Pio XII e i responsabili della seconda guerra mondiale

Papa Pio XII. Per evitare la seconda guerra mondiale non lasciò nulla di intentato ma la sua volontà di pace venne vanificata da una duplice, speculare intransigenza: quella della Germania e quella della Polonia. Mentre però sulla responsabilità di Hitler – che pure esiste – sono stati versati fiumi d’inchiostro, non si parla mai, o quasi mai, della responsabilità della Polonia. Eppure basta leggere la raccolta degli Actes et Documents du Saint Siège relatifs à la seconde guerre mondiale[1] per rendersi conto che questa responsabilità esiste ed è lampante. Una responsabilità che fu però – e anche questo va detto – avallata sia dalla Francia che dall’Inghilterra, che avrebbero potuto invitare la Polonia alla moderazione e invece non lo fecero.

Leggiamo cosa scrisse in proposito il nunzio a Parigi Valeri al cardinal Maglione il 4 luglio 1939[2]:

“A questo proposito parlando al Quai d’Orsay ho avuto la netta conferma che né la Francia né l’Inghilterra intendono di far alcun passo presso la Polonia per invitarla ad usar moderazione e ad accettare di negoziare colla Germania. Le due grandi Potenze occidentali, com’è stato pubblicamente dichiarato, son, quindi, pronte a marciare a lato della Polonia, quando questa per difendere i minacciati diritti decidesse di prender le armi contro la Germania. Nelle mani, dunque, della Polonia, la Francia e l’Inghilterra han rimesso la decisione del casus belli”.

Più volte, Pio XII si rivolse ai contendenti per invitarli al dialogo e al negoziato. Non solo alla Germania ma anche alla Polonia. Leggiamo dalle Note di Monsignor Tardini del 26 agosto 1939:

“Ore 9. Il Santo Padre mi dà il testo del cifrato da inviare a Varsavia («se la Polonia desse qualche soddisfazione per Danzica, potrebbe aprirsi una via a una distensione…»)[3].

Quello stesso 26 agosto il Papa incaricò il nunzio a Varsavia Cortesi di invitare il governo polacco a dichiararsi pronto ad evitare maltrattamenti della minoranza germanica in Polonia (purché la Germania assumesse eguale impegno circa i polacchi in territorio tedesco).

Anche questi inviti vennero lasciati cadere dal governo polacco.

Ma non basta. Il 30 agosto Pio XII fece propria la proposta di mediazione ideata da Mussolini[4]:

“La Polonia non si oppone al ritorno di Danzica al Reich e chiede di trattare direttamente con la Germania:

  1. Sulle agevolazioni del traffico polacco nel porto di Danzica.
  2. Sul corridoio
  3. Sulle minoranze reciproche.

Secondo Mussolini, di fronte a questa proposta Hitler avrebbe accettato di trattare: “Ove rifiutasse, avrebbe contro di sé l’opinione di tutte le Nazioni, anche di quelle che lo hanno sostenuto finora»[5]. Il Duce, non ancora convertito alla causa della guerra, arrivò a definire “criminale” lo scatenamento di una guerra mondiale per la questione di Danzica[6].

Ma il governo polacco rimase sordo anche a questo tentativo del Papa.

Anche il nunzio a Parigi Valeri parlò della “intransigenza assoluta” della Polonia[7].

Il 30 agosto Hitler pretese l’invio a Berlino di un negoziatore polacco, che non arrivò.

Il 31 agosto vi fu l’ultimo, estremo, appello del Papa per evitare la guerra:

“Il Santo Padre non vuol deporre la speranza che le trattive in corso possano portare a una soluzione giusta e pacifica, quale il mondo intero non cessa di implorare.

Sua Santità supplica quindi, in nome di Dio, i Governi di Germania e di Polonia di fare del tutto per evitare qualsiasi incidente, e di astenersi dal prendere qualsiasi misura capace di aggravare l’attuale tensione. Chiede ai governi di Inghilterra, di Francia e d’Italia di appoggiare questa sua richiesta”[8].

Il 1° settembre Hitler invadeva la Polonia dando inizio alla seconda guerra mondiale.

Quindi la responsabilità dello scatenamento della guerra non fu certo esclusiva di Hitler: i capi di una nazione pur cattolicissima come la Polonia furono sordi non meno del Führer agli appelli del Papa. Eppure tutto ciò non viene mai ricordato. Questa condotta irresponsabile da parte dei dirigenti polacchi venne pagata a caro prezzo dal loro popolo (e dal resto del mondo), che subì gli orrori di una guerra che poteva essere agevolmente evitata. Da questo punto di vista rimangono esemplari le parole espresse al riguardo dal nunzio a Berlino Orsenigo:

L’argomento delle «esigenze vitali» con cui la Germania ama qualificare la sua aspirazione a Danzica e al corridoio, mentre la Polonia con la stessa motivazione difende questi suoi possedimenti, non pare dimostrabile. La Germania non solo ha potuto vivere oltre vent’anni senza queste annessioni, ma ha potuto perfino prosperare e ingigantire. La Polonia, a sua volta, si dice possa egualmente vivere e prosperare con un conveniente compenso. Tutto sta a fare un buono e lungo trattato di reciproca non aggressione. Purtroppo qui sono tutti pronti alla guerra, con una freddezza terrificante. I recenti eccidi di Tedeschi, abilmente propalati dai giornali hanno scosso le ultime renitenze, e la guerra con la Polonia non è più ormai la minuscola contesa per Danzica e il corridoio, ma è la grande lezione che un popolo, armato fino ai denti, crede di dover dare a chi ha leso il suo onore: e così cade l’antico temporeggiatore piano di Hitler … di poter cioè attendere, per le sue «rivendicazioni nazionali», anche fino al 1945. A questa guerra politica a lunga scadenza sarebbe oggi subentrata invece una guerra urgente, per motivi di «leso onore nazionale», per la quale è in procinto di marciare, quasi esultante, tutto un popolo di ben ottanta milioni”[9].

 

 

 

 

[1] Le Saint Siège et le guerre en Europe – mars 1939-août 1940, Libreria Editrice Vaticana 1970.

[2] Ivi, p. 199.

[3] Ivi, p. 247.

[4] Ivi, p. 259.

[5] Ivi, p. 263.

[6] Ivi, p. 261.

[7] Ivi, p. 265.

[8] Ivi, p. 271.

[9] Ivi, pp. 245-246.

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