 tonnellate materiali”, tra cui macchinari per la respirazione, tute, mascherine e protezioni, oltre ad alcuni “medicinali antivirus” e campioni di plasma.

Aiuti dalla Russia:

100 virologi militari ed esperti di malattie infettive, nonché unità mobili per disinfettare automezzi e spazi pubblici.

Aiuti da Cuba:

“La brigata, composta da 52 medici e infermieri specializzati nel trattamento di pazienti colpiti da virus, quindi virologi e immunologi, è atterrata a Milano per poi spostarsi nell’ospedale da campo della cittadina lombarda creato dagli uomini del Terzo reparto sanità di Bellinzago Novarese in collaborazione con la Protezione civile”. Anche qui, non medici qualunque ma specialisti.

Aiuti persino dal Vietnam, che ha donato all’Italia oltre 4.000 “test kit” (il Vietnam è riuscito a mettere a punto un efficace test per rilevare la presenza del virus).

Insomma, se ne è accorto persino Il Primato Nazionale: gli unici paesi a esserci venuti in soccorso sono gli “Stati canaglia”, quelli appartenenti al cosiddetto “asse del male”, definito in tal modo secondo i parametri deliranti dei politologi anglosassoni.

Tutti questi aiuti hanno suscitato la malcelata irritazione di alcuni nostrani organi d’informazione ultra-atlantisti, come Il Foglio e formiche.net. Al “Foglio”, hanno risposto i suoi stessi lettori. A “formiche”, che ha cercato di enfatizzare i (quasi) inesistenti aiuti americani, ha risposto indirettamente il fatto che l’Italia abbia dovuto addirittura fare appello al capo del Pentagono per avere un po’ di mascherine e di respiratori.

La verità è che il governo americano e l’Unione Europea per l’Italia non hanno fatto nulla (o quasi). Lo scrive anche il sito meteoweb.eu. Molti paesi europei che stanno molto meglio dell’Italia quanto a diffusione del virus, non stanno facendo nulla per aiutarci, pur avendo ampiamente beneficiato della solidarietà europea in passato.

Quindi, il vero “asse del male” si sta rivelando, ancora una volta, quello dell’occidente a guida americana. Mentre Cina, Russia e Cuba inviano all’estero i propri specialisti, gli Stati Uniti cercano di monopolizzare qualsiasi possibile trattamento:

“Il governo USA ha cercato di comprare una azienda farmaceutica tedesca che potrebbe essere sul punto di sviluppare un [vaccino per il] coronavirus. Trump avrebbe offerto “grandi somme di denaro” all’azienda in modo che gli Stati Uniti potessero avere i diritti esclusivi al trattamento, che avrebbero poi potuto vendere nel resto del mondo”.

Non basta. Il Fondo monetario internazionale (un’istituzione a guida americana) ha negato 5 miliardi di dollari di aiuti al Venezuela di Maduro. Proprio le sanzioni internazionali (quelle volute dagli Stati Uniti) – denuncia il governo locale – avrebbero triplicato il prezzo dei kit diagnostici per il coronavirus.

Eppure, nonostante tutto, il Venezuela sta affrontando i pericoli del coronavirus in modo virtuoso e ha varato una serie di misure di solidarietà sociale: sospensione degli affitti per abitazioni e negozi e divieto di licenziamento.

«Lavoratori e imprenditori, sappiate che abbiamo gli strumenti, il potere e la decisione assoluta per proteggere tutti i lavori nel paese, commerci e imprese», ha affermato il presidente in un discorso alla nazione.

Le misure annunciate includono:

  • Conferma del divieto di licenziamento – fino al 31 dicembre – in difesa dei lavoratori.
  • Piano speciale di pagamento dei salari per le PMI per un periodo corrispondente a 6 mesi.
  • Sospensione immediata del pagamento dell’affitto per negozi e abitazioni principali per 6 mesi.
  • Piano prioritario per gli investimenti agroalimentari per garantire i sette milioni di CLAP (programma che provvede a fornire alla popolazione cibo sovvenzionato).
  • Una serie speciale di bonus viene attivata per i lavoratori nell’economia informale e le società private attraverso il Sistema Patria.

Quindi il Venezuela reagisce, nonostante le feroci sanzioni del governo americano e il boicottaggio vergognoso condotto dalle altre istituzioni occidentali.

Medici cubani in Venezuela per lottare contro il coronavirus

Queste sanzioni, occorre ribadirlo, sono vieppiù criminali, perché continuano ad essere applicate nonostante l’emergenza coronavirus, facendo pagare un prezzo inaudito a nazioni che agli Stati Uniti non hanno mai fatto nulla.

Come l’Iran. La cui ambasciata in Italia ha pubblicamente denunciato l’azione di Washington:

“Gli Stati Uniti, nonostante le false dichiarazioni mediatiche, non solo non hanno fornito all’Iran l’opportunità di accesso a medicinali e attrezzature mediche (per combattere il coronavirus), ma esercitano forti pressioni contro i paesi e le aziende che stanno cercando di alleviare le difficoltà del popolo iraniano attraverso azioni umanitarie ed aiuti finanziari”. È quanto afferma in un comunicato l’ambasciata iraniana in Italia. “Questa azione criminale degli Stati Uniti – si aggiunge nella nota – sta di fatto impedendo agli aiuti umanitari di raggiungere l’Iran”.

L’ambasciata dell’Iran a Roma

E poi c’è la situazione devastata di Gaza: tre giorni fa, il 22 marzo, il Ministero della Salute palestinese ha riferito dei primi due casi di contagio da coronavirus nella Striscia di Gaza.

La prospettiva di un’epidemia a Gaza, sottoposta da 13 anni all’inumano blocco da parte di Israele, è terrificante. Quest’anno, il 2020, è l’anno in cui le Nazioni Unite e altre agenzie internazionali avevano ammonito che Gaza sarebbe diventata “invivibile”: se il blocco fosse continuato i servizi vitali e la capacità della popolazione di sostenere sé stessa sarebbero crollati.

Ricordiamo che nella Striscia di Gaza vivono due milioni di persone. Tutti i problemi creati dall’assedio israeliano vanno a convergere nel settore sanitario: una grave penuria di acqua potabile, un’estrema penuria di elettricità, un altissimo tasso di disoccupazione e infrastrutture in rovina.

Questo è l’”ordine mondiale” dell’occidente a guida (israelo) americana. Un ordine che per i palestinesi non cambia neppure davanti alla possibilità concreta dell’epidemia.

Quanto a noi italiani, forse qualcuno, vivendo la situazione di “arresti domiciliari” imposta alla popolazione dal premier Conte, si renderà conto della situazione che stanno vivendo i poveri palestinesi: lì la reclusione dura da 13 anni e a vigilare sulla sua applicazione ci sono i cecchini israeliani!

 

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