Il bavaglio dell’Occidente a chi critica Israele

Abby Martin

La notizia del giorno è che alla nota giornalista Abby Martin è stato impedito di parlare ad un convegno nella Georgia Southern University per essersi rifiutata di “firmare una promessa contrattuale di non boicottare Israele”, in ottemperanza alla legge dello Stato della Georgia contro il movimento BDS (il movimento BDS è quell’associazione internazionale che si prefigge il boicottaggio di Israele fino a quando l’entità sionista continuerà ad attuare le ben note politiche di apartheid nei confronti dei palestinesi). Il convegno poi è andato a monte in quanto i colleghi di Abby Martin hanno sostenuto la presa di posizione della giornalista, che ha così commentato il provvedimento di cui è stata fatta oggetto:

“Gli organizzatori temevano che il mio attivismo pro-Palestina e il film Gaza Fight For Freedom avrebbe violato la legge anti-BDS della Georgia. La Georgia è uno dei 27 stati [americani] che hanno approvato la legge per criminalizzare gli sforzi del BDS. Ironicamente, il convegno era incentrato sull’idea di ‘educazione ai media’. La consapevolezza e il successo globali del BDS hanno terrorizzato l’establishment politico, che ha perseguito un’azione aggressiva e bipartisan per proibire i boicottaggi di Israele negli Stati Uniti, specialmente nelle università. Il recente ordine esecutivo di Trump cementa ulteriormente questo obbiettivo”.

Ma non è solo negli Stati Uniti che l’establishment persegue quest’azione “aggressiva e bipartisan”: è notizia di un mese fa che nel parlamento austriaco tutti i più importanti partiti hanno deciso di approvare una risoluzione che condanna il movimento BDS come antisemita. La risoluzione chiede al governo federale di combattere non solo l’antisemitismo ma anche l’antisionismo e di togliere ogni supporto, a cominciare dal supporto finanziario, alle associazioni che propugnano i principi del BDS. In sostanza, il parlamento austriaco chiede al governo di vietare ogni spazio pubblico al BDS. In precedenza, leggi anti-BDS erano già state approvate dai comuni di Vienna e Graz, le due più grandi città austriache. Lo scorso 11 dicembre, tutti e cinque i maggiori partiti hanno concordato di presentare la predetta risoluzione che, dopo aver richiamato l’immancabile Shoah (e gli immancabili 6 milioni), tra l’altro recita:

“Questo movimento [il BDS] chiede il boicottaggio dello stato ebraico, dei prodotti e delle compagnie israeliane, degli artisti, scienziati e atleti israeliani. Esso demonizza e giudica Israele con doppi standard, rende gli ebrei austriaci congiuntamente responsabili delle politiche israeliane, e appellandosi al diritto al ritorno dei profughi palestinesi e di tutti i loro discendenti, mette in discussione il diritto all’esistenza dello stato ebraico” (grassetto mio).

Quindi, secondo questa aberrante presa di posizione, il diritto dei profughi vittime della pulizia etnica della Palestina deve venir meno di fronte al “superiore” diritto dello stato ebraico! Ecco quindi che il parlamento austriaco propugna apertamente il razzismo.

Dallo stesso articolo apprendiamo che il 17 maggio 2019 anche il parlamento tedesco aveva approvato un’analoga risoluzione, condannando il BDS e auspicando il taglio dei fondi a tutte quelle associazioni che lo dovessero sostenere. Contro il BDS si è parimenti schierato il partito tedesco Alternativa per la Germania (AfD), neofascista e islamofobo. Spicca poi, in quest’offensiva, la presenza dei verdi austriaci e tedeschi, ostili sì ai nazionalismi e ai sovranismi, ma non quando si tratta, appunto, del nazionalismo israeliano.

Non basta. Dopo gli Stati Uniti, la Germania e l’Austria, anche la Francia si è schierata contro il BDS:

“Il Parlamento francese approva risoluzione che equipara l’antisionismo all’antisemitismo”, titolavano il mese scorso gli organi di informazione. E questo, nonostante che nei giorni precedenti 127 studiosi ebrei e israeliani avessero firmato una petizione per chiedere all’Assemblea nazionale francese di non approvare la risoluzione. 

Quindi, in questa ondata di odio contro l’antisionismo e contro chi si permette anche solo di criticare lo stato d’Israele qualcuno che ha sollevato delle obiezioni c’è stato. Tra questi, anche se la stampa italiana non sembra essersene accorta, anche alcuni Relatori speciali delle Nazioni Unite: pochi giorni fa, il sito bdsmovement.net ha pubblicato una lettera delle autorità Onu alla Cancelliera Merkel, lettera che da qualche giorno è stata resa pubblica, in quanto la Germania non ha risposto entro il termine dei 60 giorni. Cosa dicono in questa lettera i tre relatori dell’Onu? In sintesi, che la risoluzione tedesca anti-BDS infrange la libertà di espressione e i diritti politici fondamentali. Nella lettera tra l’altro si legge:

“Desideriamo esprimere la nostra preoccupazione che la mozione fissi l’inquietante tendenza ad un’eccessiva limitazione dei diritti alla libertà di parola e di espressione, di riunione pacifica e di associazione nel suo richiamo affinché gli enti governativi, come pure gli stati, le città e le municipalità tedesche e altri attori pubblici rifiutino sostegno finanziario, locali o strutture a progetti o eventi organizzati dal movimento BDS o da gruppi che perseguono i suoi scopi. Di conseguenza, la mozione interferisce eccessivamente con il diritto del popolo in Germania ad impegnarsi nel discorso politico, e cioè, ad esprimere sostegno al movimento BDS”. Aggiungono i Relatori:

“Esprimiamo inoltre la nostra preoccupazione che la mozione possa impedire le pacifiche attività di associazioni, gruppi e difensori dei diritti umani che denunciano, nell’ambito del movimento BDS, la violazione dei diritti umani riducendo gli spazi pubblici a loro disponibili per esprimere legittime lagnanze…Non è antisemita criticare il governo di Israele” (grassetto mio).

No, decisamente non è antisemita criticare il governo di Israele. Eppure è proprio a questo che mirano ad esempio i più noti gruppi di pressione ebraici in Inghilterra: non si spiega altrimenti la guerra feroce che hanno condotto contro Corbyn nonostante quest’ultimo abbia deciso già da tempo di far aderire il partito laburista alla definizione di antisemitismo propugnata dall’IHRA (Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto).

Il rabbino capo inglese che si è scagliato contro Jeremy Corbyn

Quindi è evidente che in tutto l’Occidente avanza una potente stretta liberticida: viviamo in un regime sempre più illiberale (e soffocante). Da questo punto di vista, c’è un’ulteriore preoccupante notizia, che riguarda ancora la Francia: i deputati hanno (ri)stabilito l’obbligo, da parte delle piattaforme come Facebook e Twitter, del ritiro dei contenuti “manifestamente illeciti”. I contenuti in questioni riguardano le ingiurie sessiste, razziste, omofobe, l’apologia di terrorismo e il negazionismo. Se nel giro di 24 ore i responsabili dei social network non rimuovono i predetti contenuti sono passibili di 250.000 euro di ammenda. A nulla sono servite le obiezioni dei senatori francesi a questa norma liberticida.

Ecco quindi che nelle attuali democrazie occidentali non solo è vietato esprimere liberamente le proprie opinioni sulla “Shoah” ma anche criticare Israele diventa sempre più problematico.

Eppure che l’entità sionista conduca una politica feroce di violazione dei diritti umani su base etnica è pacifico: “Dal 2000 Israele ha ucciso 2094 bambini palestinesi”, titolava il mese scorso Infopal. Nel solo 2014 le forze israeliane hanno ucciso 546 bambini palestinesi. Il ministro dell’informazione palestinese ha inoltre ricordato che nel 2019, fino alla fine dello scorso ottobre, l’esercito di occupazione ha arrestato 745 bambini. Altra notizia (agghiacciante) sempre da Infopal:

“Israele continua i furti di organi dai corpi dei Palestinesi”. Gli episodi riferiti nell’articolo non sono nuovissimi: risalgono a 10 e a 20 anni fa, ma sono comunque meritevoli di attenzione.

Qualcuno mi potrebbe dire a questo punto che Infopal è una fonte filo-palestinese e che è quindi sospetta di non essere obbiettiva. Ma quello che sta facendo Israele è sotto gli occhi di tutti: “Israele, nel 2019 demolite 169 case palestinesi, senza casa 328 palestinesi, dei quali 182 minorenni, titolava solo pochi giorni fa un organo come la Repubblica, certo non sospetto di ostilità verso lo stato ebraico. “Israele continua a usare il pretesto della sicurezza per abbattere abitazioni, espropriare terreni e perseguire la politica di espansione degli insediamenti lungo le strade che li collegano, impedendo di fatto la nascita di un futuro Stato unito”, afferma l’articolo.

Di fronte a tutto questo suonano non solo ipocrite ma persino patetiche le critiche che proprio la Francia, la Germania e l’Inghilterra (e l’Unione Europea) hanno rivolto nei giorni scorsi a Israele riguardanti le espansioni degli insediamenti illegali dei coloni nella Cisgiordania. Critiche come queste allo stato ebraico fanno solo il solletico.

Fonte di qualche preoccupazione (se non altro sul piano dell’immagine) per i dirigenti israeliani può essere invece la decisione del Tribunale Penale Internazionale di indagare Israele per crimini di guerra nei territori palestinesi, come ha annunciato la responsabile Fatou Bensouda: “Sono convinta che…crimini di guerra sono stati o vengono commessi nella Cisgiordania, inclusa Gerusalemme Est, e nella Striscia di Gaza”, ella ha detto.

Il giudice Fatou Bensouda

Lo stato ebraico è nato dalla forza bruta e capisce solo il linguaggio delle ritorsioni concrete, per quanto pacifiche e non violente come quelle messe in atto dal BDS. Per questo è necessario appoggiare questo movimento che, nonostante l’ostilità dei governi occidentali, ha operato in questi anni con indubbia efficacia, perché ha fatto capire a tante persone che la situazione della Palestina occupata dai sionisti è analoga a quella del Sudafrica dell’apartheid (seppure decisamente più grave, alla luce delle protezioni di cui gode a livello internazionale lo stato ebraico, protezioni immensamente superiori a quelle di cui godevano i boeri sudafricani).

ADDENDUM – Palestinesi costretti a vivere nelle caverne nelle colline a sud di Hebron

La mia amica Betty Molchany ha condiviso su Facebook queste foto di una famiglia palestinese costretta a vivere in una grotta, perché se provasse a costruire una casa in superficie questa verrebbe immediatamente demolita dall’esercito israeliano.

2 Comments
    • gengè
    • 17 Gennaio 2020

    ma accetta o non accetta commenti?

    Rispondi
    • Fabrice
    • 18 Gennaio 2020

    A titolo integrativo.

    “LE NUOVE DISPOSIZIONI (Prendere attentamente nota)”, di M. Blondet per “Blondet&Friends”.

    18 gennaio 2020

    L’Italia ha il suo Commissario Nazionale contro l’antisemitismo. Nominata Milena Santerini

    Milena Santerini sarà il primo Coordinatore nazionale per la lotta all’antisemitismo. Lo ha annunciato il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, pubblicando un messaggio su Twitter il 15 gennaio. La nomina verrà conferita ufficialmente il 17 gennaio al prossimo Consiglio dei ministri. Santerini ha risposto immediatamente alla dichiarazione di Conte, esprimendo riconoscenza via social con “Grazie”. Come riporta il Corriere della Sera, la neo-coordinatrice ha poi aggiunto: «Il 27 gennaio ricorderemo fin dove può arrivare l’odio che tutti insieme dobbiamo combattere».

    Milena Santerini, esperta di didattica della Shoah, è impegnata da molti anni nel contrasto all’antisemitismo nella società italiana. Docente presso la facoltà di Scienze politiche dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, la Santerini ha inoltre partecipato alla XVII legislatura in qualità di deputata alla Camera nel gruppo Demos-Centro Democratico.

    La nomina di un commissario all’antisemitismo fa parte di una direttiva del 2017 dell’Unione europea per arginare le crescenti intolleranze nei confronti degli ebrei.

    Proseguimento:

    https://www.maurizioblondet.it/le-nuove-disposizioni-prendere-attentamente-nota/

    In breve, la controinformazione presente sul web sulle politiche sioniste di Israele e sui molti lati oscuri dell’Olocausto ha dato e sta dando molto fastidio ai “Padroni del Discorso”, quindi per evitare che in futuro possano dare ancora più fastidio hanno deciso con iniziative del genere di stringere definitivamente il cappio al collo alla libertà d’informazione.

    Insomma, George Orwell gli spiccia casa!!

    Cordiali saluti e buon fine settimana.

    Fabrice

    Rispondi

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