La Corte di Strasburgo giustifica la condanna di Mons. Williamson per negazionismo

Secondo la Corte Europea dei Diritti Umani condannare qualcuno perché ha negato il genocidio degli armeni è sbagliato perché con la condanna si negherebbe il diritto alla libertà di espressione. Ma il ragionamento, se è valido (ed è valido) si dovrebbe applicare anche al genocidio degli ebrei. Ed è qui che i magistrati se la fanno sotto.

E infatti apprendiamo oggi che la medesima corte ha giustificato la condanna del vescovo Richard Williamson per negazionismo: “per la CEDU il ricorso del prelato che riteneva che fosse stato violato il suo diritto alla libertà d’espressione è inammissibile”.

Ricordiamo che la medesima corte aveva appunto dichiarato ammissibile il ricorso di Doğu Perinçek, un cittadino turco che era stato condannato da un tribunale svizzero per aver negato il genocidio degli armeni:

“The applicant has not abused his right to engage in open discussion of matters including those which are sensitive and likely to cause offence. The free exercise of this right is one of the fundamental aspects of freedom of expression and distinguishes a democratic, tolerant and pluralist society from a totalitarian or dictatorial regime.”

Traduzione:

“Il richiedente non ha abusato del suo diritto di impegnarsi in un’aperta discussione di materie, incluse quelle che sono sensibili e probabilmente suscettibili di provocare offesa. Il libero esercizio di questo diritto è uno degli aspetti fondamentali della libertà di espressione e distingue una società democratica, tollerante e pluralista da un regime totalitario o dittatoriale”.

Tutto ciò dovrebbe valere anche per la negazione del genocidio degli ebrei e invece ecco cosa hanno stabilito i giudici relativamente a Williamson:

“I tribunali tedeschi hanno agito correttamente nel condannare il vescovo lefebvriano, Richard Williamson, per incitamento all’odio a causa di un’intervista, rilasciata nel 2009 a una tv svedese, in cui negava l’esistenza delle camere a gas nei campi di concentramento nazisti”.

Apprendiamo anche che questa decisione è stata presa all’unanimità.

Dunque, secondo questi giudici per il genocidio degli armeni c’è il diritto alla libertà di espressione mentre per il genocidio degli ebrei NON c’è.

E allora: ecco che da oggi viviamo in una società meno libera, che assomiglia sempre di più ad un regime totalitario e dittatoriale, dove i giudici non sono parte terza ma attivi propugnatori di tale regime.

Che dire di tutto ciò? Solidarietà al vescovo Williamson e vergogna a questi magistrati!

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