Giovanni Gasparro e il ritorno di San Simonino

Giovanni Gasparro

Martedì scorso, il 24 marzo 2020, è successa una cosa che ha messo in subbuglio il mondo ebraico non solo italiano ma anche internazionale. Cosa è successo?

È successo che un giovane ma già assai noto pittore barese, Giovanni Gasparro, ha pubblicato sulla sua pagina Facebook la foto del suo ultimo quadro: “Martirio di San Simonino da Trento (Simone Unverdorben), per omicidio rituale ebraico”.

Ricordiamo che è proprio il 24 marzo che ricorre(va) la festa di San Simonino nel calendario dei santi pre-conciliare.

Il quadro ripropone con grande maestria tecnica, e con indubbia forza espressiva, l’iconografia tradizionale del santo che, secondo quanto affermava il Martirologio Romano prima del Concilio Vaticano II (quindi, fino al 1965) fu un “fanciullo trucidato crudelmente dai Giudei, autore di molti miracoli”.

Tutto ciò ha suscitato le proteste e l’ira di diversi organi di informazione, ebraici e non, sia in Italia che all’estero.

Ne hanno parlato, in Italia, i siti mosaico-cem.it, progettodreyfus.com, moked.it, italiaisraeletoday.it, e hookii.org.

All’estero, si sono occupati della vicenda, tra gli altri, il sito algemeiner.com, e il sito del Jerusalem Post.

Un dettaglio del quadro di Gasparro

Da notare che in Italia il fatto sembra essere curiosamente sfuggito ai cattolici tradizionalisti: non mi pare che ne abbia parlato nessuno.

Eppure Giovanni Gasparro è chiaramente un cattolico tradizionalista, come dimostra questo suo intervento, pubblicato sul sito della “Nuova Bussola Quotidiana”, in cui parla di un suo quadro dedicato al dogma di Maria Corredentrice:

“Sin da subito ho elaborato questa iconografia meditando sul dogma mancato, ovvero sulla “Corredenzione”, così come intesa da tutti i pontefici ed i teologi, fra XIX e XX secolo, che hanno inneggiato alla Santa Madre di Dio come ausiliaria rispetto all’opera di redenzione del Figlio in Croce. Se Gesù è Redentore e ci ha salvati per mezzo della Sua passione, morte e resurrezione, così Maria è Corredentrice perché è stata partecipe del dolore patito sotto la Croce”.

Apprendiamo inoltre che Gasparro è “abituale frequentatore” della messa celebrata in rito romano antico nella chiesa di San Giuseppe nella città vecchia di Bari.

Tutti gli articoli pubblicati sui giornali ebraici hanno accusato Gasparro di “antisemitismo”: “L’artista italiano Giovanni Gasparro ripropone l’antisemitica calunnia del sangue con una vivida raffigurazione del bambino medioevale ‘martire’”, così intitolava ad esempio il suo pezzo l’articolista dell’”Algemeiner”.

In questi articoli è ricorrente il termine, per definire il martirio di San Simonino, di “fake-news”.

Per gli ebrei, e per le autorità vaticane (post) moderniste, per secoli i cattolici hanno quindi creduto a una fake news.

L’opera di Gasparro ha perciò suscitato le ire, tra gli altri, di Shimon Samuels, del Simon Wiesenthal Center di Los Angeles, che ha subito scritto una lettera al Segretario di Stato della Santa Sede, Monsignor Pietro Parolin:

“Il Concilio Vaticano Secondo ha disposto di vietare la venerazione di Simone di Trento, allo scopo di combattere l’antisemitismo nella Chiesa. Nostra Aetate ha parimenti inaugurato una salutare relazione, lungamente agognata, tra il cristianesimo e il giudaismo […] L’opera di Gasparro a quanto pare è apprezzata nelle chiese italiane, ma questo quadro chiaramente fomenta la ricerca di un capro espiatorio in un clima di ricorrenti fake news, minando perciò la politica vaticana, e dovrebbe ricevere un’esplicita condanna”.

Shimon Samuels

Da parte sua, Ester Moscati, autrice dell’articolo pubblicato da mosaico-cem, richiama, elogiandola, la recente mostra con cui il Museo Diocesano Tridentino ha (modernisticamente) raccontato la vicenda di San Simonino in base ai canoni della “salutare relazione” tra cristianesimo e giudaismo in vigore a partire dal 1965.

Quella mostra che doveva fungere da definitiva “pietra tombale” al plurisecolare culto del santo.

E invece ecco che la devozione cattolica più politicamente scorretta che ci sia torna inaspettatamente alla ribalta. Un pittore famoso, e diventato famoso soprattutto nell’arte sacra, riscopre il culto di San Simonino.

Questa vicenda un po’ mi ricorda quella di 2.000 anni fa. Anche allora i maggiorenti del popolo ebraico erano convinti di aver posto la definitiva pietra tombale sopra la straziante vicenda di Gesù.

È il mistero della Resurrezione, che rivive nelle vicende dei santi.

Il quadro di Gasparro su San Simonino racconta, correttamente dal punto di vista cattolico, il martirio del fanciullo come una passione. Vedi ad esempio la ferita sul costato del fanciullino, che richiama quella di Gesù.

E infatti la prima cosa che ho pensato quando ho visto questo quadro obbiettivamente straordinario, non sono i nomi di artisti come Caravaggio o come Bosch, che pure si potrebbero fare, ma è il film The Passion, di Mel Gibson, quello indimenticabile del 2004. Anche allora le accuse di antisemitismo si sprecarono.

The Passion

Ma poi quel film è rimasto. Anche questo quadro rimarrà negli annali. Speriamo che l’autore non abbia troppo a soffrirne.

Con quest’opera infatti Giovanni Gasparro ha compiuto un autentico atto di coraggio, un gesto di eroismo spirituale: ha messo in grave pericolo una carriera sin qui prestigiosa, i cui committenti sono stati spesso quelle autorità ecclesiastiche cui si è rivolto Samuels nella sua reprimenda.

In questi giorni in cui non possiamo entrare neppure in chiesa per paura del coronavirus, il quadro di Gasparro ci riconduce ad un’atmosfera pasquale che sembrava interdetta e travolta dalla psicosi mediatica.

2 Comments
    • MDA
    • 2 Aprile 2020

    quante minacce di morte.
    in tutte le lingue.
    che dire?
    bontà d’animo!

    Rispondi
    • Paolo
    • 28 Aprile 2020

    Non sapevo di queste accuse di antisemitismo rivolte al film di Mel Gibson. Improvvisamente, non so perché, credo che le storie di sue violenze fisiche contro la moglie siano false..

    Rispondi

Leave a comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Recent Posts

Vivere in Palestina al tempo del coronavirus

In questi tempi di quarantena planetaria nessuno è più infelice degli infelici palestinesi. Immaginate. Immaginate che, mentre state chiusi in casa per ripararvi dal virus, dei soldati facciano irruzione nella vostra abitazione ...

Read More
Sponsor