Lo Stato Profondo è al di sopra della legge. Sempre

Una considerazione che a molti sembrerà un’ovvietà ma che ogni tanto mi sembra giusto ribadire: i terroristi dell’ISIS sono appoggiati e finanziati dall’Occidente. Vi sono almeno quattro paesi occidentali che hanno sostenuto (e che sostengono) l’ISIS: gli Stati Uniti, il Canada, Israele e la Turchia.

Vediamo come stanno le cose cominciando da una notizia recente: tre giorni fa, una fonte militare ha affermato che la difesa aerea siriana ha intercettato un’aggressione missilistica israeliana che aveva preso di mira i suburbi di Damasco, distruggendo un gran numero di missili ostili. I missili israeliani sono stati lanciati dallo spazio aereo del Libano meridionale e dal Golan occupato.

La fonte ha concluso dicendo che l’Esercito e il Comando Generale delle Forze Armate “affermano che questa aggressiva escalation israeliana non potrà salvare le organizzazioni terroristiche armate che stanno crollando a Idlib e nella zona occidentale di Aleppo di fronte ai colpi dell’Esercito Arabo Siriano”.

La notizia degli attacchi aerei siriani di tre giorni fa è stata riportata anche dall’agenzia russa Tass, che ha fatto notare la coincidenza tra il raid aereo e l’entrata delle truppe siriane nella città strategicamente importante di Saraqib, nel governatorato di Idlib. Saraqib si trova alla congiunzione di due importanti strade che collegano Lattakia e Damasco con Aleppo. Il controllo di questa città da parte dell’esercito siriano potrebbe provocare la sconfitta dei gruppi armati attivi nel nord del paese.

Sempre il 6 febbraio, l’agenzia siriana Sana ha riportato un altro comunicato del Comando generale, secondo cui un convoglio militare turco è entrato in Siria per proteggere i terroristi e impedire l’avanzata dell’esercito a Idlib: nel comunicato in questione, si parla della palese sincronicità con l’aggressione aerea israeliana e persino sotto la sua copertura.

Il comunicato ha concluso dicendo che “I tentativi simultanei israeliani e turchi, e di chiunque protegga il terrorismo armato takfiro non impedirà ai nostri coraggiosi soldati di perseguire i loro compiti fino alla liberazione di tutti i territori siriani dalle organizzazioni armate terroristiche”.

Dunque, a quanto pare, israeliani e turchi si sono mossi in Siria per contrastare l’opera di bonifica dell’esercito di Assad contro i terroristi. Questa non può essere una coincidenza.

Sempre dalla Siria e sempre il 6 febbraio ci è giunta la notizia che le unità dell’esercito di Assad, nel corso della loro avanzata, hanno trovato armi e munizioni di fabbricazione americana – e medicine provenienti dall’Arabia Saudita e dal Kuwait nelle postazioni lasciate dai terroristi in fuga dalle città di Mardikh e Kafr Amim. Le armi e le munizioni di fabbricazione americana sono state trovate nella città di Kafr Amim mentre a Mardikh è stato trovato un ospedale da campo con medicine fornite dall’Arabia Saudita, dal Kuwait “e da diversi altri stati stranieri”.

Queste sono notizie recentissime. Ma già un anno fa, nel gennaio 2019, il giornale “The Times of Israel” riferiva che il capo di stato maggiore dell’esercito israeliano aveva ammesso che Israele fornisce armi ai gruppi anti-Assad: “Il capo di stato maggiore uscente dell’esercito israeliano Gadi Eisenkot questa settimana ha riconosciuto per la prima volta che Israele ha effettivamente fornito armi ai gruppi ribelli israeliani nelle Alture del Golan durante la guerra civile del paese in corso da sette anni”.

Lo stesso Eisenkot aveva parimenti riconosciuto che l’esercito israeliano ha condotto centinaia di raid in Siria e che ha sganciato 2.000 bombe su bersagli iraniani in Siria nel solo 2018. Ricordiamo che la presenza iraniana in Siria non è abusiva (come quella turca) ma voluta dal Presidente Assad per combattere i terroristi, e quindi è una presenza legittima, in base al principio della sovranità nazionale.

Il premier Netanyahu con Gadi Eisenkot

Nel settembre 2018, la rivista Foreign Policy riferì che Israele aveva occultamente fornito armi e soldi ad almeno 12 gruppi ribelli siriani. Il sostegno israeliano ai ribelli includeva una paga di 75 dollari al mese per combattente e la fornitura di armi e altri materiali. L’articolo di Foreign Policy riferiva parimenti che Israele ha inviato ai terroristi fucili d’assalto, mitragliatrici, lanciagranate e veicoli.

Il rapporto notava peraltro che il sostegno totale di Israele era piccolo paragonato ai finanziamenti e agli appoggi che i terroristi avevano ricevuto da paesi come il Qatar, l’Arabia Saudita, la Turchia e gli Stati Uniti.

A proposito della Turchia: già nel dicembre 2015 era emerso che il telefono cellulare di un comandante dell’ISIS rivelava legami diretti con l’intelligence turca. Il telefono recuperato dal cadavere rivelava messaggi dai servizi segreti turchi comprovanti che il paese della NATO (la Turchia) stava assistendo i militanti dell’ISIS quando costoro viaggiavano tra la Turchia e l’Iraq. All’epoca, commentando la notizia, l’ex consigliere del Dipartimento di Stato americano David Phillips aveva detto che “Il ruolo della Turchia non è stato ambiguo: ha apertamente sostenuto l’ISIL. Ha fornito sostegno logistico, denaro, armi, trasporti e assistenza medica ai combattenti feriti”.

Erdogan in Qatar.

E, ancora prima, nel marzo 2013 il New York Times riferiva che, con l’aiuto della CIA, i governi arabi e la Turchia avevano fortemente aumentato il loro aiuto militare ai terroristi anti-Assad: “Da uffici in luoghi segreti, i funzionari dell’intelligence americana hanno aiutato i governi arabi a comprare armi, compreso un grosso approvvigionamento dalla Croazia, e hanno controllato i comandanti e i gruppi ribelli per stabilire chi dovesse ricevere le armi al loro arrivo, secondo funzionari americani che parlano in condizione di anonimato. La CIA ha rifiutato di commentare le spedizioni o il suo ruolo in esse”.

Tre anni più tardi, il 23 gennaio 2016, sempre il New York Times rivelava che il Presidente Obama aveva segretamente autorizzato la CIA ad armare i terroristi anti-Assad con l’aiuto di un partner zelante: l’Arabia Saudita. L’operazione di assistenza ai “ribelli” venne chiamata in codice “Timber Sycamore”. In base all’accordo, i sauditi contribuivano con armi e grandi somme di denaro, mentre la Cia aveva il compito di addestrare i “ribelli” all’uso dei fucili d’assalto AK-47 e dei carri anti-missile.

Tutto ciò, indusse all’inizio del 2017 la deputata statunitense Tulsi Gabbard a presentare una proposta di legge, la “Stop Arming Terrorists Act”, che si proponeva di vietare la vendita delle armi ai terroristi dell’ISIS e ai gruppi ad esso collegati.

Sul sito di Tulsi Gabbard è possibile leggere che “In base alla legge americana è illegale per qualunque americano fornire denaro o assistenza a al-Qaeda, all’ISIS o ad altri gruppi terroristici…Tuttavia il governo americano viola questa legge da anni, tranquillamente sostenendo alleati e partner di al-Qaeda, dell’ISIL, di Jabhat Fateh al Sham e altri gruppi terroristi con denaro, armi, e sostegno di intelligence, nella loro lotta per rovesciare il governo siriano”.

Partendo da questa considerazione, il progetto di legge di Tulsi Gabbard si proponeva di dissuadere il governo dall’usare i soldi dei contribuenti per sostenere non solo i terroristi come al-Qaeda e l’ISIS ma anche i gruppi che di questi terroristi sono alleati, poiché, secondo Gabbard, la distinzione tra ISIS e “ribelli moderati” è assolutamente fittizia.

Tulsi Gabbard

Che fine ha fatto questa proposta di legge? Il 20 dicembre 2019, il Senato americano ha approvato il National Defense Authorization Act per l’anno fiscale 2020, che vieta di utilizzare denaro per fornire armi o qualunque altra forma di sostegno ad una serie di organizzazioni. Oltre a quelle menzionate dal primitivo progetto di legge di Tulsi Gabbard, vi figurano anche Hamas ed Hezbollah (in seguito ad un emendamento presentato dal deputato Josh Gottheimer).

Nella legge approvata dal Senato il divieto si estende a “qualunque individuo o gruppo affiliato con una qualunque di queste organizzazioni”. Quindi, a rigor di logica, anche ai gruppi di “ribelli” siriani alleati con l’ISIS e che fanno la guerra all’esercito di Assad.

Eppure, come abbiamo visto, le armi americane continuano ad affluire ai predetti “ribelli” (quelli che erano posizionati nella città di Kafr Amim). Come spiegare tutto ciò? Semplice: a quanto pare, il governo americano continua a violare le leggi americane. Esattamente come avveniva prima che Tulsi Gabbard presentasse la sua proposta di legge.

Lo Stato Profondo (il “Deep State”) è al di sopra della legge. Sempre.


 

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