Matteo Salvini: sovranista o nemico degli italiani?

L’ultima infamità di Matteo Salvini:

L’appello di Salvini a Gad Lerner: ‘Chi nega l’olocausto è un criminale che va curato e poi incarcerato’”.

E poi: ‘Chi odia Israele odia la libertà dei popoli, non voglio che i miei figli crescano in un mondo di odio.”.

Quindi Salvini auspica l’utilizzo della psichiatria come strumento di repressione del dissenso. Esattamente come accadeva in Russia ai tempi dell’Unione Sovietica.

E così, il riposizionamento atlantico del capo della Lega è ultimato: la criminalizzazione del revisionismo olocaustico è la ciliegina sulla torta. La Lega non è mai stata così occidentale e così sionista. Certo non lo era, almeno fino a questo punto, ai tempi di Umberto Bossi e di Mario Borghezio: ricordo che quest’ultimo, una volta, mi disse al telefono che il suo partito non avrebbe mai accettato una legge anti-revisionista. E questo proprio in base all’articolo 21 della Costituzione, quello che Salvini considera evidentemente alla stregua della carta igienica.

Ma il servilismo di Salvini non finisce qui: mi era sfuggito fino a pochi giorni fa il suo berciare, durante un comizio, nel 2017, in favore della brigata ebraica.

Ma come, Salvini non è mai stato antifascista, ha sempre schifato la Resistenza, eppure non solo pretende di dire agli antifascisti come si devono comportare nei loro cortei ma dice di stare “tutta la vita” con la brigata ebraica!

Tutto ciò, peraltro, dovrebbe indirettamente far capire quanto poco c’entri la brigata ebraica con la Resistenza e quanto siano giustificate le contestazioni di quegli antifascisti che non vogliono infiltrazioni sioniste nei cortei.

Ma come mai Salvini ci tiene così tanto a farsi ben volere dagli Stati Uniti e dalla Israel lobby?

Una risposta ce la dà un articolo del Jerusalem Post del 2016, da cui apprendiamo che gli ebrei americani, pur costituendo solo il 2% della popolazione statunitense, contribuiscono per il 50% alle donazioni del Partito Democratico e al 25% delle donazioni al Partito Repubblicano.

A voi, cari lettori, tutto ciò cosa fa venire in mente?

Da parte mia, cerco di seguire il percorso dei soldi. Da questo punto di vista, ecco una notizia interessante dell’ottobre 2018: in quella data, l’amministrazione Trump decise di fornire a Israele in anticipo la bellezza di 3.8 miliardi di dollari – nell’ambito di una dazione complessiva di 38 miliardi di dollari nell’arco di 10 anni – nonostante che il relativo progetto di legge fosse ancora in sospeso. 3.8 miliardi di dollari all’anno: tutto ciò equivale a 7,230 dollari al minuto per Israele, o 120 dollari al secondo.

Dalla voce Wikipedia relativa ai rapporti Israele-Stati Uniti apprendiamo inoltre che dal 1985 gli Stati Uniti hanno fornito a Israele sovvenzioni per circa 3 miliardi di dollari all’anno, il che rende Israele il più grande beneficiario degli aiuti americani dal 1976 al 2004 e il più grande beneficiario complessivo di aiuti dalla fine della seconda guerra mondiale (121 miliardi di dollari, non al netto dell’inflazione). Wikipedia precisa che il 74% di questi fondi devono essere spesi acquistando beni e servizi americani (gli americani rimangono essenzialmente dei mercanti, al di là degli ideali). Più recentemente, nell’anno fiscale 2014, gli Stati Uniti hanno fornito a Israele 3.1 miliardi di dollari in aiuti militari. Israele beneficia anche di circa 8 miliardi di dollari di garanzie sui prestiti.

Ma il sostegno degli Stati Uniti a Israele non è solo economico e militare: è anche politico. Nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite gli Stati Uniti hanno usato per ben 42 volte il potere di veto relativamente a risoluzioni riguardanti lo stato di Israele. Tra il 1991 e il 2011, il predetto potere di veto è stato usato 15 volte per proteggere Israele (su un totale di 24 veti degli Stati Uniti nel periodo preso in considerazione).

Tutto ciò ci permette, almeno in parte, di rispondere alla domanda posta due anni fa da un articolista del sito globalresearch.ca: perché Israele non è vincolata agli stessi standard internazionali di tutti gli altri stati membri delle Nazioni Unite?

Ricordiamo allora, a questo proposito, qualcuno dei perché sollevati dall’articolista in questione:

Perché Israele non è sottoposto ai regolamenti e alle ispezioni dell’Agenzia Internazionale dell’Energia Atomica (AIEA) delle Nazioni Unite?

Perché Israele non è un membro del Trattato di non proliferazione nucleare (NPT)?

Perché Israele non è un membro dell’Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche (OPCW)?

Perché Israele non è un membro della Convenzione sulle Armi Chimiche (CWC)?

Perché Israele non è un membro della Convenzione sulle Armi Biologiche (BWC)?

Perché a Israele viene permesso di ignorare la Risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (UNSCR) 2334 che afferma che “gli insediamenti israeliani non hanno validità legale e costituiscono una flagrante violazione del diritto internazionale” e che richiede lo smantellamento di tutti gli insediamenti illegali nei Territori Occupati?

I lettori desiderosi di completare la lettura dei restanti interrogativi non hanno che da consultare l’articolo originale. Uno degli effetti di tutta questa impunità, comunque, è che il governo israeliano ha già “deliberatamente, sistematicamente e concretamente eliminato la soluzione dei due Stati”, come notava due anni fa un editorialista del quotidiano israeliano Haaretz. La politica del fatto compiuto è diventata irreversibile: quando il cosiddetto “processo di pace” di Oslo iniziò (nel 1993), c’erano 200.000 coloni. Nel 2000, alla fine di Oslo, i coloni erano diventati 400.000. Oggi, la popolazione dei coloni si avvicina agli 800.000. Quindi, oggi, tutte quelle istituzioni e autorità che ancora parlano della soluzione “due popoli, due stati”, non fanno che prendere in giro proprio i palestinesi.

I crimini di Israele e del suo protettore americano devono rimanere impuniti: a tale scopo Washington ha revocato il visto di ingresso al procuratore della Corte penale internazionale dell’Aja, la gambiana Fatou Bensouda. La decisione risale all’anno scorso, quando era diventato di pubblico dominio che l’Aja aveva aperto un esame preliminare su eventuali crimini di guerra commessi dalle truppe statunitensi in Afghanistan ma certo non verrà revocata adesso, dopo che è stata resa nota l’intenzione della procuratrice di indagare sui crimini di guerra commessi dagli israeliani nei territori occupati.

Fatou Bensouda

Una misura odiosa, quella di revocare il visto a Fatou Bensouda, che ci fa capire il livello di fanatismo dell’amministrazione Trump. A proposito dell’attuale presidente, mi sembra degno di menzione il fatto che due anni fa Trump è stato classificato da quasi 200 studiosi di Scienze Politiche come il peggiore presidente della storia degli Stati Uniti.

Un giudizio la cui giustezza è stata confermata dagli sviluppi più recenti. A cominciare dalle motivazioni – allucinanti – che sono emerse relativamente alla decisione di uccidere il generale iraniano Soleimani: “Trump non ha ripetuto che Soleimani costituiva un’imminente minaccia; egli ha detto che Soleimani ‘stava dicendo cose cattive sul nostro paese’ prima del bombardamento, il che ha condotto alla decisione di autorizzare l’assassinio”.

Ammazzato perché diceva “cose cattive”: Trump ha dichiarato tutto ciò in una sala da ballo del suo club privato di Mar-a-Lago a Palm Beach, in Florida, nel corso di un evento organizzato dal Partito Repubblicano che ha raccolto 10 milioni di dollari nell’ambito della campagna per la rielezione di Trump nel 2020.

Quindi il presidente americano non è solo un assassino ma un assassino che ordina di uccidere per motivi abiettamente futili. La cosa abnorme, è che gli organi di informazione italiani che hanno riportato la notizia, come La Stampa, l’hanno riferita senza la minima critica.

Che la politica estera americana sia una politica criminale non è una novità: la novità è la mancanza di ritegno e di inibizioni dell’attuale inquilino della Casa Bianca.

Per il resto, per quanto riguarda la predetta politica estera vale la pena di riportare due ulteriori notizie, una recente e una meno recente.

La notizia recente (risale al 20 gennaio scorso) è che gli americani, per mantenere a tutti i costi la loro presenza in Iraq, hanno trasferito in elicottero i comandanti di Daesh dalla Siria all’Iraq. Qusai al-Anbari, capo dell’ufficio dell’Organizzazione Badr, ha rivelato qualche giorno fa le nuove operazioni elicotteristiche americane volte a trasferire un certo numero di elementi di Daesh dalla Siria nella valle dell’Houran, che era stata liberata dalle forze nazionali irachene dal giogo dei terroristi. Allo scopo di destabilizzare la sicurezza dell’Iraq reintroducendo Daesh, gli americani hanno in un primo tempo trasferito i comandanti di Daesh di nazionalità straniera, ha aggiunto al-Anbari.  

La notizia meno recente, ma pur sempre significativa, è che la produzione di oppio dell’Afghanistan è aumentata 40 volte dopo l’invasione degli Stati Uniti e della Nato. L’eroina afgana ha ucciso più di un milione di persone in tutto il mondo da quando è iniziata l’Operazione “Enduring Freedom” e ha fruttato oltre un trilione di dollari al crimine organizzato transnazionale grazie ai proventi del traffico di droga. Prima dell’invasione dell’Afghanistan, la produzione dell’oppio era stata vietata dai talebani. L’articolo da cui ho tratto queste notizie è del 2016. C’è però un articolo dell’anno scorso, del noto prof. Michel Chossudovsky, che aggiunge qualche interessante dettaglio. In esso, si ribadisce che il commercio dell’oppio afgano continua a prosperare e che è protetto dalle forze di occupazione statunitensi-Nato. Nel 2004, i proventi del traffico di eroina ammontarono a circa 90 miliardi di dollari. Oggi il mercato globale dell’eroina è superiore ai 500 miliardi di dollari. Nel 2001, la produzione di oppio in Afghanistan era diminuita di più del 90% grazie al programma di sradicamento delle coltivazioni di droga attuato dai talebani. In seguito all’invasione americana, quel programma venne revocato (e il commercio multimiliardario di droga è stato ripristinato, contribuendo tra l’altro all’ondata di dipendenza da eroina negli Stati Uniti).

Sempre sulla coltivazione dell’oppio in Afghanistan, Chossudovsky ha scritto anche un altro articolo, dal quale traggo la seguente informazione: l’Ufficio delle Nazioni Unite sulle Droghe e il Crimine (UNODC) con sede a Vienna rivela che la coltivazione dell’oppio nel 2012 si estendeva su un’area di più di 154.000 ettari, con un aumento del 18% rispetto al 2011. Conclude Chossudovsky: “Nonostante il ritiro delle truppe americane annunciato dal presidente Trump, il traffico dell’oppio afgano continua a essere protetto dalle forze di occupazione statunitensi-Nato, a favore di potenti interessi finanziari.

Già 20 anni fa John Kleeves aveva scritto nei suoi libri che gli Stati Uniti sono i padroni del traffico internazionale della droga. Quel traffico, scriveva Kleeves, è controllato e gestito dal governo americano. Questi sono i padroni che si è scelto il “sovranista” Salvini.

3 Comments
    • gumercindo peñafiel
    • 26 Gennaio 2020

    PETER DALE SCOTT EN SU LIBRO”THE AMERICAN WAR MACHINE”SEñALA LA IMPORTANCIA DEL TRAFICO DE LA DROGA,EN LA MANTENCIòN DE LAS GUERRAS,Y SU FINANCIAMENTO,POR PARTE DE U.S.A.
    DESDE LOS AñOS 1950 EN THAILANDIA,USA SE HABITUARON AVER COMO LA C.I.A. ESTABLECIA LAZOSD CON TRAFICANTES DE DROGA Y SUS BANQUEROS, CON EL FIN DE AYUDAR Y SOSTENER LOS GOBIERNOS DE DERECHA.ESTE ESQUE MA SE REPITIò EN NUMEROSOS PAISES.LAOS,VIETNAM,ITALIA,MEXICO,NIGERIA ,VENEZUELA,COLOMBIA,PERU Y CHILE.PANAMA,HONDURAS ,TURQUIA, PAKISTAN Y AL PRESENTE EN AFGHANISTAN.
    EDITION DEMI LUNE.www.editionsdemilune.com

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    • Fabrice
    • 28 Gennaio 2020

    Ottimo articolo, complimenti!

    Stasera o domani le invio email con serie di articoli controinformativi sulla connessione esistente fra traffico di droga e governi occidentali, in primis USA!

    Cordiali saluti.

    Fabrice

    Rispondi
    • Santo Campo
    • 4 Febbraio 2020

    Qualche sospetto sulle origini del capitone, ex comunista, ex centri sociali, non ha mai lavorato in vita sua, un articolo illuminante di dagospia, il quale dagospia puo essere paragonato a mino pecorelli. Leggete e poi se riuscite unite i punti e trovate la soluzione.
    https://www.dagospia.com/rubrica-29/cronache/svaligiata-milano-casa-genitori-salvini-ndash-ladri-hanno-181018.htm

    Rispondi

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