Recensione di “Auschwitz Forensically Examined”

RECENSIONE DI AUSCHWITZ FORENSICALLY EXAMINED

Di John Wear

Auschwitz – Forensically Examined riassume le prove forensi che dimostrano che Auschwitz non fu un campo di sterminio. Questo articolo esaminerà alcuni dei punti importanti menzionati in questo libro.

La chimica di Auschwitz

Test forensi mostrano che tutte le installazioni di disinfestazione a Auschwitz, a Birkenau, a Stutthof e a Majdanek hanno una cosa in comune: i loro muri sono permeati di blu di Prussia, un composto di cianuro e di ferro facilmente riconoscibile dal caratteristico colore blu intenso. Non solo le superfici interne ma anche i muri esterni e la malta tra i mattoni delle installazioni di disinfestazione hanno macchie di blu di Prussia. D’altro lato, nulla di tutto ciò può essere osservato nelle presunte camere a gas omicide di Auschwitz-Birkenau[1].

Scrive Cyrus Cox:

Mentre vi è un’enorme presenza di residui di cianuro nella muratura delle camere di disinfestazione, nelle presunte camere a gas omicide non vi è nessuna presenza significativa … La spiegazione più semplice per tutto ciò è che nelle presunte camere a gas omicide non vi furono gasazioni con Zyklon B, chiaro e semplice[2].

Ma i sostenitori della storia ortodossa dell’Olocausto non possono concedere che a Auschwitz-Birkenau non vi furono gasazioni con Zyklon B nelle presunte camere a gas omicide. Essi hanno fatto i seguenti tentativi per spiegare i risultati dei test forensi che non mostrano residui significativi di cianuro nelle presunte camere a gas di Auschwitz-Birkenau[3]:

  1. L’Istituto di Cracovia di Ricerche Forensi pubblicò dei risultati nel 1994 in cui si sosteneva di non aver capito come era stato possibile che nei muri si fosse formato il blu di Prussia come effetto della loro esposizione al cianuro di idrogeno. Perciò i ricercatori adottarono dei metodi che escludevano il blu di Prussia e analoghi composti di ferro/cianuro dalle loro analisi. I loro presupposti resero praticamente impossibile distinguere tra camere massicciamente esposte al cianuro di idrogeno e quelle che non lo furono: tutte avevano un “residuo di cianuro” prossimo allo zero. I ricercatori di Cracovia conclusero dalle loro analisi deliberatamente inefficienti che, poiché le camere a gas e le installazioni di disinfestazione avevano quantità simili di residui di cianuro, gli esseri umani erano stati gasati nelle camere a gas di Auschwitz-Birkenau[4]. Cox liquida così il rapporto dell’Istituto di Cracovia di Ricerche Forensi: il chiacchiericcio sul non capire o sulla tinta blu dei muri è nella migliore delle ipotesi un egregio imbroglio; in realtà, tuttavia, è una menzogna per confondere la pubblica opinione[5].
  2. Il dr. James Roth testimoniò nel processo del 1988 a Ernst Zündel che egli aveva ricevuto da Fred Leuchter dei campioni [di muratura] nella sua veste di manager degli Alpha Analytical Laboratories. Lo scopo dei test era quello di stabilire il contenuto totale di ferro e di cianuro nei campioni. Il dr. Roth testimoniò che il blu di Prussia – prodotto da una reazione del ferro e del cianuro di idrogeno – può penetrare profondamente in materiali porosi come la malta e il ferro[6]. In seguito, il dr. Roth modificò la sua testimonianza in un film del 1999 intitolato Death prodotto da Errol Morris. In questo film il dr. Roth afferma: Il cianuro è una reazione di superficie. Probabilmente non penetrerà più di 10 micron. I capelli umani hanno un diametro di 100 micron. Dopo aver frantumato questo campione, l’ho diluito di 10.000; 100.000 volte. Se hai intenzione di andare a cercarlo, guarderai solo in superficie. Non c’è motivo di andare in profondità, perché non ci sarà[7]. Scrive Cox riguardo alla dichiarazione del dr. Roth in Mr. Death: questa fu una menzogna. Per il cianuro di idrogeno, l’intonaco e la malta sono permeabili come la spugna per l’acqua … Roth sa tutto ciò, perché quando testimoniò sotto giuramento al processo di Zündel del 1988, egli disse con sincerità: “In materiali porosi come i mattoni e la malta, [il cianuro di idrogeno] poteva andare in profondità finché la superficie restava aperta”[8].
  3. Il dr. Richard Green, che dice “Non sono imbarazzato nel definire il negazionismo quale discorso di odio”, concorda con Germar Rudolf che il blu di Prussia trovato nelle camere di disinfestazione è il risultato di gasazioni con il cianuro di idrogeno. Tuttavia, il dr. Green offre una possibile spiegazione alternativa sul perché i muri esterni delle camere di disinfestazione hanno macchie blu. Scrive Green: Lo scolorimento sulla parte esterna dei muri [delle camere di disinfestazione] dovrebbe far considerare quali possibili processi potrebbero aver avuto luogo all’esterno delle camere di disinfestazione. Ad esempio, è possibile che materiali che erano stati impregnati di soluzioni acquose di HCN fossero appoggiati all’esterno degli edifici? Non si sa abbastanza, ma è prematuro concludere che le macchie all’esterno degli edifici devono la loro origine ai processi che hanno avuto luogo all’interno di quegli edifici[9]. Scrive Cox riguardo all’affermazione del dr. Green: quale assurda tesi ausiliare verrà dopo? Forse quella del dr. Richard Green, che ha seriamente proposto che i residui di cianuro delle camere di disinfestazione non derivassero dalle fumigazioni, ma fossero causati da oggetti appoggiati contro il muro che erano stati immersi in una “soluzione di cianuro di idrogeno”? Da dove vengono allora i residui di cianuro vicini al soffitto, nel mezzo e all’esterno del muro?[10]  
  4. Il biochimico francese e veterano di Auschwitz dr. Georges Wellers fornisce un’altra spiegazione affermando che gli esseri umani sono molto più sensibili degli insetti al cianuro di idrogeno. Le gasazioni omicide di Auschwitz-Birkenau perciò vennero effettuate con quantità più piccole di cianuro di idrogeno e in tempi più brevi. Wellers dice che le vittime avrebbero inalato quasi tutto il cianuro di idrogeno, così non ne rimase nulla per poter reagire con la muratura[11]. Cox scrive che la spiegazione di Wellers trascura diverse cose: le esecuzioni nelle camere a gas americane richiedevano una media di nove minuti prima che le vittime fossero morte. Lo Zyklon B usato a Auschwitz-Birkenau rilasciava lentamente la sua tossina in un periodo che andava da una a due ore, in contrasto con i metodi americani, in cui un “uovo” di cianuro praticamente “bolle” in una pentola di puro acido solforico. Nessuna delle presunte camere a gas omicide utilizzate a Auschwitz-Birkenau aveva dispositivi come i ventilatori ad aria calda per favorire l’evaporazione del cianuro di idrogeno. Tali dispositivi facevano parte dell’attrezzatura standard delle camere di disinfestazione utilizzate in quel periodo (si dice che le camere a gas abbiano usato esattamente la stessa forma di Zyklon B delle camere di disinfestazione). La concentrazione di gas tossico nelle camere sarebbe aumentata costantemente per una o due ore; pertanto, la ventilazione della camera prima della completa evaporazione dell’idrogeno cianuro sarebbe stata inutile; e le vittime prima di morire avrebbero potuto inalare solo una parte insignificante del gas di cianuro di idrogeno che sarebbe stato presente nella camera a gas omicida[12].

Cox elenca diversi ulteriori fattori che indicano che le presunte camere a gas omicide avevano una tendenza molto più alta a formare residui di cianuro stabili e a lungo termine rispetto agli edifici di disinfestazione. Egli conclude:

se le storie riferite dai testimoni fossero vere, dovremmo trovare nei campioni di muratura della camera mortuaria seminterrata una quantità di residui simile, se non superiore, a quella delle camere di disinfestazione[13].

Le cremazioni di Auschwitz

Cyrus Cox smonta i resoconti dei testimoni oculari secondo cui fiamme gigantesche erompevano dai camini dei crematori di Auschwitz-Birkenau. Le planimetrie mostrano che le canne fumarie e il camino dei più grandi crematori di Auschwitz-Birkenau avevano una lunghezza di circa 15 metri. Il coke e il carbone utilizzati per alimentare i forni bruciavano con una fiamma non superiore al mezzo metro. Questo carburante non poteva produrre fiamme che uscissero dalle muffole di cremazione[14].

Molti testimoni affermano anche che il fumo copriva costantemente tutta [la zona di] Auschwitz-Birkenau. Tuttavia, nessuna delle foto aeree scattate a Birkenau dagli aerei di ricognizione alleati a partire dalla fine di maggio del 1944 mostrano colonne di fumo provenienti dai crematori. Tutto ciò, nonostante queste strutture stessero presuntamente cremando al massimo della loro capacità gli ebrei deportati dall’Ungheria[15].

Anche la capacità dei crematori di Auschwitz-Birkenau è stata esagerata dai sostenitori della storia ufficiale dell’Olocausto. I crematori di Auschwitz-Birkenau avevano muffole le cui aperture misuravano 60 centimetri in larghezza e in altezza ed erano designate a cremare un solo cadavere alla volta, senza bara. La cremazione completa di un singolo cadavere richiedeva circa un’ora[16]. Se si considera che i forni dovevano essere puliti giornalmente dalle ceneri e dalle scorie, un forno alimentato a coke poteva essere operativo al massimo per sole 20 ore al giorno[17].

A Auschwitz-Birkenau non vi furono di fatto mai più di 38 muffole operanti simultaneamente. La loro capacità massima giornaliera teorica su un programma operativo di 20 ore al giorno ammonta a:

38 muffolex20 orex1 cadavere/ora=760 cadaveri.

Poiché i singoli forni o anche i crematori nella loro totalità a volte dovevano essere fermati per delle riparazioni, e poiché i forni venivano spesso gestiti da detenuti non qualificati, si può presumere che la capacità effettiva di cremazione a Auschwitz-Birkenau fosse molto più bassa[18]. Auschwitz-Birkenau non ebbe mai la capacità di cremare 4.800 cadaveri al giorno come ritenuto dagli storici pro-Olocausto[19].

Una serie di documenti che si sono conservati mostrano le quantità di coke fornite a Auschwitz-Birkenau nel periodo dal febbraio 1942 all’ottobre 1943. Questi documenti mostrano che i nuovi crematori a Birkenau non vennero mai usati intensivamente come il vecchio [crematorio] nel campo principale di Auschwitz, e che non vi era una quantità sufficiente di combustibile per cremare le ulteriori centinaia di migliaia di cadaveri che si ritiene si fossero accumulati a Auschwitz-Birkenau. Questi documenti mostrano anche che le forniture di coke che iniziano nel marzo del 1943 corrispondono approssimativamente al numero dei morti riportati nei registri mortuari di Auschwitz-Birkenau[20].

Cox riconosce che circa 13.000 cadaveri vennero sepolti in fosse comuni a Birkenau nel 1942 poiché le morti dovute ad un’epidemia di tifo esorbitavano la limitata capacità di cremazione del campo all’epoca. La maggior parte di questi corpi vennero in seguito riesumati: molti vennero probabilmente bruciati direttamente su pire[21]. Tuttavia, Cox dice che una fotografia di Birkenau del 31 maggio 1944 fornisce la prova inconfutabile che il presunto incenerimento degli ebrei ungheresi su enormi pire all’aperto non è stato nient’altro che una gigantesca menzogna propagandistica[22].

Carlo Mattogno concorda con l’analisi di Cox. Nel suo libro Auschwitz: fine di una leggenda, Mattogno afferma riguardo alle fotografie aeree alleate scattate a Birkenau il 31 maggio 1944:

A ciò si aggiunge che le due fotografie aeree scattate dall’aviazione statunitense il 31 maggio 1944, nel momento cruciale del presunto sterminio, il giorno dell’arrivo a Birkenau di circa 15.000 deportati, dopo 14 giorni di arrivi intensi (184.000 deportati, in media 13.000 al giorno), con un tasso di sterminio (secondo l’ipotesi di J. C. Pressac) di almeno 110.000 gasati, in media circa 7.800 al giorno, tutti i giorni per 14 giorni di seguito, di questo enorme sterminio non mostrano il minimo indizio: nessuna traccia di fumo, nessuna traccia di fosse, di cremazione o no, ardenti o no, nessuna traccia della terra estratta dalle fosse, nessuna traccia della legna accatastata per il servizio delle fosse, nessuna traccia di autoveicoli o di qualsiasi tipo di attività nelle zone cruciali del cortile del crematorio V e nel terreno del Bunker 2, nonché nei crematori II e III. Queste fotografie costituiscono la prova inconfutabile che la storia dello sterminio degli Ebrei ungheresi è storicamente infondata[23].

Eliminare le prove

Cox descrive il primo rapporto forense indipendente su Auschwitz:

Nel 1972, i due architetti Walter Dejaco e Fritz Ertl, che erano coinvolti nella progettazione e nella costruzione dei crematori di Auschwitz-Birkenau, dovettero subire un processo a Vienna per aver cooperato allo sterminio. Il Museo di Auschwitz inviò al tribunale viennese i piani di costruzione di questi edifici. Poiché i giudici si considerarono incompetenti a valutare questi piani, essi incaricarono l’architetto viennese Gerhard Dubin, un tecnico abilitato, di esaminare queste planimetrie per accertare se gli spazi descritti dal Museo di Auschwitz come camere di esecuzione potettero essere utilizzati come tali o potettero essere stati ristrutturati per tale uso. Dubin nel suo rapporto peritale rispose “No” ad entrambe le questioni. Questa fu una delle ragioni per le quali entrambi gli imputati vennero infine assolti dalla giuria. Successivamente, una persona sconosciuta rimosse l’imbarazzante (per l’ortodossia) rapporto peritale di Dubin dagli atti processuali, poiché oggi non si trova più lì. Questa distruzione di prove non è solo grossolanamente antiscientifica, è anche un atto criminale[24].

L’ortodossia dell’Olocausto continua a eliminare prove ancora oggi. Contestare pubblicamente la narrazione ufficiale dell’Olocausto è un crimine in qualcosa come 19 paesi. Inoltre, in Germania è proibito mediante minaccia di punizione il presentare una mozione alla corte per ammettere prove che dimostrino che le affermazioni revisionistiche sono corrette. Il motivo addotto è che tali mozioni costituiscono “negazione dell’Olocausto” e sarebbero quindi un atto criminale durante un processo pubblico. Di conseguenza, diversi avvocati difensori sono stati condannati per aver presentato mozioni del genere[25].  

Gli scritti revisionisti dell’Olocausto non possono nemmeno essere letti in tribunale nella Germania di oggi. Scrive Cox:

Per mantenere l’opinione pubblica all’oscuro del fatto che gli imputati vengono inviati in prigione a causa di dichiarazioni interamente inoffensive quanto scientificamente fondate, i loro scritti – a causa dei quali essi sono sotto processo – non vengono inoltre letti in aula, il che sarebbe normalmente obbligatorio, ma alle parti in causa – giudici, pubblici ministeri, difensori – viene ordinato di leggere il materiale da sé stessi a casa.

A partire dall’introduzione di queste misure, il silenzio è stato una volta di più il dovere primario di ogni cittadino nelle aule di tribunale. Zitti, e non osate protestare![26]

Conclusione

Auschwitz – Forensically Examined fornisce un’eccellente introduzione alle prove forensi che dimostrano che Auschwitz-Birkenau non fu un campo di sterminio. I lettori interessati ad un’analisi più dettagliata delle prove forensi possono leggere i libri scritti da Germar Rudolf e da Carlo Mattogno per apprendere ulteriori argomenti.

Cyrus Cox afferma la ragione primaria per sapere che a Auschwitz-Birkenau non vi furono camere a gas omicide: “Mentre c’è un’enorme presenza di residui di cianuro nella muratura delle camere di disinfestazione, nelle presunte camere a gas omicide non vi è nessuna presenza significativa”[27]. Gli storici pro-Olocausto devono ancora fornire una spiegazione credibile del perché nessuna significativa presenza di residui di cianuro è stata trovata nelle presunte camere a gas omicide di Auschwitz-Birkenau.

Scrive il dr. Nicholas Kollerstrom: “…per ogni presunta camera a gas per esseri umani trovata in un campo di lavoro tedesco della seconda guerra mondiale permetteteci di misurare semplicemente il cianuro sui muri: se non è lì, non è avvenuto[28].

Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale è disponibile all’indirizzo:

https://inconvenienthistory.com/11/1/6633#_edn28

 

 

 

[1] Rudolf, Germar, “Some Technical and Chemical Considerations about the ‘Gas Chambers’ of Auschwitz and Birkenau,” in Gauss, Ernst (ed.), Dissecting the Holocaust: The Growing Critique of Truth and Memory, Capshaw, Ala.: Theses and Dissertations Press, 2000, pp. 363-371.

[2] Cox, Cyrus, Auschwitz—Forensically Examined, Uckfield, UK: Castle Hill Publishers, 2019, pp. 41, 53.

[3] Ibid., p. 41.

[4] Rudolf, Germar. op. cit., pp. 368-369.

[5] Cox, Cyrus. op. cit., p. 40.

[6] Kulaszka, Barbara, (ed.), Did Six Million Really Die: Report of Evidence in the Canadian “False News” Trial of Ernst Zündel, Toronto: Samisdat Publishers Ltd., 1992, pp. 362-363.

[7] https://en.wikiquote.org/wiki/Mr._Death; Richard J. Green, “Report of Richard J. Green”, presentato come prova durante la causa per diffamazione davanti alla Queen’s Bench Division, Royal Courts of Justice, The Strand, London, David John Cawdell Irving  v. (1) Penguin Books Limited, (2) Deborah E. Lipstadt, ref. 1996 I. No. 1113, 2001, p. 16; http://www.phdn.org/archives/holocaust-history.org/irving-david/rudolf/affweb.pdf.

 

[8] Cox, Cyrus. op. cit., p. 42.

[9] Richard J. Green. “The Chemistry of Auschwitz,” 10 May 1998, p. 18. http://phdn.org/archives/holocaust-history.org/auschwitz/chemistry/ .

[10] Cox, Cyrus. op. cit., p. 54.

[11] Ivi, p. 42.

[12] Ivi, pp. 42-45.

[13] Ivi, pp. 45-47.

[14] Ivi, pp. 57-58.

[15] Ivi, pp. 59-60.

[16] Ivi, pp. 61-62.

[17] Ivi, pp. 64-65.

[18] Ivi, p. 66.

[19] Ivi, p. 61.

[20] Ivi, pp. 67, 70-71.

[21] Ivi, pp. 69-70.

[22] Ivi, p. 84.

[23] Carlo Mattogno, Auschwitz: fine di una leggenda, Padova 1994, p. 33.

[24] Cox, Cyrus. op. cit., pp. 21-22.

[25] Ivi, pp. 92-94.

[26] Ivi, p. 95.

[27]  Ivi, p. 41.

[28] Kollerstrom, Nicholas. Breaking the Spell: The Holocaust, Myth and Reality, Uckfield, UK: Castle Hill Publishers, 2015, p. 70.

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